Dal Torino Film Festival: Morto Stalin, se ne fa un altro – il Caffè al Cinema del 29-12-2017

 La morte di Stalin dal film The Death of Stalin Foto:  2017 ENTERTAINMENT ONE LTD. ALL RIGHTS RESERVED.

La morte di Stalin dal film The Death of Stalin Foto: 2017 ENTERTAINMENT ONE LTD. ALL RIGHTS RESERVED.

In uscita in Italia, la commedia grottesca “Morto un Stalin, se ne fa un altro“, sui giorni che portarano dalla morte di Stalin alla salita al potere di Kruščëv.

Il 2 marzo 1953 Josip Stalin moriva improvvisamente, colto da un ictus fulminante. Ebbe così inizio una rapida lotta per la successione, tra l’incredulità, la gioia, le nevrosi e le incertezze di molti esponenti delle alte gerarchie sovietiche e le reazioni più diversificate dei cittadini. 

Una fase frenetica in cui si studiavano i nuovi indirizzi da conferire al partito e al paese, fino al trionfo finale della linea e della persona di Nikita Kruščëv.

Ispirato al fumetto che porta lo stesso titolo (di Fabien Nury e Thierry Robins), il film dello scozzese Armando Iannucci – sceneggiato dallo stesso regista, in compagnia di David Schnedier e Ian Martin – propone un’interpretazione satirica e surreale del clima di quei giorni.

Vi si esaltano con ironia tanto le bizzarrie tipiche di certi contesti di potere quanto le paranoie, i complotti e le fobie che si immagina vi serpeggiassero. Cadute di stile grottesche, sospetti e comportamenti decisamente sopra le righe si scatenano in modo frenetico in una girandola di eventi imprevisti, in cui le alleanze e le inimicizie possono comporsi e decomporsi nel giro di pochi istanti.

 Una scena del film. Foto:  2017 ENTERTAINMENT ONE LTD. ALL RIGHTS RESERVED.

Una scena del film. Foto:  2017 ENTERTAINMENT ONE LTD. ALL RIGHTS RESERVED.

I numerosi cambi di ritmo della regia e del montaggio rendono molto bene un clima generale così appesantito da tensioni che si intrecciano, spesso risolvendosi in nulla, e da violenze consumate con rapidità ed indifferenza, come le esecuzioni sommarie degli oppositori. Tutto ciò viene chiaramente rappresentato in prospettiva bizzarra e ironica, dagli esiti spesso esilaranti.

Nel complesso la pellicola esprime una insistita presa in giro dei formalismi burocratici e delle goffaggini di personaggi resi spesso volgari e naïf dalla loro smodata ambizione. Di alto livello sono le interpretazioni degli attori – fra cui Steve Bushemi e Jason Isaacs – e piuttosto raffinata la regia, ma non sono pochi gli elementi che lasciano qualche dubbio sulla completa riuscita del lavoro e sul suo portato satirico.

Ciò che soprattutto si nota è che, se i personaggi sono tratteggiati in modo molto accurato, un poco meno convincente è la messa in scena nel suo complesso. Molto gradevole è l’ironia british e l’atmosfera generale della storia, ma il prodotto finale è lontano dagli esiti qualitativi di Top Secret! (di Jim Abrahams, David Zucker e Jerry Zucker) o dei lavori dei Monty Python, dai quali pure proviene Michael Palin, qui nel ruolo di Molotov.

Discutibile, poi, è l’assenza totale di qualsiasi espressione, scritta o parlata, in lingua russa (tutto è in inglese, anche i documenti e i messaggi sulle corone funebri; inascoltabile è la pronuncia anglicizzata del nome di Kruščëv) e il predominio integrale dell’approccio anglosassone non solo nella forma, ma anche nei contenuti.


The Death of Stalin

Gran Bretagna/Francia/Belgio 2017

Regia di Armando Iannucci

Durata 107′

Sito Ufficiale

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