Il muro dell’Ungheria – La stretta tedesca sui Migranti – Italia e Libia – il Ristretto del 10-2-2017

 Migranti davanti alla stazione ferroviaria di Budapest

Migranti davanti alla stazione ferroviaria di Budapest

L’Ungheria pianifica un nuovo muro al confine con la Serbia e la creazione di speciali campi di detenzione per i richiedenti asilo. In Germania l’avvicinarsi delle elezioni porta Angela Merkel a restringere la propria politica di accoglienza e favorire le espulsioni. In Libia guadagna consensi internazionali – anche dall’Italia – Khalifa Haftar, generale ed uomo forte di Tobruk. Infine Russia e Turchia continuano a portare avanti le rispettive offensive in Siria.

Il muro ed i campi ungheresi. L’Ungheria è pronta a costruire una seconda barriera di filo spinato sul proprio confine meridionale, qualora l’afflusso di migranti e richiedenti asilo peggiorasse ulteriormente. Secondo quanto dichiarato lunedì dal portavoce del primo ministro ungherese Viktor Orbán, János Lázár, la barriera sarebbe in “fase avanzata di progettazione” e riguarderebbe i confini fra l’Ungheria e la Serbia, tappa fondamentale della rotta balcanica occidentale, dove già l’anno scorso il governo di Budapest aveva provveduto ad edificare una prima barriera lunga 175 km ed alta 4 metri. Nella stessa conferenza il governo ha confermato la propria intenzione di costruire campi speciali – chiusi e composti da container – dove confinare i richiedenti asilo –  ospitati attualmente in strutture aperte – fino al riconoscimento del loro status di rifugiati: un processo – ci tiene a sottolineare il governo – che “potrebbe durare mesi”. Il provvedimento comprende anche i migranti provenienti da paesi in conclamato stato di guerra, per un totale – secondo fonti governative – di circa 600 persone. L’obiettivo – sottolinea il portavoce di Orbán – sarebbe di diminuire il “rischio per la sicurezza” legato all’arrivo di potenziali “terroristi” e “criminali” fra i rifugiati. Orbán – noto per la sua poca indulgenza nei confronti dell’immigrazione – terrà nella giornata di venerdì una conferenza stampa dove sono attese ulteriori approfondimenti sul tema.

Più espulsioni per la Germania. La Cancelliera tedesca Angela Merkel è intenzionata a velocizzare il processo di identificazione di immigrati e richiedenti asilo allo scopo di aumentare in maniera sensibile il numero di respingimenti ed espulsioni dal territorio tedesco. Questo il fulcro del piano in 16 punti discusso giovedì dalla Cancelliera all’assemblea dei governatori regionali e che include l’istituzione di speciali “Centri di Assistenza al Ritorno”. Questi avrebbero la funzione – mediante anche sussidi monetari– di incoraggiare gli espatri volontari, “impossibili” sostiene Angela Merkel, “in mancanza di norme più restrittive in materia di accoglienza”. I centri avranno il compito di stabilire l’identità dei nuovi arrivati e di concordare l’eventuale rientro direttamente con le autorità dei paesi di origine. Con l’obiettivo di rendere tale riconoscimento più rapido, i funzionari dei singoli centri avranno la possibilità di controllare anche i cellulari dei richiedenti asilo. La decisione restringe di fatto la politica di accoglienza di cui Angela Merkel si era fatta alfiere ed arriva a pochi giorni dall’accordo con il partito bavarese della CSU, lo storico alleato della CDU al governo che da due anni chiedeva un cambio di rotta nella politica degli arrivi in Germania ed un inasprimento dei controlli. Nel 2016, su 280.000 richiedenti asilo arrivati in Germania, 25.000 sono stati espulsi, mentre 55.000 hanno scelto di tornare volontariamente nei paesi d’origine, misura che per il governo tedesco eviterebbe “tragedie personali e rottura dei nuclei familiari” oltre a snellire il lavoro burocratico.

Italia e Libia. Nel difficile scenario politico che è la Libia moderna, l’Italia e l’Unione Europea si schierano a favore del generale libico Khalifa Haftar, ex-comandante dell’esercito di Gheddafi e “uomo forte” del governo di Tobruk, le cui milizie controllano la parte orientale del paese. Il Ministro degli Esteri Angelino Alfano – in una sessione della Commissione Esteri della Camera – ha ribadito che Haftar dovrebbe assumere un ruolo preminente all’interno del governo di convergenza nazionale di Tripoli. Sempre secondo il Ministro, l’Italia si starebbe attrezzando ad aprire un consolato proprio a Tobruk pur continuando a considerare “la Libia come un solo paese ed un solo popolo”. Fino ad ora, l’Unione Europea – con l’esclusione della Francia – e l’Italia avevano supportato il governo ufficiale di al-Sarraj di stanza a Tripoli, ma quest’esecutivo – nato nel 2016 in seguito all’espulsione degli “islamici” dal governo – si sarebbe rivelato troppo debole agli occhi dei partner europei sia sul fronte della lotta al terrorismo che nel frenare gli arrivi di immigrati sulle coste italiane. Sempre secondo Alfano l’obiettivo dell’Italia sarebbe “la stabilità della Libia che per noi vuol dire più sicurezza e meno migranti”. Da qui nasce il supporto verso Haftar, già appoggiato da Francia, Egitto, Arabia Saudita e – più recentemente – dalla Russia. Con quest’ultima il generale avrebbe raggiunto un accordo per la fornitura di armi e mezzi direttamente allo scopo di contrastare le forze “islamiche” che occupano la città di Misurata.

L’avanzata turca in Siria. Mercoledì, le milizie ribelli siriane appoggiate dall’esercito turco hanno catturato la periferia di al-Bab, città del nord della Siria a 30 km dal confine con la Turchia in mano al sedicente Stato Islamico. L’avanzata fa parte dell’offensiva Euphrates Shield messa in campo da Ankara nell’ottobre del 2016 che prevede l’istituzione di una buffer zone lungo il confine fra i due paesi atta a fermare possibili infiltrazioni di militanti dell’ISIS e, allo stesso tempo, contrastare l’avanzata delle milizie curde dell’YPG – movimento legato a quel PKK considerato da Ankara come “terrorista”. Al-Bab è centrale per la Turchia nell’avanzata verso Raqqa la capitale dello Stato Islamico in Siria, prossimo passo dell’offensiva, come indicato dal ministro degli esteri turco Mevlüt Çavuşoğlu. Al-Bab è sotto attacco anche da parte dell’esercito siriano – appoggiato dall’aviazione russa – attualmente stanziato lungo il confine meridionale della città. Nonostante i contatti esistenti fra Russia e Turchia, rimane scarso il coordinamento fra le due armate e nella notte di giovedì un caccia russo ha attaccato per errore alcune strutture in uso all’esercito turco, uccidendo tre militari e ferendone altri undici. Immediate le condoglianze offerte dal Presidente russo Vladimir Putin al suo collega turco Recep Tayyip Erdoğan.

La protesta in Romania. Circa 500.000 rumeni, di cui 200.000 solo nella capitale Bucarest, sono scesi in piazza domenica scorsa in varie città del paese per chiedere le dimissioni del governo socialdemocratico di Sorin Grindeanu, in carica da dicembre 2016. La protesta – proseguita poi lunedì – è nata dalla decisione dell’esecutivo di promulgare un decreto legge atto a depenalizzare i reati di corruzione in pubblici uffici, istituendo, inoltre, l’immunità parlamentare. L’approvazione del documento nella notte del 5 febbraio ha portato alle immediate dimissioni del Ministro dell’Economia, motivate dalla volontà di non essere “complice” di un “atto di vigliaccheria”. In seguito al deflagrare della protesta popolare, il governo ne ha promesso il ritiro, seguito dalle dimissioni del Ministro della Giustizia Florin Iordache, firmatario della legge. Anche il Presidente della Repubblica, il centrista Klaus Iohannis, è sceso in campo appoggiando apertamente le manifestazioni di piazza. Egli ha criticato apertamente l’esecutivo, sostenendo come esso abbia regolarmente vinto le elezioni e possa legiferare “ma non a qualsiasi costo” aggiungendo come la priorità del governo “siano state le norme giudiziarie e non la prosperità dei rumeni, per questo il popolo è indignato ed in rivolta”. Il Capo dello Stato ha però escluso la possibilità di elezioni anticipate, “un prezzo troppo alto” per la Romania. La corruzione – nonostante i miglioramenti degli ultimi anni – è un problema endemico nel paese, attualmente al terzo posto fra i paesi più corrotti dell’Unione Europea, dopo Bulgaria e Italia.

 Foto di copertina: MichaelGubi Budapest Keleti via photopin (license)

Scrivo e mi diverto. Filippo Turati non è solo toponomastica, ma è stato uno dei più brillanti politici italiani. Se mi dicessero di votare ora, implorerei Odino di darmi il dono della preveggenza. Se mi chiedono di dove sono, sono nato lì, ma ho vissuto anche là e là, e anche laggiù, a volte dico che sono nato a Imperia, ma per sbaglio perchè sono di Genova. Se mi chiedono dove vivo, rispondo: fai tu, ma fra Berlino e Torino.

Lettore accanito, gamer per scelta e passione. Battlestar Galactica batte ogni serie televisiva (Star Trek compresA). Gra Jordan, Kobe e LeBron io scelgo Magic e i Lakers, SEMPRE. Come mi definirei? Un nerd con un dottorato in Archeologia che ha scelto di scrivere per passione.

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