Qvuando c’era LVI: fra realtà e assurdo il ritorno del Duce… nero – liberColi

LVI

LVI è tornato, e non è Salvini (per ora), ma è proprio quel LUI ed è… NERO(!?!) accompagnato da tanti teneri Panda Pound.

Non sono ancora impazzito, ma in Qvando c’era LVI di Stefano Antonucci e Daniele Fabbri (autori, fra l’altro di V for Vangelo) Benito Mussolini, il DUCE, è realmente tornato ed è nero, black e non solo per il colore della camicia.


Messianicamente LVI

Non vi svelerò altro della trama perché il fumetto, uscito originariamente in 4 puntate e poi ripubblicato come raccolta sempre da Shockdom, va letto e gustato senza alcun tipo di spoiler. Questi, infatti, vi rovinerebbero il piacere dei colpi di scena e delle tante piccole perle che ne punteggiano la sceneggiatura che finisce per coinvolgere Casa Pound, diverse figure governative italiane, il papato (da sempre nel mirino di Daniele Fabbri, uno dei pochi, veri stand-up comedian italiani) e, soprattutto, noi, gli italiani ed il nostro amore per le figure forti, messianiche.

Questo è il vero fulcro di Qvando c’era LVI, non il narrare la storia del ritorno del Duce (assolutamente surreale come giusto che sia), ma raccontare come la società e la cultura italiana rimangano permeabili al Fasciamo vero e proprio e, soprattutto, alle sue forme spurie, come l’autoritarismo, il personalismo, il populismo ed il culto della personalità. Figure come Craxi, Berlusconi, Renzi o Salvini, ma anche gli “eroi del periodo” Milena Gabbanelli, Roberto Saviano o, addirittura, Alberto Angela: punti di riferimento messianici ora per la destra, ora per la sinistra, ora per il popolo.

Inutile nascondercelo, noi Italiani siamo alla costante ricerca di un LVI che con l’illusione di “salvarci” (da noi stessi), assecondi le nostre mancanze e la nostra ignoranza.


LVI e NOI

Un messaggio subliminale nascosto in un’opera effervescente che usa, secondo alcune delle regole più antiche della Satira, il modo “volgare”, ridanciano, ma acuto per raccontare gli aspetti più reconditi della nostra piccola ossessione autoritaria latente.

Attraverso questa lente distorta fra realtà e imaginazione, tutto il fascicolo, non solo la storia di LVI, diventa parte del messaggio, le finte rubriche come “Disimpara l’Inglese col Duce”, il Moschettolibro o “C’è posta per lui” fino ad un piccolo grande colpo di genio: I Panda Pound come Cesco Manesco, Cinzia Mattanza ed Otto Complotto. Si tratta di piccoli ritratti di una realtà alternativa assurda, ma estremamente vivida, concreta, possibile e, curiosamente, così attuale oggi…

Un’opera forse non per tutti, ma decisamente consigliata.


Qvuando c’era LVI di Stefano Antonucci e Daniele Fabbri, link per l’acquisto

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