Merkel, fiscalità e migranti: il compromesso per il futuro della UE

merkel, AKK, cdu

La “nuova Angela Merkel” ed il suo futuro: non contatela fuori perché la Cancelliera ha un piano per la Germania e per la UE. Dove nasce il compromesso.

In 13 anni di governo e 18 di presidenza della CDU, Angela Merkel ha sempre usato un approccio metodico, concreto e scevro di fronzoli nella sua attività politica. Un approccio molto tedesco, e poco “bizantino” e “macchiavellico”.

Per questi motivi, il giorno dopo la vittoria di Annegret Kramp-Karrenbauer, possiamo dire che le notizie sulla fine politica di Angela Merkel sono sempre state alquanto esagerate e dovute ad una poca conoscenza di chi sia, realmente, la Cancelliera.


Il dilemma di Angela

Sei al governo da 12 anni, il tuo partito è ai minimi storici pressato dalle rivendicazioni conservatrici della AfD da una parte e da quelle liberal dei verdi dall’altra. Sei reduce da due forti flessioni elettorali in Bayern e, soprattutto, in Hessen.

Sai che il paese ti sta sfuggendo di mano, logorato da anni di politica di concertazione a causa della Grande Coalizione. L’est è in rivolta e si sente ancora emarginato dalla politica federale. Il resto del paese, il tuo elettorato, ti chiede più soldi per l’istruzione, più investimenti per le infrastrutture e di riprendere, con decisione, la strada della Green Economy.

Che fai?

Potresti agire da politico e, come Berlusconi e Renzi, aspettare il tuo collasso danzando nella sala da ballo del Titanic. Oppure farlo da statista e governare il passaggio di consegne onde evitare il caos politico.


La decisione

Fare un passo indietro, lasciare la Cancelleria sarebbe stato un disastro politico. Nel Bundestag odierno non esiste una maggioranza alternativa pronta a prendere il posto della Grande Coalizione. Dall’altra parte, nuove elezioni avrebbero riproposto la medesima situazione: sei partiti e nessuna maggioranza.

A fronte dello slowdown cinese e dei venti recessivi che arrivano dall’Atlantico, tenere la Germania immobilizzata sarebbe stato un harakiri politico, soprattutto con le elezioni europee alle porte, la necessità di salvaguardare la costruzione europee e darle un futuro, per non buttare via anni di sacrifici.

L’unico modo per uscirne era quello di garantirne il governo e la continuità in politica estera, avviando, allo stesso tempo il riposizionamento della CDU come partito di maggioranza relativa e non nel “della Cancelliera”.


Il rischio

Angela Merkel non ama il rischio e lo abbraccia solo perché ha un piano e ne ha valutato i pro e i contro.

Quando all’apice della crisi dei rifugiati siriani, con oltre 800.000 disperati fermi nelle isole greche, Merkel apre i confini della Germania, lo fa dicendo al paese “ce la possiamo fare”.
Tre anni dopo si può dire che aveva ragione.

Certamente, la decisione della Cancelliera ha portato all’emersione del neo-nazionalismo identitario di AfD soprattutto nelle aree più disagiate del paese (Sachsen, Sachsen-Anhalt, Thuringen), ma in generale il sistema sociale ha retto e la maggioranza della popolazione tedesca, al contrario di alcuni politici italiani, non vede nel milione e mezzo di nuovi immigrati il problema del paese.

Vincere accettandone i rischi: puro pragmatismo a supporto di una visione politica complessa. Esattamente quanto Merkel ha fatto con il suo passo di lato.

Il rischio era di lasciare la CDU in mano alla sua ala conservatrice, quella dei colletti e capelli bianchi che si è identificata in Friedrich Merz e che voleva il ritorno alla CDU conservatrice, moderata e poco centrista.


L’Opinione


AKK

La vittoria del vecchio rivale, non avrebbe creato un dualismo politico fra Cancelleria e Segreteria, ma una vera scissione con il rischio di avere la CDU quale  vero oppositore del Governo.

Per questo Angela, pur non pronunciandosi mai, puntava sulla sua delfina, Annegret Kramp-Karrenbauer (detta AKK), 56 anni, per sette anni Presidente della Saarland (dove ha vinto con il 40,6% dei consensi) e Segretario Generale del Partito da poco più di un anno su richiesta della stessa Cancelliera.

Qualcuno la chiama mini-Merkel, ma AKK, pur rimanendo nel solco della tradizione centrista voluto da Angela Merkel, è un politico ben diverso. Socialmente più conservatrice di Merkel ne condivide le politiche sui migranti, mantenendo, però, una posizione più intransigente sulle politiche di ammissione. Stessa cosa su LGBTIQ.

In economia, al contrario degli ultra-conservatori fiscali Merz e Spahn, AKK si pone alla sinistra dello spettro, in pieno campo liberal. Viene, infatti, dalla Saarland, regione mineraria che combatte da decenni con la riconversione produttiva e i problemi sociali legati alla chiusura delle miniere.

Un ottimo biglietto da visita vista la flessione della SPD e la necessità, per la CDU, di costruire ponti con i Verdi.


Il futuro a Berlino

Angela Merkel è stata cresciuta dagli apparati di partito, AKK viene dalla politica regionale e questo si traduce in toni più dinamici e meno “soft” della “Mutti Merkel”: sa come fare presa sull’elettorato e come condurre una campagna elettorale.

La nuova Germania sarà quindi questo. Da una parte la stabilità ed il pragmatismo di Merkel, dall’altra la verve e la novità di AKK. Stando ai sondaggi, la “scossa” pare piacere agli elettori, con Infratest che vede il partito al 30% e Forsa al 29% seguiti dai Verdi rispettivamente al 20% e 22%.

Grazie ad AKK, Angela, inoltre, potrà dedicarsi a gestire la Grande Coalizione, libera dal giogo politico delle richieste di SPD e CDU. Non sarà la Cancelliera la rivale di Andrea Nahles o Olaf Scholz ,ma qualcuno esterno al governo. La CDU, de facto, torna ad essere un partito e non una fabbrica di consenso per il governo.

L’obiettivo di scollinare il 2021, ovvero arrivare alla fine del mandato, è ora molto più realistico.


La UE

L’ascesa di AKK ha un altro vantaggio, lasciare mano libera a Angela Merkel nel vero campo di battaglia politico odierno e suo reale punto di interesse: l’Unione Europea.

Da statista, Angela Merkel sa che il futuro della Germania e dell’intero continente non è più legato ai parametri ottocenteschi e novecenteschi dello Stato Nazione, ma si devono giocare a livello transnazionale.

“Stiamo sperimentando sulla nostra pelle quanto sia più e più difficile parlare da soli ed è per questo che è importante stare fianco a fianco” ha detto Merkel il 12 novembre a Strasburgo. Parole che significano due obiettivi, i più complessi in ottica tedesca: la difesa europea e l’unione fiscale.

Si tratta di temi caldi, molto difficili da perseguire cercando il consenso elettorale.



Esercito Europeo

Pur se il paese è uno dei principali costruttori ed esportatori di armi del mondo, il popolo tedesco ha delle serie difficoltà a concepirsi, di nuovo, come potenza militare e questo si riverbera anche sulle costruzioni europee.

Nel corso degli anni, i governi Merkel hanno cominciato a rompere questa tradizionale inattività dapprima con le missioni all’estero e poi dando vita ad una parziale riconversione dell’intero apparato militare (e di intelligence).

In Europa questo si è tradotto, per ora, nell’appoggio al piano Macron, favorendo l’ingresso in esso di altri stati secondo il sempiterno principio tedesco della partecipazione.


Unione Fiscale

Se volete sapere in che ambito Angela Merkel focalizzerà le proprie attenzioni, non guardate oltre l’unione fiscale.

I tedeschi, paladini del pareggio di bilancio (che non è austerity e basta andare in Germania per capire che il paese investe e tanto, oltre ad avere un welfare caotico, ma funzionante) temono l’unione fiscale perché non vogliono “pagare per i debiti di altri”.

L’unione fiscale europea è, appunto, pagare anche i debiti di altri, soprattutto se si viene dalle regioni più forti. Angela Merkel ne è conscia, ma, come da lei più e più volte ammesso, una qualche forma di unione fiscale è necessaria per rafforzare euro, eurozona e mettere a tacere il populismo monetario del governo italiano.

Qui si concentrerà l’opera della “nuova Merkel”, ma come?


La missione Europa

Nel caos politico europeo successivo alla decisione di fare un passo di lato in Germania, una mossa di Angela è passata totalmente in secondo piano: la candidatura di Manfred Weber (CSU) quale candidato Presidente della Commissione Europea dei Popolari Europei.

Tornate indietro, prendete quanto ho scritto su AKK e ribaltatelo: ecco chi è Manfred Weber, oscuro capo-gruppo PPE, bavarese e conservatore.

Il dualismo “nazionale” e internazionale fra AKK e Manfred Weber sono la dimostrazione del pragmatismo politico di Angela Merkel e del suo piano.


Maggio 2019

Il prossimo parlamento europeo sarà molto diverso dall’attuale. Il PPE rimarrà, pur in flessione, saldamente primo partito d’Europa ed in cerca di nuove alleanze. Difficile che sia con S&D (socialisti e democratici) sia per il collasso del PSE, sia per la probabile scissione “filo-macroniana” dei progressisti (vedi Renzi, per ora, aspettando la SPD) verso un nuovo soggetto politico incentrato su ALDE.

A destra ENF – Lega-Le Pen – segnerà un buon risultato (anche se inutili ai fini di costruire un polo alternativo), ma lo stesso accadrà ad ECR, i conservatori europei, i quali non fanno segreto di voler essere “il lato dialogante dell’euroscetticismo” e puntare all’alleanza con PPE e ALDE (e agli orfani di EFDD, dove stava l’UKIP inglese, la AfD e il MoVimento 5 Stelle).

Distanti i Verdi (ovvero il fenomeno politico della Germania) e la Sinistra.

In questo quadro politico, un “AKK” sarebbe fuori posto, mentre Weber, dall’altra parte, è il perfetto ponte verso le ali socialmente più conservatrici d’Europa e le sensibilità più “regionali”, ovvero l’austriaco Sebastian Kurz, astro nascente del conservatorismo UE, e i movimenti conservatori del nord-Europa (la nuova lega-anseatica a guida olandese).


Altro sulle elezioni europee


La mossa del cavallo

Coinvolgere Kurz significa depotenziare Visegrad. Il Cancelliere austriaco è l’unico politico europeo capace di parlare ai popolari/conservatori dell’Est senza scendere nei deliri anti-liberali di Viktor Orban, di cui è, ormai, il naturale contraltare.

Questo, unito alla posizione più defilata della Polonia, permetterebbe a Weber di guardare a politiche sui migranti più controllate, se non proprio intransigenti, ed evitare strappi politici verso la sinistra (leggasi: alleggerire il fiscal compact).

Musica per la “lega anseatica” (Benelux, Baltici, Scandinavia ed Irlanda), il cui supporto è necessario per l’Unione Fiscale. Solo  che se i tedeschi non vogliono pagare per i debiti degli altri, quelli della lega hanno cancellato il concetto dal vocabolario. Convincerli vuol dire evitare troppe concessioni ai “lassisti dell’economia”, quindi evitare eccessivi trasferimenti di denaro ai paesi che non rispettano il Fiscal Compact, favorire l’Unione Bancaria e rafforzare il libero commercio.

Posizioni liberali, ma fiscalmente conservatrice che troverebbero in un governo europeo liberal-conservatore (opposto a quello liberal-popolare odierno) le basi per trattare.


Breve nota sull’Italia

Nota bene: anche i Visegrad sono “conservatori fiscali” e la Francia di Macron (vedi rivolte dei Gilets Jaunes) sta andando verso quella direzione. Se unite i punti capite il perché dell’isolamento italiano e il “cavallo di Troia” che il piano Merkel vuole usare per rafforzare la UE: la fiscalità

E l’Italia? Alla luce di questo, le politiche migranti più coese e restrittive potrebbero non bastare visto il populismo fiscale che aleggia nel paese, ma non dovete dimenticare che metà del Governo (Salvini e la Lega) punta ad un’alleanza con le forze europee conservatrici per “contare” in Europa. La stesa Lega che, ad oggi, appare più propensa a mollare un po’ sulla questione deficit.

Pensate veramente che le Europee fossero solo una conta di voti interna ad M5S e Lega?

Forse per il MoVimento, ma, come testimonia il candidato ceco di ECR alla Commissione Europea, Jan Zahradil “ci sono stati contatti prolifici fra ECR e Lega, anche se gli italiani sembrano attualmente intenzionati a correre da soli per cercare poi un’alleanza nel nuovo parlamento, noi siamo disponibili”.

A volte basta leggere le notizie dall’estero per capire la politica italiana.


I migranti come sacrificio?

Come avrete notato, un atteggiamento pragmatico perché va a mettere in discussione proprio il fiore all’occhiello dell’amministrazione Merkel: le politiche su migranti.

Un passo indietro? In parte, ma la Cancelliera ha sempre messo la UE al centro della sua politica. Soprattutto, mentre Weber farà il lavoro di pontiere a destra dello schieramento, Angela, che rimane al governo del paese e quindi presente nel Consiglio Europeo, farà il pontiere verso i Liberal e i progressisti.

L’obiettivo è salvare la UE e, nel mentre, rafforzarla, anche se questo vorrà dire cedere qualcosa ed incassare “sconfitte” simboliche nei confronti dei populisti.

Un sottile equilibrismo politico che è complesso, ma è anche la cifra stilistica della Cancelliera, da 18 anni.


il Caffè e l’Opinione

Commenta!

avatar
  Subscribe  
Notificami