Sennò torna Salvini non funziona sempre: Lamorgese e l’accordo di Malta

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L’accordo di Malta sui migranti non decolla e la colpa non è – come dice Lamorgese – dei Visegrad, ma della supponenza del governo.

Il 23 settembre, Italia, Germania, Francia e Malta hanno sottoscritto un accordo per un “meccanismo di solidarietà” sulla redistribuzione dei migranti richiedenti asilo salvati in mare. Si tratta dell’accordo di Malta, salutato dal Governo Conte II come la dimostrazione di un cambio di rotta rispetto alle politiche migratorie del Conte I.

Per l’occasione, il ministro Lamorgese è stato dipinto, da media e opinione pubblica, come l’anti-Salvini, la “donna del fare” opposta al “ministro delle dirette Facebook” e l’accordo come il successo di un approccio diverso e collaborativo nei confronti dell’Unione Europea.

Per il ministro, l’accordo sarebbe un punto di svolta per proporre all’Europa un modello condiviso e condivisibile su cui strutturare una futura (possibile) riforma degli accordi di Dublino.

Due settimane dopo e l’accordo si è, però, arenato.



La bocciatura dell’accordo di Malta

All’ultimo Consiglio dei Ministri dell’Interno dell’Unione europea, a fronte del probabile sì dei paesi sottoscrittori, Portogallo, Lussemburgo e Irlanda (parte di quei volenterosi già reclutati dal Presidente francese Macron), l’accordo è stato criticato e bocciato da Grecia, Cipro e Bulgaria, paesi fortemente esposti agli arrivi dei richiedenti asilo e più propensi ad un meccanismo di redistribuzione dei migranti.

Il perché è abbastnaza semplice: l’Italia, nonostante ogni possibile convinzione dell’opinione pubblica italiana, non si trova al centro di alcuna emergenza migratoria. Ci sono certamente dei problemi, dovuti, più che altro, all’incapacità dei vari esecutivi dal 2000 ad oggi di gestire i flussi migratori e l’integrazione dei nuovi arrivati (non aiuta il taglio dei fondi alla stessa promossi da Salvini e confermati da questo governo), ma non c’è “emergenza”. Almeno nella realtà dei fatti.

Se si vuole cercare una vera situazione critica, ed è questa la critica che arriva dai tre paesi interessati, bisogna guardare alla rotta del Mediterraneo orientale anche alla luce dei nuovi sviluppi della crisi siriana.

Stando ai dati presentati al Consiglio, Cipro (4082), Malta (1503) e Grecia (1244) occupano i primi tre posti per richieste di asilo per 1 mln di abitanti. Nella stessa classifica, l’Italia occupa il 16simo posto (140), dietro a Spagna (600), Francia (426) e Germania (400), oltre a Slovenia, Belgio e Olanda. Parametrandole sulla percentuale di richieste di asilo della UE, l’Italia, 5,7%, è poi al 5 posto dietro a Francia, Germania, Spagna e Grecia.


Favoritismi all’Italia

Il documento congiunto greco-bulgaro-cipriota punta l’attenzione anche sugli ultimi arrivi. Fra il 19 agosto e il 1° settembre, infatti, la rotta del Mediterraneo Centrale ha visto 1369 arrivi a fronte dei 4879 della rotta orientale che diventano, nella settimana successiva (2-9 settembre), 480 per quella centrale, 736 per quella occidentale (Spagna) e 2707 per quella orientale. Questo al netto della nuova offensiva lanciata dal governo turco in Siria e il conseguente deterioramento dei rapporti fra Ankara e Bruxelles che potrebbe portare ad una riedizione della crisi del 2015 quando 800.000 migranti raggiunsero le isole greche.

Per i tre governi, quindi, “l’attenzione dei paesi membri negli ultimi mesi si sarebbe concentrata principalmente sul Mediterraneo centrale, oggetto di tre vertici (Helsinki, Parigi e Valletta) a scapito di quella “orientale, nonostante tutti i rapporti confermino il costante aumento degli arrivi nella regione”.

Per dirla come un anonimo diplomatico europeo ha confessato a POLITICO: “c’è del risentimento nelle cancellerie continentali per un accordo che va ad aiutare in maniera speciale un paese che non vive alcuna crisi migranti”.

Un problema riconosciuto, a margine del vertice, dallo stesso Ministro degli Interni Seehofer, uno dei principali sponsor dell’accordo di Malta, per il quale l’Europa non può “chiedere alla Grecia di prendere rifugiati anche dal Mediterraneo Centrale” a cui ha aggiunto che “anche la Spagna sta subendo una grande pressione”.

E allora perché, visto che il tema della “non emergenza” è ben noto, Francia e Germania si sono spese così tanto per “soccorrere” l’Italia?


Sennò torna Salvini

La risposta è nelle parole di un’altra fonte anonima di POLITICO: “capisco la volontà di aiutare un governo pro-UE in Italia, ma guardando la situazione sul terreno, l’accordo [di Malta] è irrazionale”.

Qui si annida l’errore franco-tedesco, ovvero voler evitare o allontanare il rischio populista in Italia accettando i desiderata politici del governo italiano piuttosto che affrontare i problemi su scala europea. Macron perché sta cercando di costruire un blocco di consensi atto a far passare la propria riforma dell’Europa, Merkel perché, come strategia politica, preferisce il compromesso ad ogni costa alla linea dura. Così facendo, però, Parigi e Berlino stanno cedendo – consapevolmente – alla retorica italiana del “sennò torna Salvini”. La stessa che il nostro governo, privo qualsiasi visione strategica sul nostro posizionamento in Europa e incapace di contrastare la destra identitaria coi fatti, sta sfruttando sia sui migranti che sulle questioni economiche.

Difficile non vedere tale idea come una costante nelle prime scelte del ministro Lamorgese e di tutto il governo italiano. Il tanto contestato Sicurezza Bis, quello che secondo Zingaretti, andava abolito subito, è ancora in vigore (e non sembra che verrà mai abrogato) ed il trasferimento dei fondi per l’integrazione a quelli per il rimpatrio è stato confermato. Tutto perché, come ha magistralmente raccontato il fumettista Gipi in un video di Propaganda Live, fare il contrario “porta voti a Salvini”.

Allo stesso modo, nel vertice di Malta, l’Italia si è presentata come la principale vittima dell’emergenza migranti nonostante tutti i dati dicano il contrario (e dimostrino che Malta sarebbe più in crisi). Una scelta sconsiderata e presa con ben poca lungimiranza politica: l’Italia ha infatti scatenato le rimostranze di Cipro, Grecia, Spagna e Bulgaria che dovrebbero, invece, essere i suoi partner per arrivare alla riforma del trattato di Dublino.


Retorica e realtà

La poca saggezza del governo italiano si è visto nel modo in cui Lamorgese ha risposto alle critiche arrivate all’accordo, ovvero ignorandole e spostando l’obiettivo, con la stampa italiana, verso l’opposizione, già data per scontata e mai parte degli accordi di Malta, dei paesi di Visegrad. Tradotto: la colpa è sempre degli altri, mai dell’Italia.

Quello a cui siamo di fronte, è sempre la solita storia. L’Italia, come succede da 30 anni, lamenta problemi sempre di natura esogena, globalizzazione, migranti, speculazione internazionale per evitare di affrontare i suoi veri limiti, ovvero bassa produttività, mancanza di politiche d’integrazione e politiche economiche non efficaci. Nel farlo, fa esplodere la retorica, indipendentemente da chi governa. Non si può affrontare la difficile riforma di Dublino a botte di “sennò torna Salvini”, esattamente come non si può governare un paese con un “non lo facciamo perché porta voti a Salvini”. Questa è la grande colpa dello Stato italiano, esattamente come compiacere tale visione è la grande colpa di Parigi e Berlino.

Una situazione, inoltre, che rischia di ripresentarsi alla presentazione della Manovra 2020, quando Gualtieri andrà a chiedere 14 mld (su 29) di nuova flessibilità, proposta che potrebbe esser accettata da Francia e Germania, ma che ha già subito le critiche di baltici e nordici.

Questo perché, fino ad una riforma e al contrario delle dietrologie italiane, la UE rimane un’unione composta da 27(8) membri e in nessun posto come il Consiglio europeo questo è evidente.


Commento finale

Partiamo da un punto: la cosidetta (perché non esiste più da anni) “emergenza migranti” – intesa quella della rotta del mediterreneo centrale – sta venendo strumentalizzata anche da questo governo. Il motivo è andare a coprire la propaganda della destra identitaria per motivi elettorali.

Il problema italiano non è dovuto ai migranti che arrivano via mare, ma alla mancanza di qualsiasi politica di integrazione nel paese. E succede non da 2018, ma dal 2000 e anche prima, quando il paese (leggi Turco-Napolitano e poi Bossi-Fini) ha deciso di concentrarsi sull’immigrazione illegale rendendo quella legale ai limiti dell’impossibile.

Non potendo migrare legalmente, si immigra in Italia illegalmente e ci si mette in regola nel corso di anni quando arrivano attraverso i decreti flussi del Ministero dell’Interno che altro non sono che sanatorie annuali regolarizzate. Questo ha indebolito il nostro sistema di integrazione pubblico che viene lasciato alla buona volontà di alcuni sindaci – tipo Mimmo Lucano – e cooperative/ONG. Fra quest’ultime ci sono poi chi ne aprofitta, ma il problema, ovviamente è a monte, ovvero nell’assenza volntaria dello Stato italiano. Il governo Conte I via Salvini ha ulteriormente tagliato (Sicurezza I) i fondi all’integrazione, taglio confermato nel Conte II.

Nel frattempo, l’Italia continua a piangere la propria “emergenza” che oramai è istituzionalizzata da anni di inattività statale.

La pantomima che è stato il vertice di Malta – chiedere la redistribuzione dei migranti del meditteraneo centrale indipendentemente da quelli del mediterraneo orientale e occidentale (dove gli arrivi sono più massici) – è l’ennesimo esempio del non voler governare il fenomeno.

Per farlo servono scelte poltiche, ovvero un piano coerente e coordinato a livello statele e poi europeo. Lamorgese – che è un tecnico – questo potere non ce l’ha e il suo unico scopo è di “amministrare” l’emergenza istituzionale per evitare contraccolpi elettorali ai due partiti di maggioranza nei confronti della Lega.


Il Caffè e l’Opinione

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