Per la Gran Bretagna è già un Brexit Flop: il commento di un Leaver

Brexit Gran Bretagna flop

La Gran Bretagna e la fine della della Brexit, perché anche se mancano 10 mesi all’uscita, la Brexit è già un fallimento. Una riflessione.

Roland Smith è un ricercatore al liberale e liberista del think tank Adam Smith Institute, Brexiter della prima ora, esperto di Unione Europea e dei rapporti fra Londra e Bruxelles. Smith, autore di vari articoli a favore dell’uscita del Regno Unito dalla UE, ha annunciato, via Twitter, di non supportare la Brexit.

Che un Leaver convinto cambi idea è un importante segnale che qualcosa nell’intero processo è fallito. Non a causa della Soft Brexit (sancita dal White Paper di Theresa May), ma di una decisione che mette in discussione la cecità della classe dirigente, il posizionamento della Gran Bretagna e della UE nel mondo moderno, ma, soprattutto, quello che la Brexit è diventata.

Per questo parliamo di ‘Brexit Flop’, come mesi fa parlammo di ‘Requiem for a Brexit‘.

Si tratta di una lettura interessante per tutti gli euroscettici – almeno quelli che sono realmente interessati ai temi e non agli slogan (e i voti) – come per gli europeisti. Un punto di vista alternativo su quello che, a tutti gli effetti, rimane uno degli eventi più importanti dell’ultimo decennio.

Per i britannici, ma anche, tanto, per noi.


Trump, Trumponomics e Gran Bretagna

“Ritiro il mio supporto alla Brexit in quanto questa si scontra con l’incompetenza di Donald Trump, dei politici britannici, con la follia dei Brexiteers, non tiene conto dell’Irlanda del Nord né, tantomeno, di cosa significhi lo Spazio Economico Europeo (EEA) e le dogane”.  “Non passo però al Remain” continua Smith, “ma se dovessimo rimanere, accoglierò la decisione con un’alzata di spalle” perché “per chi voglia uscire dalla UE, anche solo parzialmente” sono importanti due cose: “l’espansione, il rispetto e la completa operatività del WTO” e un forte partner internazionale come gli USA. Entrambe le condizioni, argomenta Smith, “sono fortemente in dubbio”.

Chi non considera questo punto, come la maggior parte dei Brexiteers, sarebbero “precipitati in una spirale di follia, incapaci di guardare le cose con realismo o analizzare i dettagli senza indugiare nei desiderata”.


Il declino della democrazia dell’opinione

Il problema, sottolinea Smith, è che gran parte dei politici britannici, Tories in particolare, hanno manifestato la propria incompetenza. Secondo Smith, infatti, “non esistono contromisure costituzionali” che possano proteggere uno Stato da un Governo che segua ciecamente posizioni e pareri di pseudo-tecnici incompetenti in questioni complesse come la Brexit (il riferimento è ai vari Johnson, Davis, Farage). Un discorso che mette in discussione l’intero sistema politico democratico che “si potrà vantare di essere il più antico del mondo, ma proprio per questo necessita di un aggiornamento”.

Il problema, sottintende Smith, è nel come, nonostante il pluralismo mostrato durante il referendum, i Tories abbiano sposato in fretta e furia la Hard Brexit (un “nonsense”) per non spaccare il partito ed inseguire il consenso popolare per evitare la vittoria dell’UKIP. Farsi guidare da opinioni, invece di creare un vero dibattito, quello che è poi il problema di tutto l’occidente, in cui  sondaggi e followers, valgono di più che la competenza.


Il vassallaggio della Gran Bretagna

In particolare, come molti Leavers moderati, Smith punta il dito alla permanenza del paese nella EEA presente nel White Paper del Governo, opzione “ragionevole, ma non perfetta”. Questo perché l’intero comparto finanziario britannico (ovvero una delle voci economiche centrali per Londra) “rimarrebbe soggetto ai regolamenti di Bruxelles”, ma, al contrario di adesso “senza alcun potere di veto/opionione/voto” da parte della Gran Bretagna.

Anche l’idea che la Gran Bretagna possa ‘da sola’ crearsi un’economia autonoma – una bandiera di Nigel Farage e Boris Johnson, capi fila della Hard Brexit – sarebbe sconfessata dai fatti. Sì,  a livello globale, a Gran Bretagna sarebbe, idealmente, libera di ‘influenzare’ i regolamenti non-UE, ma, realisticamente, la UE è e rimane una superpotenza in campo commerciale, per di più la più importante per regolamenti e standard: molte delle regole globali “sono dettate proprio dalla UE” chiosa Smith.


La cecità dei Brexiteers

Infine, la grana dell’Irlanda del Nord.  “Molti Leavers moderati, aperti ad un’Unione doganale (EEA Optioneers), hanno sottovalutato la questione doganale e quella dell’Irlanda del Nord durante il referendum”. Questo perché si puntava “ad un approccio totalmente pragmatico e costruttivo alla questione, quello che è stato negato grazie alla retorica della Hard Brexit”. Una narrativa irredentista che ha messo “la Gran Bretagna in un angolo e che vede gli Hard Brexiteers aggrappati ora al No-Deal ed al WTO (che non comprendono) per salvare la Brexit dalla propria follia”.

Per questi motivi Smith dichiara di non poter supportare più il Leave, ma, allo stesso tempo non può neanche parteggiare per il Remain che riproporrebbe le questioni su cui l’iniziale dibattito sulla Brexit era stato aperto.

Quale soluzione allora? Riaprire il dibattito e comprendere sia  il ruolo della Gran Bretagna nel mondo, sia cosa sia e cosa voglia diventare realmente la UE. “Finché non si comprendono questi due punti, non riusciremo ad avere un dibattito o progressi ragionevoli.


Brexit Flop

La Gran Bretagna, seguendo il ragionamento di Smith, ha un problema. Grosso. Si è chiusa in un vicolo cieco. Se si arrivasse, infatti,  all’accordo proposto da Theresa May, ovvero la Soft Brexit, Londra, da membro a tutti gli effetti della UE, si troverebbe equiparata alla Norvegia in una sorta di vassallaggio economico/regolamentare con l’Unione. Se questo è accettabile per la Norvegia, la quale non ha mai fatto parte della UE (principalmente per la pesca), non lo è per chi ne è stata parte integrante per 40 anni.

L’e alternativa (visto che le altre sono state spazzate via da due anni di riflessioni sulla Hard Brexit) è il No-Deal/WTO che porrebbe la Gran Bretagna in posizione svantaggiata rispetto ai competitors e succube, a livello globale della prima potenza commerciale: la UE, il cui surplus ammonta a quattro volte quello della Cina. A Londra, a quel punto rimarrebbe solo Washington, ma, come sottolinea Smith, come può un paese che ha scelto il protezionsimo e ‘America First’ essere un partner affidabile per la Gran Bretagna?


Che cos’è la UE

La riflessione di Smith espone, anche, le idiosincrasie della UE, soprattutto sul commercio. L’Unione, su spinta tedesca, è una macchina da export, capace di imporre la propria legge sul mercato globale. In opposizione allo strapotere dell’Unione, tradotto in deficit commerciali per i partner, nasce il protezionismo caotico di Donald Trump, o la necessità, per la Russia, di frantumarla.

Essere diventati questo Juggernaut economico, però significa aver depotenziato il mercato interno ed è per questo che molti europeisti, prima fra tutti la SPD tedesca, hanno chiesto di reinvestire il surplus commerciale europeo e di fermare il dumping salariale. Una questione che non riguarda solo Berlino, o Parigi, ma anche Roma: l’Italia è il secondo esportatore d’Europa e terza economia del continente.

Come dimostra il caso Brexit,  separarsi dall’Europa e i suoi trattati, ovvero la ricetta sovranista/euroscettica dei vari Salvini e Di Maio, rimane pura ideologia, lontana da ogni realismo e pragmatismo. Per noi che rimaniamo in Europa è ora di pensare al futuro dell’Unione che non significhi la revisione dei trattati o il ritorno alle verdi praterie del protezionismo, ma consolidare l’Europa politica, la vera Unione europea.

Perché questa è la sfida più importante, altrimenti, dopo il flop della Brexit, assisteremo a 27 altri flop a beneficio di Russia e USA.


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Scrivo e mi diverto. Filippo Turati non è solo toponomastica, ma è stato uno dei più brillanti politici italiani. Se mi dicessero di votare ora, implorerei Odino di darmi il dono della preveggenza. Se mi chiedono di dove sono, sono nato lì, ma ho vissuto anche là e là, e anche laggiù, a volte dico che sono nato a Imperia, ma per sbaglio perchè sono di Genova. Se mi chiedono dove vivo, rispondo: fai tu, ma fra Berlino e Torino.

Lettore accanito, gamer per scelta e passione. Battlestar Galactica batte ogni serie televisiva (Star Trek compresA). Gra Jordan, Kobe e LeBron io scelgo Magic e i Lakers, SEMPRE. Come mi definirei? Un nerd con un dottorato in Archeologia che ha scelto di scrivere per passione.

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