L’isolamento dell’Italia: chi sono i vincenti e chi i perdenti d’Europa

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Cittadini: avete votato per l’isolamento e ora arriva l’isolamento: l’Italia fra i maggiori perdenti delle elezioni europee.

Mentre da Bruxelles la Conferenza dei tecnici dei ministeri delle Finanze europei avvallano le analisi della Commissione sul debito italiano lanciando la procedura d’infrazione, da Roma arriva il solito messaggio non conciliante.

“Nessuna nuova tassa, dialogo con l’Europa da pari a pari […] una commissione uscente, vecchia e delegittimata dal voto delle europee non può imporre scelte e sanzioni a Governo e popoli”.

Voce, faccione e testo di Matteo Salvini ed è da questo tipo di propaganda che nasce l’isolamento politico dell’Italia che poi, sempre via Facebook, aggiunge “Tagli, tasse, austerità e precarietà hanno impoverito il paese e fatto esplodere il debito”.

Propaganda pura e semplice volta a nascondere il reale fallimento politico europee (e locale) del paese.


Il modello comunicativo Sovranista

Chi legge questo blog assiduamente è conscio che il la maggior parte dello stock di debito italiano deriva dagli anni 70/80 (con aumento post crisi), che l’austerity c’è stata solo durante i mesi del governo Monti e che le tasse, assieme alla stagnazione di PIL e produttività sono il risultato finale delle sovranissime scelte politiche dei governi italiani degli ultimi 30 anni. Eppure, a fronte della mancanza di volontà politica [e capacità reale, NdR] da parte di questo governo di “cambiare” realemente il paese, queste verità vanno occultate dietro il velo dello scontro con Bruxelles.

Dare, però, la colpa a Maastricht (i cui parametri non sono più stringenti), al Patto di Stabilità (da dove nasce l’infrazione dell’Italia) e al Fiscal Compact dei problemi strutturali nostrani significa mentire agli italiani e continuare l’impoverimento coatto del paese, quello che sta prosciugando investimenti, idee e risorse umane (la migrazione degli italiani all’estero). Significa, inoltre, scegliere consapevolmente di isolarsi in Europa come risultato di una chiara scelta politica: additare la UE a “nemico esterno” contro cui scagliarsi per nascondere i problemi che non si vogliono affrontare per il timore di backlash elettorali.

Trattasi, in gran parte, del modello propagandistico “Orban” ove la costruzione di consenso politico passa attraverso la continaua segnalazione del complotto “esterno” contro cui il leader di erge “patrioticamente” come unica soluzione a chi “ci vuole male” [linguaggio reale usato dai sovranisti sul web, NdR]. Un comportamento fatto di minacce e insulti in cui il leone in patria diventa agnellino a Bruxelles. Lo fa da anni Orban, l’ha fatto questo governo chinando la testa, lontano dalle telecamere, nel dicembre 2018 con la Manovra del Popolo.



Vincenti: Renew Europe! e Verdi

Molto dell’isolamento italiano discende proprio da tali affermazioni come nell’additare il Presidente della Commissione Juncker come “alcolizzato”. “Non ci si fa amici o alleati in Europa così” ammonisceare lo Spitzenkandidat socialista Frans Timmermans, soprattutto quando la “commissione uscente” non è per nulla uscita “delegittimata dal voto delle europee”. Anzi, tuttaltro.

Il primo gruppo nell’Europarlamento è il PPE di Juncker, e dei commisari Dombrovskis (riconfermato dalla Lettonia), Oettinger, che conta 179 seggi. Secondo è il S&D dei commissari Moscovici e Timmermans con 152. Entrambi hanno perso (rispettivamente 37 e 35 seggi), ma rimangono preminenti rispetto alle due forze emergenti del panorama europeo, ovvero l’ALDE dei Commissari Vestager e Maelstrom, ora ribattezzatasi Renew Europe!, che conta, grazia anche all’arrivo di Macron, in 110 seggi (+41) e i verdi di G/EFA che con 76 seggi (+37) sono diventati la vera sorpresa delle europee oltre ad essere in pole position per un ruolo centrale nella prossima legislatura.

Al quinto posto seguono i sovranisti di Salvini con 73 seggi, i conservatori di ECR con 58 (-19), quanto rimane di EFDD, ovvero Brexit party e M5S con 44 (+2 ma non hanno i numeri per fare gruppo) e la sinistra di GUE/NGL con 40 seggi (-12).

Il risulato è che a luglio, quando questo nuovo europarlamento si insedierà, la Commissione Juncker non solo sarà delegittimata anzi, per paradosso, rischia di contare negli ultimi mesi del suo operato su una maggioranza ben superiore a quella precedente. Il 17 giugno, infatti è attesa la prima verifica programmatica della “maggioranza funzionante” a quattro fra PPE, S&D, Renew Europe! e G/EFA. Se tale alleanza decollasse, pur con i vari distinguo (il PPE, si riserva la possibilità di collaborazioni con ECR su singoli dossier, mentre i Verdi hanno accettato con riserva), la prossima Commissione conterebbe su schiacciante maggioranza di 512 seggi su 751.

Da notare che in questo caso, le uniche rappresentanze italiane sarebbero quella di Forza Italia (6 seggi) e PD (19 seggi). I due partiti di governo rimarranno all’opposizione, più o meno ostracizzati dal resto dell’Europarlamento


Perdenti: M5S

Il fronte dei 5 Stelle è il più tragico. Finora “costretti” ad un’alleanza definita – negli ultimi mesi – un’errore con l’UKIP in EFDD, si ritrovano a fronteggiare il fallimento dell’idea di costruire un proprio gruppo alternativo che diventasse “ago della bilancia” in Europa. Dei vari partiti contattati da Di Maio, infatti, solo croati di Živi Zid sono entrati in parlamento, cosa che sta spingendo il M5S a trovare una nuova famiglia europea, pena la possibilità di rimanere fuori da ogni commissione parlamentare e di non percepire i fondi destinati al funzionamento dei gruppi.

Con ECR sono stati smentiti i contatti, ed escluse ogni tipo di alleanze con PPE, Renew Europe! e Socialisti, oltre che con la Sinistra, i 5 Stelle hanno bussato – di nuovo – alle porte dei Verdi per sentirsi rispondere dal capogruppo – confermato – Philippe Lamberts “devo prendermi a bordo 14 europarlamentari la cui posizione è decisa da qualcuno a Milano? No Grazie!”.

A conti fatti, se il MoVimento vuole evitare il totale isolamento a Bruxelle, non gli rimangono molte scelte:  o riprovare l’alleanza – “l’errore” – con il Brexit Party di Farage consci che quest’ultimo potrebbe abbandonare la barca il prima possibile, o allearsi anche in Europa con Salvini.



Perdenti: Lega e Salvini

Sembra paradossale vista la propaganda locale, ma Matteo Salvini e la Lega sono i veri perdenti delle Europee. Sul fronte euroscettico, infatti, prima Fidesz, poi l’intero gruppo di ECR, poi ancora gli spagnoli di Vox e, infine, anche il Brexit Party di Nigel Farage hanno escluso alleanze e/o collaborazioni politiche continuative con l’alleanza salviniana. I motivi sono diversi. Per alcuni conta il bollino di “destra estrema” del gruppo, soprattutto per partiti che stanno lottando per il proprio elettorato moderato (Vox e Brexit Party).

Per altri (PiS) i legami di AfD, Le Pen e Lega con i russi. Per tutti ha pesato la relativa sconfitta dell’alleanza. Dei 150/170 deputati immaginati da Salvini ne rimangono 73, 26 in più rispetto alla somma delle singole componenti dell’alleanza – ovvero il vecchio gruppo di EFN più alcuni fuoriusciti da EFDD – nella vecchia legislatura. Di questi, 23 sono della Lega rendendo la “vittoria” sovranista un mero +3 rispetto al 2013. Quello che, in Italia, viene celebrata come una vittoria, in Europa appare come una sconfitta, ed è così che è stata interpretata dai “possibili” alleati di Salvini.

Ovvero, “hai tentato di fare il botto e puntare al bersaglio grosso (diventare il terzo partito europeo, se non il secondo o addirittura il primo”, ma hai vinto solo nel tuo paese (Marine Le Pen ha perso 2 seggi). Per partiti al governo di paesi legati a doppio mandato ai fondi europei, ovvero Fidesz e il PiS, una rivolta è possibile solo se sei sicuro di vincere. Se non succede entri in “modalità controllo dei danni” cercando di salvaguardare i tuoi interessi.

Se a questo aggiungiamo la procedura di infrazione ed il fatto che il vero vincitore delle europee sia stato proprio l’anti-Salvini – dal punto di vista europeista – Macron, si capisce bene come la “grande alleanza dei popoli” sia stata frettolosamente da un cordono sanitario europeo.


L’isolamento italiano

L’isolamento italiano del Parlamento Europeo si riflette in quello del Consiglio, dove Conte – e qualsiasi Ministro, come Tria o Moavero Milanesi – è percepito come un portavoce del vero governo – la diarchia Di Maio/Salvini – non dotato di alcun potere decisionale concreto.

Dal Consiglio dipendono le nomine più importanti della UE, ovvero quella del Presidente della Commissione, dei ruoli interni dei Commissari – soprattutto di quelli economici a cu puntava Di Maio – del Presidente della BCE. Ruoli in cui l’Italia era ben rappresentata esprimendo entrambi i Presidenti – Board e Sorveglianza – della BCE, il Presidente del Parlamento Europeo (Tajani) e l’alto rappresentante agli Esteri (Mogherini). I risultati delle europee, e le singole tornate dei singoli paesi UE, hanno indebolito le posizioni di chi, all’interno del PPE (Berlusconi e Orban) puntava ad un’alleanza strategica con i conservatori di ECR ed invece hanno favorito S&D e Renew EU!, sempre più legati dall’obiettivo comune di diminuire la predominanza dei popolari.

Le due formazioni, assieme, contano in tutto 16 posti su 28, 17 considerando anche Tsipras, fra cui due grandi elettori come Francia e Spagna, più quasi tutta la nuova lega anseatica/nordica lasciando al PPE otto rappresentanti, 2 ad ECR e 3 agli indipendenti, fra cui l’Italia. Questo garantisce a socialisti e liberali la possibilità di poter scegliere il prossimo Presidente della Commissione che, appare sempre più chiaro, non sarà lo Spitzenkandidat popolare Manfred Weber, nonostante quanto il PPE provi a farlo passare. Per sancire la fine del centralismo popolare si fanno i nomi della danese Marghrete Vestager, Renew EU! già commissario per la concorrenza, o, in alternativa, della bulgara Kristalina Georgieva, Popolare pro-Europa ed attuale direttrice della Banca Mondiale.



Vincenti: Sanchez / Spagna

quella in atto a Bruxelles è una partita a scacchi molto importante a cui noi assistiamo ai margini sperando – perché oltre alla speranza c’è ben poco – di raccimolare un Commissario di peso (molto difficile). Un gioco in cui alleanze e posizionamenti politici sono molto importanti, in cui gli annunci servono per testare il terreno e gestito, attualmente da 6 coordinatori: il croato Plenkovič e il lettone Kariņš (PPE), l’olandese Rutte e il belga Michel (Renew EU!), il portoghese Costa e lo spagnolo Sanchez (S&D).

Fra tutti, proprio Costa e Sanchez sono il simbolo della decandenza politica dell’Italia. Il Portogallo di Costa punta apertamente ad un Commissario economico, magari quell’agricoltura che è – storicamente – nelle mire della Lega, mentre la Spagna di Sanchez, oltre a voler esprimere il successore di Moscovici, punta a confermarsi terza forza politica del Continente dopo Germania e Francia, sfruttando proprio l’isolamento autoindotto dell’Italia. In attesa di diventare la terza potenza economica, il che, vedendo le due diverse direttrici economiche di Madrid e Roma pare esser molto vicino.


Sono questi nomi, più quelli di Merkel (nominata prima dai Visegrad come possibile Presidente del Consiglio e poi da Macron come Presidente della Commissione), Keller (la giovane leader dei Verdi tedeschi in Europa), Vestager, Rutte, Bettel coloro i quali sanciranno la nascita della nuova Europa. Un cambiamento, stavolta vero, che vedrà l’Italia sempre più alla periferia del continente.

Isolata, come sembra volere la maggioranza degli italiani.

 

Le vignette pubblicate sono di Ru, i testi di Simone Bonzano – quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale


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