Macron, Merkel e Orban: chi ha vinto al Consiglio Europeo?

Macron Orban Merkel

Fra le affermazioni di Macron, Merkel ed Orban, è arrivato il momento di capire quanto successo il 28/29 giugno al Consiglio europeo (EUCO).

Viktor Orban, ed il blocco di Visegrad 4, voleva non esser ‘costretto’ ad accettare migranti/rifugiati, tanto meno voleva veder riformato il Trattato di Dublino: è andato via festeggiando. Angela Merkel aveva la necessità di bloccare i movimenti secondari, ovvero quelli dei richiedenti asilo registrati nei paesi ‘di primo arrivo’ attraverso l’Europa per bloccare la ‘rivolta’ bavarese. Missione compiuta (grazie a Spagna e Grecia) e Cancelliera salva, per ora. Emmanuel Macron voleva salvaguardare il principio dei ‘paesi di primo approdo’ (che tolgono pressione dalla Francia ed evitano le rivolte dell’Est) oltre a riaffermare la centralità di Bruxelles. Con molto difficoltà, l’ha ottenuto.

Sono loro i tre vincitori di (EUCO). E l’Italia che la mattina del 29 giugno cantava vittoria? Il premier Giuseppe Conte cita articoli  Per capirlo abbiamo letto le conclusioni del vertice sia del 28che del 29 giugno.


Libia e ONG

Dopo le premesse, che vanno a smentire l’emergenza ‘arrivi’ nel Mediterraneo Centrale nel 2018, si legge al punto 3:

“Per quanto riguarda la rotta del Mediterraneo centrale, dovrebbero essere maggiormente intensificati gli sforzi per porre fine alle attività dei trafficanti dalla Libia o da altri paesi. L’UE resterà al fianco dell’Italia e degli altri Stati membri in prima linea a tale riguardo”.

Questo, continua il documento, dovrebbe avvenire con un  maggiore “sostegno a favore della regione del Sahel, della guardia costiera libica, delle comunità costiere e meridionali”. A questo corrisponderà l’obbligo per “tutte le navi operanti nel Mediterraneo devono rispettare le leggi applicabili e non interferire con le operazioni della guardia costiera libica”, un avvallo europeo ai ‘#portichiusi’ voluta dal Ministro dell’Interno Salvini ed al rafforzamento della Guardia Costiera Libica (GCL). Delle ONG abbiamo già parlato diffusamente, sulla GCL ed i sospetti di collaborazionismo con i trafficanti, rimandiamo all’analisi pubblicata su ‘Gli Stati Generali’.


La conferma di Dublino

Il salvataggio dei migranti, continua il documento ai punti 5 e 6, dovrà avvenire mediante “azioni condivise o complementari tra gli Stati membri”. Una volta sbarcati essi dovranno essere accolti o in “piattaforme di sbarco regionali, in stretta cooperazione con i paesi terzi interessati [Sahel] e con l’UNHCR e l’OIM” o, in Europa in quei “centri sorvegliati istituiti negli Stati membri, unicamente su base volontaria” di cui si parla nel punto 6.

Nei fatti, l’Europa subappalta la gestione di sbarchi e primo soccorso alle organizzazioni umanitaria (che andrebbero anche finanziate). Ai paesi europei rimarrebbe l’incombenza dell’identificazione nei fantomatici “centri” su “base volontaria”. Stando alle dichiarazioni di Macron, la Francia si sarebbe già tirata indietro e così, sostiene il Ministro Salvini, anche l’Italia, ma che succede qualora nessun paese sia così volenteroso? Centri e migranti rimangono nei paesi di primo approdo secondo quanto stabilito dal Trattato di Dublino. Sempre nel punto 6 si legge, infatti:

“Tutte le misure nel contesto di questi centri sorvegliati, ricollocazione e reinsediamento compresi, saranno attuate su base volontaria, lasciando impregiudicata la riforma di Dublino”.

All’articolo 12 si parl, infatti, della modifica del trattato di Dublino sull’accoglienza ai migranti:

“è necessario trovare un consenso sul regolamento Dublino per riformarlo sulla base di un equilibrio tra responsabilità e solidarietà”.

Difficile. Consenso, quando si parla di decisioni del Consiglio europeo significa “unanimità” dei 27. I paesi di Visegrad capitanati dall’Ungheria, e con la partecipazione dell’Austria, hanno già fatto sapere di opporsi a qualunque modifica che alteri lo status quo. Ovvero, i “paesi di primo approdo sono coloro che devono accogliere e identificare i migranti”.


Perché ha vinto Orban

Per l’Ungheria di Viktor Orban questo Consiglio europeo era fondamentale per due motivi. Il primo era il bloccare ogni velleità di riforma dell’accoglienza. Il trattato di Dublino, infatti, non prevede alcun sistema di ripartizione delle quote migranti lasciando il peso dell’accoglienza sui ‘paesi di primo approdo’ che esclude l’Ungheria (i migranti della rotta balcanica, ora interrotta, ‘approdano’ in Grecia e Bulgaria).

Il secondo obiettivo del leader ungherese era dimostrare la forza del blocco di Visegrad non solo fra i 27, ma all’interno del PPE, grazie anche al nuovo asse con l’austriaco Sebastian Kurz. Visti i contenuti del documento finale (che ribadisce anche le sanzioni alla Russia e la corresponsabilità della stessa nell’abbattimento del volo MH-17 della Malaysia Airlines nei cieli ucraini); missione compiuta


Perché ha vinto Merkel

Pressata dall’ultimatum di Horst Seehofer, la vittoria della Cancelliera tedesca è tutta nel punto 11:

“Per quanto concerne la situazione all’interno dell’UE, i movimenti secondari di richiedenti asilo […] gli Stati membri dovrebbero adottare tutte le misure legislative e amministrative interne necessarie per contrastare tali movimenti e cooperare strettamente tra di loro a tal fine”.

Detto fatto. Poche ore dopo la chiusura del summit, il Portavoce del Governo tedesco Steffan Seibert presentava l’accordo sottoscritto da Berlino, Madrid ed Atene per il ritorno nei “paesi di primo approdo” (Spagna e Grecia) dei migranti secondari presenti in Germania, in cambio di maggior supporto finanziario.

In una sola mano, Merkel salva il proprio governo e offre alla fronda bavarese qualcosa da portare ai propri elettori. Tornata in patria, 14 paesi si sono uniti alla Germaniaper il “ritorno” dei migranti nei paesi “dove hanno chiesto l’asilo”. Fra questi si annoverano anche Polonia ed Ungheria allo scopo di mandare via quei pochissimi rifugiati accolti nel 2015.

La loro destinazione, speciali centri di permanenza (leggasi ‘detenzione’) dove attendere l’accettazione o il rifiuto della propria domanda.


Perché ha vinto Macron, prima parte

Macron emerge dalle secche di Bruxelles sempre più come erede al trono di Angela Merkel ed antagonista ufficiale di Viktor Orban, nella battaglia per il futuro dell’Unione Europea.

Dal punto di vista dei migranti, Macron segna il punto contro Matteo Salvini, con cui è ancora viva la polemica, e riaffermare due concetti fondamentali: la non sussistenza di “un’emergenza migranti” nel Mediterraneo Centrale (punto 1) e la salvaguardia del concetto di paese di primo approdo stabilita nel Trattato di Dublino.

Inoltre, salvando il principio di unanimità nella possibile riforma del Trattato, garantendo allo stesso tempo accordi bilaterali fra i paesi membri, Macron ottiene una simbolica vittoria a favore della sua idea di Europa a “molte velocità”. Una battaglia che il Presidente francese vede come centrale per il dopo elezioni europee (maggio 2019). In quel momento, con un baricentro europeo spostato a destra, Macron potrà rilanciare l’idea di una ‘seconda unione’, a partire dal nuovo asse franco-tedesco allargatosi alla Spagna e che riscuote la simpatia, fra l’altro, di Belgio, Olanda e Lussemburgo.

Centrale in questo piano, come ribadito al punto 13, la creazione di PESCO, il sistema integrato di difesa comune.


Perché ha vinto Macron, seconda parte

Archiviata la pagina dei “migranti”, considerata (colpevolmente) secondaria dall’Eliseo, Macron si è concentrato sul commercio internazionale e la guerra commerciale contro Trump. Al punto 18 si legge, infatti:

“In risposta alla decisione degli Stati Uniti di imporre all’UE tariffe sui prodotti di acciaio e alluminio […] il Consiglio europeo sostiene pienamente le misure […] di tutela dei nostri mercati così come il procedimento legale presso l’OMC […] l’UE deve rispondere a tutte le azioni di chiara natura protezionistica, comprese quelle che mettono in discussione la politica agricola comune”.

Sì a nuovi dazi contro i prodotti statunitensi, quindi, e sì anche al rafforzamento della rete commerciale europea, misura che rafforza anche il commercio estero italiano, come previsto nel punto 11.


Torniamo alla domanda iniziale, e l’Italia?

Giuseppe Conte torna a Roma essendo riuscito ad ottenere le migliori condizioni possibili per… Visegrad ed Orban. Il ‘cambio di paradigma’ sbandierato prima e durante il Summit non avrà, stando al documento che abbiamo analizzato, alcun risvolto formale per l’Italia. Difatti, le azioni ‘coordinate’ sono già presenti tramite Frontex e i centri in altri paesi rimangono su base volontaria, ovvero senza alcun meccanismo nuovo rispetto a Dublino.

Colpa dell’Europa o del Governo? I paesi europei hanno nuovamente peccato di disattenzione verso il problema migranti, ma il Governo italiano ha voluto calcare la mano in maniera irresponsabile. Minacciando il veto (per ben due giorni consecutivi), il Premier ha invocato su di se il peso negoziale della terza economia europea allo scopo di imporre la propria agenda (i migranti), fallendo, però, nel portare a casa un qualsiasi risultato.

Un’occasione persa in cui c’è certamente la complicità dei partner europei (Visegrad soprattutto), ma in cui inesperienza e presunzione hanno giocato contro Conte e l’Italia.


Letture consigliate d’approfondimento

Scrivo e mi diverto. Filippo Turati non è solo toponomastica, ma è stato uno dei più brillanti politici italiani. Se mi dicessero di votare ora, implorerei Odino di darmi il dono della preveggenza. Se mi chiedono di dove sono, sono nato lì, ma ho vissuto anche là e là, e anche laggiù, a volte dico che sono nato a Imperia, ma per sbaglio perchè sono di Genova. Se mi chiedono dove vivo, rispondo: fai tu, ma fra Berlino e Torino.

Lettore accanito, gamer per scelta e passione. Battlestar Galactica batte ogni serie televisiva (Star Trek compresA). Gra Jordan, Kobe e LeBron io scelgo Magic e i Lakers, SEMPRE. Come mi definirei? Un nerd con un dottorato in Archeologia che ha scelto di scrivere per passione.

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