Merkel ed AfD, cosa è successo nelle elezioni tedesche - il Caffè del 25-9-2017

Angela Merkel, riconfermata Cancelliera per la quarta volta, ma è un risultato amaro condito dall'affermazione della destra estrema. Foto: Markus Spiske Licenza CC 2.0

Angela Merkel, riconfermata Cancelliera per la quarta volta, ma è un risultato amaro condito dall'affermazione della destra estrema. Foto: Markus Spiske Licenza CC 2.0

L'elezioni federali tedesche confermano Angela Merkel come Cancelliera, una vittoria amara condita dall'ascesa, superiore alle attese, della destra nazionalista della AfD. Cosa è successo e quali sono le cause principali di tale risultato?

L'immagine principe della tornata elettorale tedesca arriva a sera già inoltrata. Lo scenario è Alexanderplatz, il centro di Berlino. In piazza, centinaia di manifestanti radunati sotto le finestre dove si sta svolgendo il party elettorale di Alternativa per la Germania (AfD), l’estrema destra tedesca che oscilla fra populismo e liberiamo, fra sovranismo e xenofobia. Si inneggia contro il nazismo mentre si invitano i futuri parlamentari e la dirigenza del partito a lasciare la città.

Si tratta di una reazione a quella che è la notizia principale del giorno: quel 12,6% raccolto dal partito che issa la AfD al terzo posto nazionale aprendogli, per la prima volta le porte del parlamento.

L’analisi del voto. Alla fine dei conteggi il 12,6% della AfD equivarrà a 94 seggi nel prossimo Bundestag. Mai, dalla Seconda Guerra Mondiale, un partito dichiaratamente “nazionalista” aveva raggiunto un numero di parlamentari così alto.

Davanti a tutti, l’Union, l’alleanza CDU/CSU di Angela Merkel, che raggiunge il 33%, -8,5 rispetto al 2013, portando a casa, oltre alla vittoria, una maggioranza relativa di 246 seggi. I socialdemocratici della SPD, reduci da quattro anni di governo con l’Union, guidati da Martin Schulz, si fermano al 20,5%, circa 6 punti in meno rispetto al 2013, guadagnando, così, 153 seggi.

Per entrambi, questo è il peggior risultato della propria storia. In salita, oltre ad AfD, gli altri partiti entrati in parlamento. Ai Liberali della FDP vanno 80 seggi frutto di un ottimo 10,7%, +5,9 rispetto al 2013, seguiti dai 69 seggi della Linke, la Sinistra, e ai 67 dei Verdi, rispettivamente al 9,2 e 8,9 percento dei consensi.

Angela, l’eterna. Al di là dell’estrema destra, la vincitrice rimane Angela Merkel. La Cancelliera accusa il colpo elettorale, ma riesce a raggiungere il traguardo del quarto mandato consecutivo eguagliando, così, il record Helmut Kohl, suo “padrino” politico, e confermandosi la “il volto” della Germania.

Nessuno, infatti, nel paese è riuscito negli ultimi anni ad incarnarne il desiderio di stabilità. Non dare mai spettacolo, non cavalcare l’umore dell’opinione pubblica e mantenere una visione di insieme, questi i dogmi della “politica della noia”, che è diventato il marchio di fabbrica della Cancelliera.

A questo si è unito il cambiamento strutturale della CDU, passato da partito moderato/conservatore, a specchio della società, aprendosi a temi trasversali quali i “matrimoni gay”, l’aumento dei salari minimi, l’accoglienza ai migranti e l’uscita dal nucleare. Così Angela Merkel è stata capace di traghettare il partito al centro, conquistando anche l’elettorato classico della SPD e lasciando ai “partiti di opinione” le istanze più radicali.

Votare per Angela Merkel e la CDU è diventato così una “scelta obbligata” quasi “inevitabile”: ella è l’unica a poter guidare il paese ed il partito, l’unico vera organizzazione di massa presente nel paese. Gli sfidanti – Schulz, Steinmeier, Steinbruck – finiscono per scontrarsi con un muro. Non importa il loro curriculum, possano anche essere ex-Presidenti del Parlamento Europeo come Martin Schulz: Angela gioca in un altro campionato i cui avversari non sono politici locali o nazionali, ma la storia e gli equilibri mondiali.

Tutto ciò genera però anche “stanchezza”, voglia di cambiamento e distacco da parte dell’elettorato ed il “leader”. Quando questo si sposa con la critica al sistema da parte di quei ceti e fette dell’elettorato che si sentono “abbandonate” dalle svolte progressiste della Cancelliera, nasce la critica e da questo la protesta.

L’effetto positivo, per la CDU, è stata la rinascita dei Liberali, i naturali alleati dell’Union; quello negativo, la crescita esponenziale della AfD. I primi hanno assorbito l’elettorato liberista della CDU, i secondi, quello dei delusi: i tradizionalisti attratti dal sovranismo e dal populismo.

Alexander Gauland, fondatore e leader della AfD, noto per le sue posizioni anti-migranti, anti-europa ed anti-Islam. Foto: James Rea Licenza: CC 2.0

Alexander Gauland, fondatore e leader della AfD, noto per le sue posizioni anti-migranti, anti-europa ed anti-Islam. Foto: James Rea Licenza: CC 2.0

L’Alternativa di ultra-destra. Nonostante le avvisaglie, le rutilanti affermazioni nelle elezioni regionali del 2016/2017, per molti tedeschi, il risultato della AfD è stato una doccia fredda. Per tutta la campagna elettorale, il partito era stato volontariamente messo in disparte dai media nazionali, bollato come un voto di protesta e animato da lotte interne o da scandali formali. Questo pur continuando a rimanere stabile nei sondaggi.

L’attenzione si è, così, spostata alla dialettica elettorale fra Union ed SPD, alle possibili future coalizioni, al ruolo dei Verdi e della CDU. Nel frattempo, l’AfD veniva progressivamente dimenticata dai media, ma non dagli elettori continuando la propria campagna elettorale, sopratutto nella "sua" Germania Orientale, nei comizi e suoi social.

Un errore madornale, quasi come se l’esempio italiano (M5S), britannico (Brexit) e statunitense (Trump) non fosse ripetibile nella Germania seria, produttiva e felice. Euroscetticismo, rifiuto degli immigrati, sovranismo erano questioni dei paesi dell’Est, non del centro economico e politico del continente.

La realtà si è dimostrata diversa, se non per tutto il paese, il quale rimane assiso attorno ai valori democratici ed europeisti, almeno per 5 milioni di elettori

L’estrema destra ed i prossimi quattro anni. Al Bundestag, la AfD sarà all’opposizione, ma questo non deve portare a sottovalutare il rischio di una “virata” a destra del paese.

Il rischio concreto è che la crescita dell’estrema destra, e il susseguirsi delle elezioni regionali, porti alcune formazioni politiche a “dare la caccia” al voto anti-sistema ed anti-Merkel.

Principale indiziato a dare il via a questa “caccia al voto”, sarebbe la CSU, la formazione bavarese gemella, ma più conservatrice, della CDU. In Baviera si voterà nell’autunno del 2018 e qualsiasi risultato inferiore alla maggioranza assoluta è percepito dalla dirigenza del partito come un fallimento. Proprio nelle circoscrizioni bavaresi, AfD ha segnato dei risultati impressionanti, e questo potrebbe portare il partito bavarese verso posizioni ancora più oltranziste, soprattutto per quanto riguarda le politiche sociali e quelle relative all’immigrazione.

Magari appoggiate dalle frange più conservatrici della CDU: in fondo Gauland, leader e fondatore del partito arriva da qui.

Un percorso simile potrebbe intraprenderlo anche la FDP, come la CSU, un futuro partner della CDU al governo. I Liberali hanno già condotto una campagna a favore di una maggiore rigidità economica in Europa e in Germania, accennando a politiche di contenimento dei migranti, soprattutto di quelli economici. Anche per loro, la tentazione di rincorrere l’ultra-destra, almeno quella liberista presente, potrebbe essere troppo forte.

Questo varrebbe anche per la Linke, la quale potrebbe optare per posizioni più sovraniste e populiste – alla Melénchon - per raccogliere il voto anti-europeista della ex-Germania Orientale.

Le alleanze. Il sistema elettorale tedesca impone, quasi tassativamente, la creazione di alleanze post-elettorali atte alla formazione del governo, soprattutto in un parlamento diviso in 6 gruppi parlamentari. Angela Merkel si è detta disponibile ad ogni tipo di coalizione con le forze “democratiche” presenti in Parlamento, AfD esclusa.

I numeri suggerirebbero il riproporsi della Grande Coalizione fra Union e SPD, ma il candidato socialdemocratico Schulz ha già sottolineato, mentre venivano resi pubblici gli exit-poll, la decisione del proprio partito di andare all’opposizione.

Sempre che poi la ragion di stato non porti la SPD a tornare sui suoi passi, all’interno di un governo di emergenza nazionale che coinvolga altri partiti, la soluzione dovrebbe essere quella della Coalizione Jamaica, ovvero Union-FDP-Verdi. Esiste il rischio che, in questo modo, Angela Merkel si condanni ad un quadriennio di compromessi fra istanze conservatrici (CSU), liberiste (FDP) ed ecologiste (Verdi), ma questo non dovrebbe essere un problema per una leader che ha fatto della propria capacità di concertazione la sua forza.

Poi, qualora questo non basti, la Cancelliera potrà sempre sventolare lo spauracchio le elezioni anticipate e il “rischio sovranista”, qualcosa che né CSU né FDP sarebbero disposti a testare.

Saper risultare vincente anche nelle sconfitte, questo forse è il vero segreto della resilienza di Angela Merkel e della sua Germania, almeno per i prossimi quattro anni.


Per approfondimenti:

- il futuro della Germania e del suo governo: POLITICO

- il desiderio di cambiamento della CDU: CICERO

- la Sassonia, casa e roccaforte della AfD: Die Zeit

- il problema del governo: Frankfurter Allgemeine Zeitung

Berlino e la Sassonia: due casi sul crepuscolo della Germania che scopre la destra – il Caffè del 27-09-2017

Alle urne: Germania, Kurdistan e Francia al voto - Il Caffè della Domenica del 24-9-2017