President Macron, ovvero come sarà la Francia (e l'Europa) nei prossimi cinque anni - il Caffè del 8-5-2017

President Macron, ovvero come sarà la Francia (e l'Europa) nei prossimi cinque anni - il Caffè del 8-5-2017

 Famiglie in festa a Parigi davanti al Louvre per la vittoria di Emmanuel Macron, eletto il 7 maggio quale 25* Presidente della Repubblica francese: il futuro della Francia è nelle sue mani. Foto:  Lorie Shaull  Licenza:  CC 2.0

Famiglie in festa a Parigi davanti al Louvre per la vittoria di Emmanuel Macron, eletto il 7 maggio quale 25* Presidente della Repubblica francese: il futuro della Francia è nelle sue mani. Foto: Lorie Shaull Licenza: CC 2.0

L'inno europeo che suona prima dell'inno francese alle celebrazioni ufficiali davanti al Louvre per la vittoria di Emmanuel Macron nel ballottaggio presidenziale del 7 maggio. Il governo di Macron comincia all'insegna dell'europeismo e contro il sovranismo populista portato avanti dalla sua avversaria, Marine Le Pen. Ma come sarà la Francia di Macron?

Emmanuel Macron sarà il 25° Presidente della Repubblica francese, l'ottavo della Quinta Repubblica, il primo centrista e, a 39 anni, il più giovane di sempre. Una vittoria sancita con il 66,10% dei voti dati ad un candidato alla sua prima competizione elettorale ed a capo di un movimento che ancora non esisteva due anni fa. 

Nonostante questo, la vittoria di Macron verrà sempre macchiata dal fatto di essere avvenuta contro Marine Le Pen, in una situazione che ha spinto molti francesi anche lontani dalle posizioni del nuovo candidato a votarlo, per il bene della "Repubblica". Macron rimarrà, nella mente di molti elettori e alcuni commentatori internazionali, il "meno peggio" o - nell'ottica dell'estrema destra, e di parte della sinistra - come il candidato "del sistema". Eppure Macron è in sé una rivoluzione, anche se nel suo curriculum figura l'essersi laureato alla prestigiosa "École nationale d'administration (ENA)", l'aver lavorato nel gruppo bancario Rotschild ed essere stato Ministro dell'Economia dal 2014 al 2016. 

Non sono solo parte un movimento liberale, vengo dalla sinistra progressista e sto cercando di rinnovare il sistema.
— Emmanuel Macron, a riguardo alle sue posizioni politiche

La "rivoluzione". Emmanuel Macron è prima di tutto un "sopravvissuto". Egli è sopravvissuto al collasso dei partiti tradizionali, soprattutto di quel Partito Socialista (PS) in cui lui stesso ha a lungo militato ed è sopravvissuto anche alla fallimentare presidenza di François Hollande di cui è stato, anche se solo brevemente ed in maniera critica, parte.

Partendo dalla sua esperienza di governo, un periodo che egli stesso considera, "fondamentale per capire che il sistema vada riformato", Macron ha vinto proponendo la riforma del sistema politico francese al di là delle tradizionali divisione ideologiche del paese fra Sinistra e Destra. In particolare ci è riuscito andando controcorrente con un programma pro-accoglienza e pro europea, distante non solo da quello di Marine Le Pen, ma anche dal moderato François Fillon. In controcorrente con altri politici continentali, il neo-eletto Presidente non ha dato la caccia al consenso dell'elettorato "scontento" e "disilluso", scommettendo, invece, sull'Europa.

In questo modo è riuscito a trasformare il ballottaggio in un referendum contro l'euroscetticismo, il populismo ed il razzismo. Grazie a questo ha spopolato nelle città - dove nel primo turno ha vinto anche in alcuni feudi tradizionali di Marine Le Pen - e, soprattutto, a Parigi dove si è avvicinato al 90% dei voti al ballottaggio. Alla fine, nonostante i 10 milioni di voti andati a Marine Le Pen, il piano europeista di Macron ha riscosso il consenso di oltre 20 milioni di francesi. Un segnale importante: fra chi ha votato per Macron e chi contro il programma anti-europeista di Le Pen, il vero vincitore è proprio l'Unione Europea.

 L'ufficio del Presidente della Repubblica francese al Palazzo dell'Eliseo. Foto:  vostok 91  Licenza:  CC 2.0

L'ufficio del Presidente della Repubblica francese al Palazzo dell'Eliseo. Foto: vostok 91 Licenza: CC 2.0

Le elezioni di giugno. Ora, però, comincia per Macron la battaglia più importante, ovvero la campagna per le elezioni parlamentari francesi dell'11 giugno. 

Un sondaggio Harris, pubblicato nella serata di domenica, proietta l'alleanza centrista fra En Marche (EM), il partito fondato da Macron, e i Movimento Democratico (MoDem) quale primo partito del paese, con il 26% delle intenzioni di voto. A questo corrisponderebbero fra i 249 e i 286 seggi sui 577 all'Assemblea Nazionale. Un buon risultato per un movimento appena nato, ma non abbastanza per governare il paese, soprattutto a fronte della voglia di rivincita dei Repubblicani e dei Socialisti.

Se EM non ottenesse la maggioranza, Emmanuel Macron, e la Francia, rischierebbero di trovarsi di fronte alla "coabitazione" ovvero una maggioranza parlamentare diversa dalla propria. Per evitarlo, Macron dovrà ricorrere ad una Grande Coalizione, con socialisti o repubblicani, o conquistare una parte di quegli 12 milioni di elettori francesi astenutesi e dei 4,2 milioni che hanno annullato la scheda, gli stesi che, come sottolinea il candidato dell'estrema sinistra Jean-Luc Mélenchon, costituirebbero "il secondo partito del paese".

In qualunque caso il Presidente avrà un mese da suo insediamento il 15 maggio, per convincere l'elettorato a dargli fiducia. Centrale sarà la nomina del Primo Ministro, probabilmente il leader del MoDem François Bayrou.

 Emmanuel Macron, il nuovo Presidente francese. Foto:  thierryleclercq  Licenza:  Pubblic Domain 1.0

Emmanuel Macron, il nuovo Presidente francese. Foto: thierryleclercq Licenza: Pubblic Domain 1.0

La nuova centralità francese. Il consenso del Parlamento servirà a Macron per realizzare le riforme di cui si è fatto carico nel suo programma elettorale, fra cui l'abbassamento delle imposte societarie al 25%, l'assunzione di circa 5000 insegnati e 10.000 poliziotti e, non secondario, il taglio del numero dei parlamentari.

La vera scommessa per Macron non è di risollevare solo l'economia francese, ma di risolvere la crisi di identità della Francia all'interno dell'Unione Europea, dove, negli ultimi anni, i vari governi francesi si sono accontentati del ruolo di "junior partner" della Germania.

Nei prossimi 5 anni [...] la mia responsabilità sarà quella di cancellare la paura, riportare l’ottimismo, e riscoprire la nostra capacità di superarci: quello che rappresenta la vera essenza della Francia.

La crescita politica di Berlino, il fallimento della politica pro-Meditteraneo portata avanti dall'ex-Presidente Nicolas Sarkozy e la crisi economica hanno poi lentamente prosciugato la fiducia dei Francesi verso Bruxelles e con questa quell'eccezionalismo su cui è basata la Quinta Repubblica voluta dal suo fondatore, Charles de Gaulle.

Ora, Macron si ripropone di far "tornare la Francia" protagonista sul palcoscenico internazionale, ma, visto anche il recente fallimento della Presidenza Hollande, in che modo?

 il Grande Arche nel quartiere parigino della Defense, il cuore finanziario della capitale francese e, possibile, erede della City di Londra nel post-Brexit. Foto:  David McKelvey  Licenza:  CC 2.0

il Grande Arche nel quartiere parigino della Defense, il cuore finanziario della capitale francese e, possibile, erede della City di Londra nel post-Brexit. Foto: David McKelvey Licenza: CC 2.0

Il primo obiettivo: gli interessi francesi nella Brexit. Stando a quanto sostenuto in campagna elettorale da Jean Pisani-Ferry, consigliere economico del nuovo presidente, il governo francese non ha interesse a "punire la Gran Bretagna" mediante ad una "hard-Brexit". Allo stesso tempo, continua Pisani-Ferry, gli interessi francesi "collimano con quelli dell'Unione Europea" e Macron sarà un "avversario duro" per Theresa May nei futuri negoziati.

In particolare, Macron ha ribadito, in una sua recente visita in Gran Bretagna, la linea dell'Unione Europea, sottolineando come non ci possa essere accesso al Mercato Unico o al "passporting" finanziario da parte della City di Londra senza contribuire al budget finanziario dell'Unione. 

Preservare la "specificità" del Mercato Unico quale "privilegio" connesso alla partecipazione attiva alla UE, è quindi centrale per Macron, soprattutto se questo dovesse portare a degli effettivi vantaggi per Parigi. La capitale francese è difatti una delle mete alternative alla City dalle società finanziarie britanniche per rimanere attive nel mercato europeo. Escludere dagli accordi sulla Brexit la pratica del "passporting", non farebbe altro che rendere più forte la candidatura di Parigi - assieme ad altre città europee - come nuovo centro finanziario d'Europa. 

L'Europa di Macron. La "difesa" dell'Unione ed il rafforzamento finanziario di Parigi, sono solo una parte del programma europeo di Macron, il quale abbraccia anche la riforma stessa dell'apparato politico e burocratico di Bruxelles. L'obiettivo? Potenziare il processo di integrazione dei paesi membri e mettere le basi per un governo politico reale dell'Unione.

Dobbiamo riportare la democrazia e la sovranità in Europa.
— Emmanuel Macron, sulle riforme di cui l'Unione Europea avrebbe bisogno

Centrale sarebbero la creazione di un Ministro dell'Economia e delle Finanze per i paesi dell'Eurozona e a creazione di un budget per la difesa comune oltre all'istituzione di un meccanismo di protezione del mercato interno europeo a favore delle produzioni "Made in Europe". Allo stesso tempo, Macron intenderebbe mettere in sicurezza i settori strategici europei implementando misure di controllo degli investimenti extra-europei. 

Dopo le elezioni tedesche del settembre 2017, infine, il neo-Presidente vorrebbe proporre la costituzione su tutto il territorio comunitario di "convenzioni democratiche" con lo scopo di varare un nuovo piano per un Unione Europea sociale e popolare. 

Intanto a Bruxellles... L'elezione di un Presidente europeista, liberale e lontano anni luce dal populismo di Marine Le Pen è stato salutato con gioia dai partner europei. Il Presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker ha salutato l'elezione di Macron quale un voto dei francesi per "il futuro dell'Europa", un giudizio condiviso, fra l'altro da Angela Merkel per cui il voto di domenica è stata una vittoria per un'Europa forte ed unita". Entrambi sperano che Macron sia il pezzo mancante per portare avanti il progetto dell'"Europa a molte velocità" su cui Bruxelles punta per il rilancio del progetto comunitario.

Attendendo i primi provvedimenti legislative e le elezioni di giugno, Macron si gode la sua vittoria, mentre l'Unione e tutti i cittadini europei avversi al populismo tirano un sospiro di sollievo per la sconfitta di Marine Le Pen.

Le elezioni francesi, quelle che potevano portare alla distruzione del progetto europeo sono passate ed a vincere è stata, per una volta, propria la UE.


Per approfondimenti:

- la Francia di Macron: Frankfurter Allgemeine Zeitung

- le origini della vittoria di Macron: New York times

- la crisi d'identità della Francia: The Guardian

- la strategia di Macron verso la Germania: POLITICO

- Marine Le Pen ed il rilancio del Front National: POLITICO

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