Migranti: la bufala dell’invasione e la realtà della morte in differita

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Non c’è nessuna invasione programmata di migranti in Europa, solo le bufale della destra europea, di Giorgia Meloni e di Matteo Salvini.

“Soros vorrebbe che l’Italia fosse un grande CAMPO PROFUGHI perché a lui piacciono gli schiavi. Posso combattere un miliardario speculatore che vuole riempire l’Europa di finti profughi? O sono un NAZISTA?”

Questo ha dichiarato il Ministro Matteo Salvini alla trasmissione televisiva “In Onda”. Li abbiamo riportati come appaiono sul profilo Twitter del Ministro dell’Interno (oltre 5000 retweet), risparmiandovi i commenti dei followers del leader della Lega.

Non è mai piacevole offendere le persone, ma è veramente difficile non definire ‘ignoranza’ l’abbracciare, anche violentemente, l’idea sbandierata dal Ministro.

Nel frattempo il mensile Rolling Stone pubblica in copertina un “Noi non stiamo con Salvini – Chi tace è complice“. Al di là delle polemiche sull’iniziativa, la seconda parte della frase è vera: chi tace e continuerà a tacere in Italia è e sarà complice di una scelta politica, quella sui migranti, motivata da una bufala. Parliamo di quanto sbandierato dal Ministro Salvini: l’invasione programmata dell’Europa da parte di popolazioni africane nota come “Piano Soros”, o “Kalergi”, di cui abbiamo parlato in campagna elettorale.


Orban e Soros

All’interno del “Piano”, Soros è un’aggiunta recente. Essa nasce in Ungheria come necessario capro-espiatorio di Viktor Orban nella sua guerra alle “democrazie liberali occidentali” ree di “corrompere la cultura ungherese mediante il sesso, la corruzione e a violenza nel paese”. Fra i suoi obiettivi, la UE, Angela Merkel, George Soros e le “Open Societies”. Quest’ultime sono una serie di fondazioni, gruppi di società civile ed ONG che si occupano della difesa dei diritti civili, sviluppo democratico nei paesi dell’ex-blocco sovietico, ricerca sulle malattie, istruzione eccetera.

Perché però, proprio George Soros? Innanzitutto, perché, pur avendo acquisito la cittadinanza statunitense, il finanziere è molto attivo nel suo paese d’origine, ovvero l’Ungheria. Poi perché attaccare una Organizzazione Non Governativa, quindi non legata a nessuno stato, non comporta alcun rischio di ritorsioni diplomatiche.

Infine, Soros è un finanziere e questo basta per inimicargli le masse.


Nascita di una bufala sui migranti

Un’ottima strategia comunicativa quella ungherese cui, in un secondo momento si aggiunge anche il tema dei migranti. Sarebbero proprio i migranti, sostiene la retorica del complotto, la risposta di Soros alla crescita populista: invadere l’Europa di popolazione “aliene” come le chiama lo stesso Orban. Come se i conflitti in Medio-Oriente o la povertà endemica africana non bastassero per spiegare le migrazioni.

Dall’Ungheria, il “Piano Soros” si propaga nel resto d’Europa nei movimenti che vedono in Orban il modello del ‘sovranismo’ trovando terreno fertile laddove esiste già terreno fertile per “Kalergi”. In Italia, la Lega e Fratelli d’Italia, rimanendo solo alle forze presenti in Parlamento.

In ambiti di estrema destra, l’obiettivo del “Piano Soros/Kalergi”, rimane quello di sostituire la “razza bianca” – o l’etnia europea, per i più edulcorati – con un “meticciato” più controllabile dai “mercati finanziari/democrazie tecnocratiche”: un modo edulcorato per dire che gli ‘africani’ siano inferiori ai bianchi. In altri ambienti, “Soros”, punterebbe a destabilizzare le democrazie europee.

In altri ancora, quelli a cui fa riferimento Salvini, come “il Giornale” o “Libero“, di importare schiavi in Europa, abbassare il costo della manodopera, impoverire gli “autoctoni” a proprio vantaggio. L’arma di Soros sarebbero le ONG che nel ragionamento dei complottisti, sarebbero una flottiglia finanziata dal multimiliardario finanziere per completare la fantomatica invasione.

Altri alleati, ovviamente, la “sinistra buonista” e i “tecnocrati di Bruxelles”, ovvero le forze contrarie a politiche di completa chiusura ai migranti.

Cosa hanno in comune tutte le vere/false “Fake-News” su Soros. Articoli, come quelli citati in precedenza, dai titoli tipo “Ecco il piano di Soros per invadere la UE”, che attirano lo sguardo (e le condivisioni). Solo che nessuno poi legge gli articoli dove di piani non c’è traccia, solo donazioni di Soros alle Open Societies o a Think-Tank pro-UE.


Bloccare invece di salvare

Chiariamoci, George Soros è personaggio non esente da critiche, anzi, ed infatti questa non è una difesa del finanziere, ma un attacco ad un teorema propagandistico su cui il governo 5Stelle-Lega sta costruendo la propria politica nel Mediterraneo. Almeno dal punto di vista mediatico, creando un “mostro” che permette di giustificare ogni provvedimento: “stiamo combattendo una guerra” continua a ripetere Salvini, “non mi fermeranno”.

Così, in nome di motivi inesistenti (a “Soros piacciono gli schiavi”), sono stati chiusi i porti alle navi ONG – per cui la Procura di Palermo non ha riscontrato alcuna collusione con i trafficanti – e si finanzia con 12 motovedette la fantomatica “Guardia Costiera Libica” o GCL, spesso gestita da privati che risultano collusi con i trafficanti o trafficanti essi stessi.

Non solo, per gli stessi motivi, Salvini propone una revisione dello status di “rifugiato” indicando una stretta sul rilascio dei permessi. Questo, ha indicato il Ministro, per favorire “chi scappa veramente da guerre” a scapito dei ‘migranti economici’. Peccato che in questa definizione rientrino anche coloro a cui viene riconosciuto lo status di protezione sussidiaria e quello di protezione umanitaria, quelli che non sono “profughi da zone di guerra”, ma vittime di persecuzioni, rifugiati per motivi politici o varie crisi umanitarie.

Una morte in differita, perché porta a rimpatri di persone che avrebbero tutto il diritto di rimanere in Italia e che tornano in patria o a morire o per ripartire, rischiando la vita una seconda volta lontano dai nostri occhi.


I morti in mare

La “guerra alle ONG” ha già avuti i suoi primi effetti, un ritorno delle morti in mare. I responsabili? I trafficanti, il cui scopo rimane di far uscire i gommoni dopo aver intascato – anche mediante torture e ricatti – i soldi ai disperati. In mezzo al mare, al limite delle acque territoriali libiche e lontano dagli occhi dei migranti rimasti sulle coste libiche, i barconi possono anche affondare, le persone annegare. O, come dimostrano le notizie che arrivano dalla vicina Algeria, lasciarli in mezzo al deserto, respinti e costretti a morire nel silenzio generale.

I morti? Usati come strumento di pressione nei confronti dei governi europei e principalmente l’Italia da parte di GCL e potenti locali per ottenere fondi allo scopo di trattenere i migranti. Un ricatto a cui il Governo italiano ha già risposto ‘prestando’ le sopracitate 12 motovedette alla Libia.

Noi ce ne laviamo le mani, e intanto avviene una strage.


La reale soluzione: noi

Tutto questo perché non si vuole vedere la realtà, quella di un continente da generazioni schiacciato dal “primo mondo” – perché la colpa non è solo dell’Occidente – per le sue risorse naturali. Paesi e popoli che invece che “Centri di Transito” o di finanziamenti per la “sicurezza”, avrebbe bisogno di un vero piano di sviluppo in cui ai fondi stanziati subentri una reale attenzione dei paesi donatori al miglioramento sia infrastrutturale che sociale dei singoli stati.

Un progetto del genere esiste. Si chiama “Piano Marshall per l’Africa” ed è stato presentato dal Ministero per lo Sviluppo Economico e la Cooperazione tedesco e presentato al G20 a luglio del 2017.

Un piano ambizioso, ma che elude il problema principale. Il problema dell’Africa rimane proprio il primo mondo, perché i prezzi – stracciati – che paghiamo per quelle risorse naturali, i regimi che teniamo in vita perché ‘stabilizzano’ le esportazioni verso di noi, le condizioni di vita in cui facciamo vivere quel continente, sono le cause dei fenomeni migratori. La risposta dei governi, e delle masse, però, è di bloccarli di “non dargli neanche l’idea di partire” come ha detto l’austriaco Strache durante il suo recente incontro proprio con Salvini.

Rendere la ‘Fortezza Europa” impenetrabile, lasciando i migranti lontano dal nostro campo visivo.

Anche quando muoiono, soprattutto quando muoiono.


Si chiude la terza parte di “Migranti”, di seguito trovate i link alle altre tre parti. Migranti tornerà con uno speciale su Africa, blocchi e ONU:

 

 

Scrivo e mi diverto. Filippo Turati non è solo toponomastica, ma è stato uno dei più brillanti politici italiani. Se mi dicessero di votare ora, implorerei Odino di darmi il dono della preveggenza. Se mi chiedono di dove sono, sono nato lì, ma ho vissuto anche là e là, e anche laggiù, a volte dico che sono nato a Imperia, ma per sbaglio perchè sono di Genova. Se mi chiedono dove vivo, rispondo: fai tu, ma fra Berlino e Torino.

Lettore accanito, gamer per scelta e passione. Battlestar Galactica batte ogni serie televisiva (Star Trek compresA). Gra Jordan, Kobe e LeBron io scelgo Magic e i Lakers, SEMPRE. Come mi definirei? Un nerd con un dottorato in Archeologia che ha scelto di scrivere per passione.

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