Mi fido di te... o no? Repertorio di errori e follie politiche, parte terza

Mi fido di te... o no? Repertorio di errori e follie politiche, parte terza

mifidodite.jpg

"Maschere" quelle che indossano i partiti durante le consultazioni in una partita dove tutti aspettano il passo falso dell'avversario.

Sono iniziate le consultazioni per decidere il prossimo governo e la parola d'ordine è "Fiducia". Quella che intercorre fra elettori ed eletti, ma, soprattutto quella con la "F" maiuscola sancita dalla costituzione e che permette di governare.

La prima tornata è andata male e mentre i partiti si preparano al secondo round al Quirinale (andando a piedi, perché fa tanto 2018 e il bus l'ha già usato Roberto Fico) è ora di tornare ad analizzare le varie follie che la politica italiana è capace di regalarci.


Mi fido di te...

Secondo il pensiero di Gianroberto Casaleggio, viviamo in un mondo post-moderno e post-ideologico. Il mondo della "democrazia diretta" dove il controllo democratico non arriva dall'equilibrio del potere ma dall'impegno diretto dei cittadini sul web. Per questo siamo tutti uguali: giornalisti, politici, elettori, dottori, professionisti specializzati, piloti, comunisti, socialisti, democristiani e fascisti.

Siamo tutti sullo stesso piano: cittadini! Un'utopia (o incubo visto che il risultato è l'assertività, lo scontro di parte sui social e il dubitare di tutto, anche dei fatti conclamati).

In questo "nuovo mondo", i partiti non si distinguono più per le idee - che poi aggregano gli elettori e ne definiscono il successo, o la morte - ma per "leader" di cui ci si può fidare o meno. Un concetto potente che ha travalicato i confini del Movimento per toccare gli altri partiti. 

Per Beppe Grillo di "Salvini ci si può fidare". Dello stesso avviso è Di Maio (nonostante a febbraio non si fidasse). Lo stesso leader del Movimento, però, non si "fida" né di Renzi né di Berlusconi, ma del PD "derenzizzato", sì.

Da Forza Italia, l'ex-Cavaliere si "fida", anche lui, di "Salvini", il quale ricambia il favore personale, non fidandosi, però, dei membri del suo partito.

Per quanto riguarda il PD, questo non si "fida" ovviamente della Lega, tantomeno del M5S, né di se stesso.

Durante le consultazioni con Mattarella, queste belle litanie di fiducia si sono trasformati in una ragnatela di veti incrociati, atta a salvare la faccia di fronte agli elettori evitando "patti col diavolo": PD, Lega, Forza Italia o M5S, chi dipende dal partito.


PD e Lega per me pari non sono

Nello specifico, e nonostante le campagne contro il "PD Gomorra" e il "PD mafioso", per il Movimento 5 Stelle, il "diavolo" è tornato Berlusconi, come ai tempi dei "Vaffa-Day": tanto Renzi non c'è più e, la Lega non è più "Nord" e, dopo le elezioni, dobbiamo "SALVARE" il paese.

All'Italia serve, dice il M5S, un governo e per farlo vanno bene sia il Partito Democratico che la Lega, basta che non ci sia Berlusconi e siamo apposto. Entrambi i partiti, sostiene infatti Di Maio, sarebbero, infatti, intercambiabili in qualità di "partner" di un governo guidato del 5 Stelle.

Sì, in fondo che differenze vuoi che ci siano fra i due?

Beh, enormi direi.

Al di là di tutte le critiche possibili ai Democratici, il PD rimane un partito progressista ed europeista, sempre più vicino alle posizioni di Emmanuel Macron, favorevole all'EURO e primo firmatario di quelle leggi (Fornero, Buona Scuola, Job's Act) che il M5S ha criticato e vorrebbe "superare", ovvero abrogare e cambiare (ci fregano con le parole, cit. Beppe Grillo).

La Lega di Salvini è, invece, un partito conservatore, fieramente populista, anti-europeista, euro-scettico, nazionalista ed anti-immigrazione arrivando a sostenere (vedi la rubrica "l'invasione" su il Populista co-diretto dallo stesso Salvini) la paura dell'invasione musulmana ed africana dell'Italia e relativa "sostituzione etnica" (cit. Attilio Fontana, presidente leghista della Regione Lombardia).

Pur se con entrambi i partiti il M5S ha punti in comune (immigrazione e critica alla UE con la Lega, lotta alla disoccupazione e politiche sociali con il PD), l'uno non vale l'altro. Cosa dovrei pensare dell'idea di Italia che il Movimento 5 Stelle mi propina, se nella stessa sarebbe la stessa cosa governare con chi attacca l'Europa - e con chi la difende, con chi chiede la Flat-Tax e chi il riequilibrio della pressione fiscale, con chi è favore e chi è contro il Job's Act. 

Questo, anche nel mondo post-ideologico, non è possibile. A meno che non si tratti di una mossa pre-elettorale. Un modo per dire: noi ci abbiamo provato, ma quei due (soprattutto il PD da cui è arrivato il maggior afflusso di nuovi elettori pentastellati), non ci "lasciano governare" (cit. Silvio Berlusconi nei suoi vari governi).


Alla ricerca di un sostituto democratico del Rosatellum

CI sono momenti, come questo, in cui mi accorgo che potrei scrivere un libro sulle follie sul Rosatellum, ovvero l'unica legge che siamo riusciti a far passare fra i veti (quelli di allora) e le necessità "costituzionali".

Grazie alle sue, tante, idiosincrasie, il Rosatellum, infatti, fa miracoli. Rende possibile avere a il 50%+1 del parlamento con il 40% (o 42%) dei voti, senza ricorrere ad alcun "premio di maggioranza" (contestato dalla Corte Costituzionale). Allo stesso modo, riesce a ripescare i primi non-eletti, che entrano in parlamento anche da bocciati mediante la spartizione dei voti alle liste/partito che hanno preso meno del 3% (soglia di sbarramento), ma, mi raccomando è importante, più del 1%. 

Una legge perfetta per una supercazzola e come tale diventata simbolo dei "disastri del governo peggiore della storia italiana" (cit. Marco Travaglio). Tutto perché cerca di fare esattamente quello che gli italiani vorrebbero: far governare chi vince senza premio di maggioranza. Il problema, come abbiamo più volte scritto, non è nella legge, ma nella matematica.

Facendola semplice: se un paese ha due forze attorno al 35% e una vicino al 20%, non ci sono "espedienti democratici" che permettano un "governo di chi vince". Nessuno, neanche il finto premio a chi supera quota 40%, solo non votare e tirare a sorte può farlo, ma pare sia incostituzionale.

Eppure si continua ad augurarsi di cambiarla, di creare una "legge più democratica", anche se mi chiedo come sia possibile chiamare tale una legge che permetta a chi ottiene un terzo dell'elettorato di avere la maggioranza assoluta in parlamento. 

Una legge "Buondì Motta" che coniughi governabilità e costituzione, magari tenendo conto dei veti incrociati, della polarizzazione della politica italiana eccetera. Una legge che non esiste, ma di cui parleremo ancora a lungo, soprattutto se un accordo di governo si trovasse proprio sulla legge.


Follia: Elezioni? Ancora?

Se un accordo fosse impossibile e cambiare la legge altrettanto cosa dovremmo fare? Confidare nel fato ed andare a "nuove elezioni"?

In fondo, come ha detto il Presidente della Repubblica, in uno scenario tripolare, o due delle tre parti si mettono d'accordo o si ritorna alle urne.

Della possibilità di raggiungere un accordo che non faccia perdere voti a nessuno (che poi è la vera cosa che conta), abbiamo già scritto, se parliamo di nuove elezioni, ecco... ci sarebbero dei problemi.

Innanzitutto, abbiamo già fatto quello che la Costituzione ci chiede come elettori: eleggere i nostri rappresentanti in Parlamento. Che la situazione risulti poco gradita ai partiti, permettetemi, sono fatti loro. Tornare a votare significherebbe solo legittimare i veti incrociati, l'incapacità di accordarsi dei partiti e la rinuncia al sistema parlamentare che prevede il dibattito nelle camere (dove risiede, vale la pena ricordarlo, il potere legislativo).

Mettiamo però che si arrivi a questa estrema ratio, quando votiamo? Dopo l'estate? O a maggio 2019 assieme alle Europee?

Nel primo caso cosa cambierebbe? Ci ritroveremo a votare le stesse identiche persone (meno Renzi, forse), gli stessi programmi e gli stessi slogan. Lo faremmo con la stessa legge elettorale o, al massimo, con qualche aggiustamento atto ad "aumentare" il divario fra peso elettorale e parlamentare a favore di quest'ultimo), con il rischio, concreto, di ritrovarci punto e a capo. Quante volte dovremmo allora rivotare?

La campagna elettorale, poi, rischierebbe di essere una farsa. Tutti pronti a rilanciare le proprie parole d'ordine su "immigrazione", "temi etici", "occupazione" ed "Europa" e noi ad ascoltarli di nuovo, stavolta consapevoli della verità.

Ovvero che Di Maio non ha pregiudiziali contro un governo con PD o Lega, che il PD non vuole allearsi con Di Maio, che il reddito di cittadinanza ed altre promesse non sono proprio come pensavamo e che Salvini sia propenso ad abbassare i toni sull'Europa per andare a Palazzo Chigi.

Tutto questo, per di più, mentre ci sarebbe da fare una manovra finanziaria ed accompagnare il paese verso la ripresa. 

Nel 2019, invece, ci troveremmo di fronte ad un potenziale cataclisma, ovvero che la retorica elettorale (perché si tratta di questo), soprattutto quella sovranista-populista, rischierebbe di trasformare le due elezioni in un referendum sull'uscita dell'Italia dall'Europa, quello che nessuno dei maggiori partiti vorrebbe. 

Tutto per una "fiducia".


Conclusione

Siamo arrivati ancora una volta alla fine del nostro viaggio nelle follie e maschere della politica italiana. Abbiamo tentato di addentrarci all'interno della questione della "fiducia", soprattutto in quella che vorrebbe esistere fra un voto ed un veto.

Si farà un governo? Forse sì e quello a cui stiamo assistendo è una complessa partita a scacchi, fatta per far cedere l'avversario (la Lega in uscita dal CentroDestra o il PD) o forse no, ed andremmo alle elezioni.

Fare una previsione rimane impossibile.

Quello che rimane, è un viaggio desolante quanto amaro, dove si abbaiano soluzioni impraticabili, ci si appella al "FARE", ma si rimane bloccati in veti incrociati. Staremo vivendo nel mondo "post-ideologico" - come volevano Grillo e Casaleggio (Gianroberto) - ma a me torna sempre in mente Giorgio Gaber:

"L’ideologia l’ideologia
malgrado tutto credo ancora che ci sia
è il continuare ad affermare un pensiero e il suo perché
con la scusa di un contrasto che non c’è
se c'é chissà dov'è se c'é chissà dov'é"

Buone consultazioni.


Letture Consigliate

- Mattarella l'arbitro: POLITICO

- il destino incrociato di Di Maio e Salvini: il Caffè e l'Opinione

Perché il populista Viktor Orban ha vinto: l'epica della minaccia "esterna"

Perché il populista Viktor Orban ha vinto: l'epica della minaccia "esterna"

Amica nemica Russia: chi sei tu veramente?

Amica nemica Russia: chi sei tu veramente?