Il "secondo" referendum sulla Brexit - La crescita di Macron - L'ISIS nelle Filippine - il Ristretto del 30-5-2017

 La Brexit secondo Bansky. Foto:  www.bansky.co.uk  Licenza:  CC 2.0

La Brexit secondo Bansky. Foto: www.bansky.co.uk Licenza: CC 2.0

L'8 giugno si terranno le elezioni parlamentari britanniche. Doveva essere una passeggiata trionfale per l'attuale Primo Ministro Theresa May ed invece, fra errori e passi falsi, si sta trasformando in una sorta di "secondo" referendum sulla Brexit fra la linea morbida - proposta dai laburisti - e quella dura - voluta da Theresa May.

Il "secondo" referendum sulla Brexit

Le elezioni britanniche dell'8 giugno dovevano essere una sorta di passeggiata trionfale per Theresa May ed il suggello finale sulla linea dura messa in atto da Londra nei confronti della Brexit.

Invece una serie di passi falsi compiuti durante la campagna elettorale potrebbero costarle quella maggioranza assoluta ritenuta essenziale dal Primo Ministro, in vista delle difficili trattative con l'Europa.

Theresa May rimane favorita per la vittoria finale, ma il vantaggio dei conservatori si sta progressivamente assottigliando. Ad inizio maggio, infatti, il partito del Primo Ministro godeva, dati di YouGov/Sunday Times, di un vantaggio di 19 punti sui Laburisti (47% a 28%). Questo è andato via via assottigliandosi, arrivando ai 9 punti di metà maggio (44% a 35%) fino ai 7 dell'ultima rilevazione (43% a 36%).

A causare l'avvicinamento è stato il "Manifesto" proposto da Theresa May, in cui il Primo Ministro ha proposto una serie di tagli alla spesa pubblica volti a colpire sopratutto l'educazione e l'assistenza agli anziani. A ciò si è aggiunta una campagna elettorale improntata alla linea dura nei confronti della Brexit. Questi due punti hanno alienato parte dell'elettorato conservatore ed il voto meno euroscettico, elettori che hanno trovato, invece, nel Partito Laburista di Jeremy Corbin il proprio campione. Il risultato? Che il Labour, dato per spacciato dopo la debacle delle elezioni amministrative del 4 maggio, si trova ora in sella ad un improbabile quanto inaspettata rimonta.

Meglio un non accordo che un pessimo accordo. La Gran Bretagna deve essere pronta a lasciare le trattative se questo sarà necessario
— Theresa May, riguardo alle trattative con l'Unione Europea

La differenza di vedute fra i due partiti è deflagrata nel dibattito elettorale tenutosi lunedì 29 maggio su Sky News fra i due leader, Theresa May per i Conservatori, e Jeremy Corbin per i Laburisti. Per il Primo Ministro, il governo "negozierà l'accordo giusto" per il paese, ma non ad ogni costo: "meglio un non accordo che un pessimo accordo" ha dichiarato Theresa May. Per la leader dei Tories, quindi, la Gran Bretagna "deve essere pronta ad abbandonare le trattative" se fosse necessario. L'accordo, sottolinea invece Jeremy Corbin, è "necessario" per garantire un futuro al paese.

Il confronto è poi continuato sugli altri temi della campagna, quale l'educazione ("non è una questione di soldi, ma di avere un sistema più efficiente" ha dichiarato May sui tagli proposto dal governo), immigrazione e sicurezza. Eppure, ancora una volta, è emerso quale sarà l'oggetto delle prossime elezioni: l'atteggiamento da tenere nei confronti dell'Europa.

In sostanza un "secondo" referendum sulla Brexit fra la linea morbida dei Labour e quella rigida dei Tories.


La rinascita politica della Francia sotto Macron.

In Francia continua l'ascesa politica di Emmanuel Macron. Dopo la rocambolesca vittoria nella corsa all'Eliseo, fra i passi falsi dei Repubblicani, il suicidio politico della sinistra e il ballottaggio con Marine Le Pen, il giovane presidente francese si ritrova ad affrontare le elezioni per il rinnovo dell'Assemblea Nazionale, le quali si terranno il'11 ed il 18 giugno.

Gli ultimi sondaggi confermano "La Republique En Marche!" (LRM) di Macron quale primo partito del paese, con il 31% dei consensi. Il Front National (FN) di Marine Le Pen è al secondo posto con il 19% delle intenzioni di voto, seguito dai Repubblicani (LR) al 18% e la Sinistra di Mélenchon al 14%. Confermata la crisi del Partito Socialista, fermo al 7%. 

Vista la natura del sistema elettorale a doppio turno, LRM conquisterebbe la maggioranza assoluta dei seggi parlamentari (fra i 310 e 330), mentre i Repubblicani rimarrebbero il primo partito dell'opposizione (140-160 seggi) seguiti dalle due sinistre, Mélenchon e Socialisti, entrambe stimate fra i 25 ed i 30 seggi. Il FN si troverebbe ancora una volta sconfitto, arrivando al massimo a 16 seggi.

Nella costante ascesa di LRM sta influendo l'estrema operatività del giovane Presidente. In poco più di due settimane dal suo giuramento, infatti, Macron ha cominciato i lavori per la riforma del mercato del lavoro, con la semplificazione dei contratti nazionali, a favore delle piccole e medie imprese, una legge che egli intende approvare entro il prossimo settembre.

Una volta approvata, il governo dovrà affrontare, secondo quanto dichiarato da Macron, la riforma dei sussidi di disoccupazione prima di approdare a quella pensionistica nel 2018. Quella che poteva essere, secondo alcuni investitori, una mossa azzardata, ovvero presentare la riforma dello stato sociale prima delle legislative, sembra si stia rivelando l'ennesima mossa vincente di Macron.


L'ISIS nelle Filippine

L'esercito delle Filippine ha intimato alla resa i militanti dello Stato Islamico del Lanao, conosciuti anche come Maute, un gruppo fondamentalista islamico filippino associato all'ISIS che ha occupato militarmente il 23 maggio la città di Marawi, sull'isola di Mindanao. Le forze armate, grazie al supporto degli elicotteri, sarebbero vicine a riconquistare la città..

Gli scontri nella città di Marawi hanno finora provocato la morte di un centinaio di persone e la fuga dalla città di oltre il 90% dei suoi 200.000 abitanti, la maggioranza dei quali rifugiatesi nella vicina località di Illigan, a venti chilometri da Marawi. Qui, onde evitare ulteriori attacchi le forze di polizia hanno imposto il coprifuoco notturno.

L'area non è nuova a scontri fra miliziani islamici ed esercito, l'isola di Mindanao è infatti il cuore dell'Islam filippino e gli scontri fra la maggioranza cristiana del paese e le minoranze musulmane hanno segnato la storia della regione per decenni.  L'attacco è avvenuto, infatti, all'interno della Regione Autonoma del Mindanao Musulmano di cui Marawi, capitale della provincia del Lanao del Sur, è la città principale.

La regione, così come tutta l'isola di Mindanao, è una delle più povere dell'arcipelago. Qui i ribelli del Maute, così come altri gruppi ribelli, si sono guadagnati l'appoggio di molte popolazioni locali, alienati dall'incapacità del governo di Manila di risolvere il lungo conflitto sociale e religioso che piaga l'isola. Il Maute, nato come milizia privata nel 2013, si è affiliato all'ISIS nel 2016 grazie ai contatti con il gruppo Abu Sayyaf, anch'esso presente nel Mindanao, ed il suo comandante, Isnilon Hapilon, nominato dall'ISIS, emiro del Sudest Asiatico.

Proprio il tentativo di cattura di Hapilon a Marawi, avrebbe scatenato l'offensiva del Maute. Il rifugio del sedicente emiro sarebbe stato circondato dalle forze dell'ordine quando i miliziani jihadisti hanno attaccato la città, permettendo la fuga al proprio capo. Tale risposta, dicono i vertici militari, era attesa, ma l'esercito si è fatto cogliere impreparato dall'addestramento e dall'organizzazione dei ribelli, fra cui, ci sarebbero anche "foreign fighters" provenienti dal medio-oriente.


 Dimostranti davanti al Congresso Nazionale brasiliano nella notte di mercoledì 24 maggio 2017. Foto:  Jordi Bernabeu Farrús  Licenza:  CC 2.0

Dimostranti davanti al Congresso Nazionale brasiliano nella notte di mercoledì 24 maggio 2017. Foto: Jordi Bernabeu Farrús Licenza: CC 2.0

Il Brasile della corruzione e della crisi.

Il Presidente del Brasile Michel Temer ha chiesto agli inquirenti di velocizzare le indagini sui casi di corruzione riguardanti la costruzione degli stadi per la Coppa del Mondo di calcio del 2014. Questo, dice Temer, sarebbe essenziale per garantire la ripresa economica del paese, prevista, dopo un biennio negativa, attorno allo 0.7% per l'anno corrente.

"La crisi" del Brasile, sostiene infatti il Presidente salito al potere dopo l'impeachment di Dilma Roussef, "sarebbe più politica che economica", provocata, quindi, dagli scandali che hanno segnato le ultime tre presidenze, Lula, Rousseff e, appunto, Temer, che da reali condizioni di fragilità economica. A dargli ragione sarebbero le analisi degli economisti, i quali citano la corruzione endemica della società e della politica brasiliana quale prima causa per la mancanza di fiducia da parte degli investitori nell'economia del paese.

Lo scandalo è già costato la carriera a tre diversi ministri del governo, arrivando a toccare il Presidente quando due indagati hanno consegnato agli inquirenti la registrazione di una telefonata in cui Temer si sarebbe premurato che questi, due costruttori, continuassero a pagare il silenzio di Eduardo Cunha, ex-Presidente del Parlamento. Proprio Cunha, ora in galera, avrebbe dato il via alla procedura di impeachment a Roussef, spianando la strada per la presidenza di Michel Temer. 

Il caso è ora all'esame della Corte Elettorale, la quale potrebbe, in teoria, privare Temer della sua carica, ma è più probabile che questo venga rimesso al giudizio della Corte Suprema. In quel caso, fonte Reuters, alcuni degli alleati di Temer sarebbero pronti a ritirare il proprio appoggio al Presidente, costringendolo alle dimissioni.

Proprio il coinvolgimento del Presidente nelle indagini, ha scatenato le contestazioni dei cittadini brasiliani. A Brasilia, migliaia di persone sono scese in piazza chiedendo a gran voce le dimissioni del Presidente Temer, la cui popolarità era già azzerata a causa delle sue proposte di riforma dello stato sociale.  

Un nuovo ordine mondiale? La lunga marcia dell'Europa verso la Cina - il Caffè del 2-6-2017

Petrolio, ideologia ed incompetenza: il disastro del Venezuela di Nicolas Maduro- il Caffè del 29-5-2017