Scagliandosi contro l’immobilismo europeo, Macron non ha tutti i torti

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La NATO, il secondo mandato di Trump e i rapporti fra UE e USA, qual’è il futuro? E se Macron avesse ragione a scagliarsi contro l’immobilismo?

“Quella che stiamo sperimentando, è la morte celebrale della NATO”, parola del presidente francese Emmanuel Macron.

“Andiamo dicendo a noi stessi che abbiamo istituzioni che ci piacciono senza mai metterle discussione […anche quando…] nessuno capisce dove stiano andando e tutti continuiamo a fare finta di niente”.


Il problema della NATO

Il riferimento è alle iniziative unilaterali e contrastanti di Stati Uniti e Turchia in Siria, all’art. 5 del trattato dell’alleanza che, assieme, avrebbero potuto trascinare – sarebbe bastato molto poco – la NATO in un conflitto contro la Russia. Macron cercava di portare acqua al suo mulino, la difesa congiunta europea e relativo esercito, nonostante questo, però, il suo giudizio sulla NATO ha lasciato il segno. 

Mentre le varie cancellerie europee, ufficialmente, si schieravano a difesa dell’alleanza – e della sua importanza strategica per la pace in Europa, etc. – sotto traccia in molti, riporta POLITICO, hanno supportato le critiche dell’Eliseo. 

Follie turche a parte, infatti, l’erratica politica estera degli USA di Donald Trump, più votata alla “foto storica” e alla reazione istintiva più che alla visione strategica, è diventato un macigno sul futuro della NATO. E non solo per via del medio-oriente perché ci sarebbe anche l’Ucraina – vedi l’impeachment – l’Iran etc.

A supporto di Macron è arrivata, così, la Germania che – sempre  sottolineando l’importanza dell’alleanza etc. – ha suggerito la revisione dei meccanismi di coordinamento e operatività dell’alleanza attraverso la creazione di una commissione ad hoc. Progetto che, ha sottolineato il segretario Stoltenberg,  è stata “accettata di buon grado”. 

USA compresi.


La risposta USA

L’amministrazione Trump, però, quasi a ribadirne le critiche, ha colto la palla al balzo usando le parole del presidente francese per ribadire la propria richiesta di una maggiore cooperazione economica all’alleanza dei partner europei.

“[Dobbiamo fare in modo] che l’alleanza continui” ha dichiarato il Segretario di Stato Mike Pompeo “ma che il peso [economico] sia distribuito più equamente ” per poi aggiungere “la NATO si sta confrontando con minacce che non esistevano quando è nata, come il contro-terrorismo e la minaccia posta dal Partito Comunista Cinese”.

Leggendo le parole di Pompeo si capisce quale sia il vero problema della NATO. Da una parte ci sono gli Stati Uniti e i loro interessi dall’altra quelli diametralmente opposti degli europei. 

Dal 2001, il contro-terrorismo è stato usato per giustificare qualsiasi operazione in medio-oriente, fra cui quelle in Iran che rimane un nemico degli USA, ma un partner commerciale per la UE. Lo stesso discorso vale per la Cina: per Washington, Pechino è un avversario strategico economicamente quanto geopoliticamente, per Bruxelles un partner commerciale. 


Macron e il problema USA

C’è un altro passaggio di Macron che, potenzialmente, spiega ancora meglio il problema. 

“Non essere interventi tempestivamente in risposta all’uso di armi chimiche in Siria”  ha dichiarato al Paris Peace Forum il presidente francese “è stato il primo passo del collasso del blocco occidentale perché a quel punto le maggiori potenze regionali si sono dette: ok l’occidente è debole”.

Il bersaglio, stavolta, non è Trump, ma Obama, sotto la cui amministrazione è cominciato lo switch geopolitico statunitense dall’Atlantico al Pacifico per contrapporsi alla Cina. Anche qui Macron non è da solo. Risulta esser, infatti, opinione diffusa fra i dignitari europei che un cambio di amministrazione alla Casa Bianca non risolverà miracolosamente i problemi dell’alleanza atlantica.

USA e UE basano la propria politica estera su due posizioni completamente diverse: da una parte c’è l’idea della superpotenza mondiale, dall’altra la visione filo-kantiana del commercio come paciere internazionale. 


Un secondo mandato a Trump

Dati Project Firthy-Eight, aggiornati 21/11/2019

Ma quanto è probabile un cambio di amministrazione a Washington?

Che i democratici siano maggioranza nel paese lo dicono i sondaggi (forbice dal 43% al 49%, mentre i repubblicani sono dati fra il 37% al 42%). Peccato che negli Stati Uniti si vota per stato e sul singolo candidato, ed è lì che iniziano i problemi dei democratici. 

Stando ai sondaggi Biden è ancora il favorito per la vittoria delle primarie (i sondaggi gli accreditano dal 24% al 30% dei voti), ma qualcosa si sta muovendo e non si chiama Elisabeth Warren (considerata da molti democratici come “troppo socialista”). Mi riferisco a Pete Buttigieg, il giovane sindaco dell’Indiana, moderato che sembra avviato a vincere in Iowa e che potrebbe risultare il candidato a sorpresa come fu Obama 12 anni fa.

Problema: Buttigieg – per ora, tutto può cambiare da qui ad un anno – è abbastanza sconosciuto a livello nazionale. Inoltre, come Warren rischia di spaventare l’elettorato moderato (e quindi parte degli swinging states) così Buttigieg rischia di allontanare quello di sinistra.


La divisione interna, pesa a tal punto sulla campagna democratica che, attualmente, Trump vincerebbe contro Buttigieg (52% vs 48%) e Biden (51% vs 48%), mentre il margine con Warren (50% pari) e Sanders (51% vs 49%) è troppo risicato per garantire – l’esempio di Gore e Hillary è lì a dimostrarlo – la vittoria al candidato democratico.

La soluzione al problema potrebbe essere l’impeachement anche se questo, al 99,99%, non avverrà: serve il Sì del Senato e lì, i Repubblicani, hanno la maggioranza. Dall’altra parte il processo di impeachment non è iniziato per questo, ma per limare la popolarità del presidente i e rafforzare la corsa al voto dei democratici degli swinging states.

E mentre aspettiamo che Trump cada o meno, che la NATO capisca chi è, che la UE capisca cosa voglia fare da grande rimane il dubbio che Macron, quando cerca – a volte anche malamente – di smuovere le acque, tanto male non fa.


il Caffè e l’opinione

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