Il Kurdistan ed il futuro dell’Iraq post-ISIS – CO Reloaded del 27-6-2017

 Un soldato curdo o Peshmerga accanto alla bandiera del KRG, il governo regionale del Kurdistan iracheno che si accinge a cercare l'indipendenza. Foto:  Kurdishstruggle  Licenza: CC  2.0

Un soldato curdo o Peshmerga accanto alla bandiera del KRG, il governo regionale del Kurdistan iracheno che si accinge a cercare l’indipendenza. Foto: Kurdishstruggle  Licenza: CC 2.0

A fronte dell’imminente sconfitta dello Stato Islamico a Mosul, nel nord del paese, rimane aperta una domanda: quale futuro per un Iraq devastato dalle divisioni settarie fra sciiti e sunniti? Prima ancora di discutere del futuro assetto del nord del paese, bisognerà però affrontare lo status del Kurdistan iracheno, la regione che occupa le province nordorientali dell’Iraq.

Il Kurdistan è una regione autonoma all’interno della Federazione irachena, capace di agire in maniera indipendente da Baghdad per quanto concerne la propria politica estera e commerciale. Il KRG, il governo regionale guidato dal Presidente Massoud Barzani, leader del Partito Democratico Curdo (KPD), dispone, inoltre, di una propria forza armata, i Peshmerga oltre a varie forze speciali di sicurezza.

Proprio mentre i Peshmerga, assieme all’esercito iracheno, iniziavano l’offensiva per la “liberazione” di Mosul, Barzani annunciava l’atteso referendum per l’indipendenza, che si terrà il 25 settembre 2017.

L’indipendenza curda. Il risultato del referendum appare scontato, ma la più che probabile vittoria del “sì” non andrà a sancire l’immediata uscita del Kurdistan dall’Iraq. La nascita di uno stato curdo nel cuore del Medio-Oriente è, infatti, una questione delicata che necessiterà di un accordo con Baghdad e del silenzio/assenso dei poteri regionali presenti nell’area, Arabia Saudita, Iran e Turchia, oltre che del supporto degli Stati Uniti. In ballo, infatti, non c’è solo la questione di un Kurdistan indipendente, ma il futuro assetto dell’intera regione, soprattutto dal punto di vista degli interessi petroliferi.

 La parte occidentale di Mosul, Iraq del nord, distrutta dal conflitto fra le forze irachene e i miliziani dello Stato Islamico. La caduta di Mosul, prevista prima dell'autunno, darebbe il là alla possibile indipendenza del Kurdistan. Foto:  Quentin Bruno  Licenza:  CC 2.0

La parte occidentale di Mosul, Iraq del nord, distrutta dal conflitto fra le forze irachene e i miliziani dello Stato Islamico. La caduta di Mosul, prevista prima dell’autunno, darebbe il là alla possibile indipendenza del Kurdistan. Foto: Quentin Bruno  Licenza: CC 2.0

Il petrolio è indipendenza. Qualora il KRG optasse per l’indipendenza, quali ne sarebbero, infatti, i confini? La costituzione irachena del 2005 sancisce i confine del Kurdistan iracheno nei governatorati di Dohuk, Arbil, Halabja e Sulemaniye.

La controffensiva curda all’avanzata dell’ISIS del 2014, ha permesso al KRG di espandere la propria sfera di influenza territoriale incorporando nei proprio confini molti dei territori contesi, fra cui l’area collinare del Sinjar, fra Mosul, Turchia e Siria, ed il distretto di Kirkuk.

Al di là dell’importanza “nazionale” delle due aree (Kirkuk è considerata la “capitale” storica del Kurdistan), entrambi i territori sono centrali per la futura economia del paese. Il Sinjar permette al KRG di controllare allo stesso tempo la principale diga del paese, Eski Mosul, e gli oleodotti che, dal sud, portano il greggio alla Turchia, oltre che di vari campi petroliferi minori. Ancora più centrale per il futuro del Kurdistan indipendente è il distretto di Kirkuk, dove si estrae circa l’11% del greggio del paese, ovvero 400.000 barili l’anno

Per un paese la cui economia, attualmente in crisi dopo i fasti del biennio 2012-2014, è basata al 90% sui proventi del petrolio e la cui vasta macchina pubblica dipende dal greggio, mantenere il controllo di queste nuove aree sarebbe fondamentale. 

 Il Primo Ministro iracheno Haider al-Abadi, il quale non esclude l'indipendenza del Kurdistan, qualora questa avvenisse tramite il dialogo con l'Iraq. Foto:  Foreign and Commonwealth Office  Licenza:  CC 2.0

Il Primo Ministro iracheno Haider al-Abadi, il quale non esclude l’indipendenza del Kurdistan, qualora questa avvenisse tramite il dialogo con l’Iraq. Foto:  Foreign and Commonwealth Office  Licenza: CC 2.0

La posizione di Baghdad e la strategia curda. Anche per Baghdad, rimane centrale la questione territoriale.  La costituzione irachena, infatti, riconosce confini ben precisi per il KRG che escludono sia Kirkuk che il Sinjar. In quest’ottica, ad aprile, il Primo Ministro iracheno Haider al-Abadi ha dichiarato di comprendere il desiderio di indipendenza dei curdi. Sbagliate, continua al-Abadi, sarebbero le tempistiche, un referendum mentre è ancora in corso la guerra all’ISIS, e, soprattutto, le modalità, una consultazione popolare invece che la concertazione con il governo centrale.

Questo è quello che i Curdi vorrebbero evitare, almeno in una prima fase. Al di là, infatti, del contributo curdo alla guerra contro l’ISIS, il potere contrattuale del KRG nei confronti di Baghdad è limitato. Una schiacciante maggioranza a favore dell’indipendenza, stimata al 98% anche nei territori contesi, potrebbe essere usata per mettere pressione sul Baghdad, soprattutto sul piano internazionale. Per questo motivo, l’annuncio del referendum è avvenuto mediante una comunicazione diretta al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

L’obiettivo sarebbe raccogliere attorno alle istanze indipendentiste il più vasto consenso internazionale possibile, onde limitare l’opposizione degli altri attori regionali, soprattutto da parte dell’Iran e della Turchia.

 Peshmerga curdi e milizie curdo-siriane dell'YPG in Sinjar, la possibile, ma difficile, alleanza che preoccupa il governo turco. Foto:  Kurdishstruggle  Licenza:  CC 2.0

Peshmerga curdi e milizie curdo-siriane dell’YPG in Sinjar, la possibile, ma difficile, alleanza che preoccupa il governo turco. Foto:  Kurdishstruggle  Licenza: CC 2.0

L’empasse “dell’amica” Turchia. Ankara ed Erbil, la capitale del KRG, sono legati da ottimi rapporti. La Turchia è il primo partner commerciale del Kurdistan iracheno e quest’ultimo ha appena dato il via alla costruzione di un nuovo oleodotto che collegherà i campi petroliferi di Kirkuk con i porti turchi, bypassando l’Iraq.

Allo stesso tempo Barzani, che controlla, oltre al governo, la parte settentrionale del Kurdistan, è considerato dai turchi un alleato fondamentale nella lotta contro il PKK, antagonista politico del KPD del Presidente curdo e centro della lotta per l’indipendenza del Kurdistan turco. Nel 2015, quando i Peshmerga avevano “conquistato” Kirkuk, queste ragioni avevano spinto il Presidente della Turchia Recep Tayyip Erdoğan a rimanere possibilista verso l’indipendenza del KRG. Una posizione recentemente ritratta alla luce dell’evoluzione del conflitto siriano.

Ankara vorrebbe evitare future sinergie politiche fra un Kurdistan iracheno indipendente e la Rojava siriana, amministrata dal PYD, il partito curdo-siriano affiliato al PKK. Nonostante i rapporti tesi che sussistono fra quest’ultimo e il KPD di Barzani infatti, i Curdi iracheni e quelli siriani collaborano nella guerra all’ISIS sia in Sinjar che in Siria, dove il Kurdistan iracheno funziona come base logistica del PYD e del suo braccio armato, l’YPG.

Per evitare la nascita di un grande Kurdistan ai suoi confini meridionali ed ulteriori collaborazioni, Ankara ha dato il via, proprio nel Sinjar,  all’operazione “Scudo del Tigri“, allo scopo di creare un cuscinetto fra le due entità politiche curde. Un operazione che ha visto i jet turchi bombardare i campi dell’YPG, mentre questi sono impegnati, al fianco degli Stati Uniti nella guerra all’ISIS.

Preservare l’integrità territoriale dell’Iraq’ è uno dei fondamenti della politica estera turca […] per questo sarebbe necessario agire nel segno della riconciliazione fra le parti invece di procedere verso l’indipendenza.

— Fikri Işık, Ministro della Difesa della Turchia

Questo ha portato ad un cambio di linea da parte del governo turco, il quale, pur mantenendo buoni rapporti con Erbil, si è recentemente dichiarato avverso all’indipendenza della regione. Secondo il Ministero della Difesa turco, infatti, “l’unità territoriale dell’Iraq” costituirebbe uno dei “principi fondamentali” della politica estera di Ankara e, in questa prospettiva, l’indipendenza del KRG non sarebbe altro che un “grave errore”. Un errore che potrebbe comportare minacce economiche o, addirittura, militari.

L’opzione migliore per il governo turco sarebbe la permanenza di un Kurdistan, amico ed alleato, all’interno dell’Iraq, allo scopo di bilanciare l’influenza nel paese dell’Iran, ovvero il principale sponsor del governo federale iracheno. Allo stesso tempo, la Turchia non potrebbe permettersi di “martirizzare” uno stato curdo indipendente, pena il passaggio di questo nell’orbita d’influenza Saudita o Iraniana. A questi si aggiungerebbero, inoltre, effetti dirompenti sul fronte politico interna. 

Bloccata in questa empasse politica guardando al gioco delle alleanza internazionale ed ai futuri equilibri regionali, la Turchia, a settembre, potrebbe pragmaticamente accettare il fatto compiuto, lavorando per solidificare la propria presenza nel nuovo stato in funzione anti-iraniana.

 L'Ayatollah iraniano Ali Khamenei, leader supremo della Repubblica Islamica. Sulla carta l'Iran è contrario all'indipendenza, ma potrebbe accettarla in chiave anti-Saudita e anti-Turca. Foto:  Abdullah Manaz  Licenza:  CC 2.0

L’Ayatollah iraniano Ali Khamenei, leader supremo della Repubblica Islamica. Sulla carta l’Iran è contrario all’indipendenza, ma potrebbe accettarla in chiave anti-Saudita e anti-Turca. Foto: Abdullah Manaz  Licenza: CC 2.0

Il pragmatismo di fondo dell’Iran. In un recente incontro con il Primo Ministro iracheno al-Abadi, il leader supremo iraniano, l’Ayatollah Ali Khamenei, ha dichiarato come chiunque si dichiari a favore l’indipendenza del KRG debba considerarsi “un nemico dell’identità dell’Iraq”.

Anche per l’Iran, la preoccupazione è legat alla possibile influenza che la nascita del nuovo stato potrebbe avere sulle attività del PJAK, il movimento curdo iraniano, ma, anche in questo caso, gli interessi regionali di Teheran potrebbero avere la meglio sulle questioni di politica interna.

Come evidenziato da uno studio pubblicato da al-Jazeera, l’Iran sarebbe pronto a riconoscere l’indipendenza del Kurdistan qualora questa venisse proclamata. Il governo di Teheran sarebbe cosciente dell’inevitabilità di un Kurdistan indipendente e vorrebbe evitare che questo, e le sue risorse di petrolio, finisse nell’orbita dei suoi rivali regionali, la Turchia, ma, soprattutto, l’Arabia Saudita.

A fronte della crisi dei due partiti tradizionali curdi, il PUK dell’ex-Presidente federale Talabani e, appunto il KPD di Barzani, entrambi “laici”,  l’Iran sta assistendo alla nascita di un elettorato religioso, il quale, nelle ultime elezioni, ha raggiunto quota 17%. Il controllo territoriale è ancora in mano ai partiti tradizionalisti, ma il futuro demografico del paese è avvolto nel dubbio: quale sarà, infatti, lo status dei profughi sunniti provenienti dal sud sciita e da Mosul una volta raggiunta l’indipendenza? E se dovessero acquisire la cittadinanza curda, quanto questo peserebbe nell’espansione dei partiti islamici?

Pragmaticamente, nonostante le dichiarazioni di principio, Teheran, a cui il KRG vende parte delle sue risorse petrolifere, avrebbe maggiori vantaggi rimanendo “amico” di un Kurdistan indipendente. Il piano, sembra, è di diventare il punto di riferimento per l’opposizione al KPD di Barzani.  Non a caso, Teheran ha rinsaldato i rapporti con il PUK, il quale governa il sud del paese, e ha stretto nuovi legami con i partiti islamici curdi ed, in particolare, il movimento Gorran, la principale forza di opposizione al governo regionale.

I Curdi iracheni e Siriani hanno impedito l’avanzata dei terroristi nel Nord dell’Iraq ed in Siria. Questo ci dimostra il ruolo che il Kurdistan potrà avere nel rafforzamento della sicurezza nella regione.

— Abdullah bin Abdulaziz bin Muhammad Al Rabiah, consigliere reale saudita

L’Arabia Saudita e gli Stati Uniti. Fra i principali paesi della regione, solo l’Arabia Saudita appoggia senza remore l’indipendenza del Kurdistan iracheno, allargando il proprio consenso anche alla Rojava siriana. Per Riyad, il nuovo stato curdo diventerebbe, infatti, un “baluardo” al dilagare del terrorismo nella regione, oltre a rafforzarne la stabilità politica.

Nell’ottica geopolitica saudita, il nuovo Kurdistan funzionerebbe come contraltare sunnita all’Iraq sciita e filo-iraniano, oltre ad essere una fonte di preoccupazione per la politica interna turca.

In mezzo ai tre contendenti regionali, gli Stati Uniti si inseriscono in qualità di “ago della bilancia”, rifiutandosi di assumere una posizione ufficiale. Nonostante la nuova amministrazione non si sia ancora espressa nei confronti di quello che rimane uno dei suoi alleati nella regione, per Washington l’indipendenza sarebbe inevitabile, a patto che questo non destabilizzi ulteriormente la regione.

Col petrolio sullo sfondo, ed al di là delle volontà popolari, la questione del Kurdistan iracheno si sta inserendo nel complesso riequilibro del Medio-Oriente del post-ISIS. Un conflitto a bassa intensità e, spesso, diplomatico fra le tre grandi potenze regionali, l’Arabia Saudita, l’Iran e la Turchia, di cui il Kurdistan è solo uno dei “campi di gioco”, come la Siria, lo Yemen ed il Qatar.

Il Kurdistan ed il futuro dell’Iraq post-ISIS” è il primo speciale della serie Medio-Oriente Reloaded.


Per approfondimenti: 

– lo scontro interno al Kurdistan riguardante l’indipendenza: al-Monitor

– il punto di vista curdo sulle tensioni fra KRG e Governo Iracheno: Kurdistan 24

– cosa compoterebbe l’indipendenza curda: al-Jazeera

– l’impatto dell’indipendenza del Kurdistan in Medio-Orienta: RAND

– un’analisi della politica curda: The Washington Institute

il rapporto fra Curdi siriani ed iracheni: Middle East Policy Council


Scrivo e mi diverto. Filippo Turati non è solo toponomastica, ma uno dei più brillanti politici italiani. Se mi chiedono di dove sono ondeggio fra Torino e Genova, a volte dico che sono nato a Imperia, ma per sbaglio. Fra Berlino e Torino, ricordando Genova. Lettore accanito, gamer per scelta e passione. Battlestar Galactica batte ogni serie televisiva e fra Jordan, Kobe e LeBron io scelgo Magic. Come mi definirei? Un Nerd con un dottorato in Archeologia che ha scelto il giornalismo (per passione).

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