Europa contro Ungheria, parte seconda - Il declino di Trump - L'Olanda senza governo - il Ristretto del 19-5-2017

Viktor Orban, primo ministro dell'Ungheria sotto accusa da parte dell'Unione Europea per le sue politiche illiberali e antidemocratiche. Foto: European People's Party Licenza: CC 2.0

Viktor Orban, primo ministro dell'Ungheria sotto accusa da parte dell'Unione Europea per le sue politiche illiberali e antidemocratiche. Foto: European People's Party Licenza: CC 2.0

Il Parlamento Europeo chiede sanzioni politiche nei confronti dell'Ungheria. Intanto in Germania Martin Schulz prova a rialzarsi dopo le sconfitte, mentre i sondaggi restano negativi. A Washington, Trump si ritrova a fronteggiare un'inchiesta speciale, dopo solo 4 mesi di Presidenza.

Si stringe il cerchio attorno all’Ungheria.

Mercoledì 17 maggio il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione che condanna “il grave deterioramento dell’ordine democratico e dei diritti fondamentali” in Ungheria, suggerendo inoltre all’Unione Europea di valutare l’applicazione dell’Articolo 7 del Trattato di Lisbona nei confronti del paese.

La risoluzione è stata approvato con 393 voti favorevoli e 221 contrari. A favore hanno votato i promotori, ovvero i Socialisti e Democratici, i liberali dell’ALDE, i Verdi e l’estrema sinistra del GUE, assieme ad alcuni membri del Partito Popolare a cui è affiliato anche Fidesz, il partito del Primo Ministro ungherese Viktor Orban. Contrari, oltre alla maggioranza dei Popolari, i gruppi Conservatori, Nazionalisti ed Euroscettici.

Nonostante il vasto appoggio multilaterale, l’applicazione delle sanzioni rimane comunque improbabile. L’Unione Europea preferirebbe la strada della trattativa, esattamente come nei confronti della Polonia. Più probabile l’estromissione di Fidesz dal Partito Popolare. Come dichiarato da Frank Engel, parlamentare popolare del Lussemburgo, sarebbe arrivato, infatti, il momento per Fidesz ed il PPE “di andare ciascuno per la propria strada”.

Negli ultimi anni, il governo di Viktor Orban si è distinto per le innumerevoli infrazioni delle norme europee, violazioni considerate generalmente lesive sia per la tenuta democratica del paese che della cooperazione fra paesi membri. Fra queste vanno ricordate la campagna “Stop Bruxelles”, la costruzione di barriere di filo spinato al confine con la Serbia, le leggi contro le ONG che ricevono finanziamenti dall’estero e la riforma universitaria.

Le ultime due sono servite come pretesto per la Commissione per avviare il processo nei confronti dell’Ungheria, ma né l’una né l’altra sarebbero il vero obiettivo di Bruxelles, che rimane quello di mettere un freno alla “democrazia illiberale” proclamata da Orban e, soprattutto, di costringere l’Ungheria, assieme gli altri paesi del Gruppo Visengrad (Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia), di cui Budapest è leader, ad accettare le proprie quote di immigrati richiedenti asilo.

Proprio la chiusura delle frontiere ungheresi, secondo i calcoli, starebbe bloccando oltre 5.000 rifugiati attualmente stanziati, soprattutto, fra Grecia ed Italia.


Donald Trump, la sua neonata amministrazione è già a  rischio. Foto: Gage Skidmore Licenza: CC 2.0

Donald Trump, la sua neonata amministrazione è già a  rischio. Foto: Gage Skidmore Licenza: CC 2.0

.President Trump o President Pence.

Una “caccia alle streghe” portata avanti dai media nazionali a colpi di “fake news”. Così il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha descritto gli eventi degli ultimi sette giorni, i quali hanno visto la Casa Bianca finire più volte nel mirino della stampa e dell’opinione pubblica. Questi riguardano il licenziamento del Direttore dell’FBI James Comey, lo scandalo sulla rivelazione di documenti riservati da parte dello stesso Trump alla delegazione russa in visita alla Casa Bianca e le ultime rivelazioni riguardanti l’ex-consigliere alla sicurezza Micheal Flynn, dimessosi all’inizio del proprio mandato per i suoi contatti anche economici con il Cremlino.

Per Trump, il Russiagate non sarebbe, quindi, che un puro caso mediatico portato avanti dai Democratici “incapaci di accettare la sconfitta” e supportato dai giornali che, dall’altra parte, stanno oscurando i suoi innumerevoli successi. “Nessun politico nella storia” continua, sarebbe mai stato trattato in una maniera così “ingiusta, nessuno”.

Lo scandalo attorno alla Casa Bianca, intanto, non cessa di allargarsi. Mercoledì 17 maggio il Dipartimento di Giustizia ha nominato il predecessore all’FBI di James Comey, Robert Mueller, quale Procuratore Speciale sul caso Russiagate, accettando le richieste che salivano sia dagli ambienti democratici che dai dissidenti repubblicani. Il suo obiettivo sarà di investigare l’esistenza di un coordinamento fra il governo russo e i membri del comitato elettorale di Donald Trump. Mueller avrà un mandato illimitato per budget e tempistiche, con la possibilità di convocare o costringere a testimoniare, fra gli altri, ogni membro dello staff presidenziale.

Questo significa che le indagini – pubbliche – potranno prendere di mira chiunque, trascinando lo scandalo ben oltre le elezioni di mid-term fino, se non oltre, la campagna elettorale del 2020.

Nessun politico della storia - e lo dico con grande certezza - è stato mai tratto in modo peggiore o così ingiustamente
— Donald Trump, riguardo al trattamento da parte dei media della sua amministrazione

Negli ambienti di Washington ancora non si parla di impeachment, ma, rivela POLITICO, fra i repubblicani si starebbe parlando apertamente della possibilità di “rimuovere” Donald Trump rimpiazzandolo con il Vice-Presidente Mike Pence. Vari senatori e congressisti sarebbero infatti “stanchi”, continua POLITICO, di difendere il Presidente nei confronti dei continui scandali della sua Presidenza, un'amministrazione, per altro, arrivata a questo punto di rottura dopo "soli quattro mesi". La situazione non ha raggiunto, ancora, i livelli di una crisi costituzionale, propedeutica all’impeachment, ma, argomenta il New York Times, ci sarebbe abbastanza materiale per definire il Presidente “incapace di adempiere alle proprie funzioni”.

Per questo, conclude il quotidiano newyorchese, Trump andrebbe rimosso secondo le norme del 25° emendamento. In quel caso, Pence, figura più pacata e considerata più “malleabile” dai membri del suo stesso partito, diventerebbe Presidente.

Sia l’impeachment che la rimozione di Trump richiederebbe il voto favorevole della maggioranza repubblicana del Congresso. Uno scenario ancora lontano, ma che potrebbe diventare sempre più probabile con il futuro intensificarsi delle indagini del Procuratore Speciale Mueller.


Martin Schulz, candidato Cancelliere per la SPD. Foto: SPD Saar Licenza: CC 2.0

Martin Schulz, candidato Cancelliere per la SPD. Foto: SPD Saar Licenza: CC 2.0

Continua il calo di Schulz.

Al seguito della sconfitta della SPD nel Nordrhein-Westfalen sua regione d'origine, Martin Schulz corre ai ripari e cerca di ridare fiato alla sua candidatura a Cancelliere. Il suo obiettivo sarebbe di ampliare il programma di governo ponendo particolare attenzione a temi della sicurezza e dell'educazione, i due punti deboli indicati dagli elettori nelle tre sconfitte regionali subita dai socialdemocratici quest'anno.

Durante un comizio a Berlino, Martin Schulz ha dichiarato come "sarebbe meglio investire per l'educazione dei nostri figli" invece che "per nuovi armamenti. Il riferimento è alla proposta del Ministro della Difesa Ursula von der Leyen, appoggiata da Angela Merkel, di aumentare il budget della difesa come richiesto dagli impegni con gli Stati Uniti. 

Nonostante il cambio di rotta la SPD continua a perdere terreno. Un sondaggio della televisione pubblica ARD del 19 maggio, continua a marcare il declino della SPD fra gli elettori. I socialdemocratici sarebbero al 26% contro il 38% della CDU di Angela Merkel.


Mark Rutte, leader dei Liberali olandesi e Primo Ministro incaricato dopo la vittoria delle elezioni di Marzo. Foto: EU2016 SK Licenza: Public Domain

Mark Rutte, leader dei Liberali olandesi e Primo Ministro incaricato dopo la vittoria delle elezioni di Marzo. Foto: EU2016 SK Licenza: Public Domain

Il non governo olandese.

Ad ormai due mesi dalle elezioni, tenutesi a marzo, l'Olanda rimane senza un governo. Secondo Edith Schippers, portavoce del tavolo delle trattative, troppo grandi sarebbe le differenze fra i quattro partiti nei riguardi dell'immigrazione. 

Secondo Jesse Klavers, il giovane leader dei GruenLinks, il problema sarebbe l'immigrazione sul quale i quattro partiti della possibile coalizione, Liberali, Cristiano-Democratici, Liberal-sociali e, appunto, Verdi, non riescono a trovare l'accordo.

Fallite le trattative, il leader del partito populista PVV Geert Wilders si è detto disposta ad entrare nella compagine di governo. La proposta dovrebbe cadere nel nulla: in campagna elettorale quasi tutti i partiti si sono espressi contro qualsiasi tipo di accordo con il PVV.

Nel frattempo, il governo è retto dal precedente Gabinetto Rutte II.

 

Il nuovo (vecchio) Iran - Trumpismi -I timori dell'Europa verso est - il Caffè della Domenica del 21-5-2017

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