I moniti di Mattarella e i partiti dopo le elezioni – il Caffè Scorretto

Grazie Presidente Mattarella per cercare di riportarci all’attualità politica, nonostante Di Maio, Salvini e Zingaretti.

Sono state settimane lunghe queste pre e post elettorali dominate prima dalle sparate finali acchiappa-voti, e poi da paventati record mondiali di Di Maio accompagnati dalle elucubrazioni pseudoeconomiciste di Salvini.

In mezzo una sentenza illogica – quella sui derivati della Cannabis – e un suicidio mediatico del PD, l’affaire Minibot. Meno male che tutto si è fermato per la festa della Repubblica, occasione che ci ricorda che esiste un punto fermo nel marasma politico nostrano: Sergio Mattarella.

Il Caffè Scorretto, dopo settimane di pausa, riparte proprio da lui, dal Presidente Mattarella che torna a far sentire, con pacatezza, come sempre, la sua voce.


Mattarella Unchained

“Nella notte più profonda, nessun poltico malandrino sfugga alla mia ronda, colui che vuol usare il voto a suo vantaggio, si guardi dal mio potere, quello di Garante della Costituzione”.

Ecco, per me questo è quello che pensa Sergio Mattarella da sette giorni a questa parte quando sente parlare di crisi di governo. Come altresì interpretrare frasi del tipo “soltanto la via della collaborazione e del dialogo permette di superare i contrasti e di promuovere il mutuo interesse nella comunità internazionale” a cui ha poi aggiunto “libertà e democrazia non sono compatibili con chi alimenta i conflitti […], con chi fomenta scontri, con la continua ricerca di un nemico da individuare e con chi limita il pluralismo”.

Tradotto: datevi una calmata, ascoltate anche l’Europa e se volete andare ad elezioni sappiate che – come riporta, fra gli altri, La Stampa – il discrimine sarà la Legge di Bilancio 2020. Quindi o elezioni entro il 29 settembre o l’anno prossimo che suona tanto di “prima risolvete il patatrac che avete combinato con la manovra dell’anno scorso, poi se ne riparla, altrimenti elezioni subito e chi vince si prende la patata bollente”.

Temete il potere del Garante della Costituzione, dunque, o voi che vorreste capitalizzare il voto non pensando al paese.

Buona festa della Repubblica Presidente Mattarella, con affettto e rispetto da Simone e Ru.



Le promesse di padre Pijo

Il 26 maggio, i potenti mezzi del Caffè e l’Opinione sono riusciti ad entrare nella sala dei bottoni della Lega, proprio mentre arrivavano i risultati – ed il 34% di voti alla Lega – delle elezioni europee. Mai avevamo visto cotanta bella: un meraviglioso ambiente a tre navate ovviamente costruito in stile romanico, illuminato da candele verdognole delle nostre valli e dominato un acre odore di incenso (Ru sosteneva che fosse odore di barbecue, ma si sà, il ragazzo è giovane).

In fondo, dando le spalle ad un altare in pietra di Luserna ed illuminato da un rosone a forma di Nutella, c’era lui, Matteo raggiante affiancato da Luca Morisi, il suo devotissimo e abile responsabile per la comunicazione.

Avvicinarsi all’altare non è stato facile, per via dei vari nuovi adepti della Lega sdraiati per terra in saio per ricevere la benedizione. Con la coda dell’occhio abbiamo intravisto, in un angolo, Claudio Borghi e Alberto Bagnai scambiarsi quelli che sembrano soldi del monopoli o minibot, ma li abbiamo (perora) ignorati: eravamo lì per Salvini.

Il quale, in mano, recava un cartello: “Grazie, Lega primo partito d’Italia” che si stagliava sull’altare decorato dagli oggetti simboli del paese: un cappellino Make America Great Again, un’icona cristiana ortodossa, un poster del Milan, una foto di Vladimir Putin, una simpatica serie di regalini chiusi da un fiocchetto blu, bianco e rosso e una bandierina di “Nuova Russia”, forse una squadra di calcio? Non saprei, né io né Ru siamo grandi appassionati.

Dopodiché un urlo: “e ora cambiamo l’Europa!”

Ahinoi, non siamo riusciti ad andare oltre, il Ministro si è dileguato immediatamente. “Impegni di lavoro?” abbiamo chiesto ad un responsabile “Sì, deve andare da Floris”.

Siamo usciti e solo sulla porta, Ru si è girato e mi ha chiesto: “ma non ha solo il 3,8% dei seggi del Parlamento europeo?” “Sì, e il 10% se conti i suoi alleati” “E allora che cavolo vuole cambiare?”

Ancora oggi, non sono capace di rispondergli.


Salvate il soldato 5 stelle

Grazie ai nostri potenti mezzi, il Caffè e l’Opinone è riuscito ad entrare nella cabina di regina elettorale del MoVimento 5 Stelle mentre uscivano i risultati delle europee.

Trovando solo settimane enigmistiche facilitate non completate, ed una strana densità di telecamere, siamo usciti e abbiamo incontrato i vertici del MoVimento al baruccio sotto l’ufficio a bere una tisana calmante. Ecco cosa abbiamo carpito loro.

“Sì, sì, Davide, devo dare un messaggio positivo per il MoVimento… anche se abbiamo perso 6 milioni di voti in 12 mesi che manco Renzi ci era riuscito” – “Sì, sì Davide, non uso il paragone con Renzi” – “Sì Davide, faccio subito [mette giù]… Danilooooooooooo!”

“Dimmi Luigi, ho sentito bene che Davide vuole che ci mettiamo un po’ di entusiasmo per commentare il voto, vero?” “Sì Danilo, per questo che ti ho chiamato, hai un’idea? Io non riesco a pensare: Matteo mi sta tartassando di selfie su Whatsapp… ecco ora mangia i rosticini… ora i giandujotti… ora…” “Non ti preoccupare, ho la soluzione entusiasta: il MoVimento 5 Stelle non perde mai, o vince o impara“.

“Sei un genio Danilo, ha fatto proprio bene Davide a nominarti Ministro dell’Istruzione!” – “Veramente sono delle Infrastrutture” – “Tanto è uguale, lo sai!”

(Ovviamente è tutta satira: vi pare che Toninelli possa essere Ministro?)


Record Mondiale!!

La tensione, in seno al MoVimento 5 Stelle era palpabile: il Capo Politico aveva fallito lasciando sul terreno troppi cittadini e la cosa non era passata inosservata ai più.

“Abbiamo perso la nostra anima” gridavano i più nella base. In più, come se non bastasse, dalle falegnamerie del popppolo era riapparso anche la grande nemesi: Alessandro Di Battista con il suo piglio risoluto e la sua dialettica raffinata.

Una sconfitta bruciante per il MoVimento che ha spinto anche Marco Travaglio ad ammetterlo: è ora di smettere di attaccare e criticare il 5 Stelle, lui per primo si fa carico di cambiare linea, per umana compassione rivolta ad un gruppo di ragazzi che ci crede.

Nonostante l’insperato endorsment, il Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, vicepremier del Governo Conte e Capo Politico del 5 Stelle, Luigi Di Maio aveva già deciso: avrebbe rimesso il proprio mandato nelle mani della piattaforma Rousseau, sarebbero stati i cittadini a dire se il cittadino Di Maio sarebbe rimaso al comando del MoVimento dei cittadini.

Il risultato, stupefacente, anzi, storico: come mai successo sulla faccia del globo terraqueo ben l’80% dei cittadini vota per Di Maio. 56.127 voti, “record mondiale per una votazione online in un singolo giorno per una forza politica”!

Anche perché unico esempio statistico del suo genere.



Felici e zingaretti

I potenti mezzi del Caffè e l’Opinione erano presenti anche nella sede elettorale del PD al momento dei risultati ed ecco cosa abbiamo sentito.

“Segretario sono arrivati i risultati!”

“Bene, come siamo andati?”

“22,69% davanti al Movimento 5 Stelle che è a 17,07%…” – “Ottimo, questo conferma che la strada intrapres…” – “… la Lega è al 34,44%” “Li morta*** sua, però questo voto conferma che siamo in ripresa e che la strada intrapresa è quella giusta, di un partito di sinistra che fa la sinistra lasc…” – “Segretario, sono arrivati i dati dei votanti: 6.050.351 voti per il PD” “Ottimo, sei milioni di voti e il 22%, un grande passo avanti rispetto a quel 18,76% di marzo 2018, ora vado a preparare il disc…”

“Segretario, il 4 marzo abbiamo preso 6.161.896, ssono circa 310 mila in più di oggi…” – “Ah, ma quindi l’alternativa e la dimostrazione che la strada intrapresa è quella giusta, lascio perdere?” – “Un viottolo segretario più che una strada, io punterei al fatto che i 5 Stelle abbiano perso 6 milioni di voti e poi andrei alla Vecchia Roma per una Cacio e Pepe, che ne dice?” – “No, mi oppongo, almeno andiamo sul litorale ad Ostia che ho voglia di pesce, in fondo abbiamo fatto meno schifo del 5 Stelle, perdicibacco”.

(Ovviamente non è vero, non sappiamo se a questo Zingaretti piaccia il pesce come al fratello).

Testi di Simone Bonzano, vignette di Ru


il Caffè e l’Opinione

 

 

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