Kurz-Orban-Seehofer-Salvini: l’asse nero che vuole controllare l’Europa

Kurz, Merkel, Salvini

Kurz, Seehofer, Salvini, Orban: cosa hanno in comune i 4 cavalieri delle politiche anti-migranti in Europa? Una, vincere le elezioni europee a maggio 2019 e ‘riformare’ l’Europa a propria immagine.

In barba a chi – spesso gli stessi elettori dei politici sopra-indicati – sostiene che l’Europa non sia altro che una ‘tecnocrazia non democratica’, gli organismi di autogoverno della UE rimangono basilari per determinare le politiche continentali. Questo vale per tutti, ma soprattutto per chi, da Kurz a Seehofer, aspira ad “un’Europa dei popoli e non dei capitali che rispetti le sovranità nazionali”, come questa viene promossa dai diretti interessati.

All’atto pratico delle proposte, si tratta di un’Europa che mantenga tutti i vantaggi (fondi europei, Schengen e trattati commerciali) riducendone gli ‘obblighi’, ovvero quei trattati come Maastricht, Lisbona e Dublino che definiscono la UE: una Comunità Economia che non si ‘impicci’ dei fatti nazionali, in negativo quanto in positivo. Un piano che si scontra con l’opposizione delle forze social-liberali d’Europa, ovvero, la Francia di Macron, i governi olandesi, spagnoli e portoghesi, ma soprattutto la Germania di Angela Merkel.

Ed è proprio in Germania che è iniziata la battaglia per l’Europa.


Kurz e Orban

Tutto inizia in Austria, dove il 18 dicembre 2017 viene varato il primo governo populista d’Europa basato sull’alleanza fra i popolari di Sebastian Kurz e la destra populista/sovranista di Heinz-Christian Strache.

Un governo inedito, di rottura rispetto alla tradizionale Grosse Koalition austriaca fra popolari e socialdemocratici. Subito dopo la nomina, Kurz avvicina il paese ai Visegrad 4, rompendone l’isolamento ed in particolare quello della Polonia e dell’Ungheria, sotto accusa da parte della UE per le riforme illiberali praticate dai propri governi. Il giovane Cancelliere, 31 anni, si allea con Orban di cui diventa l’alter-ego presentabile: giovane, popolare, conservatore, favorevole alla chiusura delle frontiere ai migranti, ma europeista e contrario alle discriminazioni del movimento LGBTQ.

L’alleanza non è solo a Bruxelles, ma sopratutto all’interno del Partito Popolare (PPE), dove militano tanto l’ungherese Fidesz quanto la ÖVP di Kurz. Quello che fino ad allora era uno scontro fra ‘blocchi’ europei (est-ovest), diventa così un conflitto interno al PPE.


L’asse popolare nero

Sono simili Kurz e Orban, pur se di origini e generazione diverse. Entrambi hanno lo stesso problema: contrastare l’avanzata della destra populista fra i propri elettori. La risposta comune: ‘se non puoi sconfiggerli, diventa come loro’ e così è stato. Nell’ultima tornata elettorale, e cavalcando il pensiero anti-migrante, Fidesz (49%) assorbe gran parte dell’elettorato dell’ultra-destra di Jobbik (19%). Lo stesso riesce a Kurz, che a dicembre rimonta (31%)e vince contro la FPÖ di Strache (26%).

Una strategia che funziona a livello locale, ma che rischia – come è stato per Budapest – di suscitare la controffensiva di Bruxelles e delle maggioranza dei paesi europei, soprattutto dalla Germania di Angela Merkel, anche lei nel PPE.

Per continuare la scalata all’Europa, serviva un alleato ed ecco che entra in campo un altro rappresentante dei popolari: la CSU di Horst Seehofer, recentemente convertitasi al pensiero ‘anti-migranti’ e vista come la leva per ‘togliere di mezzo’ la Cancelliera.


La Baviera anti-Merkel

Quello che va avanti ormai dal 2017 in Germania fra CSU e CDUE , è un conflitto che si gioca sulla chiusura delle frontiere e la costruzione di centri di controllo. L’obiettivo più o meno conclamato è, però, un altro: portare Angela Merkel alle dimissioni o, in alternativa, a ‘chiudere le porte’ ai migranti.  “Non mi piegherò ad una cancelliera che è tale per merito mio” ha dichiarato Seehofer nella serata del 2 luglio.

Dalla parte del leader della CSU, ci sono i numeri. Dal 2015 ad oggi la Germania, infatti, ha ricevuto oltre 1.400.000 richieste di asilo e solo nel 2017 ci sono stati 175.000 movimenti secondari di migranti (ovvero arrivati in Europa in altri paesi) in entrata. Manca, però, un motivo reale per la crisi, il problema? Anche in Germania, come in altri paesi, il ‘tema immigrazione’ è tornato alla ribalta per meri motivi elettorali: le elezioni regionali bavaresi – uno Land dove la CSU è presente – e la necessità di limitare l’avanzata della AfD preservando la maggioranza assoluta dei cristiano-sociali.


L’assist italiano

Come fare a riaprire la questione migranti in un momento che i dati ufficiali, dell’UNCHR come della stessa Europa, sottolineano una contrazione dei flussi in entrata?

Qui entra in gioco l’Italia e il nuovo asse firmato Kurz e benedetto da Orban: l’asse dei volenterosi composto, appunto, da Seehofer, il Ministro dell’Interno italiano Salvini e quello austriaco Kickl. Un ‘popolare’, il leader della ‘Lega’ e l’ex-segretario generale della FPÖ, ancora un’alleanza ‘alla Kurz’: centro-destra e destra populista.

Arriva l’assist italiano. Il respingimento di Aquarius, seguito da quello di Lifeline, avvenuti a ridosso del Consiglio Europeo (EUCO), bastano a Seehofer per lanciare un ultimatum ad Angela Merkel: o si limita i movimenti secondari dei migranti o la Germania chiuderà le frontiere, rompendo l’unità europea.

La questione diventa surreale. L’EUCO di giugno, che aveva all’ordine del giorno sì la riforma di Dublino, ma soprattutto l’Unione Bancaria e la lotta ai dazi imposti da Donald Trump, si focalizza sui migranti. Una scelta, come la definisce il Premier olandese Rutte, “sorprendente” proprio perché arrivata senza una reale emergenza.


La resistenza di Merkel

A Bruxelles, Angela Merkel arriva in difficoltà. Sebastian Kurz e Viktor Orban sembrano rilassati, la pressione non è su di loro, come neanche l’obbligo di alimentare il problema. L’Italia, infatti, pone il veto sulle conclusioni del Consiglio se il documento non conterrà, almeno nei contenuti, la bozza italiana presentata pochi giorni prima al pre-vertice sull’immigrazione.

In quella che è diventata “la notte più lunga” dell’EUCO, in soccorso alla Cancelliera arrivano, nell’ordine, Emmanuel Macron, lo spagnolo Pedro Sanchez, i governi liberali belga e olandese e, a sorpresa, la Grecia di Tsipras. Il documento viene approvato e contiene quanto desiderato da Seehofer: un limite ai movimenti secondari. Non solo, Merkel torna a Berlino con il sì di Spagna e Grecia a riassorbire la propria quota di migranti.

Vittoria?


Seehofer-Kurz, atto secondo

La risposta è negativa. L’assenza dall’accordo dell’Italia (da cui arrivano 60.000 migranti secondari di cui più di un terzo illegali, alla faccia della retorica del “rimangono da noi”, NdR), permette a Seehofer di far scattare la crisi di governo annunciando le proprie dimissione dal Ministero. 48 ore dopo, la crisi rientra, ma solo quando la Cancelliera accetta la creazione di ‘zone di transito’ ai confini tedeschi atti a facilitare il respingimento dei non aventi diritto all’asilo nel paese.

Ancora una volta, Angela Merkel si salva, sfruttando la debolezza dei sovranisti: non sempre gli interessi ‘ideali’ coincidono con quelli pratici. Seehofer incassa, infatti, la ‘protezione’ della Baviera tramite centri che respingeranno i migranti proprio in Austria.

Mentre scriviamo, si sta aprendo il terzo atto della sfida. Kurz minaccia la chiusura dei confini austriaci, Brennero compreso. La decisione tedesca lo ‘autorizza’ – pensa il Cancelliere – ad agire unilateralmente come fece Orban nel 2015.

Si rischia l’effetto domino sull’Italia, ma forse questo è il piano per creare la “Fortezza Europa”.


Il ruolo dell’Italia

Che ci ha guadagnato l’Italia? EUCO si conclude e il premier torna a Roma senza un accordo su Dublino e reali certezze sulla cooperazione europea. Nonostante le affermazioni di facciata, Roma, e Salvini, avevano già scelto la propria linea: respingere i migranti alla ‘moda ungherese’, Dublino o non Dublino.

In questo contesto, la sconfitta ad EUCO diventa secondaria rispetto a quel ‘No’ all’accordo bilaterale con la Germania proferito da Conte su indicazioni, dicono fonti interne al Consiglio, di Salvini. Un assist dato agli alleati europei e che, alla fine, finisce per legittimare la strategia italiana dell’unilateralismo.


Lega e Popolari, la destra europea prende forma.

Chi vince? Merkel si salva, ma l’effetto domino rischia di minare Schengen imponendo una nuova stretta sui migranti: Come vorrebbero Kurz, Orban, Seehofer e Salvini.

Una crisi tedesca, quindi, nata sfruttando un’iniziativa italiana con la regia di Vienna (e Budapest) con l’obiettivo di indebolire la posizione di Angela Merkel in vista delle elezioni europee. Non facile, ma che porterebbe il PPE dalle posizione della Cancelliera a quelle dell’asse Kurz-Orban in prospettiva di un’alleanza con quei movimenti sovranisti europei destinati a passare all’incasso elettorale a maggio.

Possibile? Durante l’ultima manifestazione di Pontida, Matteo Salvini ha apertamente (ri)lanciato l’idea della Lega delle Leghe europee. Un’alleanza che, nelle idee del Ministro, sembra andare ben oltre i raggruppamenti europei attuali, quindi pronta all’alleanza con il nuovo PPE che si contrapporrà, idealmente, alla prossima possibile alleanza social-liberale incentrata su Macron.

“Se non puoi batterli, diventa come loro”: così il modello Kurz dall’Austria, passando dalla Germania, potrebbe diventare europeo. Una svolta conservatrice, tradizionalista e potenzialmente anti-liberale che ha già avuto l’avvallo di Donald Trump. Proprio l’ambizioso Cancelliere austriaco è stato al centro di una piccola crisi diplomatica nella sua recente visita a Berlino essendo stato invitato dal contestato ambasciatore statunitense in Germania: una rottura di protocollo che è suonata come una sfida diretta ad Angela Merkel.

Aspettando maggio, Sebastian Kurz guiderà l’Europa nei prossimi 6 mesi: l’Austria è dal 2 luglio presidente di turno dell’Unione Europea.

Quando si dice tempismo.


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Scrivo e mi diverto. Filippo Turati non è solo toponomastica, ma uno dei più brillanti politici italiani. Se mi chiedono di dove sono ondeggio fra Torino e Genova, a volte dico che sono nato a Imperia, ma per sbaglio. Fra Berlino e Torino, ricordando Genova. Lettore accanito, gamer per scelta e passione. Battlestar Galactica batte ogni serie televisiva e fra Jordan, Kobe e LeBron io scelgo Magic. Come mi definirei? Un Nerd con un dottorato in Archeologia che ha scelto il giornalismo (per passione).

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