Fra riforme, crescita e speranza: la nuova Europa di Jean-Claude Juncker - il Caffè del 14-9-2017

 Gli applausi per Jean- Claude Juncker, il Presidente della Commissione per il Discorso sullo Stato dell'Unione del 2017. Foto:  European Parliament  Licenza:  CC 2.0

Gli applausi per Jean- Claude Juncker, il Presidente della Commissione per il Discorso sullo Stato dell'Unione del 2017. Foto: European Parliament Licenza: CC 2.0

Realtà e speranza. Così si può riassumere l’atteso discorso sullo Stato dell’Unione Europea tenuto dal Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker il 13 settembre. La realtà di un’Europa in crescita, ripresasi dal “terremoto” della Brexit e dalle secche della crisi dei rifugiati, ma anche la speranza di un’Unione più integrata, “migliore”.

Che ricordo lasciare all’Europa? Esser ricordato come “il Presidente che perse la Gran Bretagna”, quello della crisi del debito greca, o, più recentemente, quello della crisi dei rifugiati? Giunto a metà del proprio mandato, Juncker affronta lo “Stato dell’Unione” mettendo in gioco la propria eredità politica.

Se l’anno scorso è stato il tempo della “crisi esistenziale” dell’Europa, ora sarebbe arrivato il momento di tracciare una nuova strada.

Ho vissuto e lavorato per l’Europa per tutta la mia vita
— Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione Europea

Europa: sereno poco nuvoloso. In fondo mai, negli ultimi 10 anni, mai l’umore della UE era stato così positivo. Sulla Brexit, principale cruccio del Presidente, esiste (per ora) una posizione comune fra i 27 paesi membri. Oltre a questo, le elezioni del 2017 hanno messo un argine all’ondata dei partiti populisti ed euroscettici e la Grecia, dati Eurostat alla mano, sarebbe sulla (lenta) via del recupero. Anche l’emergenza migranti si starebbe fermando.

A mettere la ciliegina sulla torta, l’economia con il PIL dell’Eurozona in crescita da 17 trimestri consecutivi e una disoccupazione tornata ai livelli del 2009, quindi ai livelli pre-crisi.

Commercio e protezionismo. Uno dei cardini del rinnovato economico slancio della EU è, innegabilmente, l’espansione del commercio estero sarebbe. Per questo, la Commissione guidata da Juncker, intende rafforzarne la struttura, stipulando nuovi accordi con Giappone, Australia e Nuova Zelanda.

L’Europa, approfittando dell’isolazionismo statunitense, deve puntare ad assumere il ruolo di guida nel commercio globale. Il protezionismo “tout court” sarebbe, quindi, da rifiutare, ma allo stesso tempo, l’Unione deve proteggere le proprie eccellenze. Il “made in Europe” e gli standard produttivi europei andrebbero salvaguardati non con la chiusura, ma con interventi seri e mirati. Una proposta che abbraccia i desideri di Francia e Italia, ma che impensierisce, e non poco, la liberale Germania.

 Il Parlamento Europeo, il Presidente della Commissione per il Discorso sullo Stato dell'Unione del 2017. Foto:  European Parliament  Licenza:  CC 2.0

Il Parlamento Europeo, il Presidente della Commissione per il Discorso sullo Stato dell'Unione del 2017. Foto: European Parliament Licenza: CC 2.0

Gli illiberali dell’Unione. L’Europa non sarebbe però un semplice costrutto commerciale o monetario, ma un sistema politico basato su libertà, eguaglianza e certezza del diritto. Per questo, ammonisce Juncker, la Turchia non può incarcerare giornalisti, bollare come fascisti i governi che la criticano ed allo stesso tempo aspirare ad entrare in Europa.

Ankara deve innanzitutto rispettare i valori della UE per ambire ai vantaggi dell’Unione Doganale e dell’area di libero scambio. La stessa cosa vale per Budapest, Bratislava, Praga e, soprattutto, Varsavia, recentemente finiti sotto accusa per riforme ed iniziative dichiaratamente illiberali.

Solidarietà e migranti. A contrario dell’esempio portato da questi quattro, ci sarebbe il caso dell’Italia. Gli sforzi di Roma nel salvare ed accogliere i rifugiati, starebbero “salvando l’onore dell’Unione” nel Mediterraneo.

Obiettivo della Commissione sarebbe di non lasciare l’Italia – e la Grecia, la Bulgaria, la Spagna – da sola. Per questo è pronto il varo di norme per rendere più efficaci i respingimenti, ma, allo stesso tempo, più rapide le procedure di ammissione.

Rafforzare la solidarietà europea, potenziare il commercio e difenderne i diritti sarebbero le priorità della Commissione, ma Juncker, per questo che lui stesso definisce “il discorso più importante del mandato”, decide di andare anche oltre, cercando di disegnare un nuovo progetto europeo: il proprio lascito politico appunto.

Il sogno europeo. Il tema rimane, appunto quello. Il 2017, dal punto di vista dell’Europa, è ruotato attorno ad una domanda: quale futuro dare all’Unione? A Marzo, la stessa commissione Juncker aveva preparato un memorandum contenente 5 proposte per il futuro del continente. Un lavoro di sintesi, firmato dallo stesso Juncker e che ha dato il via al progetto, per ora rimasto su carta, “dell’Europa a molte velocità", lontano comunque dalle idee del Presidente della Commissione.

Ora, lo Stato dell’Unione ha permesso a Juncker di dismettere i panni del burocrate ed indossare quelli del riformatore per presentare il proprio personalissimo progetto: una roadmap intitolata “per un Unione, più forte, solida e democratica”.

L’Europa funzionerebbe meglio se unissimo le funzioni del Presidente della Commissione con quello del Consiglio d’Europa... sarebbe anche più facile da comprendere se ci fosse solo un capitano a guidare la nave!
— Jean-Claude Juncker

Le riforme economiche. L’Europa dovrebbe immediatamente includere nell’area Schengen – quella di libera circolazione – Romania e Bulgaria. Allo stesso tempo, l’Eurozona andrebbe allargata il più possibile anche attraverso forme di aiuto transitorie onde rendere possibile il passaggio alla nuova valuta il meno dannoso possibile.

A questo seguirebbe un maggiore coordinamento in campo economico. Con la Brexit, infatti, l’85% del PIL europeo proverrà dall’Eurozona rendendo necessario dotare l’Unione Monetaria di una maggior flessibilità politica.  La soluzione sarebbe la nomina di un Ministro dell’Economia europeo, come già proposta da Francia e Germania. Onde evitare una riforma dei trattati e la sovrapposizione di competenze, però, questo nuovo ruolo potrebbe essere lasciato ad un membro della commissione e non alla costituzione di un ulteriore ufficio nella già complicata burocrazia comunitaria.

L’elezione diretta del Presidente. Continuando sulla strada della semplificazione amministrativa, Juncker immagina l’unificazione delle competenze fra il Presidente della Commissione Europea e quello del Consiglio d’Europa. Un dualismo ridondante. Entrambi, infatti, sono nominati dai paesi membri, ma mentre il primo si occupa della redazione ed applicazione delle politiche comunitarie, il secondo è “votato” alla salvaguardia degli interessi dei singoli paesi.

L’accorpamento garantirebbe all’Europa una sola voce, un vero capo di governo che, nel piano Juncker, dovrebbe essere eletto direttamente dai cittadini tramite un sistema elettorale pan-nazionale,  lo stesso che si vorrebbe applicare al Parlamento. Solo in questo modo egli sarebbe la vera voce dell’Europa e “primus inter pares” fra i capi dei governi dei singoli stati membri.

Qualora venisse applicata, la proposta Juncker, genererebbe una vera svolta federalista dell’Unione. Si tratta di un modello alternativo a quell’Europa a “molte velocità” osteggiato dai paesi orientali, ma che, allo stesso modo, susciterà non pochi dubbi.

Eppure, chiosa Juncker, queste riforme sono fondamentali per dare un futuro all’Europa, la quale non può e non deve lasciare indietro nessuno ed imparare a “respirare con entrambi i propri polmoni: quello occidentale come quello orientale”.


Per approfondimenti:

- la riforma dell'Europa vista dalla Germania: Suddeutsche Zeitung

- il realismo di Juncker: Le Monde

- che cosa voleva dire veramente Jucker: POLITICO

- il presidente singolo: euobserver

- pro e contro dell'Europa a molte velocità: debating europe

Il nuovo piano europeo per i rifugiati - Il futuro della Germania - I venti di guerra nell'Iraq post-Isis -il Ristretto del 16-9-2017

Limiti legati al reddito, il piano May per la migrazione dall'Europa - Il dibattito politico in Europa - La Nord Corea - il Ristretto del 6-9-2017