Il futuro della Siria, qualunque sia, parte da Afrin

Il futuro della Siria, qualunque sia, parte da Afrin

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L'attacco turco al Kurdistan siriano, l'ultimo fronte militare ed elettorale di Erdogan e l'ennesimo capitolo della guerra civile siriana.

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"Ramo d'Ulivo", questo il nome della più recente operazione militare turca in Siria, stavolta non contro gli Jihadisti dello Stato Islamico o di Hatesh (Hayat Tahir al-Sham, l'ultima incarnazione di Fronte al-Nusra/al-Qaeda Siria), ma contro i curdi della Federazione Democratica del Nord della Siria (DFNS), meglio nota come Rojava.

Afrin, Kurdistan siriano. Il Cantone di Afrin è uno dei tre della DFNS, quello più occidentale, costeggiato su due lati dalla Turchia e separato dal resto della Rojava dall'area di al-Bab, area passata sotto il controllo turco nel corso della precedente offensiva "Scudo dell'Eufrate".

L'operazione militare è cominciata il 20 gennaio. L'esercito turco ha attaccato, via terra e via aria in contemporanea da al-Bab, dal territorio turco e dalla provincia di Idlib, dove sono stanziati gruppi ribelli sostenuti da Ankara.

Dopo sei giorni, l'esercito turco e le forze ribelli legate ad esso (circa 25.000 combattenti) hanno occupato una decina di villaggi e fattorie lungo il confine lasciando sul terreno, secondo le stime dell'Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, 50 morti fra i miliziani dell'YPG, 56 dell'Esercito Libero Siriano, 4 militari turchi e 26 civili.

Le mire turche. L'obiettivo, ha spiegato il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan, sarebbe la "neutralizzazione di ogni combattente della YPG", le milizie curde siriane associate al turco PKK.

Sul fronte militare Ankara vuole evitare l'espansione del proprio "fronte interno" con i Curdi. Essa teme, infatti le infiltrazioni di combattenti curdi lungo le coste meridionali del paese, lontani dalle tradizionali aree di azione del PKK, ovvero le  zone di Diyarbakir, Sanliurfa, Van e Hakkari.

L'altro fronte è quello mediatico. Con le elezioni del 2019 che si avvicino - quelle che eleggeranno il primo "super-presidente" della Turchia - Erdogan vuole affermarsi sempre di più come "l'eroe" della sicurezza, ponendo fine alla "minaccia" curda e, possibilmente, alla Guerra in Siria.

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Russi ed Americani. Di fronte "all'aggressione" turca, il governo della Rojava ha annunciato a mobilitazione generale, visto che scontri - di entità minori - sono stati documentati anche lungo il confine di Kobane, nella parte orientale del Kurdistan.

Non solo, il comandante supremo dell'YPG, Sipan Hemo, ha accusato Mosca di "aver venduto il Kurdistan siriano" alla Turchia. "Per due anni", ha dichiarato all'agenzia di stampa Firat News, "i russi sono stati stanziati ad Afrin [con consiglieri militari]" assicurando i vertici della Rojava della propria protezione. Accordi, sottolinea Hemo, che sono andati ad "infrangere" di fronte all'attacco turco, impossibile senza il beneplacito della Russia, la quale controlla lo spazio aereo della Siria occidentale, l'attacco su Afrin non sarebbe stato possibile.

Tale"tradimento", come lo chiamano i Curdi, sarebbe la conseguenza di un patto fra Ankara e Mosca. Come riportano vari indiscrezioni, i Russi avrebbe acconsentito all'attacco su Afrin in cambio del via libera turco a quello russo-siriano su Idlib, area ancora in mano all'Esercito Libero Siriano, fra cui milizie legate alla Turchia. 

Una teoria confermata dalla contemporanea serie di attacchi dell'aviazione russa nella provincia di Idlib.

In questo contesto Ankara ha, inoltre, chiesto a Washington di ritirare il proprio supporto all'YPG il prima possibile. "In questa fase, qualsiasi supporto ai terroristi [dell'YPG-PKK]", ha dichiarato il vice-Primo Ministro Bekri Bozdag "verrà visto come una minaccia verso la Turchia". Da Washington la risposta del Presidente Donald Trump è stata molto debole, limitandosi all'invito ad una generica "descalation" della crisi.

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La Siria oggi e domani. Attualmente la Siria rimane divisa in quattro zone. La Federazione Democratica della Siria del Nord controlla gran parte del territorio ad est dell'Eufrate. Il governo di Damasco tutto il sud del paese e buona parte del centro.

Lo Stato Islamico rimane presente nelle aree desertiche fra Siria ed Iraq, mentre le varie sigle ribelli della FSA sono in controllo di piccole aree al confine con la Giordania e Libano oltre in tutta la provincia di Idlib. Quest'ultima in particolare è in buona parte sotto il controllo di Hatesh.

Gli attacchi coordinati su Afrin e Idlib dimostrano che l'obiettivo di Russia e Turchia è quello di chiudere i "conti" con curdi e ribelli ad ovest dell'Eufrate prima di affrontare il "problema" del DNSF.

In questo contesto, il pallino non sarebbe né in mano a Russia ne agli Stati Uniti, bensì ad Erdogan. Mosca - co Damasco - non sembrano interessati ad uno scontro diretto con i Curdi appoggiati dagli USA. Nonostante l'apparente sacrificio di Afrin, sembra ancora difficile che Washington possa accettare la perdita del resto della Rojava a favore della Russia. 

Solo uno scontro diretto contro un altro membro della NATO potrebbe convincere Washington a ritirarsi dalla Siria, condannando, definitivamente, la Rojava.

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- la Turchia e la Russia in una "guerra di prossimità" contro Washington, il primo probabile passo per un "riallineamento" della Turchia con la Russia: al-Monitor

- "Afrin sarà il cimitero di Erdogan" almeno così sostengono i Curdi di Afrin radunatesi nella città siriana per condannare l'offensiva turca: Middle-East Eye

- "foreign fighters" dall'Europa stanno arrivando in Rojava per aiutare le truppe dell'YPG nella difesa di Afrin: CNN

- Erdogan minaccia di estendere l'offensiva di Afrin contro la provincia di Manbij lungo l'Eurfrate: al-Jazeera

- l'offensiva di Afrin ed il futuro di Washington dalla regione fra NATO ed alleanze: Foreign Affairs

- live-map della Guerra Civile Siriana: syria.liveuamap


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