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Merkel contro l’asse anti-migranti Monaco-Vienna-Roma (Viminale)

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Merkel contro Seehofer., CDU contro CSU. Quanto era stato paventato durante la campagna elettorale si sta verificando. I due partner dell’Union al governo, i Cristiano-Sociali bavaresi (CSU) e i Cristiano-Democratici tedeschi (CDU), sono arrivati al punto di rottura. Il problema: i migranti, o, meglio, la politica delle porte aperte di Angela Merkel.

Ancora migranti, quindi. Come è stato nel 2016 e durante tutta la campagna elettorale del 2017. Questo il ‘casus belli’ che nasconde in realtà ben altro, ovvero, le elezioni regionali della Baviera ed il futuro dell’Europa.

Un insieme di ‘scatole cinesi’ di interessi politici che dalle campagne bavaresi si allarga, anche, all’Austria e all’Italia.


La proposta Seehofer, il NO di Merkel

Partiamo dalla scintilla che ha scatenato il tutto. Domenica 10 giugno, in un intervista al Bild am Sonntag, il Ministro dell’Interno ed ex-Governatore della Baviera, Horst Seehofer anticipa il suo ‘Masterplan’ per riformare la politica dell’asilo politico in Germania. Fra le 63 misure proposte, il respingimento alla frontiere di ogni richiedente asilo sprovvisto di documenti a cui si aggiungerebbe il respingimento di migranti che hanno fatto domanda in altri paesi dell’Unione Europea (ovvero, i paesi di arrivo, Grecia, Italia e Spagna).

Un respingimento, quindi, verso i paesi di primo approdo simile a quelli messi in atto dal dal Cancelliere austriaco Sebastian Kurz, dal Primo Ministro ungherese Viktor Orban, dal governo francese e via discorrendo.

Con la presentazione ufficiale fissata per il 13 giugno, arriva il ‘NO’ di Angela Merkel che blocca il piano e apre, di fatto, la crisi di governo. Per Angela Merkel, il rischio sarebbe di spaccare ancor più l’Europa. ‘L’immigrazione clandestina è una delle principali sfide per l’Unione Europea’ argomenta la Cancelliera tedesca ‘per questo penso che non debba essere soggetta di azioni compiute a spese [NdR: Grecia, Italia e Spagna] di terze parti’.

Pur di fonte all’ipotetica crisi di governo, Merkel non cede, quindi, all’unilateralismo. I problema migranti, chiosa la Cancelliera non può che essere affrontato ‘di comune accordo coi partner europei’ mediante una riforma condivisa del Trattato di Dublino. Seehofer, però, non molla. Il Ministro dell’Interno non sarebbe disposto a scendere a compremessi. La discussione arriva al Bundestag dove i parlamentari CSU si schierano contro la Cancelliera difesa da CDU ed SPD.


richieste asilo Germania 2014-2018


Migranti e politica

Secondo i dati ufficiali riportati della Agenzia per Migranti e Rifugiati (sì, la Germania ha un’Agenzia apposita per governare i fenomeni migratori direttamente subordinata al Ministero dell’Interno), dal 2014 al 2017, la Germania avrebbe accolto 1.446.711 domande d’asilo. A questi vanno aggiunte, inoltre, le 63.972 richieste dei primi 4 mesi del 2018, secondo un trend che, in Germania come in Italia, rimane in calo. La stragrande maggioranza di tali richieste attende, però, ancora un giudizio finale.

Questi i numeri della politica delle porte aperte inaugurata nel 2015 da Angela Merkel allo scopo di alleggerire la pressione dei migranti principalmente sulla rotta balcanica (principalmente Grecia) e poi allargatasi alla rotta mediterranea.

Sebbene il 64% dei tedeschi continui a mostrare apprezzamento per le politiche di Angela Merkel, il 53% ritiene che la Cancelliera abbia gestito male il problema ‘migranti’. Proprio sfruttando questo malessere, Alternativa per la Germania (AfD), il partito di destra ultra-liberista ed anti-migranti si è issato a terza forza nel paese con il 12,6% delle ultime elezioni (2017).

Al centro di tutto c’è la Baviera, il secondo Land tedesco per ricchezza e produttività, ma anche il più esposto alla pressione migratoria. Il Land è IL bacino dei voti della CSU, un’egemonia talmente radicata che i Cristiano-Sociali ritengono una sconfitta non conseguire la maggioranza assoluta alle elezioni regionali. Elezioni che si terranno il 14 ottobre 2018.

Stando agli ultimi sondaggi dell’8 giugno, la CSU arriverebbe al 41,1% contro il 47,7% del 2013 con un emorragia di voti che porterebbe la AfD al 13,5%. Per Seehofer, ed il suo successore Söder, un dato inaccettabile e non è un caso se, AfD a parte, la CSU è da un anno, il principale ‘avversario’ politico di Angela Merkel sul fronte migranti.

Già durante le contrattazioni per la formazione del nuovo governo, la CSU aveva messo sul piatto la questione del tetto per gli ingressi arrivando allo scontro con a Cancelliera. Alla fine si è optato per un limite variabile attorno ai 200.000 arrivi annui, allo scopo di assicurare la partecipazione della CSU alla ‘Grosse Koalition’.

A Seehofer, però, questo non è bastato e l’avvicinarsi della tornata elettorale regionale ha riaperto la questione. Un principio così irrinunciabile (e un elezione da non perdere) da mettere a rischio il governo – Seehofer è pronto a lasciare il governo – e l’alleanza elettorale fra CDU e CSU.


L’asse anti-migranti Monaco-Vienna-Viminale

Non si tratta, però, di una questione solamente ‘tedesca’ o ‘bavarese’, ma di un problema più ampio. Questo perché gli interessi elettorali della CSU hanno avvicinato Seehofer all’Austria di Sebastian Kurz ed al Ministro dell’Interno italiano Matteo Salvini.

Da Berlino, dove era in visita Sebastian Kurz ha parlato di un ‘Asse dei Volenterosi‘ (Achse der Willigen) formato, appunto dal governo austriaco e dai ministri degli interni tedesco ed italiano. Nota bene: si tratta di trepolitici che hanno espresso nell’ultimo anno un apprezzamento più o meno palese alle politiche anti-migranti di Viktor Orban in Ungheria.

Se osserviamo i rispettivi programmi, sulla carta i tre (e Orban, che rimane il convitato nascosto) avrebbero interessi diversi. Monaco e Vienna vorrebbero tenere i migranti fuori dalle proprie frontiere, fosse anche nei paesi di arrivo. L’Italia, da paesi di primo arrivo, vorrebbe un meccanismo di ‘redistribuzione automatica’ fra i partner europei, stando a quanto riporta il “Contratto di Governo’ firmato da Lega e Movimento 5 Stelle.

Eppure un accordo è stato trovato e non sulla redistribuzione, ma sull’evitare l’arrivo dei migranti nella UE medianti ‘centri per rifugiati’ nei paesi di transito, fra cui l’Albania. Idea molto vicina al ‘Masterplan’ di Seehofer e agli ‘hotspot citati  Presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte a Parigi.  Quest’ultimi collocati, però, nei paesi d’origine.


Le domande aperte

Sui reali costi e la concreta fattibilità di questi ‘centri’ rimangono aperte molte domande.

A chi andrebbe la gestione? All’Europa o ai paesi su cui vengono istituiti (modello Turchia)? Come garantire, nel secondo caso, il rispetto dei diritti umani nei centri al di fuori dell’Unione Europea ed evitare di ripetere la disastrosa esperienza dei campi italiani in Libia? In che modo controllare i centri in quei paesi di transito e origine (la maggioranza) fortemente instabili dal punto di vista politico Quali il Niger, l’Eritrea, il Sud-Sudan, eccetera)? Soprattutto, come evitare i più che probabili casi di corruzione?

La risposta più ovvia sarebbe di farli gestire direttamente da Bruxelles, con la possibilità, abbastanza certa, che paesi come l’Ungheria e la Polonia (ma anche l’Italia ormai), cavalchino il tema del ‘diktat europeo’ per opporsi a qualsiasi tipo di quota. Una gestione per singoli stati appare anch’essa difficile. Si aprirebbero scenari di sospetti incrociati con relativa guerra dei numeri. Qualunque soluzione, inoltre, lascia aperto il tema dell’accoglienza dei migranti via mare, i più disperati che per raggiungere l’Europa non passerebbero per i centri, ma per le ‘vecchie vie’, un fenomeno che nessun centro ‘di controllo’ può efficacemente arginare.


La resa dei conti su Angela Merkel

Domande a cui è difficile trovare una risposta, ma che, tornando in Germania, hanno una deadline, almeno per la CSU: il Consiglio Europeo del 28/29 giugno. In quella sede, dicono all’unisono Seehofer e Söder si dovranno buttare le basi per le nuove politiche sull’immigrazione. Questa sarebbe la ‘missione’ di Angela Merkel, ma in molti temono che questo non basterà a frenare la polemica in Germania.

Come suggeriscono alcuni commentatori, non sarebbero le politiche di Angela Merkel ad essere state messe in discussione da Seehofer, ma la stessa Cancelliera ed il suo futuro politico. La CSU (appoggiata in maniera nascosta dalle ali più conservatrici della CDU), gradirebbero, infatti, un’avvicendamento al vertice del Governo, magari con l’attuale Ministro della Salute Jens Spahn. Fu proprio Spahn ad avviare la fronda interna contro Angela Merkel bollando come ‘Rottura dello Stato’ la politica delle ‘porte aperte’ delal Cancelliera.

Questo potrebbe essere l’obiettivo primario, dopo le elezioni bavaresi, per Seehofer. Portare alla Cancelliera un politico conservatore meno aperto ai migranti e ‘diversamente’ europeista. Spahn, infatti, ha un atteggiamento più simile a quello dei liberali su temi quali l’aiuto ai paesi indebitati (è favorevole all’aumento del costo del denaro da parte della BCE) e contrario all’Unione Bancaria rimanendo favorevole a proseguire l’integrazione europea per quanto riguarda difesa, sicurezza e politiche migranti.


L’Europa, la vera battaglia

Temi che risuonano nelle orecchie dei partner di Seehofer. La questione migranti, a fronte della frenata del 2018, è, difatti, solo un grimaldello perché la battaglia vera, quella politica, è e rimane il futuro dell’Europa. L’idea di una maggiore cessione di sovranità legata alla creazione dell’Unione bancaria (anch’essa all’ordine del giorno del Consiglio Europeo) rimane centrale per tutti i componenti dell’Asse dei Volenterosi, siano essi i sovranisti come Matteo Salvini e Heinz-Christian Strache (partner di governo di Sebastian Kurz) così come ai liberal-sociali della Baviera o i conservatori post-nazionalisti come Kurz. Ultimo ad unirsi al party, il Primo Ministro Belga.

Una matrioska infinita che dalla Germania si allarga in tutto Europa, Italia compresa, fra migranti, alleanze e futuro dell’Unione Europea.

Tutto mentre si continua ad ignorare che il problema ‘migranti’ non si risolve con la costruzione del ‘fortino europa’, ma con politiche di cooperazione internazionali vere (che richiedono che i paesi ricchi, NOI, rinuncino a qualcosa). A queste andrebbero accostate vere politiche di accoglienza e integrazione non dettate dal sospetto (gli attacchi di Orban e Salvini alle ONG ‘pagate da Soros’, i richiami al ‘complotto’) o dal terrore (la ‘fine dell’identità culturale di un paese’).

Come attuarle quando il pallino è in mano a forze sovraniste, populiste ed anti-migranti rimane il grande interrogativo della società europea.


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Scrivo e mi diverto. Filippo Turati non è solo toponomastica, ma uno dei più brillanti politici italiani. Se mi chiedono di dove sono ondeggio fra Torino e Genova, a volte dico che sono nato a Imperia, ma per sbaglio. Fra Berlino e Torino, ricordando Genova. Lettore accanito, gamer per scelta e passione. Battlestar Galactica batte ogni serie televisiva e fra Jordan, Kobe e LeBron io scelgo Magic. Come mi definirei? Un Nerd con un dottorato in Archeologia che ha scelto il giornalismo (per passione).

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Francesco Papini

Articolo molto ben fatto. Mi permetto solo 2 appunti: 1) il BAMF non è un ministero, è più un agenzia o dipartimento; nella scorsa legislatura mi pare rispondesse al sottosegretario alla Cancelliera (potevamo identificare cosi il ruolo di Altmair, facendo un parallelo con le nostre istituzioni) e con forti legami col ministero del lavoro, ora invece risponde al ministero dell’Interno: infatti Seehofer ha prima sospeso le attività dell’ufficio di Brema del BAMFORD che accettava troppe domande di asilo e poi ne ha licenziato la direttrice… 2) AfD era nata come partito ultraliberista e anti-euro ma dopo l’epurazione dei fondatori è… Leggi il resto »