La Catalogna si dichiara indipendente: ed ora? Elezioni – il Caffè del 27-10-2017

 L'attesa per la dichiarazione di indipendenza catalana da parte di una giovane millitante, proprio gli studenti sono stati, insieme agli anziani presenti durante le persecuzioni franchiste, l'asse portante del movimento indipendentista. Foto:  Fotomovimiento  Licenza:  CC 2.0

L’attesa per la dichiarazione di indipendenza catalana da parte di una giovane millitante, proprio gli studenti sono stati, insieme agli anziani presenti durante le persecuzioni franchiste, l’asse portante del movimento indipendentista. Foto:  Fotomovimiento  Licenza:  CC 2.0

Venerdì 27 ottobre alle 15:20, il Parlamento regionale della Catalogna guidato da Carles Puigdemont ha dichiarato, con maggioranza semplice, l’indipendenza della regione dalla Spagna . Ed ora?

Alla fine si è arrivati allo strappo.. In un voto che rischia di passare alla storia per ragioni ben diverse, ovvero la peggior crisi spagnola dal colpo di stato del 1981, il Parlamento catalano ha dichiarato unilateralmente l’indipendenza della Catalogna, ora Repubblica catalana, dalla Spagna. 

A votarla, però, sono stati soltanto i deputati della Junts pel sì (il cartello elettorale di Puigdemont), il CUP (partito indipendentista di estrema sinistra alleato del governo catalano) e i membri di CatSiqueesPot, la frazione catalana di Podemos. Fra questi, i sì sono stati 70, contro i 71 a disposizione della maggioranza, due i contrari e dieci gli astenuti, quasi tutti i membri di CatSiqueesPot,

Assenti, i membri delle opposizioni, fra cui il secondo partito della regione, ovvero i liberali unionisti catalani di Ciudadanos, il Partito Socialista ed il Partito Popolare.

Ed ora? Formalmente,  la Catalogna rimane una regione autonoma della Spagna. Ed infatti, mentre, i catalani votavano l’indipendenza, a Madrid il senato votava a forte maggioranza l’applicazione del’articolo 155 della Costituzione spagnolo, il quale esautora di fatto il governo regionale catalano e prepara la strada a nuove elezioni. Queste, indica il governo, dovrebbero tenersi il 21 dicembre.

Per questo motivo, il Primo Ministro spagnolo Mariano Rajoy ha invitato i cittadini spagnoli a non “preoccuparsi” perché “lo stato di diritto in Catalogna verrà ripristinato al più presto”. 

Questo, continua Rajoy sarebbe possibile solo tornando alle urne “ascoltare i cittadini catalani, tutti quanti”. Nessuno, chiude il Primo Ministro, “può decidere del loro futuro ed operare” riferendosi a Puigdemont ed al governo catalano, ” al di fuori della legge a loro nome”. 

Le reazioni dell’Europa. In supporto a Rajoy sono arrivate le istituzioni europee. In un tweet a caldo pochi minuti dopo il voto, il Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, la dichiarazione non “cambia nulla per l’Unione Europea”. Madrid, infatti, rimarrebbe “l’unico interlocutore dell’Unione”. Pieno sostegno a Rajoy arriva dal Presidente Francese Emmanuel Macron, mentre il Presidente della Commissione Jean-Claude Juncker sottolinea come ‘Unione non desideri ne abbia bisogno di ulteriori spaccature”.

Per il governo tedesco e quello statunitense “l’unità spagnola rimane inviolabile”, concetto ripreso dal governo britannico, il quale aggiunge come la decisione catalana sia nata “in base ad un voto dichiarato illegale dai tribunali spagnoli” a discapito dello “stato di diritto”.

Save Europe. Eppure più volte gli indipendentisti catalani si sono appellati all’Europa come “mediatore” fra Madrid e Barcellona. Una chiamata in causa spesso rispedita al mittente da Bruxelles che non potrebbe, stando ai trattati, intervenire nelle questioni interne dei singoli paesi membri, in questo caso, la Spagna.

Un suo intervento, inoltre, sarebbe stato visto come un “riconoscimento ufficiale” della questione catalana che avrebbe rischiato di scatenare un effetto domino dalle conseguenze politiche difficilmente prevedibili. 

A nulla, quindi, è servito il costante appello all’intervento di Bruxelles da parte di Carles Puigdemont e delle migliaia di cittadini, soprattutto giovani ed anziani, scesi in piazza ancora nella giornata di oggi a sostegno del governo catalano.

“Save Europe” è, infatti, uno degli slogan a cui si è inneggiato in queste ore in piazza a Barcellona, a favore della “scelta democratica catalana” contro il “fascismo di Rajoy e del governo spagnolo.”

La divisione di una regione. Su tutto il “caso catalano” e sulla sua “legittimità politica”, sulla illegalità della stessa non si può discutere, pesano, però, i numeri. Sono questi che, a fronte del giubilo della piazza indipendentista, descrivono una società catalana spezzata in due. 

Il referendum del 1 ottobre ha visto la vittoria dell’indipendenza con il 90% dei consensi a fronte, però, di un’affluenza ferma al 42% degli aventi diritto. Il dato ha poi mostrato una “voglia” indipendentista più forte nei piccoli centri, gli stessi che si sono affrettati ad ammainare la bandiera spagnola subito dopo l’indipendenza, mentre a Barcellona si alternavano manifestazioni pro e contro la Spagna.

Una spaccatura che si è riprodotta nel voto al Parlamento in cui hanno votato “sì” solamente, un altra volta, i partiti platealmente indipendentisti. Questo a scapito della possibilità di andare finalmente ad un voto legale e riconosciuto. Per ovviare all’applicazione dell’articolo 155, Madrid aveva chiesto al governo di Barcellona di sciogliere il Parlamento ed indire elezioni anticipate, le quali sarebbero diventate, de facto, un vero e proprio referendum. 

Elezioni anticipate che, giovedì 26 ottobre, però, il Presidente Puigdemont ha rifiutato, probabilmente su pressione delle frange più irriducibili della Junts pel sì e del CUP, scegliendo di rimettersi alle decisione del Parlamento.

Fra interessi economici (l’autonomia fiscale invocata da Barcellona), conflitti irrisolti (il franchismo e le “comunità” della spagna) ed una chiara testardaggine istituzionale (da entrambe le parti), sì è arrivati al voto di venerdì, la dichiarazione di indipendenza e la più grossa crisi vissuta dal paese, e probabilmente dalla UE, negli ultimi 40 anni.


Per approfondimenti:

– la cronaca della giornata: Reuters

– la cronaca della crisi catalana: POLITICO

– “la Spagna prende il controllo della Catalogna”: The Guardian

– la crisi catalana, le responsabilità di Madrid e Barcellona: Frankfurter Allgemeine Zeitung

– la crisi spagnola e gli interessi finanziari ed identitari di un paese: Suddeutsche Zeitung

Scrivo e mi diverto. Filippo Turati non è solo toponomastica, ma è stato uno dei più brillanti politici italiani. Se mi dicessero di votare ora, implorerei Odino di darmi il dono della preveggenza. Se mi chiedono di dove sono, sono nato lì, ma ho vissuto anche là e là, e anche laggiù, a volte dico che sono nato a Imperia, ma per sbaglio perchè sono di Genova. Se mi chiedono dove vivo, rispondo: fai tu, ma fra Berlino e Torino.

Lettore accanito, gamer per scelta e passione. Battlestar Galactica batte ogni serie televisiva (Star Trek compresA). Gra Jordan, Kobe e LeBron io scelgo Magic e i Lakers, SEMPRE. Come mi definirei? Un nerd con un dottorato in Archeologia che ha scelto di scrivere per passione.

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