The Innocents: storia di un’occasione persa – l’Angolino

The Innocents

Innocents dimostra una cosa, senza identità una serie TV, soprattutto del genere “sci-fi/fantasy teeange love story” passa direttamente al dimenticatoio.

Harry e June sono due giovanissimi ragazzi inglesi le cui vite sono messe a dura prova dalle rispettive famiglie. Innamorati l’uno dell’altra, al compimento dei 16 anni di June, alla vigilia della sua partenza verso una sperduta isola scozzese, i due decidono di fuggire di casa.

Poche ore dopo e uno strano potere, forse una maledizione, comincia a manifestarsi in June. A interessarsene sarà il misterioso Dottor Halverson che, nella natia Norvegia, ha costruito una sorta di comune in cui sono presenti donne che hanno lo stesso dono di June.


Tanto per cambiare due giovani in fuga

Un topos narrativo già visto di cui si è  persino abusato: due giovani cercano di trovare il loro posto nel mondo per emanciparsi dalla provincia rurale e scoprire la vita dei loro coetanei prima negata. Durante il viaggio, Harry e June testeranno anche il loro amore, e più volte il rapporto rischierà di rompersi. La scoperta del dono di June, poi, con tutte le sue conseguenze, metterà a dura prova la loro relazione. Forse fin troppo spesso.

Harry and June a parte, il leitmotiv di Innocents sono i rapporti familiari, che coinvolgono personaggi persino anche più interessanti, e sicuramente più controversi, dei due protagonisti. Tutto ciò può essere un motivo di interesse per lo spettatore. Se non fosse che tutto è terribilmente noioso.


Twilight?

Simon Duric e Hanja Elkington, gli autori della serie, immegaono i nostri ‘eroi’ in un’atmosfera da film romantico di serie B, punteggiata qual e là da sforamenti nella teenage love story troppe volte vista sullo schermo (Twilight?). La loro storia risulta, così, raffozzanata costruita su una trama che sembra non tener cont dell’intelligenza dello spettatore, il quale arriva a compredere i meccanismi del ‘dono’ di June prima dei protagonisti stessi.

Dopo un po’ diventa estenuante vedere i personaggi interrogarsi su cos stia capitando.  Soprattutto se per quattro episodi la parte più interessnate e prettamente fantasy (o thriller, se preferite) viene messa in secondo piano, a faovre della storiella d’amore per ragazzini, in cui il termine “tira e molla” viene ripetuto fino all’esaurimento.


Norvegia batte Inghilterra

Ben più intrigante, rispetto alla fuga amorosa di Harry e June, la parte ambientata in Norvegia, incentrata su un brizzolato Guy Pearce. Al termine di un magnifico fiordo, Halvorson tenta di curare tre donne affette dallo stesso dono di June. Quale sia la natura di quesot dono rimane di scarso interesse, mentre centrale diventa l’interazione fra il dottore e le donne, il loro passato sofferto e le dinamiche interne al gruppo

Una parte intrigante ben più della scialba love story inglese e che, nel sesto episodio, grazie proprio alle tre (stra)ordinarie attrici (tutte scandinave), riesce a toccare corde emotive profonde coadiuvato da una certa delicatezza nella scrittura registica e non.


Troppo chaos

“E’ il finale a fare un film” diceva Brian Cox ne ‘Il Ladro di Orchidee’ e Innocents sembra salvarsi nel finale. Se per cinque ore avete visto una coppia di ragazzi sbandati alla deriva con i cuoricini che escono dalle orecchie, gli ultimi tre episodi compongono un trittico di tutto rispetto da far rivalutare in meglio l’intera stagione anche sei il cliffhanger è fin troppo ‘annunciato’.

The Innocents rimane un gran caos che fatica a trovare un suo spazio indugiando in bilico su quale genere puntare. Fantasy? Thriller? Road-movie? Romantico? Giallo (sì, ahimé c’è anche la componente gialla, con un’indagine che viene direttamente dal passato)?

Decisamente troppo. Gli equilibri non sono mai corretti e la serie sembra perdere tempo a seguire troppi personaggi per parlare costantemente della stessa cosa.


The Innocents: il giudizio

The Innocents, una produzione anglo-norvegese originale Netflix, dimostra fin da subito di avere qualcosa di sbagliato. Pur con un comparto tecnico di prim’ordine, una buona regia, fotografia e colonna sonora a dir poco eccellenti (qualità nordica, una certezza), la serie si perde. Non è brutta in senso assoluto, ma se confrontata con un prodotto Netflix simile come la tedesca Dark (con cui ha più di un elemento in comune) risulta decisamente inferiore.

Un buco nell’acqua? Non del tutto. Visivamente apprezzabile, con un cast a tratti squisito (dove gli scandinavi battono gli inglesi 4-1), The Innocents ha un solo, grande difetto: non appassiona, se non dopo molto tempo. E per farsi guardare, per invogliare addirittura al binge-watching, rapire lo spettatore è il requisito minimo richiesto ad una serie tv.


Gli Innoncenti: The Innocents


di Farren Blackburn (6 episodi) e Jamie Donoughue (2 episodi)

2018, Netflix

Voto 5,5

Mantovano, classe 1986, cresciuto a pane, Spielberg e Zemeckis. Folgorato dalle stravaganze brit-pop di Edgar Wright e Matthew Vaughn. Rievocatore, romanziere, storico militare, non c’è cosa in cui non abbia fallito. Passioni? Star Wars, Star Trek, MCU, LotR, GoT. Da Allen a Zack Snyder, tutto va visto e valutato nel proprio ambito.
Fosse presidente del consiglio, vieterebbe cibarie e smartphone nelle sale.

Commenta!

avatar
  Subscribe  
Notificami