L'Europa di Kohl e quella di Macron - L'ISIS e la Jihad globale - il Caffè della Domenica del 18-6-2017

Helmut Kohl - Colors of a Dream di Daniel Arrhakis Licenza: CC 2.0

Helmut Kohl - Colors of a Dream di Daniel Arrhakis Licenza: CC 2.0

Si spegne a 87 anni l'ex-Cancelliere tedesco Helmut Kohl, padre della riunificazione tedesca e dell'Eurozona, forse una delle figure politiche europee principali del 900. In Francia si aspettano i risultati del secondo turno, ma, a parte sorprese dell'ultimo secondo, per Macron arriverà  la più vasta maggioranza nella storia repubblicana. Intanto l'ISIS continua a perdere terreno in Medio Oriente, ma non a livello globale.


Helmut Kohl e la sua erede

Venerdì 16 giugno, all'età di 87 anni, si è spento l'ex-Cancelliere tedesco Helmut Kohl, padre politico della riunificazione tedesca e, assieme a François Mitterand, il fondatore dell'Europa moderna. 

Definito all'inizio della sua carriera come "non capace", "mancante della statura intellettuale" necessaria per guidare l'Europa dal suo principale avversario, il bavarese Franz Josef Strauss, Helmut Kohl era, prima della sua protegé Angela Merkel, il volto della Germania. 

Vero maestro della "Realpolitik" europea tanto da creare l'asse Franco-Tedesco assieme all'amico-rivale Mitterand, Kohl si dimostrerà meno attento e preparato per quanto concerne le minuzie della politica quotidiana.  Non a caso, la riunificazione tedesca, il momento più alto della sua vita politica, rimarrà anche il più grande dei suoi insuccessi. La crescita del populismo e del neo-nazismo nella parte orientale del paese, infatti, è in gran parte dovuto proprio agli errori compiuti dall'allora Cancelliere nell'evitare l'eccessivo impoverimento e deindustrializzazione della Germania Est post-unificazione. 

Le luci e le ombre della politica di Kohl sono ancora parte dell'attualità tedesca ed europea. Un esempio su tutti, la crisi economica tedesca degli anni 90, generata dai cosi della riunificazione e che porterà la Banca Centrale tedesca, la Bundesbank, ad abbassare progressivamente i tassi di interesse del Marco a cui, prima dell'Euro, erano legate tutte le economie del Mercato Comune. La crisi si allargherà agli altri paesi facendo traballare l'asse Franco-Tedesco e, soprattutto, le fragili economie dei paesi mediterranei, Italia e Grecia su tutte.

Eppure, nonostante gli errori sociali ed economici, il nome di Helmut Kohl verrà sempre ricordato assieme ai tanti padri dell'Unione Europea, politici visionari quali De Gasperi, Mitterand, Spinelli, Schuman e Adenauer.

Per Approfondimenti:

- un cancelliere unico: POLITICO

- la storia politica di Kohl: BBC News

- il ricordo dell'amico Schauble: Frankfurter Allgemeine Zeitung


[Angela Merkel] sta distruggendo la “mia” Europa
— Helmut Kohl, ex-Cancelliere tedesco, sulla politica di Austerity di Angela Merkel.

La Francia torna al voto per il secondo turno, il quale non dovrebbe essere altro che una passeggiata trionfale per il Presidente Emmanuel Macron. Foto: fdecomite Linceza: CC 2,0

La Francia torna al voto per il secondo turno, il quale non dovrebbe essere altro che una passeggiata trionfale per il Presidente Emmanuel Macron. Foto: fdecomite Linceza: CC 2,0

"Le Roi" Macron

Un mese fa, Emmanuel Macron vinceva le elezioni sull'onda del suo programma europeista, ma, soprattutto, grazie al voto anti-Front National del ballottaggio. Alla guida di un movimento appena nato, alla sua prima corsa per l'Eliseo. Macron sembrava un essere stato eletto più per le mancanze dei suoi avversari, più che per meriti propri: in fondo ancora a Febbraio, l'attuale Presidente era visto come un lontano terzo nella corsa a due fra François Fillon e Marine Le Pen.

Nonostante la vittoria, in vista delle elezioni legislative di Giugno gli analisti temevano che La Republiqué en Marche (LRM), il partito di Macron, fosse troppo "nuovo" per riconfermarsi alle legislative, una tornata dove tradizione e legami col territorio sono maggiori che nelle presidenziali. La previsione, così come la necessità di un alleanza di governo con i Repubblicani, si è rivelata sbagliata. Dopo il secondo turno di domenica 18 Giugno, LRM dovrebbe attestarsi fra i 430 e i 460 seggi sui 577 possibili all'interno dell'Assemblea Nazionale.

Per la Francia si tratterebbe di una rivoluzione, ma non per il dato numerico (altri partiti hanno raggiunto la maggioranza assoluta in passato, pur non così ampia), bensì per il cambiamento paradigmatico interno alla politica francese. Che si dia peso o no all'astensionismo, le elezioni legislative stanno vedendo il tracollo dei partiti tradizionali - i socialisti perderanno attorno ai 230/250 seggi rispetto al 2012, i Repubblicani fra i 100 ed i 120 - e del Front National che rischia di ritrovarsi con un unico seggio.

La nuova maggioranza, inoltre, sarà più eterogenea di quanto lo fossero quelle socialiste e repubblicane dei governi precedenti. LRM rimane, difatti, un partito non "ideologico". Molti dei propri esponenti arrivano da esperienze diverse a Sinistra come a Destra, mentre altri sono esponenti della società civile, diversi per genere, estrazione sociale ed etnia. Metà dei possibili futuri eletti, inoltre, sarà alla prima esperienza politica.

Un vero e proprio "tsunami" nella scena politica francese.

Da leggere:

Tsunami Macron - La minaccia europea verso Londra - La battaglia di Marawi e il Qatar- il Ristretto del 12-6-2017

Parigi, Berlino e Bruxelles: la strategia e le alleanze di Macron per la riforma dell'Eurozona. il Caffè del 24-5-2017

Macron, il futuro dell'Europa e della sinistra: cosa ci dicono le elezioni francesi - l'Opinione del 24-4-2017


Il Caffè Culturale:

La genesi del conflitto arabo-israeliano nel 1947 e il rapporto madre-figlio nel primo film da regista di Natalie Portman: "Sognare è vivere", tratto dal romanzo di Amos Oz.

La genesi del conflitto arabo-israeliano nel 1947 e il rapporto madre-figlio nel primo film da regista di Natalie Portman: "Sognare è vivere", tratto dal romanzo di Amos Oz.


Photo by Martyn Aim/Getty Images News / Getty Images
Photo by Martyn Aim/Getty Images News / Getty Images

L'ISIS ed il segreto dell'eterna Jihad

Secondo le forze militari russe, l'auto-proclamatosi Califfo Abu Bakr al-Baghdadi sarebbe stato ucciso in seguito ai bombardamenti russi sulla "capitale" siriana dello Stato Islamico, Raqqa.

La notizia non è stata confermata né da fonti internazionali né da quelle dell'ISIS e non sarebbe la prima volta che l'annunciata morte del Califfo sia stata poi smentita. Quello che è certo è che lo Stato Islamico, o Daesh come viene chiamato in lingua araba, sarebbe prossimo ad essere sconfitto. La città di Mosul in Iraq è quasi totalmente liberata, mentre le forze curdo-statunitensi, in collaborazione proprio con la Russia, sono penetrate nella città siriana di Raqqa conquistando una base militare e cinque quartieri. 

Sul campo, quindi, quello Stato Islamico che sembrava inarrestabile nel 2014 sta sparendo. Eppure la minaccia "ISIS" è lungi dall'essere sventata e le sorti reali di "Daesh" o del "Califfo" sembrano essere irrilevanti nel quadro della lotta al terrorismo internazionale.

Il successo dell'ISIS, infatti, è stato quello di creare non solo un "marchio" come aveva fatto al-Qaeda, da cui, peraltro, nasce, ma un "franchise" il cui fine, la costituzione di un califfato ovunque esso sia possibile, è, ora, associato ad un'"epica", quello dello Stato Islamico ed i suoi "martiri".

In questo modo il terrorismo islamico è passato da essere strutturato, come era al-Qaeda, ad essere imprevedibile, individuale e non radicato, rendendolo più pericoloso e difficile da tracciare. L'ISIS, come al-Qaeda, ha prodotto cellule terroristiche ed attacchi coordinati, ma, differentemente dall'organizzazione di Osama Bin Laden, ha generato un secondo fenomeno di imitazione slegato dalla reale appartenenza a cellule terroristiche e legato all'idea della Jihaad individuale.

Questo è successo, per citare alcuni esempi, nelle stragi di Nizza, Berlino e Westminster, compiuti da persone singole non "foreign fighters" come ad Istanbul a Capodanno o da cellule strutturate come al Bataclan di Parigi. Il messaggio è stato semplice, per diventare Jihadisti - e difendere il simbolo, ovvero il Califfato -  basta uccidere con un camion, un coltello o una bomba artigianale e, magari, fare un video per i social network in cui si professa l'eterna lealtà allo Stato Islamico. 

Il punto di congiunzione fra "ISIS" e attentatori è diventato più sfumato e non sancito, almeno non solamente, da "reclutatori", ma dai media, dai social network e, in generale, dal web. Ai reclutatori/addestratori si affiancano nuove figure come quella del londinese Anjem Choudary condannato come "imprenditore della Jihad", a capo di un network - Sharia4 - che fungeva da ponte fra i gruppi armati mediorientali, quelli europei e "martiri".

Per questo mentre Daesh sparisce dalle cartine mediorientali, l'organizzazione terroristica rimane forte in Europa, dove è diventata una psicosi, e riappare in altre parti del globo. Anche quei gli esempi sono molti.

Nelle Filippine, Abu-Sayyaf e il Gruppo Maute sono responsabili per la conquista della città di Marawi da parte dello Stato Islamico. Militanti o affiliati all'ISIS sono presenti, inoltrie, in Algeria, Africa Occidentale (Boko Haram), Afghanistan, Libia e Yemen. 

Da leggere:

Tsunami Macron - La minaccia europea verso Londra - La battaglia di Marawi e il Qatar- il Ristretto del 12-6-2017

Il Marchio di Sangue dell'ISIS sul 2017 - CO Reloaded del 13-1-2017

Per approfondimenti:

- come nasce il terrorismo: Nature

Astensionismo e Macron, i risultati delle elezioni francesi- il Caffè del 19-06-2017

Tsunami Macron - La minaccia europea verso Londra - La battaglia di Marawi e il Qatar- il Ristretto del 12-6-2017