Merci Patron! di François Ruffin:la classe operaia cerca di arrangiarsi in Purgatorio – il Caffè al Cinema del 23-12-2017

 Una scena i di Merci Patron! Foto: Merci Patron! / François Ruffin / Fakir

Una scena i di Merci Patron! Foto: Merci Patron! / François Ruffin / Fakir

La trasformazione profonda del mondo del lavoro nella Francia dei giorni nostri e le sue ripercussioni sociali e culturali vengono trattate in modo ironico e brillante in una pellicola dai tratti freschi e originali.

Bernard Arnault, imprenditore nel campo dei beni di lusso (gruppo LVMH), è certamente uno dei personaggi che meglio incarna lo spirito e le tendenze dei veri protagonisti dell’economia francese (ed europea) contemporanea.

In anni non troppo lontani, fu fonte di scandalo la sua scelta di chiedere la cittadinanza belga (probabilmente per ottenere benefici fiscali), ma sono soprattutto le sue mosse recenti a mettere in agitazione migliaia di lavoratori francesi: la sua politica aziendale si è connotata, in sostanza, per la frammentazione e la delocalizzazione delle attività produttive. Le conseguenze sociali di ciò sono immaginabili: disoccupazione, povertà diffusa in interi distretti, un elevato tasso di suicidi tra i suoi ex-dipendenti.

E chi ha scritto la sceneggiatura? Per lo più è opera dei dirigenti della LVMH. Sono loro ad aver inventato i colpi di scena. Spero che non vengano da me a pretendere i diritti d’autore!

— François Ruffin, regista

Il documentario. La parte iniziale di Merci Patron! sembra essere un viaggio in un mondo di prepotenze, cinismo e menzogne sistematiche, in cui a pagare un prezzo sempre più oneroso e a subire le beffe dei potenti sono le classi più deboli, che dal canto loro mostrano una consapevolezza e una lucidità d’analisi molto acute, almeno nelle vicende qui narrate.

Il regista dedica grandi attenzioni a drammi personali e collettivi, ma non perde mai il suo approccio ironico, che fa leva su un sarcasmo surreale per prendere in giro il padrone.

Nella seconda parte, la pellicola si concentra principalmente sulla storia di una famiglia sull’orlo della miseria. Per evitare il tracollo, l’autore e regista del film propone l’elaborazione e la messa in atto di una strategia geniale e raffinata che possa condurre ad una piccola rivalsa sull’oppressore.

Trattasi, in verità, di un’alternativa ad un vero riscatto di classe, più che di un suo monumento, di un’ammortizzatore sociale personalizzato ottenuto con l’astuzia, più che di un diritto ripristinato. Sullo sfondo si stagliano desolate le macerie dello stato sociale e della dignità del lavoro.

 Una famiglia operaia francese, i veri protagonisti di Merci Patron! Foto: Merci Patron! / François Ruffin / Fakir

Una famiglia operaia francese, i veri protagonisti di Merci Patron! Foto: Merci Patron! / François Ruffin / Fakir

Fra politica, cinema e realtà. François Ruffin ha seguito le vicende legate alle spregiudicate scelte industriali di Arnault, firmando un film efficace e d’impatto, per quanto un po’ spiazzante, poiché si situa all’intersezione tra il documentario, l’inchiesta giornalistica e la satira. Ruffin non è un vero cineasta, e un po’ si vede.

La sua principale attività è la politica (è membro dell’Assemblée Nationale, nella quale è presente all’interno di France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon) e – appunto – il giornalismo satirico (è fondatore e redattore di Fakir).

A dispetto di ciò, dimostra con la macchina da presa delle capacità narrative discrete, anche se non riesce ad evitare qualche goffaggine, ad esempio lo scadimento – a tratti – in un linguaggio banale, quasi televisivo.

Cinema militante. L’aspetto politico resta presente in Merci Patron!, ma scivola lentamente in secondo piano, e in tutta la seconda metà del lavoro si percepisce piuttosto in forma di retrogusto amaro. Ciò che tende, invece, ad emergere sempre più, fino a vestire di gran trionfo il finale, è una vena giullaresca, zingaresca, che fa da eco alla Stangata, e un po’ ricorda l’epopea di Amici miei.

La trovata è geniale, e sorprendente è la sua messa in atto, ma purtroppo ciò non contribuisce, da un lato, ad enfatizzare il messaggio politico del film e, dall’altro, non lo riscatta dalle pecche tecniche.


Merci Patron!

Regia: Di François Ruffin

Anno: 2016

Durata: 83’

Sito ufficiale

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