Mimmo Lucano innocente, Salvini salvato in Parlamento – il Caffè Scorretto

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Mimmo Lucano è innocente, Matteo Salvini non lo sapremo mai perché si è scudato. Intanto, qui a Narnia, Di Maio è preoccupato della destra.

L’Italia dovrebbe smettere di essere un paese per diventare il banco di prova diretto e reale degli sceneggiatori cinematografici. Perché qui tutto succede e tutto accade, anche cose che sembrano impossibili viste dall’estero. Siamo un paese da fiabe, abbiamo il mare, il sole, i bei paesaggi e una sfilza di personaggi improbabili che divengono ministri e governano folle osannanti oggi, assatanate domani.

Al Caffè Scorretto crediamo fortemente in questa nuova vocazione del paese ed è per questo che oggi, nel parlare del caso Lucano e della, oramai, conclamata recessione abbiamo deciso di diventare cantastorie. Sedetevi comodi, allora, e godetevi quello che Simone e Ru hanno in serbo per voi.


Mimmo e il Ministro

C’era una volta un Ministro, uno importante. Egli era un politico senza troppo competenze e preparazione. In una cosa era però bravissimo: a vendersi all’elettorato, quasi stacanovista nel suo essere onnipresente attraverso i vari media nazionali.

Dotato di un armadio composto solo da felpe di pessimo gusto, il politico si aggirava per l’Italia ovunque ci fosse una sciagura e se non poteva arrivarci, in suo aiuto arrivavano i social, la grande magia dell’internet atta a trasformare ogni evento in un hashtag, ed ogni hashtag in nuove promesse vuote, slogan e voti.

E il politico, in un influencer circondato da truppe di follower/elettori chiamati “amici”.

Un giorno, grazia all’aiuto di un movimento politico sbandato e qualunquista, il politico/influencer divenne Ministro e appena insediatosi nel potente palazzo del Viminale, decise di scatenare gli “amici” contro un piccolo comune della Calabria ed il suo sindaco, Domenico Lucano, detto Mimmo. Grave era la colpa di Mimmo: egli aveva aperto la propria cittadina a decine di forestieri dalla pelle scura, in fuga dai loro paesi. Erano i “migranti”, gli spauracchi degli “amici” e Mimmo li ospitava, li integrava e li rendeva parte della città.

Fosse tutto rimasto lì, nella piccola città calabrese, forse il Ministro non ci avrebbe prestato caso, ma i social possono essere anche nemici e Mimmo era diventato famoso, al di qua ed al di là delle Alpi. Tutti conoscevano Mimmo e i suoi “migranti” e questo agli “amici” non andava bene.

Si cominciò a indagare, arrivarono le prime denunce e Mimmo venne prima accusato di aver manipolato appalti e di aver fatto sposare proditoriamente migranti con locali. Così venne arrestato e infine esiliato dalla sua città. Nell’internet, il Ministro gridava la sua gioia accompagnato dal coro degli “amici” dagli occhi assatanati di sangue e la bava alla bocca: i “migranti” stavano venendo sconfitti, ma non bastava.



Assoluzione e scappatoia

Il Ministro identifico un altro nemico, i “volontari” delle ONG e le loro navi ree di salvare i “migranti” dispersi nel mare per poi farli sbarcare sulle coste patrie. “Basta!” sentenziava il Ministro lanciando proclami nell’Interne, “cuori aperti e porti chiusi” diceva nei suoi video, negando ogni tipo di approdo alle navi. Solo che il Ministro si era fatto prendere troppo la mano e un giorno blocco una nave che non era di volontari, ma di militari della Marina del proprio paese che stava portando in salvo un gruppo di “migranti”. 72 ore li tenne fermi sulla nave assieme ai militari e qualcuno, in Sicilia, cominciò ad indagare.

Venne imbastita un’accusa al Ministro, “sequestro di persona” si diceva e la causa arrivò fino a Roma. Qui, dal palazzo del Viminale, il Ministro si faceva beffe della legge davanti agli “amici”, spavaldo invocava il processo convinto di essere nel giusto. Il processo non si fece mai, perché il Ministro venne salvato su sua richiesta – il coraggio gli era mancato alla fine – da una platea di suoi simili che, con un voto in Parlamento, lo immunizzarono dalla Giustizia ed il processo si spense nel nulla.

Anche Mimmo venne salvato, ma non da un voto politico, ma dagli stessi magistrati che stavano analizzandone gli incartamenti: semplicemente le prove a carico di Lucano sono deboli.

Mimmo è, quindi, di nuovo libero, con buone possibiltià di essere innocente per tutti i capi di accusa ascrittigli.

Anche il Ministro è libero, ma non sapremo mai se è anche innocente, semplicemente perché è stato protetto dal processo dai suoi amici e lacchè.

Fine.


La svolta di ultradestra

C’era un’altra volta un Ministro, uno importante. Egli era un politico senza troppe competenze e preparazione, in una cosa però era bravissimo: a farsi vendere all’elettorato da una società di comunicazione chiamata Casaleggio Associati.

Questo perché era specializzato in un’arte antica: il non avere alcun tipo di opinione o remora nel cambiare idea e versione quando necessario. Per non confonderlo con l’altro Ministro, e visto che gli piace festeggiare sui balconi, lo chiameremo “Balconcino”.

In 10 mesi balconcino è stato capace di:

  • avallare la politica anti-migranti del Ministro-influencer;
  • cancellare la pregiudiziale di razzismo per diventare parlamentari;
  • allearsi con un movimento xenofobo polacco (Kukiz’15);
  • allearsi con un movimento xenofobo e di ultradestra croato;
  • incontrarsi a Parigi con un uomo (Chalenchon) che inneggiava al colpo di stato in Francia;
  • salvare il Ministro influencer in Parlamento.

Un giorno, però, spaventato dai sondaggi che danno il suo partito in caduta libera, Balconcino decide di dimenticare di aver sentito il Ministro influencer e i suoi sodali della Lega parlare per 10 mesi contro Rom, Sinti, africani, migranti, europei, i diritti LGBTQ+ etc e si rivela “preoccupato per la deriva di ultradestra della Lega”.

Lui è preoccupato della Lega… lui.

Fine.


La recessione nostra adorata

Breve storia molto triste. Il 4 marzo 2018 si tengono in Italia le elezioni. Il MoVimento 5 Stelle prende la maggioranza relativa dei voti e deve trovare un alleato. Arriva in suo aiuto la Lega di Matteo Salvini, terzo partito del paese, e il 2 giugno 2018, dopo un tiramolla che coinvolge anche il Quirinale, parte il Governo del Cambiamento.

Un tiramolla imperniato sulla politica economica del nuovo esecutivo su cui aleggiavano, da una parte, le minacce di uscita dall’Euro, dall’altra la tenuta dei conti pubblici, perché nessuno di quel governo, da Salvini a Di Maio, da Tria a Savona, da Conte a Giorgetti, metteva in dubbio che il paese dovesse fare nuova spesa e nuovo deficit.

Solo così si poteva crescere, dicevano i vari rappresentanti del Governo, e poi c’erano da appianare le diseguaglianze e mandare in pensioni i “prigionieri” della legge Fornero.

Per farlo si decise di puntare tutto su Reddito di Cittadinanza e Quota 100, due misure di redistribuzione del gettito fiscale e poco più, diventate gli strumenti “essenziali” per lanciare il paese vero l’1.5% di crescita. Ma che dico ben di più, come si auguravano in coro Conte e Savona.

Sono passati 4 mesi e i conti italiani sono già squassati. All’appello mancano i fondi bruciati dall’aumento dello Spread e l’Istat ha certificato che nell’ultimo quadrimestre 2018 siamo entrati in recessione. Le stime di crescita sono passate all’1% della versione finale della manovra, poi allo 0.6% di Bankitalia, allo 0.2% di Confindustria, fino ad arrivare al -0.2% dell’OCSE (e lo -0.6 di Fidentiis). Tutti gli istituti sono concordi nel ribadire quello che in molti – anche qui sul Caffè – sostenevano ovvero che il Reddito di Cittadinanza non sarà un boost ai consumi, ma una misura di redistribuzione troppo pesante per i conti del paese e che Quota 100 non vedrà 2 o 3 nuovi assunti per ogni pensionato, ma 1 ogni 3 nel privato e 1 su 10 nel pubblico.

Il governo corre ai ripari. Per Conte, “ci aspettavano il rallentamento economico e per questo ci siamo preparati”. A fare cosa? Una manovra espansiva (ma non era definita già così quella del “Popolo”?), cantano in coro i Ministri.

Solo che, come ammonisce Bloomberg, ci siamo bruciati ogni spazio di azione grazie alla vecchia manovra e ora si tratta o di tagliare RdC e Quota 100 o di pregare per un miracolo. E nel frattempo è salita anche la disoccupazione…


 


L’Aquila 10 anni dopo

Sono passati 10 anni dal terremoto dell’Aquila. Nel frattempo il paese è stato governato da:

  • Forza Italia e Popolo delle Libertà (quindi parte anche di chi ora è Fratelli d’Italia)
  • Lega (2 volte)
  • Partito Democratico
  • Varie forze di centro di responsabili
  • MoVimento 5 Stelle

L’Aquila è ancora come 10 anni fa.


il Caffè e l’opinione

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