Il Governo di Carta e la bufala della Manovra – il Caffè Scorretto

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Come nella “Casa di Carta”, siamo ostaggi di un Governo che ci racconta frottole e intanto scava un tunnel per scappare via… con un bel gruzzolo di voti.

Sapete cosa è veramente difficile avere in Italia? Una qualsiasi discussione sensata sulla “Manovra del Popolo”, soprattutto sui social, invasi da turbini di pseudo-economisti la cui conoscenza delle regole di bilancio è pari a quella dei trattati europei, ovvero nulla.

Non si tratta infatti di parlare di “manovre espansive” – termine abusato per una manovra che di keynesiano non ha nulla – o del “Reddito di Cittadinanza”, del moltiplicatore, né delle polemiche sui vincoli europei (quelli veri, ovvero 3% deficit/PIL, 60% debito/PIL e Fiscal Compact, non quelli inventati, come il “surplus commerciale”), ma di semplice correttezza. Quella che sta mancando da parte del Governo.

Dite quello che volete, “che anche gli altri Governi eccetera, eccetera”, il passato conta poco quando un governo sta scentemente mentendo ai suoi cittadini e lo fa sul loro presente e sul futuro più che prossimo. Nero su bianco. Non solo negli idiotici annunci dei sui rappresentanti, ma nelle cifre stesse che sono state scritti.

Un governo che “stampa” promesse e numeri, dipingendosi come una fantasiosa resistenza verso “le elite europee” (di cui siamo parte, caro popolo della terza economia continentale che esprime, fra le altre cose, il Presidente della BCE). Come i protagonisti della “Casa di Carta”: un “Governo di Carta”.


7 miliardi per me posson bastare

 

Alla fine il Governo ha deciso di tagliare 7 miliardi alla Manovra, tanto era quello il problema, le spese e il rapporto deficit/PIL, no? No. Il problema era l’indebitamento strutturale, ovvero di quanto lo Stato italiano si indebitava in più per via di queste nuove spese che avvenivano senza alcun tipo di copertura. E lo è ancora.

Secondo il Governo il Reddito di Cittadinanza passerà sì dai 9 miliardi previsti ai 6,1 del nuovo conteggio, ma tale importo (che non è un investimento, ma una pura spesa corrente che non garantisce una vera crescita) varrà solo per il 2019. Questo perché lo si fa partire a marzo e si stima che non tutti gli aventi diritti lo richiederanno. Poi, passata la nottata, il fondo aumenterà a 8 miliardi per il biennio successivo. Stessa cosa per Quota 100, tanto chissenefrega del futuro.

Per il  2020/2021, ci sarà tutto il tempo per manovre correttive, ulteriori tagli alle due misure, etc. Sempre che questo governo rimanga in piedi e non scappi da un tunnel sotterraneo una volta “sbancata la zecca” dei consensi elettorali.

Stando alle cifre, quindi, l’indebitamento strutturale non va a cambiare nel corso del triennio, ma si cerca di limitarne gli effetti per ottenere la clemenze della Commissione UE ed evitare la procedura di infrazione (e intanto far vedere a quegli italiani che poco capiscono della situazione che il Governo “ci prova, ma l’Europa ci schifa”). L’obiettivo è sempre il solito: avviare le due regalie elettorali in vista dell’Europee (che strano che proprio a marzo partano entrambe le iniziative, vero? Giusto in tempo per le elezioni di maggio).

So che molti criticheranno questa frase dicendo “che sono manovre necessarie per i poveri del paese”, ma non è così. Si tratta di creare ancora più sbilanciamento, incasinare i conti dell’INPS (entro 10-15 anni avremmo il 67% della popolazione italiana composta di pensionati, spiegatemi come è possibile mandare avanti un paese in questa maniera) e fregare, ancora una volta, le generazioni di coloro che sono nati dopo il 1970.

Per loro non ci sono misteriosi Quote 100 come, come non c’è il Reddito di Cittadinanza per chi un lavoro ce l’ha, ma ha un reddito basso. Nulla per le finte partite IVA. Nulla, infine, per chi ha 18 anni e vede  dare sempre meno fondi all’istruzione, alla ricerca o allo sviluppo: tanto perché si vuole “aiutare i giovani” (a migrare).

Queste le menzogne che ci raccontano dietro quei 7 miliardi in meno.


Il pil di Carta

Volete un’altra menzogna? Si chiama 2,04%, il “2 e 4” che suona così simile al 2,4%. Onestamente, non vi sentiti presi per i fondelli da un Governo che, dopo aver festeggiato un “deficit” al 2,4, lo abbassa al 2,04 solo perché sembra tanto simile?

Una cifra che è peraltro irrealistica, perché quel 2,04% è calcolato sulle previsioni di crescita del PIL inserite dal Governo nella Manovra. Peccato che tali previsioni siano contestate non solo dalla UE, non solo da Goldmann Sachs, non solo da qualsiasi ente esterno al Governo (OCSE, IMF, etc), ma dalla stessa Bankitalia con il supporto dei dati, ovvero che la crescita, in Italia, stia arrestandosi.

La colpa è senz’altro dello slowdown cinese così come dell’arretramento del PIL tedesco (da cui dipende molto del nostro surplus commerciale, perché sì, cari sovranisti, noi abbiamo un surplus commerciale interno alla UE più alto di quello tedesco), ma il problema è sopratutto interno. Siamo un paese fragile e sensibile alle recessione per via della struttura del nostro debito e della mancata produttività del sistema paese.

Nel 2019 non cresceremo mai dell’1,5% del PIL come ha messo su carta il Governo e questo “numeretto”, scendendo, porterà il numeretto del rapporto deficit/PIL a crescere, quasi certamente sopra la famosa quota del 3%. Come succede da almeno un decennio, ovvero con i famosi “governi precedenti”, peraltro: – crescita, + spese = indebitamento + alto di quanto previsto = manovre correttive.

Si chiama matematica e no, non ci si può fare niente.


Spazi di Manovra


La verità che fa male

Cari patrioti della tastiera, so che vi siete stancati di sapere che negli altri paesi le cose vanno meglio. Avete ragione, per anni abbiamo esagerato a dirlo. Ha esagerato Report con Milena Gabbanelli, lo ha fatto Grillo in tutti i suoi spettacoli, le Iene, Ballarò e hanno esagerato anche il M5S e la Lega, anche se ora fanno finta di nulla.

Lo sappiamo che all’estero non tutto è così perfetto come sembra, ma questa non è una scusa per dire che noi siamo diversi e che le regole europee da noi non valgono. Sono anni che meniamo il can per l’aia cercando di dare la colpa ora alla UE, alla BCE, all’IMF, USA, Germania, Francia, globalizzazione, etc, pur di non ammettere le nostre colpe. Lo dico da italiano che vuole così bene all’Italia da esserci tornato dopo tanti anni fuori e vi chiedo che cos’è più patriotico? Ammettere i propri errori e rimediarvi o cercare un capro espiatorio per non affrontarli e lasciar marcire il paese?

Per quanto vi dispaccia ammetterlo, i famosi tagli lineari di Monti, i vari tagli all’Istruzione, le mancate riforme di taglio al cuneo fiscale, il collasso della ricerca e la fuga di investimenti, risorse e cervelli all’estero, è colpa di scelte politiche sovranamente prese dal sovrano Parlamento sovranamente eletto dal popolo sovrano. La UE non fa altro che comunicare degli indirizzi che noi stessi abbiamo scritto e sottoscritto di comune accordo coi partner europei, ma l’applicazione di quegli indirizzi, è, sovranamente, nostra.

Vedete, Maastricht e Fiscal Compact, trattati che anche l’Italia ha contribuito a formulare, ratificare e applicare, non dicono di “non fare investimenti anche in deficit” o di “non pensare al welfare”. Sarebbe assurdo visto che la UE è composta di paesi dal welfare fortissimo e pervasivo, tipo la Germania, la Danimarca, la Svezia e la Finlandia. O paesi dalla politica economica tradizionalmente “statalista”, come la Francia e, appunto, l’Italia.

Vi siete mai chiesti cosa serva relamente Maastricht e Fiscal Compact? Semplice, servono per arrivare a quell’Unione Fiscale che è, da sempre, il pallino dell’Italia. Per farlo, e mettere d’accordo i paesi del Nord Europa (perché la UE non è al servizio dei bisogno dell’Italia, ma è una comunità di 27/28 paesi), si è deciso di cercare di uniformare il debito e le tendenze di spesa. A questo mirano quei parametri che tanto vi danno fastidio, solo a questo.


Governo di Carta

Per tutti questi motivi, il Governo ci mente e lo fa in maniera spudorata secondo il principio che più ripeti una balla e più questa sembra credibile. Come l’ultima, secondo cui non abbiamo “tagliato” le spese, abbiamo solo rifatto i calcoli e ci siamo accorti che non tutti richiederanno il Reddito di Cittadinanza o Quota 100. O, peggio, quanto detto dal Ministro Di Maio, ovvero che dopo accurati calcoli (chissà perché prima fossero diversi, mah…) abbiamo “scoperto” che abbiamo più coperture di quanto previsto, quindi non tutte le spese saranno in deficit.

Un miracolo di politica fiscale e contabilità lanciato ai quattro venti di cui, occorre dirlo, non c’è prova scritta, nessuna carta che lo dimostri.

Ma è questo il senso no? Continuare a buttarla in caciara sparando cifre e soluzioni inesistenti al solo scopo di non far capire nulla al “popolo sovrano”, spacciandogli la post-verità che siamo vittime di un “potere oscuro e lontano” chiamato europa. Sapete no, quello che impone le sanzioni alla Russia che a noi non ci piacciono, ma che il Governo, silenziosamente, rinnova. La stessa UE malvagia che scrive trattati commerciali internazionali col Giappone che assomigliano molto al CETA, ma che questo Governo vota perché Coldiretti non ha fatto levate di scudi (soprattutto perché apre il mercato agricolo giapponese ai prodotti italiani).

Tutto, ovviamente, nel più completo silenzio di Di Maio, Conte e Salvini, fosse mai si capisse che ci raccontano solo menzogne.

Un vero Governo di Carta.



Nota a margine

Secondo una vulgata molto apprezzata nei social, chi critica la “Manovra” sarebbe un “neoliberista/ordoliberista”. L’inghippo nasce da l’ennesima menzogna, ovvero che saremmo di fronte ad una “manovra espansiva” di tipo keynesiano, ovvero “spesa in deficit per rilanciare la crescita aiutando le classi più deboli”. Bene, lasciatevelo dire chiaramente: John Maynard Keynes non c’entra nulla.

La sua teoria era che all’interno del normale ciclo economico dato dall’alternanza fra crescita e recessione, uno Stato dovesse “stimolare” ed affrettare l’uscita dal ciclo recessivo mediante una serie di investimenti a deficit: infrastrutture (che equivalgono alle Grandi Opere e a quelle piccole), programmi di stimolo alle aziende, etc. Keynes non parla in nessun modo di aumento della spesa corrente, visto che questa persiste e crea deficit anche dopo la fine del ciclo recessivo.

Quindi, per favore, basta con queste favolette pseudo-keynesiane.


Il caffè scorretto

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