L'attentato di Londra, l'opportunismo dell'ISIS e della destra populista - il Caffè del 24-3-2017

 Westminster, il luogo dell'attentato di mercoledì 22 marzo. Foto:  Raul Lieberwirth  Licenza:  CC 2.0

Westminster, il luogo dell'attentato di mercoledì 22 marzo. Foto: Raul Lieberwirth Licenza: CC 2.0

Dopo l'attentato di Westminster, la multiculturale Londra cerca di mantenere vivo il proprio spirito e, mentre prova a far fronte agli attacchi opportunistici dell'ISIS, riscopre un nemico interno: i populisti.

Alle 14.40 (15.40 ora europea continentale) di mercoledì 22 marzo un SUV Hyundai grigio ha attraversato a gran velocità il ponte di Westminster salendo sul marciapiede, investendo e uccidendo tre passanti e ferendone altre 50, per andarsi infine a schiantare contro la cancellata del palazzo del parlamento inglese, in quel momento in sessione. Qui il conducente è uscito dalla macchina ed ha accoltellato a morte una delle guardie dell'edificio, prima di essere ucciso con tre colpi al petto dalla guardia del corpo del Segretario della Difesa . Nel frattempo, il Primo Ministro e i membri del gabinetto di governo, presenti a Westminster, venivano evacuati dai servizi di sicurezza.

Chi è stato. Nella giornata di giovedì, Scotland Yard - come viene chiamata la polizia metropolitana londinese - ha reso noto il nome dell'attentatore. Si tratta del britannico Khalid Masood, 52 anni, noto alla polizia inglese per via di vari reati violenti fra i quali aggressione, possesso d'armi e attacco a pubblico ufficiale. Masood sarebbe nato nel 1964 nel Kent, regione ad est di Londra, come di Adrian Russel Ajao, nome poi abbandonato in seguito alla conversione all'Islam. La sua carriera criminale lo ha portato anche in carcere, anche se - come affermato dal Segretario agli Affari Interni Amber Rudd -  mai per atti terroristici. Fonti del quotidiano The Guardian, affermano che il nome di Masood non farebbe parte della lista di oltre 3000 individui che lo MI5 - i servizi segreti inglesi che si occupano di antiterrorismo - classifica come minacce terroristiche potenziali. Viene definito piuttosto una "figura marginale" all'interno della potenziale scena terroristica islamica del Regno Unito. Nove persone sarebbero state arrestate fra Birmingham e Londra nelle ore successive all'attento.

 Theresa May durante la conferenza stampa di giovedì sull'attentato di Westminster. Foto.  Number 10  Licenza:  CC 2.0

Theresa May durante la conferenza stampa di giovedì sull'attentato di Westminster. Foto. Number 10 Licenza: CC 2.0

Imprevedibile e letale. Durante la conferenza stampa di giovedì 23 marzo, il Primo Ministro Theresa May ha affermato che, per quanto conosciuto alla polizia per il suo curriculum criminale, "Masood sarebbe stato esterno all'attuale quadro investigativo sul fondamentalismo islamico" non facendo parte di nessuna rete terroristica organizzata. Si sarebbe trattato di un atto ideato e compiuto in solitaria "ispirato" - dice ancora Theresa May - "allo jihadismo islamico" e frutto di quell'ultra-radicalizzazione spontaneista già vista all'opera negli attentati di Nizza e Berlino dell'anno scorso. Le similitudini fra i tre attentati sono notevoli, in tutti e tre i casi l'attentatore ha agito da solo con l'obiettivo di fare più danni e morti possibili non con armi da fuoco, ma per mezzo di autoveicoli: camion a Nizza e Berlino, un SUV a Londra. Si tratterebbe di atti facili da organizzare e difficili da prevedere, i quali non hanno bisogno di supporto logistico locale e, quindi, sono difficilmente identificabili e prevedibili rispetto agli attentati a matrice militare di Parigi - Bataclan e Stade de France - e Bruxelles. 

La sfida del terrorismo spontaneista. Che si sia trattato di un attacco non pianificato, sembra essere confermato dalla rivendicazione compiuta dall'ISIS nella serata di giovedì su Twitter. Secondo il gruppo terroristico, infatti, Masood sarebbe "un soldato" che ha risposto "alla chiamata alle armi dello Stato Islamico contro le popolazioni degli stati membri della coalizione [attualmente impegnata contro l'ISIS in medio-oriente]", come, appunto, gli attentatori di Nizza e Berlino, Mohamed Lahouaiej-Bouhlel e Anis Amri. Nel caso specifico, sostiene Shashank Joshi, ricercatore presso il thinktank Royal United Services Institute, Masood "sarebbe un soggetto atipico [rispetto al profilo tipico del terrorista], perché solo una piccola minoranza dei soggetti si radicalizza dopo i trent'anni". Ciò nonostante, "il suo curriculum criminale", continua Joshi, "non deve stupire, in quanto molti jihadisti hanno avuto problemi giudiziari in precedenza". Imprevedibilità, opportunismo e spontaneismo, questa sarebbe la nuova frontiera del terrorismo islamico di matrice ISIS che sostituisce l'organizzazione sul territorio all'ispirazione ad un terrorismo "low-cost" basato sull'esportazione del "logo ISIS" e l'emulazione spontanea. L'applicazione di tale strategia, afferma sempre Joshi, renderebbe "quasi impossibile capire chi possa diventare un terrorista", il che rende essenziale, per evitare casi più eclatanti, non solo il lavoro di prevenzione, ma anche quello di protezione ed intervento o l'adozione di tecniche tipiche dello stato di polizia. 

L'opportunismo populista. I motivi degli attentati e delle rivendicazioni dell'ISIS in Europa sono ormai noti: distruggere il modello multiculturale del continente e fomentarne i sentimenti anti-Islam. Paradossalmente, ma neanche troppo, l'attuazione di questa strategia ha il suo maggior ed inconsapevole alleato ne movimenti populisti, ovvero nei maggiori nemici dell'immigrazione islamica in Occidente. Ottimi esempi sono PVV in Olanda, Lega in Italia, Front Nationale in Francia, AfD in Germania e UKIP in Gran Bretagna. Proprio l'ex-leader dello UKIP Nigel Farage, in un'intervista a Fox News nella serata di mercoledì, ha attribuito la colpa dell'attentato ai "governi inglesi", a cominciare da quello di Tony Blair. Quest'ultimo, dice il leader populista, "ha voluto costruire il multi-culturalismo in Gran Bretagna" dando vita a "comunità divise" agevolando così la costruzione, mediante "ghetti islamici", di "una quinta colonna" dello jihadismo in Europa. Sempre secondo Farage, il problema dei politici britannici sarebbe la paura di "essere definiti razzisti" qualora aggredissero "la questione del multiculturalismo" nel paese. Su questa falsa riga si muove anche Walid Phares, consulente di Donald Trump e presentato come "esperto" di politica estera da Fox News, secondo cui "i governi liberali" - nell'accezione inglese "governi di centro-sinistra" - "pensano che multi-culturalismo significhi morire tutti assieme [in attacchi terroristici]".

La risposta del governo. Queste accuse riaprono quel dibattito sull'immigrazione che, fulcro della campagna referendaria pro-Brexit, fa leva sulla paura dei cittadini allo scopo di acquisire più voti e notorietà. A ciò, Theresa May oppone - di converso - la solidità del modello multiculturale inglese pur scosso dalla difficile situazione sociale post-Brexit. Per il Primo Ministro, Londra sarebbe stata il bersaglio scelto dai terroristi "perché è il luogo dove persone di tutte le nazionalità, religioni e culture celebrano insieme i valori di libertà, democrazia e libertà di parola". Parole conciliante di una leader il cui nome viene associato in modo prevalente alla Brexit, ma che nel momento di crisi è riuscita a dosare le parole e arginare l'esplosione irrazionale del panico nel paese. "Sarebbe sbagliato definire l'attentato di Londra come terrorismo islamico" dice infatti il Primo Ministro: "tale termine sarebbe offensivo verso l'Islam".

La risposta all'attentato - e agli attacchi populisti - deve essere, continua Theresa May, "ll non cedere al terrore o alle parole di odio che ci vogliono dividere".


Per approfondimenti:

- Il live blog dell'attentato: The Guardian

- Il caso Birmingham, città considerata il "focolaio" dello jihadismo britannico: Birmingham Mail

- La strategia ISIS nel 2017: il Caffè e l'Opinione

- Il documentario su come funziona la propaganda dell'ISIS: Vice News

- L'ISIS e la comunicazione online: SkyNews

- Sull'opportunismo della destra populista britannica: The Guardian

- Sulla volontà di Theresa May di non creare allarmismo: Politico

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