La camera approva i Minibot di Claudio Borghi all’unanimità?

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La Camera dei Deputati approva all’unanimità una mozione che “autorizza” il Governo a verificare l’uso dei minibot: che è successo.

Quanto successo in Parlamento nel pomeriggio del 28 maggio è molto grave, ancor di più perché sono passati ben due giorni prima che la notizia uscisse.

Con un voto all’unanimità e trasversale dei 476 deputati presenti, la Camera ha approvato una mozione, la numero 1-00013 nota anche come Baldelli et al. titolata “Mozione concernente iniziative volte a potenziare il sistema dei pagamenti dei debiti commerciali delle pubbliche amministrazioni

Una mozione omnibus in cui si conferisce mandato al governo di verificare la possibilità di realizzare iniziative per “la cartolarizzazione dei crediti fiscali, anche attraverso strumenti quali titoli di Stato di piccolo taglio, […] per garantire il rispetto dei tempi di pagamento dei debiti commerciali delle pubbliche amministrazioni”: Titoli di Stato di piccolo taglio, ovvero i Minibot.


La beffa dei minibot

Come spiega il professor Fabio Sabbatini della Sapienza, “i minibot sono titoli di Stato di piccolo taglio (dai 5 ai 100 euro) stampati per pagare i creditori della pubblica amministrazione”, i quali vanno a sostituire “una passività dello Stato (l’impegno a pagare i creditori) con un’altra (il titolo di Stato di piccolo taglio)”.

In pratica una cambiale il cui valore nominale è pagabile al portatore ed assicurato dallo Stato. Per farlo, ed evitare che il minibot possa non venir accettato dai privati, “il governo può allora annunciare che sarà accettata come mezzo di pagamento delle imposte future”. Ovvero diventare una moneta parallela equivalente, continua Sabatini “a un taglio delle tasse, o a un corrispondente aumento del deficit pubblico (la parte di spesa pubblica che non è coperta dalla tassazione)”.

Comunque la si voglia vedere, il minibot diventerebbe così uno strumento di finanziamento del deficit mediante moneta, quella che si chiama “monetizzazione del deficit pubblico”. Monetizzare è proibito dai trattati che hanno istituito l’euro in quanto andrebbe ad inficiare “il controllo della BCE sul potere d’acquisto della moneta nell’eurozona”.

Emettere Minibot, per farla breve, ha come risultato l’uscita dell’Italia dall’Euro. Ovvero quanto è sempre stato detto da colui il quale, in piena hybris sovransista, ha “ideato” i minibot: l’onorevole della Lega e Presidente della Commissione bilancio Claudio Borghi.



Minibot = uscita dall’Euro

“Statuire la preminenza del nostro diritto sui trattati europei e mettere in circolazione i minibot (punto 1 del programma condivo [dal CDX, NdR])” ha dichiarato Borghi nel febbraio del 2018 “sono passi NECESSARI per poter anche solo pensare di uscire dall’euro, quindi cominciamo da questo”.

Una proposta gravissima quindi che anche se non è operativa, la mozione è solo un indirizzo, costituisce un vulnus politico difficilmente rimarginabile. In ballo, occorre notarlo, non è solo la permanenza dell’Italia nella moneta unica, ma la nostra credibilità sui mercati internazionali come spiegato da Costantino de Blasi della Fondazione dei Cinquecento.

“Il segnale che si dà ai mercati è di incapacità di onorare gli impegni e inaffidabilità: quale pazzo sottoscriverebbe un prestito ad un debitore che si inventa mezzi illeciti per rimborsare?” Questo perché “una volta emesso il titolo lo stato può sempre annullarlo, lasciando il creditore con in mano un pezzo di carta buono neanche per il camino”.

La dimostrazione ce l’hanno data i mercati finanziari appena la notizia ha cominciato a circolare. Complice l’abbassamento dei rendimenti dei bond greci, il rendimento dei BTP italiani a 3 e 5 anni ha superato quelli ellenici, mentre la distanza per quelli a 10 anni si è ridotta a 20 punti. Finora Atene emetteva i Titoli di Stato a maggior rischio in Eurozona, ora questo “primato spetta a noi”.


la debacle di +Europa

A favore della mozione hanno votato tutti i gruppi parlamentari, compresa l’interezza del gruppo LeU, del Misto e dei presenti del PD. All’uscita della notizia su Twitter giovedì notte, i primi a scusarsi, sempre via social, sono stati Alessandro Fusacchia e RiccardoMagidi +Europa i quali parlano di “errore” dovuto al fatto che nella prima versione fatta circolare in aula non fosse contenuta la parte sui minibot.

Nonostante il cambio dell’ultimo minuto, però, la lettura dello stenografico della Camera dimostra chiaramente che i parlamentari avessero ogni mezzo per capire cosa stesse succedendo. Stefano Fassina (LeU), cofirmatario e primo a intervenire nelle dichiarazioni di voto, ha sottolineato immediatamente che la 1-00013 prevedesse “la possibilità […] di utilizzare i titoli di Stato di piccolo taglio per i pagamenti della pubblica amministrazione”.

Più espliciti gli altri firmatari. Per Walter Rizzetto di Fratelli d’Italia “il pagamento con i titoli di Stato di piccolo taglio, […] introduce i cosiddetti minibot” mentre per il forzista Simone Baldelli la mozione prevede, grazie all’intervento del Governo in aula (ovvero proprio Claudio Borghi), lo “lo strumento dei Minibot come possibilità di corresponsione, di compensazione tra debiti e crediti”.

Nonostante tutto, non solo +Europa, ma l’intero gruppo parlamentare del PD presente in aula vota a favore.


Quartapelle e il MEF

La prima ad intervenire da parte del Partito Democratico è la deputata Lia Quartapelle, la quale sottolinea come il voto favorevole sia dovuto al “dare un segnale d’urgenza [sul problema dei pagamenti della PA]”. Quartapelle riconosce che “nel testo, la maggioranza ha forzato il riferimento ai mini-bond”, ma, con una gaffe colossale “la possibilità [che questi vengano emessi] non c’è visti i trattati [europei]”.

La deputata si scuserà in seguito per l’ultima frase: “era un argomento stupido, è vero, lo ritiro”.

Questa difesa d’ufficio viene smentita a stretto giro da un comunicato stampa del Ministero dell’Economia e delle Finanze:

“Non c’è nessuna necessità né sono allo studio misure di finanziamento di alcun tipo, tanto meno emissioni di Titoli di Stato di piccolo taglio, per far fronte a presunti ritardi dei pagamenti da parte delle PA italiane”.

La risposta ufficiale del PD arriva a metà pomeriggio in una nota del Gruppo dei Deputati del PD con cui i Dem annunciano “un ordine del giorno urgente al dl Crescita per escludere decisamente l’impiego di strumenti come i cosiddetti minibot per creare nuovo debito”. Su questo esiste la “netta contrarietà” dei deputati che sul voto di martedì 28 aggiungono che si trattava “soltanto di una mozione, quindi di uno strumento che non solo non vincola e che ha subito aggiunte spurie e modifiche dell’ultimo momento prima del voto finale”.

Vero, è soltanto una mozione, ma ora il Governo sovranista a guida – di fatto – leghista, ha un documento bipartisan che lo autorizza a introdurre i minibot. Si chiama “vittoria politica” e quella mozione reca la firma, fra gli altri, della deputata PD Silvia Fregolent.



Il disastro del PD

“La toppa è peggiore del buco” dice un detto comune e, in questo caso, la toppa in questione è il comunicato del PD dove si citano, a mo’ di scusa, “aggiunte spurie e modifiche prima del voto finale”. Sempre lo stenografico della Camera mostra una realtà in cui i parlamentari del PD o, almeno, chi deteneva il dossier per il gruppo parlaamentare, hanno avuto tutte le possibilità per evitare di cadere in quella che più si scava, più sembra un “trappolone” teso dalla maggioranza. La mozione Baldelli viene infatti presentata alle 16.02. Alle 16:15 la seduta viene sospesa su richiesta dello stesso firmatario allo scopo di “”verificare la possibilità di svolgere sul tema una mozione unitaria anche con i parere favorevole del Governo”. Il PD, con il deputato Enrico Borghi. accetta come fa il Governo, nella persona, guarda un po’ di Claudio Borghi,

La seduta riprende alle 16:55 e quanto si torna in aula il presidente Mara Carfagna avverte che “è stata presentata una ulteriore nuova formulazione della mozione Baldelli ed altri n. 1-00013, che è stata sottoscritta anche dai deputati Faro (M5S), Claudio Borghi (Lega), Fregolent (PD), Rizzetto (FdI) e Fassina (LeU)”, infine si aggiunge anche Maurizio Lupi per il gruppo Misto.

Il tempo per accorgersi delle “aggiunte spurie e modifiche” c’era anche per la presenza di Fregolent, la quale sottolineerà, nel suo intervento, come la mozione Baldelli sia in linea con quanto svolto dai Governi Letta, Renzi e Gentiloni nella passata legislatura.

Seguono le dichiarazioni degli altri firmatari di cui abbiamo già offerto gli estratti, si vota e la mozione passa fra gli applausi dell’aula.


Silvia Fregolent, a parte retwittare il comunicato stampa dei Deputati PD non ha ancora rilasciato alcuna dichiarazione ufficiale. Idem per quanto concerne il gruppo di Liberi e Uguali, fra cui figura sì il firmatario – e sovranista – Stefano Fassina, ma anche Laura Boldrini, Pierluigi Bersani e Nicola Fratoianni. Da loro, come dai supposti moderati di Forza Italia, quella ancora aderente al PPE, si aspettano ancora delucidazioni.

Una pessima giornata per le opposizioni e una pessima prova per i media italiani – la notizia è stata data prima dai giornali esteri che da quelli italiani e per ora appare solo su il Sole 24 Ore – che per due giorni sono stati assenti totalmente dalla questione. Il caso “Minibot” è esploso, infatti, su Twitter dove, ammonisce Riccardo Puglisi “c’è più opposizione che in Parlamento”.

Vista l’incompetenza dei suddetti politici, verrebbe da dire “meglio così”, ma quanto evidenziato il 28 alla camera e negli ultimi due giorni nel paese è troppo grave per prenderla sul ridere.

Rimane una riflessione: stiamo realmente uscendo dall’euro? Non è dato saperlo, la realtà è che c’è una parte della maggioranza di governo – quella della linea Borghi-Bagnai-Zanni – che certamente ha quell’obiettivo che è supportata da un’altra, probabilmente quella Giorgetti, che vuole usare quella minaccia per ottenere concessioni da Bruxelles. In mezzo c’è un bacino di seggi, il 33% dei voti, fatta di deputati a 5 Stelle che palesemente non sanno che pesci prendere. La speranza – per quanto molto flebile – era nelle opposizioni.

Era, appunto.

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