Il braccio di ferro fra Turchia e Germania per l'Europa, con riserva - il Caffè del 22-8-2017

Il Mercato delle Spezie di Istanbul, uno dei principali simboli dei prodotti agricoli turchi su cui il paese lotta per l'inclusione all'interno dell'Unione Doganale con l'Europa. Foto: Justin Lehman Licenza: CC 2.0

Il Mercato delle Spezie di Istanbul, uno dei principali simboli dei prodotti agricoli turchi su cui il paese lotta per l'inclusione all'interno dell'Unione Doganale con l'Europa. Foto: Justin Lehman Licenza: CC 2.0

Quanto ancora possono peggiorare i rapporti fra Germania e Turchia? Mentre si cerca di districarsi infatti fra le dichiarazioni al vetriolo di Erdogan ("turchi che votate in Germania, non date il vostro supporto alla CDU, nemica della Turchia") e le reazioni indignate della stampa tedesca, continua la disputa diplomatica fra i due paesi.

Stavolta, al centro dell'attenzione, il futuro dei rapporti commerciali fra Turchia ed Europa. La Germania, infatti, non intende proseguire le trattative con la Turchia riguardanti la partecipazione di Ankara all’Unione Doganale Europea, il primo passo per l'adesione del paese mediterraneo alla UE.

L'Unione Doganale e la Turchia. Dietro la facciata dei continui attacchi pubblici del Presidente Recep Tayyip Erdogan ai paesi europei, rei di aver criticato le riforme costituzionali recentemente messe in opera, la Turchia ha continuato, infatti, a premere per un adeguamento della sua attuale partecipazione all’Unione Doganale, considerata fondamentale per lo sviluppo economico del paese.

L’accordo attualmente in essere prevede la libera circolazione dei prodotti industriali turchi all’interno del Mercato Unico escludendone al contempo i prodotti agricoli, i servizi ed i prodotti finanziari, per cui valgono le normali tariffe internazionali.

Il punto di vista turco. Come ha sottolineato il direttore dell’Assemblea degli Esportatori Turca, Mehmet Buyukeksi, l'allargamento dell'Unione Doganale sarebbe essenziale per aumentare la competitività delle aziende turche. Inoltre, essa permetterebbe ad Ankara di dire la propria sui futuri accordi commerciali che l’Unione Europea andrà a siglare nei prossimi anni, primo fra tutti quelli con il sud-est asiatico e il Giappone. Ora, in qualità di partecipante all’Unione, ma non membro a tutti gli effetti, la Turchia, continua Buyukeksi, “subisce l'esito di tali accordi senza potersi esprimere a riguardo".

Buyukeksi non è solo in questa battaglia. Anche per il Ministro dell'Economia Nihat Zeybekci, la Turchia "merita" un'accordo migliore in cui sia presente la partecipazioni alle decisioni commerciali dell'Unione.

Una rara stretta di mano fra Angela Merkel e Recep Tayyip Erdogan al G20 di Antalya del 2015, prima del colpo di stato, del referendum e delle decine di altri crisi diplomatiche fra i due paesi. Foto: G20 Turkey 2015 / Pool im Licenza: CC 2.0

Una rara stretta di mano fra Angela Merkel e Recep Tayyip Erdogan al G20 di Antalya del 2015, prima del colpo di stato, del referendum e delle decine di altri crisi diplomatiche fra i due paesi. Foto: G20 Turkey 2015 / Pool im Licenza: CC 2.0

Il "no" tedesco. Per Angela Merkel, però, la riapertura delle trattative su un maggior acceso all'Unione Doganale della Turchia non sarebbe un opzione praticabile. Non solo l'intero processo d'adesione del paese alla Unione Europea sarebbe da considerarsi come sospeso.

Questo, continua la Merkel, non vuol dire che l’Europa voglia "voltare le spalle al popolo turco", anzi, essa rimane conscia di come quasi il 50% della Turchia si opponga ad Erdogan ed al suo governo. Proprio per questo,  l'Unione non prevede sanzioni commerciali né tantomeno la rottura dei rapporti con la Turchia. L'obbligo di tutti i paesi UE deve essere di non chiudere la porta in faccia a quella fetta delle popolazione turca “che spera nell’Europa e che vuole mantenere i contatti” con Bruxelles.

Merci per democrazia. La speranza rimane che proprio tramite la leva commerciale, l'Europa possa rallentare o alterare l'applicazione delle nuove norme costituzionali che trasformerebbero la Turchia in una "autocrazia".

Non è la prima volta, infatti, che Bruxelles concepisca i trattati europei come una merce di scambio per la conservazione della democrazia nel partner mediterraneo. Già nei primi giorni successivi al contestato referendum, sia l'austriaco Johannes Hahn, commissario europeo per i negoziati per l'allargamento, e l'olandese Kati Piri, responsabile per i negoziati con la Turchia, avevano paventato l’utilizzo dell’Unione Doganale come chiave per evitare una svolta autoritaria nel paese.

Non abbandoneremo il 50% dei turchi che è contro Erdogan
— Angela Merkel

La risposta di Ankara. Secca per ora la risposta del Ministro per i rapporti con la UE, Omer Celik, che bolla come “fuori luogo” le dichiarazioni di Angela Merkel. Egli confida inoltre che le istituzioni europee, le stesse spesso attaccate dal proprio governo, non permettano alla Germania di trasportare le proprie dispute con Ankara a livello Europeo.

La partecipazione all’Unione Doganale, chiosa Celik, non sarebbe “una concessione o un favore alla Turchia”, un accordo in cui "anche l’Europa avrebbe da guadagnarci". Il tentativo è quello  di sminuire l'importanza del diniego tedesco all'opinione pubblica interna e nascondere il vero problema: la minaccia di un rallentamento degli investimenti internazionali nel paese.

La leva europea. L'intera economia turca è sostenuta da questi investimenti che ammontano a 648 miliardi di dollari più del quadruplo degli investimenti provenienti dall'interno del paese. La minaccia europea di una stagnazione nella piena adesione della Turchia all'Unione Doganale può concretamente fermare l'afflusso di denaro dall'estero compromettendo la crescita, per ora stazionaria,  l'inflazione, già in crescita, e la disoccupazione, ampiamente sopra il 10%.

L'Europa, e la Germania, sono consci di questa situazione ed è per questo che, invece di optare per le sanzioni, usano la carta dell'Unione Doganale per spingere Ankara lontano dall'autoritarismo.

Per ora, Erdogan non sembra abboccare spinto dalla necessità di mantenere la propria immagine di "uomo forte" ed accusando proprio i partner europei della crisi inflazionistica della Lira Turca.

Eppure la strategia europea rimane fondata, almeno sul lungo termine.


Per approfondimenti:

- sui rapporti Turchia-Germania: al-Monitor

- una prospettiva di accordo: Carniege Europe

- un'analisi della situazione economica turca: al-Monitor

- i dati economici della Turchia: OECD

Lo stop agli arrivi dalla Libia, come e perché - Afghanistan e Pakistan nell'ultimo discorso di Trump - il Ristretto del 23-8-2017

I passi falsi del Regno Unito sulla Brexit - I "nemici" della Turchia in Germania - La crescita europea - il Ristretto del 19-8-2017