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Mattarella, sull’evasione fiscale (non) ha (proprio) ragione

Simone Bonzano Instanews Leave a Comment

Il Presidente Mattarella sull’evasione ha mancato il bersaglio: evadere è sbagliato come lo è sprecare i soldi dei contribuenti.

“L’evasione fiscale è una cosa davvero indecente, perché i servizi comuni, la vita comune è regolata dalle spese pubbliche. Se io mi sottraggo al mio dovere di contribuire sto sfruttando quello che gli altri pagano, con le tasse che pagano”.

Questo è quanto ha risposto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ad una domanda degli studenti ospiti al Quirinale ieri. Un problema che il Presidente vede, soprattutto, come “culturale” e “di mentalità”.

Un’affermazione di principio senz’altro vero, ma che tralascia un problema: ovvero il contesto. Per capirlo occorre mettere un attimo da parte il tema evasione e capire come si finanzia lo Stato e perché.


Salari medi per settore su base oraria
Grafico di Italia Dati, fonte Eurostat (2019)

Il grafico I illustra il primo problema. In Italia, il settore terziario privato e quello industriale paga salari a parità di potere d’acquisto in media il 25% più bassi di quelli del settore pubblico, compreso educazione e servizi sociali. In pratica il sistema pubblico, che paga più stipendi, è decisamente meno produttivo di quello privato che paga meno stipendi. La differenza è che gli stipendi di quest’ultimo dipendono dal mercato, quelli del primo dipendono dalle decisione extra-mercato prese dal legislatore. Nel 2019 come nel 1962 quando la DC diede vita al sistema del “lavoro x il voto” tipico di questo paese.

Colpa del mercato, del turbocapitalismo e del liberismo” obietterà qualcuno, ma non è così.

Nella liberalissima Olanda, il settore privato paga solo ca. il 12% in meno del pubblico, ma gli stipendi del settore industriale – altamente produttivo – sono pari a quelli del pubblico. In Spagna – paese che ha recentemente liberalizzato il mercato in seguito alla crisi del 2011 – la differenza scende all’8%, mentre nella Francia dello statalismo spinto, il settore privato paga il 7% in più del pubblico. Le quattro categorie sono pari nella patria del neoliberismo, la Gran Bretagna ed anche in Germania il privato paga più del pubblico, mentre l’industria paga più di tutti.


L’inefficienza di Stato

Efficienza della PA italiana, fonte Infodata, il Sole 24 Ore

Beh, il problema è del privato, perché il pubblico paga nella media dei paesi europei!” obietterà qualcun’altro, ma (a) il dato medio – fatto per stato e non per numero di lavoratori – è influenzato dai livelli salariali dei paesi nordici e (b) non tiene conto dell’efficienza del settore pubblico.

Stando al grafico II, fatta eccezione per il settore previdenziale, l’efficienza del settore pubblico italiano non è solo sotto la media dei paesi OCSE, me è di gran lunga inferiore a quella di tutti i paesi sopra elencati (a cui si aggiunge anche la Turchia). In particolare, siamo altamente inefficienti in due categorie interessate dalle parole di Mattarella: policy making e fisco.

Immagino che qualcuno obietterà che “il problema è l’austerity che ha tagliato i fondi al pubblico e costretto a fari tagli alla PA!”, ma anche questo è fondamentalmente inesatto.


La spesa pubblica italiana, la fonte del problema

Gr. III, Spesa pubblica in UE, fonte Infodata, Il Sole 24 Ore

Il grafico III dimostra l’esatto contrario: semestre montiano a parte, dal 2011 ad oggi la spesa pubblica italiana – che è finanziata in gran parte dalla raccolta fiscale – è in costante aumento e, sempre dati alla mano, lo è al netto degli interessi sul debito. Aumenta perché lo Stato italiano – e i vari governi – decide di spendere di più e questo comprende anche quel Reddito di Cittadinanza e quella Quota 100 approvati duranti il Conte I e ancora presenti durante il Conte II. 

La spesa pubblica italiana è pari, infatti, al 45,5% del PIL, dato che risulta inferiore solo a quello francese (50,9%), belga (48,4%) e finlandese (48,1%). Inutile dire che sono tutti paesi con una PA nettamente più efficiente della nostra. 

Inutile far notare che più uno Stato spende, più ha bisogno di fondi e, come tale, di prelievo fiscale.


Mattarella ha ragione?

A sistema invariato, certamente una minore evasione equivarrebbe ad un aumento delle risorse, ma questo è lungi dall’essere il migliore dei sistemi possibili. Quindi è vero che se lo Stato facesse miglior uso del gettito fiscale e si rendesse più efficiente, già ora avrebbe a disposizione più risorse. Anche perché la pressione fiscale reale – ovvero al netto di tutte le imposte indirette e addizionali locali – attorno al 48%, quella legale – al netto del sommerso – superiore al 50% con aliquote fiscali effettive che, per alcuni professionisti, arrivano al 63% del reddito.

Ricapitolando, l’Italia ha:

  • una spesa pubblica alta, in aumento e per la maggior parte fatta di spesa corrente;
  • salari pubblici decisamente più alti della media dei salari privati;
  • un’amministrazione pubblica inefficiente soprattutto nel fisco;
  • una pressione fiscale oggettivamente alta non giustificata dalla qualità dei servizi dati al cittadino.

Evadere è sbagliato, ma l’Italia non è un paese efficiente zavorrato dalla cultura dell’evasione. Piuttosto è un paese altamente inefficiente, ineguale per scelta politica, incancrenito che impone tasse alta per finanziare una macchina pubblica inefficiente ed costantemente in cerca di nuove risorse.


Un sistema, dispiace dirlo, plasmato dallo stesso partito da cui arriva Mattarella, la DC. Fu proprio la DC che negli anni 60/70 cominciò – per scelta prettamente politica – ad usare il lavoro pubblico (il mitico “posto fisso”) – come sistema di pacificazione sociale. All’epoca, infatti, questo era visto come la risposta a basso costo – relativo – ai nascenti problemi sociali derivanti dal progressivo aumento della ricchezza del nostro paese. Sull’efficacia del sistema ci sarebbe da discutere, ma la sua capacità di generare pacchetti di voti è indiscussa e questo è il vulnus che ci portiamo ancora dietro.

Negli anni, tale sistema non è cambiato, sono cambiati soli i modi. Con le fondazioni bancarie il pubblico si è fatto banca, con le concessioni pubbliche controlla buona parte del sistema produttivo italiano e con i trasferimenti (dalle agevolazioni fiscali ai sussidi etc.) ha continuato a mantenere il suo ruolo di dominus economico del paese. Il tutto, appunto, a botte di spesa corrente.

E nonostante la DC sia formalmente sparita, il sistema è ancora lì, tenuto in vita da tutti i partiti che si sono succeduti al governo del paese negli ultimi 30 anni, Lega, PD, FI e M5S compresi. 

Perché un sistema utile (alla politica) non si cambia. Ma il male dell’Italia è solo l’evasione.


Il Caffè e l’Opinione

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