Troppo grande per fallire: Facebook ed il caso Zuckerberg, prima udienza

Troppo grande per fallire: Facebook ed il caso Zuckerberg, prima udienza

 Facebook, by il Caffè e l'Opinione, autore: Simone Bonzano, licenza CC 4.0

Facebook, by il Caffè e l'Opinione, autore: Simone Bonzano, licenza CC 4.0

Si può fermare Facebook (e Google, Amazon eccetera)?

Il 10 aprile, Mark Zuckerberg si è presentato a Capitol Hill a Washington. Zuckerberg dovrà rispondere alle domande dei senatori USA sul caso Cambridge Analytica, ovvero i milioni di dati personali violati e profilati acquisiti dalla società e rivenduti a vari offerente, fra cui gli spin-doctor della campagna presidenziale di Trump.

La prima udienza si è conclusa con le scuse del fondatore di Facebook - "ho fondato Facebook e sono il responsabile di questa situazione" - e generiche promesse di miglioramento. Maggior protezione, difesa (tramite bot e IA) da "fake news" ed "hate speech", assunzione di maggior personale per la sicurezza dei dati. 

Zuckerberg è arrivato anche a paventare la possibilità di un "Facebook a pagamento" parallelo a quello gratuito dove siano escluse le app ed i contenuti pubblicitari. 

"Le condizioni di utilizzo di Facebook, lo "user agreement", fa schifo" ha replicato il senatore John Kennedy invocando un maggior controllo sui social. Controllo che, argomenta ancora Zuckerberg, funziona meglio sotto la regolamentazione europea, soprattutto in Francia e Germania, ma il Senato degli Stati Uniti, può veramente  fare qualcosa per "costringere" Facebook a migliorare?


Too big to... fail?

Non proprio, come non può farlo per Amazon, Google, in parte Twitter e tutti i maggiori social made in USA. Si tratta, oramai, di entità para-statali più che di multinazionali

Queste trattano miliardi di dati personali (2 miliardi solo su Facebook), governano il mondo della pubblicità (Facebook compre il 27% del mercato, l'61% è, invece, controllato da Alphabet, la principale succursale di Google), e sono il principale media di gestione anche della politica. Fanno miliardi, ma non "vendono" merci, vendono profili, dati, visibilità, traffico: vendono noi persone, noi giornali, noi blogger.

Forse possono fallire, come le grandi banche della crisi finanziaria, ma può il concetto di social legato a Facebook "svanire"? Difficile, visto come MySpace venne soppiantato da Facebook, il pubblico per un "social" sul web esiste ed è connaturato alla natura del media. Vale per noi blogger-giornalisti-editori come per voi, lettori-cittadini-elettori. Noi tutti assieme siamo i clienti e la merce di Facebook, siamo i clienti di Amazon, e siamo il target di Google: siamo i sudditi accondiscendenti dei grandi giganti trans-nazionali e para-statali.

Ironicamente, lo sono anche tutti coloro che contestano questo mondo "globalizzato", ma che in Facebook (e Twiiter, Instagram...) ricavano i propri voti. Ancor più ironico, il fatto che, come dimostra l'interrogazione al Senato USA, molti dei regolatori (alias, i politici) non hanno la benché minima idea di come funzionano veramente i social.

Chi può fermare i giganti? Allo stato attuale nessuno, tranne gli stessi utenti, andandosene. Ma siamo pronti a rinunciare alla nostra vita "social" digitale? Forse no, finché non arriverà una vera alternativa.


Il Video-Caffè: Facebook-l'Udienza Zuckerberg I


Letture consigliate

- Facebook può cambiare? The Washington Post

- Il problema, pochi politici capiscono veramente qualcosa di Social Media: Vox

- #deletefacebook, ma non Instagram, vi prego: Bloomberg

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