Cosa vi siete persi a causa della Catalogna in Europa e nel mondo - il Ristretto del 7-10-2017

 Il Gay Pride di Budapest (Ungheria) del 2015, un evento che sembra avere una caratura diversa ogni qualvolta esso venga celebrato in Europa dell'Est. Foto:  Justin van Dyke  Licenza:  CC 2.0

Il Gay Pride di Budapest (Ungheria) del 2015, un evento che sembra avere una caratura diversa ogni qualvolta esso venga celebrato in Europa dell'Est. Foto: Justin van Dyke Licenza: CC 2.0

La crisi spagnola scaturita dal Referendum catalano ha monopolizzato l'attenzione politica di un intero continente, eppure la settimana politica ha presentato altri temi ed altre notizie, dalla svolta "anti-Gender" della Romania alla svolta politica in Palestina. Ecco cosa vi siete persi.

Romania: un altro caso di Democrazia illiberale?

Dopo Budapest e Varsavia, anche Bucarest sembra unirsi al crescente panorama delle cosiddette “democrazie illiberali” che punteggiano l’Europa dell’Est.

Il termine, coniato dal Primo Ministro ungherese Viktor Orban, indica stati dove la deliberata soppressione di alcune libertà civili viene compiuta in nome della “salvaguardia” della “cultura e dell’identità nazionale” a fronte dei “mali della globalizzazione liberale”.

Al contrario di quanto accade in Ungheria e Polonia, governati da partiti di Destra, la svolta illiberale in Romania arriva da Sinistra e dalle file del Socialismo Europeo. Il nodo del contendere, qui come in altri paesi, le unioni civili ed i matrimoni fra esponenti dello stesso sesso.

Nonostante entrambi siano già vietati dal Codice Civile, il governo intende blindare tale divieto dal punto di vista costituzionale. La Costituzione romena definirebbe, infatti, il matrimonio come “un’unione fra due sposi”: definizione troppo neutrale che potrebbe aprire la strada in futuro al riconoscimento dei matrimoni omosessuali.

Per ovviare a quello che viene avvertito come un “problema”, il governo romeno, guidato dal Partito Socialdemocratico (PSD) intende proporre un referendum per il cambiamento dell’articolo, rispondendo all’appello della “Coalizione per la Famiglia”, un gruppo di oltre 40 associazioni “per la vita” e sostenuto dalla Chiesa Ortodossa.

Per il vice-Primo Ministro romeno, e leader del PSD, Liviu Dragnea, il Governo andrà per la sua strada “anche se molti a Bruxelles non saranno felici”.

“Abbiamo il diritto costituzionale e l’obbligo morale di difendere la famiglia dalle tendenze della società moderna”, questo lo slogan della "Coalizione", il quale riprende i concetti avversi ascoltati nelle dichiarazioni di Orban, di Jaroslaw Kaczynski in Polonia o, ancora, durante la proclamazione delle leggi anti-gay in Russia.

Il referendum, secondo il leader del MozaiQ, il principale gruppo LGBTQ del paese, sarebbe “illiberale”, una tesi ripresa anche dalla Storica del Femminismo Andrea Peto, della Central European University di Budapest. Per la Professoressa, la svolta del governo sarebbe puro “lobbysmo”, un regalo fatto alla “Coalizione per la Famiglia” e ai “movimenti anti-Gender” che mette a rischio anche i diritti per le donne e di tutti i coloro che non rientrano “nel sentiero della famiglia naturale e tradizionale”.

Per l’Europa, un ulteriore segno della propaganda tradizionalista che serpeggia nell’Europa Orientale i cui effetti cominciano a sentirsi anche nel mondo occidentale.


 Il Primo Ministro olandese Mark Rutte durante l'apertura del semestre di Presidenza europea dell'Estonia. Foto:  EU2017EE Estonian Presidency  Licenza: CC 2.0

Il Primo Ministro olandese Mark Rutte durante l'apertura del semestre di Presidenza europea dell'Estonia. Foto: EU2017EE Estonian Presidency Licenza: CC 2.0

Olanda: la fine dell’impasse politica, arriva il nuovo governo

Dopo 208 giorni di trattative, finalmente i Paesi Bassi avranno un nuovo governo. Così ha dichiarato il Primo Ministro Mark Rutte Venerdì 7 ottobre.

Si chiude così, dopo 208 giorni di trattative, le trattative fra le forze parlamentari incominciate dopo le elezioni del 15 marzo, dove era uscito vincente il Partito per la Libertà e Democrazia (VVD) del Premier uscente Rutte.

Il rigido proporzionalismo olandese ed il crollo della Sinistra riformista, ex-partner di governo dello stesso Rutte, ha reso necessaria la ricerca di una vasta coalizione di governo che coinvolgesse, oltre il VVD almeno tre delle altre forze minori presenti nel Parlamento. Un’alleanza fra i Liberali ed il Partito per la Libertà (PVV) del ultra-populista Geert Wilders, seconda forza politica del paese, era stata infatti esclusa dallo stesso Primo Ministro uscente.

Un primo tentativo era stato fatto includendo nei colloqui i Cristiano-Democratici (CDA), i Liberal-Socialisti del D66 e la Sinistra Verde (GroenLinks), ma i quattro non sono riusciti a raggiungere un accordo sul tema dell’immigrazione. Questo ha portato all’uscita dalle trattative della Sinistra, a cui il Governo ha tentato di ovviare proponendo l’ingresso all’Unione Cristiana e, in alternativa, ai due partiti socialisti olandesi.

Dopo varie trattative, che hanno portato al coinvolgimento dei Sindacati su richiesta del D66, VDD, CDA, CU e D66 hanno raggiunto l’accordo di governo. Il voto di fiducia è atteso per Lunedì 9 ottobre.

Dal nuovo governo è attesa una svolta più restrittiva in tema di immigrazione, allo scopo di depotenziare l’ascesa populista. Non dovrebbe cambiare, invece, la posizione olandese sulle politiche di Austerity a livello europeo.


 Antonio Costa insieme al Presidente del Consiglio d'Europa Donald Tusk. Foto:  European Council President  Licenza:   CC 2.0

Antonio Costa insieme al Presidente del Consiglio d'Europa Donald Tusk. Foto: European Council President Licenza:  CC 2.0

Portogallo: la vittoria della crescita economica.

All’ombra della crisi spagnola, il Portogallo si è recato alle urne domenica 1 ottobre per le elezioni amministrative. Per quanto non avesse nessuna ripercussione sul Parlamento, la tornata elettorale era molto attesa e considerata un barometro importate per il governo nazionale guidato dal socialista Antonio Costa.

I risultati sono stati molto positivi per il Partito Socialista del Primo Ministro. Questo ha raggiunto il 38% dei consensi superando il 32,3% conseguito alle elezioni politiche del 2015. Con questo risultato i Socialisti conquistano 158 amministrazioni su 308, e 9 delle 15 principali città del paese, prima su tutte la capitale Lisbona.

Un successo importante per Antonio Costa che corona due anni di crescita economica. Grande sconfitto il centro-destra rappresentato dal Partito Social-Democratico che passa dal 38,6% conseguito nel 2015 al 30% di questa tornata.

Con questa elezione il Portogallo, si dimostra l’unico paese in Europa con una Sinistra riformista, e membro dei Socialisti Europei, in crescita: un dato confortante dopo la cocente sconfitta subita dai socialisti in Francia ed in Germania.


Palestina: verso la riconciliazione fra Fatah e Hamas.

I due principali partiti palestinesi, Fatah e Hamas avrebbero raggiunto l’accordo per la formazione di un governo di unità nazionale. Verrebbe così a finire quella divisione iniziata nel 2007 quando, in seguito al “colpo di stato” di Gaza, Hamas aveva assunto il controllo della Striscia lasciando a Fatah quello della Cisgiordania.

L’accordo sarebbe stato avvenuto tramite l’intercessione dell’Egitto e il supporto dietro le quinte della Russia, sempre più attiva nel nuovo panorama medio-orientale. Sul piatto rimane il destino delle forze di sicurezza di Hamas, da sempre il cuore del potere politico del movimento a Gaza.

Il Presidente palestinese e leader di Fatah Mahmud Abbas sarebbe contrario alla formazione di un governo civile congiunto qualora questo mantenga separate da questo le forze di sicurezza della Striscia. La paura, sottointesa, sarebbe rendere il nuovo governo congiunto “ostaggio” delle proprie forze di sicurezze, le quali risponderebbero ad un solo partito della coalizione.

Qui tornerebbe d’attualità la diplomazia egiziana: il Cairo sembra infatti aver ripreso il suo ruolo tradizionale nella gestione della questione palestinese e si è proposto di supervisionare la “fusione” delle forze di sicurezza delle due “metà” della Palestina.

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Il nuovo fronte del populismo tedesco: Frauke Petry e la Baviera: - il Caffè del 5-10-2017