Macron e Rutte, l’alleanza liberal-progressista e il ruolo dell’Italia

macron rutte

Il cambiamento in Europa è rappresentato dall’alleanza liberal-progressista di Macron e Rutte, che vuol dire questo per l’Italia dei sovranisti?

Non importa se la Commissione Europea ci consiglia di cambiare rotta o se Moody’s, aspettando S&P e Fitch, ci declassa. Poco importa se anche gli economisti veri, anche i Keynesiani, ci dicono che la “Manovra del Popolo” è insostenibile, perché ci dicono Luigi Di Maio e Matteo Salvini, fra 6 mesi cambia tutto, Juncker andrà in pensione, la nuova Commissione sarà amica dell’Italia, anti-tecnocrate, pro-spesa e, sostanzialmente, sovranista-friendly.

No.

L’unica parte realistica di questa affermazione è che Juncker andrà in pensione e con lui, gran parte dell’attuale classe dirigente europea, ma non per la vittoria di Salvini, Le Pen ed altri affiliati a Steve Bannon.

Questo perché la battaglia politica vera non è solo quella fra internazionalisti e sovranisti (o democratici e populisti), ma, soprattutto, quella tutta interna al fronte europeista fra idealisti e pragmatici.


Gli idealisti o la vecchia guardia

Juncker, Tajani, Angela Merkel, Guy Verhofstadt, ma anche Lamassoure, Moscovici, Tusk, Öttinger – per citare alcuni dei nomi percepiti come “l’establishment europeo” – hanno tutti in comune una cosa: sono Baby-Boomers, i nati fra la metà degli anni 40 e la metà dei 60.

Sono la generazione post-bellica, quelle dei boom economici, del 68, delle rivoluzioni civili e sociali. In Europa, sono i fautori dell’allargamento all’Est, dell’Euro e del principio di avanzamento costante dell’integrazione europea.

Di fatto, sono coloro che fra PPE, PSE/S&D e ALDE, hanno dato forma all’Europa attuale, nel bene e nel male.


I pragmatici o la nuova guarda.

Dall’altro lato della barricata ci sono i pragmatici, i nati della Generazione X e i Millennial, cresciuti osservando le fratture interne dell’Unione e consci che l’Europa deve cambiare. Un po’ come dicono i sovranisti, ma da loro li divide sia l’analisi – cooperazione internazionale invece che interessi identitari – che le soluzioni.

Se i sovranisti, semplificando, vorrebbero ritornare alla Comunità Economica Europea, gli europeisti pragmatici puntano ad un’Europa più politica, meno economicista e, soprattutto, fluida. Quella che si può chiamare “a molte velocità”.



I nomi

Fra i “pragmatici” possiamo includere tutto il partito dei Verdi (federalisti europei) e la loro leader Ska Keller, la radicale danese e Commissario europeo Margrethe Vestager e, soprattutto, il leader di Ciudadanos Albert Rivera, il Premier olandese Mark Rutte ed il Presidente francese Emmanuel Macron.

Sono quest’ultimi tre che sembrano destinati a riconfigurare il fronte europeista, soprattutto se, come sembra, il PPE si sposterà su posizioni più conservatrici.


I cavalieri liberali

Secondo POLITICO Europe, Rutte, esponente di spicco dell’Alleanza Liberal-Democratica Europea (ALDE), e Macron avrebbero raggiunto un accordo di massima per una piattaforma elettorale comune fra ALDE e  La Republique en Marche (LReM) del Presidente francese in vista delle elezioni europee del maggio 2019.

A Rutte (51 anni) e Macron (40) si sono già affiancati il leader di Ciudadanos Albert Rivera, il confermato premier lussemburghese Xavier Bettel, quello finlandese Juha Sipilä ed il belga Charles Michel, rispettivamente di 39, 45, 57 e 42 anni.


La scommessa di Macron e Rutte

Macron e Rutte non sembrano però intenzionate solo ad allargare l’ALDE, ma a formare un gruppo nuovo, magari senza il nome “liberale”, sostituito da “progressista” o “pro-Europa” allo scopo di allargare i confini dell’alleanza ad alcuni esponenti dei Socialisti & Democratici (S&D)

Il risultato sarà un fronte ampio – ALDE è, attualmente, un gruppo a guida centro-nord europea – e con i numeri necessari sia in Parlamento che al Consiglio europeo – già 8 governi su 27, lo stesso numero dei Popolari – per indicare il Presidente della Commissione europea.

La papabile sarebbe, come più volte indicato da Macron, Margrethe Vestager.


La politica in Europa


Il futuro dell’Europa

Cosa aspettarsi dalla nuova Europa liberale?

Di sicuro un atteggiamento meno dogmatico sul principio di unanimità per le decisioni del Consiglio europeo, già indicato da Macron quale principale ostacolo all’integrazione politica.

Altrettanto certo è che un’eventuale Commissione/EUCO guidata dai liberali risulterà meno ‘diplomatica’ nel gestire i dissidi con il fronte sovranista dell’attuale UE a trazione popolare. Si pensi alla posizione dura tenuta da Verhofstadt (ALDE) o Macron sul tema Brexit, o nei confronti dell’Ungheria e dell’Italia.


L’europa a molte velocità

Il risultato sarebbe “l’Europa a molte velocità” con un’area A, quella che va verso l’integrazione politica, ed un’area B che rimane legata all’area di libero scambio con meno peso politico. A rendere l’area B appetibile sarebbe un minor controllo di Bruxelles sulla politica interna e meno regolamenti dal punto di vista economico.

Un’area europea in cui rimane il libero scambio, i fondi, ma si alleggeriscono i controlli potrebbe essere la soluzione per disattivare il problema dei paese dell’Est, restii alla cessione di sovranità verso Bruxelles quanto a perdere i vantaggi dell’Unione.

Dal lato europeista potrebbe essere il modo per arrivare all’Eurobond, ovvero l’unione fiscale, già accennato dalla Francia nella proposta del Bond franco-tedesco.

Tutto questo perché, al di là della narrazione italiana, valida solamente dove il fronte governativo è quello sovranista gialloverde e l’europeismo giace in un’opposizione sempre più smorta, questo è il trend politico del continente.

 


Spazi di manovra


Appendice: e l’Italia?

Concludiamo con un excursus sull’Italia, tornata nel suo ruolo di “ammalata d’Europa”.

Dal punto di vista politico, un’Europa a trazione liberal-progressista vedrebbe il governo sovranista e populista italiano come antitetico.

Nel 2017, l’ALDE rifiutò un accordo con il M5S che avrebbe portato Verhofstadt alla presidenza dell’Europarlamento. Qualche settimana fa, i Verdi hanno annunciato che rifiuteranno ogni apparentamento sempre con il M5S in quanto quest’ultimi sarebbero “non compatibili con gli ideali europeisti del gruppo”.

Non solo, perché la nuova Commissione potrebbe avere in Matteo Salvini, il quale starebbe valutando il candidarsi come guida del Fronte Sovranista, quale capo dell’opposizione.

Se poi si arrivasse all’Europa “a molte velocità”, il rischio concreto è che l’Italia finisca, per sua stessa scelta, nell’area B. Questo darebbe al Governo quella flessibilità estrema che richiede e la libertà di perseguire le proprie politiche sovraniste, esattamente come l’Ungheria. Il problema è che noi, al contrario di Budapest, abbiamo l’Euro e conservarlo, come vorrebbe la maggioranza degli italiani, significa adeguarsi ad avere una moneta su cui il nostro controllo politico equivale a 0.

Tenete conto che negli ultimi 7 anni, l’Italia ha avuto il ruolo di controllo della BCE, e dell’Euro, grazie a Mario Draghi, il cui operato è stato definito, dai critici, come “troppo favorevole all’Italia”. Considerando come Roma sia riuscita e stia riuscendo a dilapidare, sia economicamente che politicamente, il supporto della BCE sotto l’attuale UE, pensate cosa accadrebbe se finissimo in un’Area B.

“Ma non ci manderebbero mai via!” diranno alcuni. Dipende dal fattore di rischio per gli altri paesi e se è vero che l’Euro, con un’Italia marginale, sarebbe indebolito, è anche vero che il principale rischio per l’area Euro, ovvero il debito italiano, verrebbe accantonato. Nel paradosso, tutto dipende dal Governo italiano che può scegliere: risolvere il debito o essere l’Ungheria.

C’è da sperare in un cambiamento di corso, perché che i Liberali (o progressisti) avranno un ruolo decisivo dopo maggio è scontato.

Che l’Italia se lo possa ritagliare, no.


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il caffe e l’opinione

Scrivo e mi diverto. Filippo Turati non è solo toponomastica, ma è stato uno dei più brillanti politici italiani. Se mi dicessero di votare ora, implorerei Odino di darmi il dono della preveggenza. Se mi chiedono di dove sono, sono nato lì, ma ho vissuto anche là e là, e anche laggiù, a volte dico che sono nato a Imperia, ma per sbaglio perchè sono di Genova. Se mi chiedono dove vivo, rispondo: fai tu, ma fra Berlino e Torino.

Lettore accanito, gamer per scelta e passione. Battlestar Galactica batte ogni serie televisiva (Star Trek compresA). Gra Jordan, Kobe e LeBron io scelgo Magic e i Lakers, SEMPRE. Come mi definirei? Un nerd con un dottorato in Archeologia che ha scelto di scrivere per passione.

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