Lo Yemen ed il Venezuela dimenticati - La battaglia dell'Europa all'Ungheria e alla Turchia - Le elezioni francesi - il Caffè della Domenica del 30-4-2017

La Foto della Settimana. La capitale dello Yemen, Sana'a, durante un bombardamento nel 2015. Sono passati due anni ed il conflitto in Yemen continua ad aggravarsi. L'Arabia Saudita e gli Emirati hanno fatto sapere di essere pronti ad attaccare la città portuale di Houdeidah e principiale punto di arrivo degli aiuti umanitari. Foto: ibrahem Qasim Licenza: CC 2.0

Gli aggiornamenti dal conflitto dimenticato dello Yemen e dalla crisi del Venezuela, dove aumenta il numero dei morti. In Europa, mentre si attendono i risultati del secondo turno delle presidenziali francesi, Bruxelles ha deciso di mettere sotto accusa, la "democrazia illiberale" di Viktor Orban in Ungheria. Intanto, emerge dalla Commissione una possibile soluzione alla "questione turca".


Le proteste in Venezuela

Continuano le proteste in Venezuela contro la presidenza di Nicolas Maduro. In settimana, il governo ha deciso di uscire dall'Organizzazione degli Stati Americani (OSA) in segno di protesta contro la decisione della stessa di convocare un vertice straordinario sul Venezuela. Nella speranza di trovare una soluzione pacifica è scesa in campo anche la diplomazia vaticana. 

Nel frattempo continuano le proteste di piazza che hanno visto salire il numero dei morti a 28. Secondo varie fonti confermate, gran parte delle vittime sarebbero da attribuire all'attività dei "collectivos", milizie auto-organizzate in difesa della rivoluzione bolivariana di Hugo Chavez.

Da leggere:

Trump dice addio al "muro" col Messico, per ora - Gli scontri in Venezuela, fra rivoluzione e repressione - L'Unione Doganale per fermare Erdogan - il Ristretto del 26-4-2017


La citazione della settimana:

Abbiamo bisogno dell’Europa perché l’Europa ci rende più grandi, l’Europa ci rende più forti
— Emmanuel Macron, sul ruolo dell'Europa

Bruxelles contro il blocco orientale

Mentre iniziano le trattative per la Brexit, l'Unione Europea ha deciso di cambiare passo e porre un freno alla auto-proclamatasi "Democrazia Illiberale" ungherese. Mercoledì si è tenuto a Bruxelles il dibattito fra il Primo Ministro Viktor Orban ed il Parlamento Europeo. Al centro della discussione i recenti provvedimenti anti-ONG e la campagna "Stop Bruxelles" promossa dal governo ungherese contro l'accoglienza ai rifugiati.

La messa in stato di accusa potrebbe portare all'applicazione dell'Articolo 7, ovvero la sospensione dell'Ungheria dal Consiglio d'Europa e dei suoi parlamentari nelle votazioni.

L'Unione ha così deciso di porre un limite alle pulsioni autoritaria presenti all'intero del Gruppo Visengrad, ovvero l'Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca. La questione per Bruxelles è semplice: non si possono volere i finanziamenti europei ed allo stesso tempo rifiutare i valori fondanti dell'Unione.

Da leggere:

L'Unione Europea all'attacco della "democrazia illiberale" dell'Ungheria di Viktor Orban - il Caffè del 28-4-2017


Una possibile soluzione per la Turchia?

La questione turca rimane ben presente nei pensieri dei 27 paesi membri dell'Unione Europea. Secondo alcuni diplomatici europei, infatti, ci sarebbe un modo per "fermare" l'applicazione della nuova Costituzione votata il 16 aprile. Si tratterebbe di riaprire le trattative con Erdogan sull'Unione Doganale usando questa - e i benefici economici che porterebbe al paese - come leva diplomatica su Ankare. L'obiettivo? Indurre Erdogan a cambiare, ancora, la Carta Costituzionale.

Intanto continuano le proteste ad Ankara e Istanbul contro il "regime" di Erdogan.

Da leggere:

Trump dice addio al "muro" col Messico, per ora - Gli scontri in Venezuela, fra rivoluzione e repressione - L'Unione Doganale per fermare Erdogan - il Ristretto del 26-4-2017


Il Caffè Culturale:

 Marina Foïs (destra) e Joséphine Japy (sinistra) in una scena di Irréprochable, thriller francese del 2016 di Sébastien Marnier  recensito questa settimana sul Caffè Cultural  e .

Marina Foïs (destra) e Joséphine Japy (sinistra) in una scena di Irréprochable, thriller francese del 2016 di Sébastien Marnier recensito questa settimana sul Caffè Culturale.


Meno 7 al voto francese

Il 7 maggio si terrà il secondo turno delle presidenziali francesi. Stando agli ultimi sondaggi, le intenzioni di voto per Emmanuel Macron - indipendente di centro-sinistra - andrebbero dal 59% al 63%, mentre alla candidata dell'estrema destra sovranista Marine Le Pen sarebbero attribuiti fra il 37% ed il 41% dei voti.

Da segnalare il dato sui possibili astenuti, ritenuti in aumento rispetto al primo turno.

Da leggere:

Macron, il futuro dell'Europa e della sinistra: cosa ci dicono le elezioni francesi - l'Opinione del 24-4-2017


In breve:

 Bambini reclusi nel centro di "accoglienza" di Röszke, Ungheria. Nessun minorenne dovrebbe, per leggere, essere detenuto in uno di questi centri, come tale la misura è  uno dei principali punti di accusa dell'Unione Europea contro Viktor Orban. Foto: Visit to Röszke and Tompa, Hungary di  Rebecca Harms . Licenza:  CC 2.0

Bambini reclusi nel centro di "accoglienza" di Röszke, Ungheria. Nessun minorenne dovrebbe, per leggere, essere detenuto in uno di questi centri, come tale la misura è  uno dei principali punti di accusa dell'Unione Europea contro Viktor Orban. Foto: Visit to Röszke and Tompa, Hungary di Rebecca Harms. Licenza: CC 2.0

 Il governo degli Stati Uniti ha bloccato i primi finanziamenti al muro fra Stati Uniti e Messico. Nella foto: La barriera fra Stati Uniti e Messico al confine fra Tijuana e San Diego. Foto:  Jonathan McIntosh  Licenza:  CC 2.0

Il governo degli Stati Uniti ha bloccato i primi finanziamenti al muro fra Stati Uniti e Messico. Nella foto: La barriera fra Stati Uniti e Messico al confine fra Tijuana e San Diego. Foto: Jonathan McIntosh Licenza: CC 2.0


Perché la Gran Bretagna non ha alternative ad accettare la proposta dei 27 sulla Brexit - il Caffè del 2-5-2017

L'Unione Europea all'attacco della "democrazia illiberale" dell'Ungheria di Viktor Orban - il Caffè del 28-4-2017