#Parlem #Hablemos: le piazze del dialogo - il Caffè della Domenica del 8-10-2017

  FOTO DELLA SETTIMANA:  Manifestanti a Madrid dimostrano a favore della riapertura del dialogo fra Spagna e Catalogna, la prima vera reazione anti-indipendentista di un paese spaccato. Foto:  Fotomovimiento  Licenza  CC 2.0

FOTO DELLA SETTIMANA: Manifestanti a Madrid dimostrano a favore della riapertura del dialogo fra Spagna e Catalogna, la prima vera reazione anti-indipendentista di un paese spaccato. Foto: Fotomovimiento Licenza CC 2.0

La crisi spagnola ha segnato la vita politica continentale dell'ultima settimana regalandoci lo spettacolo di una Spagna divisa in due. Da una parte i nazionalisti, siano essi catalani o spagnoli, dall'altra una società civile che non si arrende e cerca il dialogo. 

La crisi spagnola: le voci del dialogo in piazza

Fra sabato e domenica, in contemporanea in varie piazze del paese, comprese Madrid e Barcellona, migliaia di persone sono scese in piazza contro l'attuale crisi e, soprattutto, contro i suoi due principali responsabili: il Presidente catalano, l'indipendentista Carles Puigdemont e il Primo Ministro spagnolo il popolare Mariano Rajoy. 

Vestiti di bianco, all'urlo dello slogan "parliamo" - "Parlem" in Catalano, "Hablemos" in Spagnolo - i manifestanti hanno invaso le strade di Madrid come di molte città catalane, prime fra tutte Barcellona e Girona. Il risultato? La prima vera manifestazione di unità nazionale dall'inizio di questa assurda crisi nazionale.

Per Barcellona, in particolare, si tratta della prima vera manifestazione "anti-indipendentista" dall'inizio della crisi dopo le tante manifestazioni a favore della "Catalogna libera" degli ultimi giorni.

Intanto i governi, ignorando le piazze, continuano sulla linea dura. Mentre Madrid non esclude "soluzione drastiche" qualora la Catalogna dovesse continuare sulla strada indipendentista, Barcellona continua a rilanciare la propria sfida. Lunedì 9 ottobre, infatti, il Governo Puigdemont intende proporre al Parlamento catalano di votare la dichiarazione d'indipendenza, andando contro i divieti della Corte di Giustizia spagnola.

Qualcosa, però, sta cambiando. Nel corso degli ultimi giorni, varie aziende ed Istituti di Credito hanno annunciato la propria intenzione di abbandonare la Catalogna qualora la regione dichiarasse l'indipendenza. La pressione sembra fare effetto e, nelle ultime ore, Puigdemont sembra aver alzato il piede dall'acceleratore, proponendo un iter di approvazione della legge più lento.

Si apre, inoltre, la partita parlamentare. Attualmente il Governo catalano ha una maggioranza di soli 8 voti in Parlamento (73 contro 65 delle opposizioni anti-indipendentiste), grazie alla strana coalizione fra il centro-destra della Junta pel Sì di Carles Puidgemont e la Sinistra estrema indipendentista del CUP, di ispirazione "chavista".

Riusciranno gli indipendentisti a far passare l'eventuale legge? O le pressioni nazionali ed internazionali creeranno una spaccatura nel governo catalano?

Da leggere:

Caos, feriti e rottura politica: i veri risultati del referendum catalano - il Caffè del 4-10-2017

Kurdistan e Catalogna, due referendum simili, due situazioni diverse - Il Caffè del 29-09-2017


La Citazione della Settimana:

Parliamo
— Slogan dei manifestanti pro-dialogo a Madrid

L'esplodere dell'emergenza democratica in Romania

Nel silenzio del resto d'Europa,  a Bucarest continuano gli strappi "illiberali" promossi dal governo social-democratico rumeno.

Dopo il caos politico di Febbraio, quando il governo cercò di far passare una legge sulla depenalizzazione del reato di corruzione, il nuovo fronte di scontro sono i diritti della comunità LGBTQ, ovvero "Lesbo-Gay-Bisex-Trans-Queer".

Il Governo ha infatti espresso l'intenzione di modificare, mediante referendum, la definizione di "matrimonio" prevista nella costituzione, considerata troppo "neutrale" ed a rischio di venir usata, in futuro per legittimare coppie di fatto e unioni omosessuali.

Il Referendum è stato promosso dal "Comitato per la Famiglia", un cartello che riunisce varie sigle tradizionaliste, fra cui molte anti-abortiste, e fiancheggiato dalla Chiesa ortodossa. La Romania sembra quindi avvicinarsi politicamente sempre di più alla vicina Ungheria di Viktor Orban in quello che si delinea come un conflitto fra "democrazia liberale" e "stato illiberale".

Da leggere:

Cosa vi siete persi a causa della Catalogna in Europa e nel mondo - il Ristretto del 7-10-2017

L'Europa fra migranti e scelte politiche: Bruxelles scende in campo contro la Polonia, l'Ungheria e la Slovacchia - il Ristretto del 31-8-2017

Soldi, potere e "nazionalismo": perché l'Unione Europea è in conflitto con il Gruppo Visengrad - il Caffè del 5-5-2017


 Frauke Petry, ex-Segretaria di Alternativa per la Germania. Foto:  James Rea  Licenza:  CC 2.0

Frauke Petry, ex-Segretaria di Alternativa per la Germania. Foto: James Rea Licenza: CC 2.0

La corsa elettorale tedesca non è finita

Le elezioni federali tedesche hanno sancito un punto fermo: il centro/centro-destra tedesco è in mano ad Angela Merkel. Questo nonostante il calo di elettori e la crescita, alla sua destra dei liberali della FDP e gli ultra-nazionalisti della AfD. 

Finché la "Cancelliera eterna" sarà presente sulla scena politica tedesca è difficile che nasca una vera alternativa popolare capace di prendere il governo, una lezione che i Socialdemocratici della SPD, con la decisione di interrompere ogni possibile reiterazione della "Grande Coalizione", sembrano aver imparato. 

Il ritiro della Cancelliera è previsto per il 2012, alla fine di questo quarto mandato, e, nonostante siano passate appena due settimane dalle elezioni, i giochi per la "successione" sono già incominciati, almeno fuori dalla CDU della Cancelliera.

Il "casus belli" sono le elezioni regionali bavaresi del 2018. La Baviera è un noto feudo del voto cristino-democratico, eppure, a causa della rottura fra l'elettorato conservatore della regione e il governo di Berlino, le ultime elezioni hanno visto l'aumento del voto populista.

Qua, fra la ricca Monaco e le isolate vallate del paese, si giocherà la battaglia principale per il futuro della Germania fra il modernismo di Angela Merkel ed il tradizionalismo portato avanti dai populisti e penetrato nella CSU, la controparte regionale della CDU.

Un conflitto che potrebbe aprire un'anomala stagione elettorale lunga tre anni punteggiata di tornate locali e che vedrà in Frauke Petry, la ex-Segretaria nazionale della AfD, una dei protagonista, almeno per quanto riguarda il fronte nazionalista.

Da leggere:

Il nuovo fronte del populismo tedesco: Frauke Petry e la Baviera: - il Caffè del 5-10-2017

Berlino e la Sassonia: due casi sul crepuscolo della Germania che scopre la destra – il Caffè del 27-09-2017 

Merkel ed AfD, cosa è successo nelle elezioni tedesche - il Caffè del 25-9-2017


Il dialogo fra Fatah e Hamas: la svolta?

Continua il riavvicinamento fra i due maggiori partiti palestinesi, Fatah, che controlla la Cisgiordania, e Hamas, che controlla la Striscia di Gaza. 

Al centro, la mediazione egiziana guidata dal Presidente al-Sisi e quella, più sotto-traccia della Russia.

Da leggere:

Cosa vi siete persi a causa della Catalogna in Europa e nel mondo - il Ristretto del 7-10-2017

Brexit: la fuga dalla City e lo stallo dei negoziati - il Caffè del 12-10-2017

Cosa vi siete persi a causa della Catalogna in Europa e nel mondo - il Ristretto del 7-10-2017