Populismi - il Caffè del 6-12-2016

Populismi - il Caffè del 6-12-2016

Un Caffè è un modo per lanciare una discussione e, prendendo spunto dagli avvenimenti delle ultime settimane, non si può non cominciare dalle ultime elezioni e l'avanzata dei movimenti Populisti.

Ecco quindi un edizione speciale – ed estesa - del Caffè.

ITALIA. Con il 59,1 dei voti contrari gli Italiani hanno bocciato, via Referendum, la riforma costituzionale voluta dal Governo Renzi. Nella notte il Presidente del Consiglio si è ufficialmente dimesso e in giornata è salito al Quirinale per discutere col Presidente della Repubblica, cui spetta ora la decisione sul da farsi. L'opzione più plausibile, una volta approvata la manovra finanziaria, è un governo di scopo guidato da Padoan o Grasso col compito di traghettare l'Italia alle prossime elezioni e varare una legge elettorale per il Senato in quanto quella vigente, l'Italicum, è progettata per la Camera mentre per Palazzo Madama vige ancora la legge proporzionale voluta dalla Corte Costituzionale. Per il Movimento 5 Stelle e la Lega di Salvini - insieme a Forza Italia i veri vincitori della tornata referendaria - le elezioni sono imprescindibili così come per Fratelli D'Italia. Berlusconi sembra più defilato - visti i sondaggi - e più interessato ad un governo di scopo. Tace intanto la minoranza del PD. L'Italia si trova quindi senza governo e con la possibilità di elezioni in primavera, insieme a quelle francesi.

AUSTRIA. L'Italia non è il solo paese Europeo che è andato al voto questa domenica. In Austria si è ripetuto il ballottaggio per l'elezione del Presidente della Repubblica dopo che il precedente, tenutosi ad aprile, era stato annullato per irregolarità nel voto postale. Ha vinto il candidato - già vincitore della tornata primaverile - Van der Bellen, che sconfigge il candidato dell'estrema destra Hofer. La vittoria è stata accolta in Europa - e fra gli altri dal Primo Ministro francese Valls e dal Ministro delle Finanze tedesco Gabriel - come la dimostrazione di come il populismo si possa battere. Ciò non toglie che l'Austria sia ancora un paese diviso fra le città che hanno abbracciato il multiculturalismo - Vienna su tutte - e le campagne che vedono in questo la principale minaccia alla propria identità culturale.

FRANCIA. La stessa divisione fra città e campagne divide anche la Francia, dove si andrà alle urne ad aprile. In settimana è arrivata la conferma che l'attuale Presidente della Repubblica francese, il socialista Hollande, non si ripresenterà per un secondo mandato. La scelta, per quanto unica nella storia Francese, non stupisce in quanto, secondo un recente sondaggio, solo il 4% dei francesi approva il suo operato. Il suo ritiro lascia via libera al suo delfino, l'attuale Primo Ministro Valls. Anche se quest'ultimo dovesse passare lo scoglio delle primarie interne del Partito, dovrà vedersela alle elezioni con l'ex-Ministro dell'Economia Macron, attualmente terzo col 17% dei voti, secondo i sondaggi, dimessosi ad inizio anno dal governo per creare una nuova aggregazione di centro-sinistra alternativa ai socialisti. Intanto i sondaggi danno favorito il candidato gollista e repubblicano François Fillon - che ha sconfitto alle primarie l'ex-presidente Sarkozy - ancora in vantaggio di 6 punti sulla candidata del Front National Marine Le Pen. Se quest'ultima è il simbolo stesso del populismo nazionalista anti-europeo, Fillon non si distingue per posizioni più concilianti, anzi si può considerare come l'esempio di quella destra moderata che insegue il voto populista. Difatti egli è noto per le sue aperture politiche alla Russia di Putin, le sue posizioni tradizionaliste nonché il desiderio di fronteggiare duramente e militarmente il "pericolo islamista".

BULGARIA e MOLDOVA. Mentre la Francia si appresta alle elezioni presidenziali di aprile, e la Germania a quelle parlamentari di settembre, l'ondata di elezioni autunnali ha toccato a novembre anche la Moldova e la Bulgaria con la vittoria, in entrambi i casi, da un candidato filo-russo. In Moldova, paese candidato all'entrata in Europa, ha vinto Igor Dodon il cui programma elettorale propone la rottura del processo di integrazione europeo, la trasformazione della Moldova in repubblica federale - a vantaggio dei separatisti ex-sovietici della Transnistria - e un generale riavvicinamento politico a Mosca. Di posizione simile, ma non favorevole all'uscita della Bulgaria dall'Europa, è il nuovo presidente bulgaro Rumen Radev, ex-generale ed ex-comunista eletto con i voti del Partito Socialista. Radev è considerato un nazionalista fautore di una politica indipendente sia da Mosca che da Bruxelles, ma che, allo stesso tempo, rimuova le sanzioni contro Mosca e riconosca l'annessione della Crimea alla Russia, così come la secessione dell'Ucraina Orientale da Kiev. Il nuovo presidente è inoltre a favore di un inasprimento delle politiche di accoglienza dei rifugiati provenienti, soprattutto, dalla vicina Turchia.

PUTIN, EUROPA E MERKEL. Da questa breve rassegna e considerando quanto la Brexit indebolisca l'Europa, la Russia emerge sempre più come principale fruitrice della crisi Europea. Putin, difatti, non ha mai nascosto il suo interesse a creare un asse Euroasiatico che riporti Mosca al centro della politica europea; tema questo che fu al centro dell'ultimo colloquio fra Obama e Merkel a Berlino. In quella sede, l'ormai futuro ex-presidente statunitense aveva consacrato la Cancelliera tedesca quale erede della sua politica, soprattutto in chiave anti-russa, in Europa. Questo avviene dopo mesi di crisi interna al governo ed alla CDU, dove alcuni esponenti della destra interna auspicano un cambio di direzione sulle politiche di accoglienza ai rifugiati e la bavarese CSU ha più volte minacciato di rompere l'alleanza elettorale fra i due partiti nel caso tali politiche non vengano ritirate. La Brexit, l'elezione di Trump e l'investitura di Obama hanno risollevato le sorti della Cancelliera che, forte di un sondaggio che vede il 55% dei tedeschi pronto a sostenerla, ha così annunciato la sua intenzione a ricandidarsi per un quarto mandato di governo.

USA. Intanto l'influenza di Putin arriva fino all'interno della Casa Bianca, più precisamente dentro lo staff personale del futuro presidente Trump: i consiglieri Bannon e Flynn, recentemente nominati dal magnate newyorkese come suoi consiglieri presidenziali. Flynn, futuro consigliere per la sicurezza nazionale, è un ex-generale particolarmente ostile all'Islam - da lui definita "ideologia politica" - e aperto a contrattare con la Russia la suddivisione delle sfere di influenza in Europa e Medio-Oriente. In questo trova facile sponda nell'ultra conservatore Bannon, capo-stratega della campagna elettorale di Trump e suo consigliere più fidato, nominato recentemente nell'ufficio esecutivo presidenziale. Putin, per Bannon, è l'alfiere dei movimenti tradizionalisti contro il multi-culturalismo ed il neo-liberismo. Egli, come il presidente russo, è avverso agli organismi transnazionali come l'Unione Europea ed a favore di una decentralizzazione del governo verso istituzioni locali secondo il modello anarco-capitalista o libertario che fu alla base della nascita degli Stati Uniti d'America. Tramite il proprio sito Breitbart - una piattaforma di news di stampo fortemente conservatrice - Bannon è considerato il principale supporter dei movimenti populisti e tradizionalisti europei fra cui l'UKIP di Nigel Farage - principale supporter pro-Brexit -, il Front National di Marine Le Pen e la AfD considerata dal consigliere come il "tea party" tedesco. Anche l'Italia è nelle mire di Breitbart, che non ha nascosto simpatie per il Sindaco di Roma Virginia Raggi ed il Movimento 5 Stelle.


Si chiude così la prima edizione del Caffè, dedicata ad una veloce - ed incompleta - rassegna stampa sul populismo in Europa. L'internazionale populista nata, secondo il Segretario della SPD tedesca Gabriel, con l'elezione di Trump è più forte che mai e, per quanto significativa, non basta la vittoria di Van der Bellen a rasserenare un orizzonte ancora molto fosco. Nel momento dell'ennesima implosione di un governo in Italia - 63 in 68 anni di Repubblica - ed all'alba delle elezioni francesi e tedesche, lo spettro del populismo incombe e finisce per influenzare - come dimostra la vittoria di Fillon alle primarie repubblicane - anche i partiti tradizionali. In questo panorama caotico non si vede un futuro chiaro per l'Unione Europea, anzi sembra si stiano perdendo le basi stesse della fondazione comunitaria. 

Da qualche parte, a Mosca, qualcuno sorride. Buona giornata.

 

Aggiornamenti:

- il Presidente della Repubblica Italiana Mattarella ha posticipato, per ora, le dimissioni di Renzi, l'obiettivo, dice una nota del Quirinale è di approvare la Finanziaria. 

- Il Primo Ministro Bulgaro si è dimesso in seguito alla elezione di Radev

- il Primo Ministro Francese Valls si è anche lui dimesso per correre alle Primarie del Partito Socialista.

La Chimera della Legittimazione Popolare - il Caffè del 14-12-2016