Selfie all’Italia del 2020 (e del 2019, 2018,…): la noia degli annunci vuoti.

“Tutto il resto è noia” mi viene da dire pensando ai continui annunci del Governo su… tutto quanto succeda in Italia.

Ad oggi, nonostante le decine di annunci e la sequele di toppe a debito, siamo l’unico grande paese europeo senza ancora un piano di “ripresa” economica post-pandemia.

Detta in maniera semplice, uso dei fondi europei a parte, il Governo pare non avere idee precise su come rilanciare il paese.

Sa, però, come annunciare di farlo. Perché alla fine ci sono solo quelli e, onestamente, da blogger e giornalista, la cosa sta diventando estremamente noiosa.


Annunci, annunci, annunci

Osservando (almeno) gli ultimi 30 anni di storia patria, è impossibile non notare come la politica abbia la tendenza naturale ad annunciare un provvedimento, una legge o un “piano” ben prima – in alcuni casi mesi prima – che questi vengano non solo votati, ma proprio scritti.

L’esempio storico principale è la “grande rivoluzione liberale” annunciata da Berlusconi per 20 anni. Un altra è la “semplificazione legislativa” dell’allora Ministro Calderoli con falò di “leggi inutili” o, per arrivare ai giorni nostri, il Decreto Genova, quello che – citando Conte-Salvini-Di Maio – si doveva fare “entro 15 giorni” dalla tragedia del Ponte Morandi, quello che doveva – citando sempre il trio gialloverde – arrivare entro un fine settimana, poi entro un mese. Lo stesso decreto che venne sbandierato – in bianco – da Conte in una sua visita a Genova.

Quel decreto, alla fine arrivò, ma a novembre, tre mesi dopo il crollo.

Quando arrivò, poi, si scoprì che il DL conteneva misure per agevolare lo sversamento di liquami industriali su terreni agricoli, condoni per il terremoto di Ischia e del Centro Italia e ah… sì, anche qualcosa su Genova, tipo la deroga al codice sugli appalti.

Ma poco importa perché le norme – sui giornali – le leggono in pochi e chi le legge, inoltre, preferisce farlo tramite la “comunicazione” (leggesi “propaganda”) del proprio partito di riferimento. Anche perché tutto viene fatto sempre “a favore di camera”, un atteggiamento superomistico introdotto, in Italia, da Craxi, raffinato da Berlusconi ed emulato, negli anni, da Renzi, Salvini, Meloni, Di Maio/Di Battista su su per arrivare a Conte.

Modus operandi: “il popolo” chiede, il leader si alza sul predellino, esce sul balconcino, si mostra a petto nudo col mojito o pontifica dal podio della villa romana e annuncia. I giornalisti – spesso legati a doppia mandata ai politici – senza cui non avrebbero da scrivere – riportano o, meglio, riannunziano.

Prima o poi la legge arriverà e quasi sicuramente sarà diversa dagli annunci, ma che importa, l’importante è la narrazione.


Annunci gialloverderossi

Prendiamo anche solo gli annunci dei Governi Conte (I e II), nuovi maestri della politica del nulla:

  • abolita la povertà!
  • aboliti i vitalizi!
  • sarà un anno bellissimo!
  • sarà un anno bellissimo (anno dopo e poco prima dell’esplosione del Covid)!
  • porti chiusi!
  • via le concessione ai Benetton (non è ancora successo)!
  • aboliamo i decreti sicurezza (articolo che appare su Repubblica una/due volte al mese)!
  • rilanciamo l’Italia!
  • nessuno perderà il lavoro (promessa basata sul vietare i licenziamenti, nonostante questo -600.000 posti di lavoro)!

La povertà – o quella definita così – esiste ancora. Non solo, alcuni provvedimenti (tipo abbassare l’età pensionabile) rischiano di aumentarla in futuro. I vitalizi erano stati “aboliti” già dal Governo Monti, ma il Governo si è fissato su toglierli retroattivamente a circa 2000 persone. I decreti sicurezza, annunciati come “aboliti” dal PD e sodali almeno 20 volti da settembre 2019, sono ancora lì, come le navi delle ONG ferme senza un porto sicuro per giorni.

Per quanto riguarda il rilancio, sono stati annunciati i piani Colao, poi gli Stati Generali e ora le consultazioni con le opposizioni, ma di un piano (provvedimenti assistenzialisti a parte) non si ancora nulla. Per un confronto, paesi simili a noi come Francia e Germania, li hanno già presentati.


Conclusione

Noi sembra che aspettiamo qualcuno o, meglio qualcosa, più precisamente ancora, aspettiamo che da Bruxelles ci dicano come verranno ufficialmente distribuiti i fondi. Come dire, noi non facciamo nulla con risorse interne se non a debito, per tutto il resto ci sono i soldi europei, basta tirare a campare fino a gennaio. Può un paese vivere in questa maniera? Alla lunga no. I problemi dell’Italia non dipendono solo dal Covid-19 e non si possono risolvere solo sperando nel fare – con i soldi altrui – altre spese a debito senza cambiare strutturalmente il paese.

Ma questo oramai lo scrivo a scadenze settimanali, al punto che è tanto noioso quanto commentare il nulla che arriva dal governo.

Bonus mobilità? L’abbiamo fatto… ma a tre mesi stanno ancora discutendo di come risarcire chi lo avrebbe già usato.

Cassintegrazione? La pagano quando capita (se la pagano).

Licenziamenti? Bloccati, ma non salvi il “posto di lavoro” che non c’è più (a volte neanche l’azienda c’è più) dicendo che non è possibile perdere il lavoro. A questo punto abolisci per legge anche la morte!

Potrei continuare, ma come diceva Califano “tutto il resto è noia”.

Lo so che in molti criticheranno questa mia posizione, perché sono convinti che questo “sia il miglior governo possibile” e che “tutto stia cambiando”, ma la verità è che non sta succedendo nulla se non la stanca ripetizione di annunci di annunci su annunci. 

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