Kerry: a Rischio il Processo di Pace fra Israele e Palestina - il Ristretto-Breaking News del 28-12-2016

Il Segretario di Stato John Kerry è intervenuto Mercoledì, alle 19 ora europea, per difendere la decisione degli Stati Uniti di non applicare il veto alla risoluzione 2334 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU approvata lo scorso 23 Dicembre che considera illegali gli insediamenti israeliani in Cisgiordania.

Nel corso quello che potrebbe essere stato la sua ultima conferenza stampa in qualità di responsabile della politica estera di Washington, Kerry ha risposto alle critiche portate avanti dal governo israeliano e dal Presidente-Eletto Trump a riguardo dell'astensione degli USA quando un veto avrebbe bloccato ogni decisione. In quel frangente, «gli USA hanno votato in conformità con i propri valori […] per preservare la soluzione dei due stati» dice il Segretario di Stato perché «gli insediamenti non sono la causa del conflitto, ma rappresentano la minaccia maggiore per la pace nella regione».

Nel mirino del Governo statunitense c'è il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ed il suo reale impegno verso la costruzione di uno stato palestinese.. Il governo di Tel Aviv - afferma Kerry - sostiene a parole la soluzione dei "due stati", ma allo stesso tempo supporta la costruzione di nuovi insediamenti all'interno del territorio "controllato" dall'Autorità Palestinese.Questo non metterebbe a rischio solo i colloqui fra Israele e Palestina, ma lo stesso futuro democratico di Israele. Sarebbero i coloni e non il Governo a dettare l'agenda politica e questo - sostiene Kerry - è inaccettabile. 

Gli Stati Uniti - continua il Segretario di Stato - «non possono rimanere indifferenti quando la pace si allontana». Per questo astenersi non applicando il veto non è stata un'offesa nei confronti di Israele, ma un  «prendere posizione per quello che è giusto». Come le violenze ed il terrorismo da parte palestinese, la proliferazione degli insediamenti e l’occupazione israeliana «stanno creando le basi per l’esistenza di un solo stato, che la maggioranza delle persone in realtà non desidera». Infatti, «se la scelta deve essere di un solo stato, Israele può essere o [etnicamente] Ebraico o democratico, ma non - come sembra voler Netanyahu - entrambi o non sarà mai realmente in pace».

“La pace” argomenta Kerry “è ancora possibile” ma tale processo deve generarsi dalle parti coinvolte e nessun governo, nemmeno quello statunitense, o organizzazione internazionale può realmente costringere Israeliani e Palestinesi alla pace, solo supportarli e consigliarli. Per questo motivo gli USA continueranno ad opporsi all'interno dell’ONU al riconoscimento di uno Stato Palestinese qualora questo avvenga su proposta unilaterale e al di fuori dei colloqui di pace con Israele.

Per anni, Obama ha cercato inutilmente di fermare la proliferazione degli insediamenti Israeliani, ma i suoi sforzi si sono scontrati con l'opposizione di Netanyahu. Per il governo israeliano i precedenti stop alla costruzione degli insediamenti non hanno portato a nuovi accordi di pace e, quindi, fermarli o rimuoverli non può essere una pre-condizione per futuri colloqui di pace. 

Nel dibattito fra Washington e Tel Aviv si è inserito Donald Trump che invita i leader israeliani che si sentono offesi dal "tradimento" di Obamadi resistere fino al 20 Gennaio, data di inizio della sua presidenza. 

In evidenza: la trascrizione del discorso del Segretario di Stato John Kerry.

 

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