Limiti legati al reddito, il piano May per la migrazione dall’Europa – Il dibattito politico in Europa – La Nord Corea – il Ristretto del 6-9-2017

 Theresa May, leader di una

Theresa May, leader di una “Gran Bretagna globale” che cerca un metodo per “uscire” dall’Unione Europea. Foto:  Number 10  Licenza: CC 2.0

Il piano britannico per l’immigrazione dall’Unione Europea nel Post-Brexit fra limiti di permanenza, reddito persone. L’età pensionabile in Germania nel dibattito elettorale. Il braccio di ferro fra Europa e Ungheria e l’Agenda Europea. La rassegna stampa del 6 settembre 2017.

Brexit – No alle riunioni familiari: il Regno Unito contro i migranti europei

Limitare i diritti alla riunione familiare e “selezionare” le competenze lavorative anche rischiando di limitare la libertà delle aziende. Questo, come riportano sia il Guardian che l’Indipendent, sarebbe il la soluzione prevista dal Governo britannico sull’immigrazione dai paesi UE nel post-Brexit. “La fine immediata della libertà di movimento” è il titolo, ancora più esplicito del Times.

Il piano, un documento di 81 pagine “trapelato” dal Ministero dell’Interno britannico, legherebbe l’ottenimento del permesso di soggiorno ad  un livello minimo salariale, cancellando di fatto la possibilità di permanenza (legale) per i lavoratori a basso reddito. Due anni di “permanenza” verrebbero concessi ai lavoratori generici, dai tre ad un massimo di cinque per i professionisti altamente specializzati. Sparirebbe anche la possibilità di permanenza per i “senza lavoro” provenienti dall’Europa, per questi rimarrebbe solo il visto turistico di due mesi.

In bilico il diritto al ricongiungimento familiare, il quale verrebbe limitato ai soli familiari diretti o al proprio partner, a patto che si possa dimostrare l’esistenza di una “relazione duratura” fra i due.

La legge colpirebbe anche le aziende, le quali verrebbero “incoraggiate” ad assumere locali per soddisfare le proprie esigenze, limitando il rilascio di permessi di assunzione per lavoratori “stranieri” alla compilazione di “test di necessità economiche”, come riporta il Times. Il nuovo piano prevede di portare il numero dei lavoratori immigrati europei sotto le 100.000 unità. Decise le critiche dell’opposizione.

Come sottolineano i laburisti, il piano del governo sarebbe irrealistico. Il solo settore sanitario pubblico occuperebbe, infatti, oltre 60.000 lavoratori europei specializzati non rimpiazzabili in tempi stretti con maestranze britanniche.


 Martin Schulz e Angela Merkel, i due sfidanti per la Cancelleria tedesca. Foto:  European Parliament  Licenza:  CC 2.0

Martin Schulz e Angela Merkel, i due sfidanti per la Cancelleria tedesca. Foto:  European Parliament  Licenza: CC 2.0

Germania – In pensione a 67 o a 70, la domanda delle elezioni tedesche

“La pensione a 67 anni non basterà, non importa cosa dica Angela Merkel”. Così titola la Süddetusche Zeitung, il quotidiano di Monaco, commentando uno dei temi più sensibili emersi durante il dibattito elettorale di lunedì fra la Cancelliera e il suo sfidante Martin Schulz.

Durante la trasmissione, Angela Merkel aveva smentito il progetto di alzare ulteriormente l’età pensionabile dai 67 anni previsti per il 2029 ai 70. L’idea era circolata negli ambienti di governo per il supporto, neanche troppo velato, espresso in vari momenti sia dal Ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble che dal suo delfino Jens Spahn.

La smentita, sostiene il giornale, non cancellerebbe però la necessità di valutare una riforma del sistema che si basi o sull’ulteriore innalzamento dell’età pensionabile, o, in maniera non lineare, dei contributi. Secondo il Ministero del Lavoro tedesco, solo il portare nel prossimo decennio l’aliquota contributiva al 35% della retribuzione garantirebbe la sostenibilità del sistema. Attualmente, i versamenti previdenziali risultano pari al 18,7% del reddito, una cifra destinata a salire al 21,8% da qui al 2030.


Europa – Juncker contro Orban: l’Ungheria e la strana idea di solidarietà.

Continua il braccio di ferro fra la Commissione Europea ed il Governo ungherese. La Corte di Giustizia europea ha respinto il ricorso presentato dall’Ungheria e della Slovacchia per l’abolizione delle quote migranti. I due paesi, in prima linea nell’opporsi all’ingresso di rifugiati nell’Unione, avevano espresso il proprio dissenso verso il meccanismo di “ricollocazione” degli oltre 120.000 richiedenti asilo attualmente bloccati in Italia ed in Grecia.

Intanto i rapporti fra Budapest e Bruxelles continuano ad inasprirsi. Martedì 5 settembre, il Presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, ha risposto negativamente alla richiesta di co-finanziamento della barriera fra Ungheria e Serbia presentata dal Primo Ministro ungherese Viktor Orban. Si tratta di 440 milioni di Euro che l’Ungheria esigerebbe dall’Europa come fondo di “solidarietà” per aver “difeso i confini dell’Unione dall’invasione dei migranti”.

Decisa la risposta di Juncker che rispedisce al mittente le richieste di solidarietà L’Ungheria riceverà dall’Europa oltre 25 miliardi Euro in Fondi Strutturali e di Investimento, equivalenti ad oltre il 3% del PIL ungherese. Nessun altro paese riceve una quota di aiuti così alta. Dall’altra parte, Budapest nega il principio di solidarietà verso gli altri partner europei, soprattutto Atene e Roma, alle prese con una crisi sociale ed umanitaria di carattere “epocale”.


Asia – Un punto di vista alternativo sulla Nord Corea

Siamo sicuri che la Nord Corea voglia realmente attaccare gli Stati Uniti (o l’Europa, il Giappone, la Corea del Sud)?

Kim Jong Un è un dittatore impazzito o sta perseguendo una pericolosa, per quanto astuta, battaglia per la propria sopravvivenza?

Una domanda interessante che va oltre paure e propaganda, analizzando le “probabili” vere motivazioni del Leader nordcoreano.

Il video di Bloomberg.


Calendario – Agenda Europa

24 settembre 2017: elezioni federali in Germania

Perché sono importanti: a seconda della coalizione di governo che sorreggerà Angela Merkel, in Germania si deciderà molto della futura linea politica dell’Unione Europea nei prossimi quattro anni.

Il punto: la CDU è ormai stabile fra il 38% ed il 40% dei voti, così come la SPD ormai ferma attorno al 22-24%; la partita si gioca sul terzo posto dove fra l’8 ed il 9% rimangono Verdi, Liberali, Sinistra e populisti di AfD.

Cosa succederà: scontata la vittoria della Merkel, la SPD ha annunciato la sua avversione verso l’ennesima Grande Coalizione con la CDU; probabile un’alleanza Cristiano-Democratici, Liberali e Verdi qualora il Centro-Destra non dovesse farcela da solo.

1 ottobre 2017: referendum (regionale) sull’indipendenza catalana

Perché è importante: il futuro dell’integrità territoriale spagnola è a rischio, ma un eventuale “vittoria” degli indipendentisti potrebbe scatenare un effetto domino in altre regioni europee.

Il punto: alte le tensioni fra il Parlamento catalano e l’Alta Corte spagnola; il Presidente del Parlamento è stato messo sotto giudizio e nella stessa camera infuria il dibattito fra favorevoli e contrari al referendum.

Cosa succederà: il governo di Madrid farà di tutto per evitare la votazione convocata in maniera unilaterale dalla Catalogna; sicuri i ricorsi giudiziari, nel frattempo i sondaggi sembrano prevedere la vittoria del “No”.

15 ottobre 2017: elezioni legislative in Austria

Perché sono importanti: l’Austria stava per eleggere il primo Presidente della Repubblica dichiaratamente populista in Europa occidentale dal dopoguerra.

Il punto: i Popolari dell’ÖVP sono attualmente in vantaggio di 11 punti (34%) sui socialdemocratici del SPÖ ed i populisti del FPÖ (entrambi 23%).

Cosa succederà: dopo la grande paura delle elezioni presidenziali, i popolari sono attesi ad grande risultato: i sondaggi li danno in grande crescita rispetto alle ultime votazioni del 2013, 34% contro il 24% di quattro anni fa.

Ottobre-Dicembre 2017: conclusione prima fase dei colloqui fra Regno Unito ed Unione Europea sulla Brexit

Perché sono importanti: entro l’inverno le parti dovrebbero trovare un accordo sulle procedure di divorzio; solo in quel caso l’Unione Europea avvallerebbe l’inizio della seconda fase delle trattative: quelle sugli accordi commerciali.

Il punto: al momento l’Unione critica la mancanza di proposte concrete e realistiche sul “libero movimento” dei cittadini; Londra, inoltre, sembra glissare sul pagamento della Brexit Bill, la contribuzione al budget europeo che il paese aveva sottoscritto prima del referendum sull’uscita

Cosa succederà: la Gran Bretagna è la parte debole della trattativa e vista l’instabilità delle proposte britanniche e la fragilità del governo May, è possibile che si raggiunga un accordo sbilanciato nei confronti dell’Unione Europea all’unico scopo di far proseguire i colloqui.

Scrivo e mi diverto. Filippo Turati non è solo toponomastica, ma è stato uno dei più brillanti politici italiani. Se mi dicessero di votare ora, implorerei Odino di darmi il dono della preveggenza. Se mi chiedono di dove sono, sono nato lì, ma ho vissuto anche là e là, e anche laggiù, a volte dico che sono nato a Imperia, ma per sbaglio perchè sono di Genova. Se mi chiedono dove vivo, rispondo: fai tu, ma fra Berlino e Torino.

Lettore accanito, gamer per scelta e passione. Battlestar Galactica batte ogni serie televisiva (Star Trek compresA). Gra Jordan, Kobe e LeBron io scelgo Magic e i Lakers, SEMPRE. Come mi definirei? Un nerd con un dottorato in Archeologia che ha scelto di scrivere per passione.

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