Il team Macron - Schulz alla prova del nove in Germania - Come fermare Theresa May? - il Caffè della Domenica del 14-5-2017

  La Foto delle Settimana : scene dalla festa a Parigi davanti al Louvre per la vittoria di Emmanuel Macron, eletto il 7 maggio quale 25* Presidente della Repubblica francese. Foto:  Lorie Shaull  Licenza:  CC 2.0

La Foto delle Settimana: scene dalla festa a Parigi davanti al Louvre per la vittoria di Emmanuel Macron, eletto il 7 maggio quale 25* Presidente della Repubblica francese. Foto: Lorie Shaull Licenza: CC 2.0

La Francia accoglie in suo nuovo presidente, il quale comincia già a muovere i primi passi in politica estera. In Germania la SPD crolla nei sondaggi: che l'Effetto Schulz sia già concluso? Intanto in Gran Bretagna i partiti si preparano alle elezioni più scontate di sempre e negli Stati Uniti, Donald Trump si ritrova a fronteggiare, di nuovo, il Russiagate.


Le manovre elettorali e di governo di Macron.

Domenica 14 maggio, Emmanuel Macron ha giurato in qualità di nuovo Presidente della Repubblica francese. Ai margini dell'inaugurazione il nuovo Presidente ha nominato i primi membri del suo esecutivo, fra cui il suo consigliere diplomatico - figura cardine per la politica estera del paese - e il suo Capo di Gabinetto.

La prima carica verrà ricoperta da Philippe Etienne, il quale ha servito come ambasciatore a Bruxelles ed a Berlino, due luoghi centrali nella politica europea di Emmaneul Macron. Partice Strzoda ricoprirà invece il ruolo di Capo di Gabinetto. Nonostante l'età dei due politici, entrambi sessantenni,  Macron - il quale, a 39 anni, è il più giovane presidente della storia della Francia - non rinuncia alla gioventù e ha, infatti, nominato il quarantaquattrenne Alexis Kohler segretario generale dell'Eliseo - la residenza presidenziale - ed il trentenne Ismaël Emelien consigliere speciale della Presidenza.

Lunedì 15 maggio dovrebbe arrivare la nomina del futuro Primo Ministro seguita martedì dai membri dell'esecutivo. Secondo fonti vicine a Macron, il futuro Capo del Governo potrebbe essere un esponente centrista dei Repubblicani nel tentativo di costruire una coalizione per le riforme che coinvolga, appunto, il centro-destra francese e il movimento di Macron, recentemente ribattezzato "La Repubblica in Marcia!" (LRM). Favorito il sindaco di Le Havre Édouard Philippe.

Da leggere:

President Macron, ovvero come sarà la Francia (e l'Europa) nei prossimi cinque anni - il Caffè del 8-5-2017


La citazione delle settimana:

Dobbiamo riportare la democrazia e la sovranità in Europa
— Emmanuel Macron, sulle riforme necessarie all'Europa

L'ennesimo crollo della SPD.

Continuano le elezioni regionali in Germania. Si terranno domenica in Nordreno-Westfalia, la terza tornata elettorale del 2017 dopo quelle di marzo nalla Saarland e di inizio maggio nello Schleswig-Holstein. Si tratta di un importante appuntamento in vista delle elezioni federali di settembre soprattutto per capire la tenuta elettorale dei socialdemocratici della SPD e del loro candidato Martin Schulz.

Dopo infatti un inverno passato a scalare i sondaggi ed arrivare a a superare, brevemente, la CDU di Angela Merkel, il cosiddetto "Effetto Schulz", ovvero l'eccitazione dovuta al nuovo candidato, sembra essere scemato e, con esso, anche le possibilità di un'alternativa al quarto mandato da Cancelliere di Angela Merkel. 

La SPD è infatti reduce dalle sconfitte sia nella Saarland, meno 5%, che nello Schleswig-Holstein, meno 3%. Nel primo caso i socialdemocratici sono riusciti a rimanere al governo, ma come junior partner della CDU dentro una Grande Coalizione. Nel secondo se non si arrivasse ad un accordo, anche qui, per l'alleanza con i cristiano-democratici, la SPD rischia di finire all'opposizione. La situazione non è rosea neanche nel Nordreno-Westfalia, land tradizionalmente "rosso", dove la SPD si confermerebbe sì primo partito, perdendo, però, oltre il 7% dei consensi a fronte della crescita della CDU e dei liberali della FDP.

La situazione riflette il trend nazionale dove, stanti gli ultimi sondaggi, la SPD è data al 27% staccata di 10 punti dalla CDU.

Da leggere:

La difficile lotta di Martin Schulz contro la "cancelliera eterna" Angela Merkel - il Caffè del 19-4-2017


Theresa May, la nuova Tatcher.

Si avvicinano le elezioni in Gran Bretagna. Secondo un sondaggio YouGov/Sunday Times, i Conservatori di Theresa May avrebbero il 49% dei consensi equivalenti a 18 punti percentuali di distacco rispetto al Labour di Jeremy Corbin fermo al 31%.

Grazie al sistema elettorale maggioritario, i Conservatori arriverebbero ad avere 440 seggi su 650 nel prossimo parlamentoblindando il governo del Primo Ministro Theresa May per tutta la durata delle trattative sulla Brexit. Con questo risultato, i conservatori tornerebbero sui livelli elettorali ottenuti sotto la guida di un altra donna, Margaret Tatcher.

Si sta quindi dimostrando vincente la scommessa delle elezioni anticipate volute proprio da May allo scopo di rafforzarne il mandato - attualmente ha una maggioranza molto risicata - e "ripulire" Westminster sia dai "soft-brexiters" dell'opposizione sia dagli "ultras" della Hard-Brexit della compagine conservatrice. L'analisi dei flussi elettorali dimostra come i Conservatori siano ora il "partito della Brexit" avendo riassorbito gran parte dell'elettorato populista dell'UKIP di Nigel Farage, grazie, anche alla svolta pro-Brexit di Theresa May. L'allora Ministro degli interni era, infatti, una delle promotrici del "Remain" all'epoca del referendum.

A fronte dello schiacciante vantaggio dei Conservatori nei sondaggi, alcuni membri dei tre partiti progressisti, il Labour, i LibDem e i Verdi, stanno valutando l'idea di un'alleanza elettorale. L'obiettivo sarebbe quello di limitare la vittoria di Theresa May ed il conseguente strapotere del governo nelle trattative con Bruxelles. Inoltre, l'alleanza potrebbe essere l'abbozzo per la nascita di un nuovo partito di sinistra a fronte di un Labour traballante ed in costante calo.

La proposta è stata, perora, rifiutata dai vertici dei tre partiti, ma piccoli esperimenti locali sono già in atto. Le elezioni si terranno l'8 giugno.

Da leggere:

Perché la Gran Bretagna non ha alternative ad accettare la proposta dei 27 sulla Brexit - il Caffè del 2-5-2017

Scordatevi la Brexit, il problema della Gran Bretagna è la devolution - CO Reloaded del 13-4-2017

Le elezioni anticipate di Theresa May per salvare se stessa e la Brexit - il Ristretto del 18-4-2017

Theresa May ed il fronte interno della Brexit - Il Caffè del 6-4-2017

Brexit: cosa vogliono i partner europei - il Caffè del 31-3-2017


 La protesta di fronte al Congresso contro il licenziamento del direttore dell'FBI James Comey: per molti statunitensi si tratterebbe di un "abuso di potere" pari a quello di Nixon nel caso Watergate. Foto:  Victoria Pickering  Licenza:  CC 2.0

La protesta di fronte al Congresso contro il licenziamento del direttore dell'FBI James Comey: per molti statunitensi si tratterebbe di un "abuso di potere" pari a quello di Nixon nel caso Watergate. Foto: Victoria Pickering Licenza: CC 2.0

Il caos della Casa Bianca, fra Russiagate e James Comey.

Donald Trump è nei guai. Il licenziamento del direttore dell'FBI James Comey non ha solo riportato il Russiagate - ovvero i contatti fra membri del comitato elettorale di Trump ed il governo russo - sotto i riflettori, ma ha ulteriormente esacerbato i già difficili rapporti fra i Senatori repubblicani dissidenti e lo stesso Presidente. 

Comey è stato infatti licenziato mentre dirigeva in prima persona le indagini sul Russiagate, un inchiesta che tocca direttamente i principali collaboratori di Trump. Questi sono accusati di aver avuto contatti diretti e continui con membri della diplomazia russa a Washington e di aver coordinato la campagna assieme ai servizi di intelligence di Mosca allo scopo di favorire la vittoria di Trump.

In quest'ottica, considerando che l'indagine potrebbe toccare anche Trump, il repentino licenziamento ha fatto gridare, a molti fra politici e cittadini, all'abuso di potere ed alla possibile crisi costituzionale, prodromo dell'impeachment. Per questo motivo, il Dipartimento di Giustizia ha cercato di mascherare la vera ragione del licenziamento sotto altri motivi, ma lo stesso Trump, un paio di giorni dopo, ha confermato che Comey era stata esautorato per "quella cosa russa" smentendo, di fatto, il suo stesso Procuratore generale.

Adesso la palla è al Senato dove i Democratici stanno rallentando i lavori chiedendo a gran voce la nomina di un Procuratore Speciale che prenda in carica il Russiagate. Contraria la maggioranza repubblicana, ma una decina di Senatori, intervistati dopo il caso Comey, sembrano disposti ad accettare la proposta democratica, anche se questo rischiasse di mettere il proprio Presidente alla corda. 

Nel frattempo sulla Presidenza Trump si proietta l'immagine di Richard Nixon e del caso Watergate.

Da leggere:

Russiagate e James Comey: il caso che fra tremare Washington e lo stesso Donald Trump - il Caffè del 11-5-2017

La fine del "sogno": il crollo elettorale di Martin Schulz in Germania - il Caffè del 15-05-2017

Russiagate e James Comey: il caso che fa tremare Washington, e lo stesso Donald Trump - il Caffè del 11-5-2017