Media ed elezioni: fra il desiderio europeo di una "crisi" e la democrazia delle piazze sudamericane - il Caffè della Domenica del 23-4-2017

"Illustrazione della Settimana": il Sultano Erdogan fresco vincitore del referendum costituzionale turco e nuovo padre della patria, almeno per il 51,4% degli elettori. Clara Assi per il Caffè e l'Opinione.

"Illustrazione della Settimana": il Sultano Erdogan fresco vincitore del referendum costituzionale turco e nuovo padre della patria, almeno per il 51,4% degli elettori. Clara Assi per il Caffè e l'Opinione.

L'Europa sembra alla costante ricerca di uno "spauracchio", dimenticando la realtà dietro la notizia. Erdogan è il "sultano" di una nazione spezzata e non remissiva, così come Le Pen è un pericolo, ma questo non significa che la Francia sia un paese razzista. Siamo in un tritacarne informativo, in cui ci si perde per giorni fra i lanci di giornali sulla Corea del Nord e si ignorano le costanti manifestazioni nei paesi del Sudamerica: forse perché la democrazia fa meno click della guerra?


La festa e la rivolta: la nuova Turchia

Istanbul. La notte di domenica 16 aprile inizia così la notte di Istanbul, con i sostenitori di Erdogan davanti alla residenza presidenziale di Tarabiya che inneggiano al loro leader e novello padre della patria turca.

Le immagini di quella manifestazione ci raccontano una Turchia conservatrice e religiosa fatta di donne velate, giovani e famiglie che vedono nel novello sultano repubblicano il proprio faro. Quella che è scesa in piazza domenica notte è la Turchia dei "pii", religiosa e islamica che la Turchia laica e modernista di Atatürk aveva bollato come "obsoleta" per il futuro della "nazione turca. 

Kadikoy, Istanbul, la protesta anti-Erdogan ormai giornaliera per le strade del quartiere laico e repubblicano della città. Foto: il Caffèe e l'Opinione.

Kadikoy, Istanbul, la protesta anti-Erdogan ormai giornaliera per le strade del quartiere laico e repubblicano della città. Foto: il Caffèe e l'Opinione.

Mentre a Tarabiya il popolo di Erdoganistan prende coscienza di sè, a Kadiköy, sulla sponda asiatica del Bosforo, l'altra Turchia, quella laica e kemalista, ritrova se stessa nelle strade. Altri giovani ed altre famiglie, portano sotto i riflettori come la grande spaccatura della Turchia sia sociale più che geografica: non si tratta di città contro campagne, ma di idee contro altre idee, laicismo contro religione, tradizione contro modernità, Atatürk contro Erdogan.

Da leggere:

Addio Atatürk, la Turchia diventa di Erdogan: speciale referendum - il Caffè del 17-4-2017


La notizia: il 23 aprile NON si elegge il Presidente della Francia

François Fillon, Marine Le Pen, Emmanuel Macron, Jean.Luc Mélenchon. Lunedì 24 aprile due di loro saranno al ballottaggio di inizio maggio, mentre gli esclusi andranno "in ferie" pronti a scendere in campo per la tornata legislativa di giugno. Domenica 23 aprile si celebra così il primo turno delle presidenziali francesi, con due certezze:

- Macron e Fillon rappresentano la svolta populista soft delle proprie basi elettorali, rispettivamente socialista e repubblicana, opposta al populismo "hardcore" di Mélenchon e Le Pen;

- i media non francesi, ostinandosi a porre l'accento sul primo turno, sembrano inseguire più la paura populista, ovvero la vittoria (potremmo dire sperata da chi cerca il sensazionalismo a tutti i costi) di Marine Le Pen, piuttosto che la realtà di una campagna ancora lunga che finirà a maggio.

Da leggere:

L'irresistibile tentazione di votare Mélenchon: le elezioni francesi in prospettiva - l'Opinione del 21-4-2017


La citazione della settimana:

Non sono io che ho mandato via la Gran Bretagna. Non sono io che creo problemi agli altri stati della UE. Non sono io ad alimentare il nazionalismo: è come è organizzata l’Europa che sta spingendo il popolo in questa direzione
— Jean-Luc Mélenchon, sull'attuale status dell'Unione Europea

Vote for Tories! Vote for Brexit! Vote for me!

Il 18 aprile, sorprendendo molti, Theresa May è uscita dal numero 10 di Downing Street a Londra per annunciare che l'8 giugno il paese andrà ad elezione anticipate. 

Forte di sondaggi totalmente favorevoli e di una fiducia molto ampia da parte dell'elettorato britannico, il Primo Ministro cerca così di consolidare il proprio mandato e di "ripulire" Westminster da coloro che potrebbero opporsi ad un accordo.

Da leggere:

Le elezioni anticipate di Theresa May per salvare se stessa e la Brexit - il Ristretto del 18-4-2017


Alla Grande Coalizione, ancora ed ancora.

Martin Schulz ha un sogno - o, forse, sarebbe meglio dire, la SPD ha un sogno - ovvero vincere le elezioni legislative di settembre, anche di poco, e far si che i tre partiti di sinistra raggiungano la maggioranza per formare una coalizione di governo alternativa alla Grande Coalizione CDU-SPD.

Un progetto politico nuovo basato sulla riforma del mercato del lavoro in senso sociale e trovare una nuova via per lo sviluppo del paese e dell'Europa: questo il piano Schulz per il proprio governo. Tutto bellissimo, tranne che i sondaggi dicono altro: CDU al 34% ed SPD al 31%.

I potenziali partner? Sinistra al 9 e Verdi in caduta libera verso lo sbarramento del 5%. Come dire: provarci sapendo che Angela è sempre lì, eterna.

Da leggere:

La difficile lotta di Martin Schulz contro la "cancelliera eterna" Angela Merkel - il Caffè del 19-4-201


La primavera dei popoli sudamericani. 

Caracas, Quito, ma anche San Paolo, Buenos Aires, Cayenne fino ad arrivare ad Asunción in Paraguay. Spira un vento nuovo in Latino America fatto di proteste di piazza contro le "volontà" dittatoriali - o, quanto meno, autoritarie - dei propri governi. Sulla carta sembrerebbe normale per un continente storicamente agitato, invece qualcosa di nuovo c'è:

- in Venezuela, i giovani - e la maggioranza della popolazione con loro - manifestano contro lo Chavismo di Maduro per avere nuove elezioni;

- in Ecuador, le stesse proteste sono contro le recenti elezioni presidenziali e il timore che il paese - già nell'orbita di Caracas - prenda una via "venezualana", non dal punto di vista economico, ma politico.

- in Paraguay, i giovani protestano contro il centro-destra del Partito Colorato e per evitare, anche qui, una svolta dittatoriale. 

Per una volta il continente sembra muoversi contro gli autoritarismi lontano dalle ideologie tradizionali e dai suoi simboli: Peron, Chavez, Bolivar, Guevara. "Mai più una dittatura" urlano i giovani paraguayani, mentre a Caracas migliaia di persone scendono in piazza ogni giorno contro il governo.

Da leggere:

"Mai più una dittatura": il grido degli studenti nel Paraguay di Horacio Cartes - CO Reloaded del 20-4-2017


Macron, il futuro dell'Europa e della sinistra: cosa ci dicono le elezioni francesi - l'Opinione del 24-4-2017

L'irresistibile tentazione di votare Mélenchon: le elezioni francesi in prospettiva - l'Opinione del 21-4-2017