Il MoVimento non è cambiamento, ma la continuazione del problema

MoVimento

Il MoVimento è solo l’ultima evoluzione di un problema chiamato Italia, come lo furono Andreotti, Craxi, Berlusconi…

Questo è il perché.


gli ultimi 20 anni

In qualche modo, là, ci sono anche io.

Sembra strano, ma quando leggo alcuni commenti ai miei articoli, o incontro gente per strada, arrabbiata, delusa, incaz**ta per quello che l’Italia è diventata, mi capita di pensare che fra di loro ci sono anche io.

Anche io ho visto l’Italia tradire le attese della mia generazione, quelli dei nati negli anni 80 (sono del 79). Quelle promesse nate sotto le lucette colorate degli anni 80 e del boom craxiano. Posto fisso, una casa con mutuo, metter su famiglia e soldi in banca. Un futuro stabile condito con la pensione e le casette del Mulino Bianco.

Lucciole sterminate durante il Liceo e definitivamente annichilite durante l’Università. Tutta fuffa farcita d’orgoglio patrio annientata dall’aumento del debito e dai problemi che ci portiamo avanti dai Governi Andreotti.

A 13 anni osservo Tangentopoli e la fine di Occhetto. A 15 vedo nascere il duello Prodi-Berlusconi. A 21 dalle mie tasche escono fuori le monete da 1000 lire (con cui manco più Topolino ci compravi, questo per ricordarci cos’era la svalutazione) e mi arrivano gli Euro.

Qualche mese dopo il proprietario di un bar in Piazzale Valdo Fusi a Torino mi spiegava che avrebbe arrotondato tutti i prezzi “perché i centesimi sono complicati”. La mia Lemonsoda passò da 1,39 Euro a 2.

Quel Bar, oggi, ha chiuso.


Colpa di tutti, tranne che nostra

Negli stessi anni, mentre massacrava i miei amici a Genova (perché un giorno capiremo che quel G8 è parte del problema), Silvio cominciò a dare la colpa di ogni suo insuccesso all’Europa e all’Euro (la cui transizione dalla Lira avvenne, però, durante il suo Governo).

Nacque così quella litania dell’Italia sotto attacco da Bruxelles, Germania e Francia. Lo Spread divenne colpa loro ed invece siamo sempre noi italiani i responsabili.

Ricordo la sottomissione di un Governo a Gheddafi, a Bush, il “lettone grande di Putin”, “la culona inchiavabile”, le corna ai summit, l’amico Erdogan, il promettere una rivoluzione liberale mai vista ed intanto perdersi fra vulcani finti e Olgettine.


Siamo tutti Berlusconi

La Sinistra (perché Comunista, Socialista o Socialdemocratico suonano male) giustizia più volte Prodi, si aggrappa a D’Alema e, infine, crea il fenomeno Renzi promettendo una rivoluzione anche lei. Fallisce, perché il problema da noi è “l’Europa”, “le direttive”, Padoan, Spread, “non eleggiamo il governo”, i Selfie, eccetera.

Tutto tranne sempre noi che amiamo sempre più i LEADER e sempre meno le idee, adoriamo le promesse e ignoriamo il pragmatismo.

Così quelle rivoluzioni sempre annunciate non le vediamo neanche in cartolina, citando un Ministro che è il trait d’union fra quell’Italia e quella nuova.


La democrazia l’ho vista in Germania

Qua, al Nord, Bossi si “puliva il culo con il tricolore” e Roma era il male assoluto assieme ai “terroni”. Poi lo sono diventati i “negher” e i “terroristi islamici”, perché dopo l’11 settembre questo portava voti fallaciani.

“Terroni” e “negher”, ed un giovane consigliere comunale milanese gli faceva il coro da Radio Padania (e La7 dove, credo, avesse preso residenza).

Votavo perché dovevo farlo e, ovviamente, il voto era “contro Silvio”. Allora via con PDS, DS, la parentesi Bonino alle Europee, PD di Veltroni prima di tirare i remi in barca, trasferirmi in Germania e votare SPD sia alle comunali che alle Europee. Lì scoprii che la politica è idee forti, ma anche pragmatismo.

Soprattutto che la Democrazia (nonostante la Germania non sia il Bengodi, anzi) e prima di tutto, trovare l’accordo con gli altri, non fare barricate ideologiche. Là si chiama concertazione democratica, qua “inciucio”.


boeri di maio salvini travaglio
Boeri contro Di Maio: INPS contro Governo. O almeno così sembra, perché il caso di “manina” sembra nascondere altro: un attacco ai sistemi di controllo dell’operato del governo. Intanto Salvini viene redarguito dall’Europa sulla Libia.

Grillismo

Stufo della politica italiana, fu normale, quindi, avvicinarmi al blog di Grillo all’epoca dei Vday. In fondo, si trattava del mio concittadino Grillo, quello del “ci fregano con le parole”, dei discorsi di capodanno e delle sudate nei palazzetti.

Col senno di poi, avrei dovuto ascoltarlo di più.

Al V2-day di Torino ero in diretta streaming da Berlino, aspettando Beppe e guardando Travaglio: i miei due miti adolescenziali riuniti.

Entusiasta, arrivai addirittura a pensare di entrare in un Meetup e, perché no, nel nascente MoVimento

Non lo feci e, nel tempo, capii di essere nel giusto. Una cosa è protestare, attivarsi e lottare sul territorio per la difesa dell’ambiente, per più civiltà, una mobilità diversa e tanto attivismo civico nel locale, un’altra è amministrare e governare.

La politica, mi accorgevo, non può prescindere dal pragmatismo e dalla pianificazione. In Italia, invece, prescinde proprio da questo. Si promettono mari e monti, si crea aspettativa e nessuno ti dice mai che fare le cose richiede soldi, tempo e sacrifici.


La delusione del MoVimento

In poco tempo, ho visto far fuori Pizzarotti perché cercava di fare il sindaco e non il poster per il MoVimento che è poi quello che sta affossando Virginia Raggi e Chiara Appendino. Il MoVimento, però, cresceva nei sondaggi anche grazie ai voti di molti conoscenti animati dalla speranza di una politica che venisse dal basso.

Tutto questo a scapito del realismo e così i tanti attivisti che ho conosciuto (familiari compresi) sono diventati sempre più “forconi” e “giacobini”: o sei dalla loro parte e sei il “popolo” o non sei altro che un “pidiota”, “un radical chic”, “un renziano”.

Soprattutto, non sei più popolo. Non sei “italiano”.


La prova dei fatti

Passando dalla “percezione” (cit. Casaleggio) alla realtà dei fatti. Il MoVimento, nei 5 anni di Parlamento dal 2013 ad oggi ha solo dimostrato di essere ottimo in fase distruttiva e pessimo in fase costruttiva.

Lo si vede oggi nel caso Foa. Il sorteggio del Presidente e togliere la RAI dal controllo partitico era uno dei punti forti del MoVimento ed invece si è deciso di andare su Foa, scelto dai partiti e padre di uno dei collaboratori di Salvini. Poi, leggendo il suo blog su il Giornale, si vede che è diventato un pessimo giornalista, ma il “merito” è un’altra cosa.

Lo si vede sempre oggi nella difficoltà del MoVimento di portare avanti le sue battaglie, come sull’ILVA, cercando più consenso mediatico (65 associazioni invitate per discutere del piano aziendale sullo stabilimento di Taranto) che soluzione realistiche.

Infine, senza andare a Roma e Torino, lo si vede nella politica estera, dove Conte sembra una banderuola (si chiama “paraculismo”). Se va da Trump è in perfetta linea con gli USA anche se questo significa dire “sì alla TAP” mentre a Roma si dice “no”. Se va in Europa si trova in accordo con Macron per essere smentito dallo stesso. Questo succede quando non hai una politica estera e dai in mano questa a gente che, di rapporti internazionali, diplomazia e trattati, non ne sa nulla.


Il MoVimento del rancore

Forse, vedendo le dichiarazioni delle Taverna, dei Crimi, dei Di Battista o dei Sibilia, per non citare i Lannuti e i Paragone, avevo aspettative troppo alte, ma nel 2013 non lo sapevo. Lo sospettavo e già allora dicevo che la rete ti potrà dire tante cose in fatto di amministrazione locale, ma governare è diverso.

Per molti, però, il MoVimento del 2018 è sempre meglio di quello che c’era prima. Loro intendono Renzi. Io preferisco guardare anche agli ultimi 20 anni e tante differenze continuo a non vederle.

Chiamare gli avversari politici “traditori” e vedere “parassiti” ovunque, non è cambiamento, è urlare al “comunismo” come faceva Berlusconi nel 1994. Lodare la “coscienza popolare” e la “cultura della maggioranza” come più affidabili delle competenze di chi certi argomenti e campi li studia (tipo economia, medicina e politica estera) significa scimmiottare Berlusconi e Renzi. Parlare di altra-informazione quando si parla di Foa o del Travaglio 2.0 dalla retorica trabocchetto è come tornare ai tempi di Fede, Mimum e Minzolini.

Parlare di meritocrazia e poi basarla su criteri personali (il caso della Segretaria di Di Maio), non è altro che ripercorrere una strada, quella della raccomandazione, vecchia come il paese stesso.


Salvini, Di Maio, Italia, Stallo
Lo stallo voluto da Di Maio e Salvini, 60 giorni per arrivare a nuove elezioni?

Fermi nel passato

Per questi motivi non credo che il MoVimento 5 Stelle sia la soluzione ai problemi dell’Italia, ma solo l’ennesimo capitolo del Berlusconismo, figlio, a sua volta del Craxismo (o del Renzusconi, citando Scanzi).

Una prosecuzione che vive di rancore e rivalsa sociale creato dal sistema precedente, ma che, incapace di uscirne, ne usa gli stessi stilemi: comunicazione aggressiva, demonizzazione dell’avversario e annunci, tanti annunci.

Questo, mescolati con l’odio e la xenofobia di Salvini oltre che, brutto da dire, di parte dello stesso elettorato pentastellato, stanno creando un clima di guerra permanente: un muro contro muro che non fa bene al paese.


Chiudo citando V per Vendetta, il libro, non il film da cui Grillo ha preso la V e, all’inizio, tanta ispirazione.

Nel fumetto di Alan Moore, V, terrorista ed anarchico, si definisce “pars destruens” dello stato fascista britannico ed ammette che per questo motivo, per il suo odio e rancore verso il sistema, non potrà essere lui a guidare la “pars construens” del nuovo paese.

Per questo potrei esserci anche io li con loro. Per lo stesso motivo, però, io là in mezzo ad urlare “parassiti” e “estinguetevi” assieme ai Marione, ai Dibba e i loro vari emuli su Twitter,  non ci sono e non ci sarò.

Scrivo e mi diverto. Filippo Turati non è solo toponomastica, ma è stato uno dei più brillanti politici italiani. Se mi dicessero di votare ora, implorerei Odino di darmi il dono della preveggenza. Se mi chiedono di dove sono, sono nato lì, ma ho vissuto anche là e là, e anche laggiù, a volte dico che sono nato a Imperia, ma per sbaglio perchè sono di Genova. Se mi chiedono dove vivo, rispondo: fai tu, ma fra Berlino e Torino.

Lettore accanito, gamer per scelta e passione. Battlestar Galactica batte ogni serie televisiva (Star Trek compresA). Gra Jordan, Kobe e LeBron io scelgo Magic e i Lakers, SEMPRE. Come mi definirei? Un nerd con un dottorato in Archeologia che ha scelto di scrivere per passione.

Commenta!

avatar
  Subscribe  
Notificami