Governo e UE: la bocciatura programmata per un pugno di voti

governo manovra

La UE boccia la Manovra italiana, ma il Governo decide di andare avanti. Ed era quello che voleva, sulla pelle nostra.

Bruxelles, 23 ottobre 2018, ore 15:30, conferenza stampa del vice-Presidente della Commissione Valdis Dombrovskis: “è con molto dispiacere che sono qui oggi, per la prima volta la Commissione è costretta a richiedere ad uno Stato di rivedere il suo Documento programmatico di bilancio”

“Non vediamo alternative: sfortunatamente i chiarimenti ricevuti ieri – con la lettera del ministro Tria – non erano convincenti” “Il governo italiano” conclude “sta violando apertamente gli impegni presi con se stesso e con gli altri paesi membri”.

Con queste parole, la UE, di cui noi facciamo parte, ha bocciato la “Manovra del Popolo”. La prima volta che questo acccade nella storia dell’Unione ed esattamente quello che il Governo italiano cercava.


Il perché della bocciatura

Il Commissario al Budget Pierre Moscovici aggiunge: “la Commissione non intende sostituirsi alle Autorità italiane nella definizione delle politiche interno come quelle di lotta alla povertà”. Tutt’altro “quello che ci preoccupa è l’impatto di bilancio di queste politiche sui cittadini”. Mancano gli investimenti, come indica il punto 17 del documento della Commissione, dove si afferma infatti che “l’economia italiana è caratterizzata da una bassa crescita economica e da una dinamica della produttività debole rispetto alla media dell’Unione, con conseguenze negative a livello sociale e occupazionale”.

Allo scopo di “promuovere la crescita potenziale” obietta la Commissione “occorre affrontare la persistente stagnazione della produttività occorre una strategia organica di riforma”. Il problema è che “le misure contenute nel documento programmatico di bilancio 2019 indicano invece un chiaro rischio di retromarcia su riforme che l’Italia aveva adottato”.

Sarebbe da “ridurre la quota della spesa pubblica destinata alle pensioni di vecchiaia”, ovvero quota 100. L’obiettivo, “dare spazio ad altre voci di spesa sociale” e evitare “un onere intergenerazionale che graverà sul tenore di vita delle future generazioni di italiani”.

L’obiettivo sarebbe quello di “stabilizzare la sua economia in caso di shock macroeconomici” ed evitare di “idurre il già basso livello di adempimento degli obblighi fiscali, premiando implicitamente comportamenti non conformi alle regole” come con “l’introduzione di un condono fiscale [Pace Fiscale nella ‘neo-lingua’ del Governo]”.


Spazi di Manovra


Manovra farlocca

La UE non ha creduto nelle rassicurazioni esposte da Tria nella sua lettera, ovvero quel piano di investimenti annunciato e mai presentato. A nulla sono servite anche le promesse di adeguamenti al bilancio se le ottimistiche previsioni di crescita del PIL (non convalidate da nessun ente autonomo, sottolinea la Commissione) non si fossero realizzate.

E ora? Tre settimane per rimetterci le mani e per evitare procedure di infrazione per debito eccessivo.

Difficile stupirsi considerando che se escludiamo la cricca sovranista legata al sito “Scenari Economici” (Savona, Bifarini, Bagnai, Borghi etc.), oltre a Salvini e Di Maio, la Manovra è stata bocciata da:

  • economisti (come Boldrin, Bisin, Cottarelli, Draghi);
  • istituti indipendenti (CPI);
  • agenzie pubbliche (INPS);
  • agenzie parlamentari (UPB);
  • altri overni europei (come l’Austria di Kurz).

Tutti che ritengono i numeri della stessa fantasiosi, i conti sbilanciati, le misure inefficienti e l’impianto pericoloso per i conti pubblici.


Il governo “se ne frega”

Il Governo italiano, però, va avanti. Non ci sarebbe “nessun Piano B” dice Giuseppe Conte, “non ci fermeremo” tuona Di Maio e “attaccano un popolo” ammonisce Salvini.

Per capire il perché occorre partire dal commento del co-Presidente di Teneo Intelligence, istituto specializzato nello studio dei populismi, Wolfango Piccoli.

“Considerando quando ha investito politicamente nella Manovra e con le elezioni europee del 2019 all’orizzonte, è facile prevedere che il Governo [italiano] manterrà un atteggiamento di sfida… almeno per i prossimi mesi”

Perché che la Manovra sarebbe stata bocciata, il Governo lo sapeva dai tempi del Contratto e non ha mai avuto intenzioni di modificare tale risultato, come dimostra il pressing sul Ministro Tria (esterno alle compagini di Governo) per aumentare il deficit al 2,4%.


La manovra propagandistica

Forse perché la Manovra non è mai stata concepita per essere applicata, come sembrano dimostrare alcune ambiguità. Mi riferisco agli “adeguamenti” accennati da Tria o l’affermazione del Premier Conte che del 2,4% come tetto massimo, a cui l’Italia “potrebbe anche restare sotto”. Il DPB dovrebbe essere un documento certo, eppure lo stesso Governo italiano l’ha trattato come un pamphlet propagandistico.

Una confusione che ha colpito anche “quota 100”, il ‘superamento della Legge Fornero’ che per Moodys sarebbe una misura “una tantum”, valida solo per il 2019, come “l’Italia ha fatto palesemente ritenere”. Un’ambiguità che pare essere la sola responsabile dell’outlook stabile fornito al nostro rating. Un possibile errore, ma chi ha ragione?

Nel complesso, quindi, la manovra appare sempre di piùì elettorale, con un orizzonte non limitato a quello nostrano, bensì continentale



Destabilizzare la UE

Quello che appare, è che l’intento del Governo non fosse quello di sfasciare, maldestramente, le casse dello Stato come hanno pensato alcuni. Né, tantomeno, di “recuperare i livelli di PIL pre-crisi” o “le drammatiche condizioni economiche in cui si trovano gli strati più svantaggiati della società italiana”, come ha cercato maldestramente di spiegare Tria.

Il vero obiettivo è sempre stato quello di cercare la destabilizzazione dell’Unione Europea. Non diversamente da come il Governo italiano ha fatto fin dall’inizio con il caso Aquarius e quello Diciotti.

Al di là delle differenze di metodo, M5S e Lega concordano su un punto: l’Italia dovrebbe riconquistare la possibilità di agire economicamente in maniera libera come negli anni 80. Quindi, inflazione, svalutazione, abbassamento del costo dei salari e massimizzazione dei profitti dell’export.

Per farlo occorre uscire dai binari imposti non solo dal Fiscal Compact o Maastricht, ma reindirizzare la governance economica della UE verso esempi più simili alla Trumpnomics, ovvero modelli neo-Keynesiani altamente spinti:in poche parole, spesa.


L’orizzonte continentale

Tale battaglia non può esser vinta da uno Stato europeo da solo, anche se rappresenta la settima potenza economica mondiale. L’obiettivo è raggiungibile solo a livello europeo, ovvero influenzando gli indirizzi della prossima Commissione Europea.

Questo significa una vittoria o, quantomeno, una netta affermazione dei sovranisti europei. Come raggiungere ciò? Spingendo i governi europeisti a scelte indulgenti nei confronti di Roma.

Quindi accogliere i migranti rifiutati dall’Italia o garantire all’Italia l’ennesima dose di flessibilità, stavolta in dosi massicci.

Cosa fa più arrabbiare l’elettorato sovranista/populista/anti-migrante, soprattutto del centro-nord Europa che accogliere ulteriori migranti o “pagare i debiti del sud”?

Ecco spiegato, in chiave di politica europea, il caso Acquarius/Diciotti e deficit della “Manovra del Popolo”.


Migranti


Il piano in Italia e la manovra del popolo

Dal punto di vista interno, il Governo era ed è in una “win-win situation”. Nel caso che l’Europa avesse, per esempio, accettato la Manovra, il Governo avrebbe dimostrato l’inutiltà dei trattati e che bastasse “battere i pugni sul tavolo” per far trionfare l’interesse nazionale.

Nel caso di un doppio rifiuto, come adesso, può invece gridare “all’affronto contro un paese sovrano”. Il risultato è la polarizzazione dell’opinione pubblica e leva sul sentimento nazionalistico del proprio elettorato.

L’esempio di questa strategia elettorale si vede nella stessa “Manovra del Popolo”. Come riporta la lettera di Tria, questa serviva a dimostrare che a) il “Governo” può rompere con il Patto di Stabilità per b) trasformare questo in un “atto del Governo del Popolo per il Popolo” come sostengono Savona, Di Maio e Salvini. Il tutto per ottenere c) un conflitto mediatico – tutto interno – fra Europa e Governo e dire d) “bloccano il volere del popolo, mandiamoli a casa”.

Più engagement uguale aumento delle speranze di vittoria alle Europee.


In Europa, invece…

Se in Italia tale strategia pare funzionare, essa sembra essere perdente in Europa. Il Governo si aspettava una risposta della UE lenta e insicura che permettesse al M5S-Lega di scollinare nel 2019 e reggere fino alle elezioni. La UE, invece, ha fatto quadrato attorno alle norme di bilancio formando un muro abbastanza impenetrabile. Così si è arrivati, compatti, all’aut-aut della procedura di infrazione. Nessuno, infatti, neanche l’Austria del populista Kurz – “non pagheremo i debiti del populismo altrui” – o l’Ungheria di Orban ha rotto il fronte.

Questo ha avuto conseguenze anche sul progetto politico: il fronte sovranista anti-PPE. Proprio il premier ungherese ha confermato che Fidesz correrà alle europee con il Partito Popolare Europeo, una che cassa, di fatto, ogni alleanza con Matteo Salvini. Allo stato attuale, quindi, i sovranisti si potrebbero ritrovare, non solo con un numero di deputati inferiore al necessario (mancano alcuni paesi chiavi come Spagna e Polonia), ma isolato, soprattutto se diventasse, come sembra, troppo italocentrico.

Come ha dichiarato Marco Valli, europarlamentare M5S, alla Stampa, qualora fallisse il tentativo di Di Maio di “un nuovo gruppo di centro” all’Europarlamento, “la destra di Salvini e Le Pen diventerebbero l’unica opzione” del Movimento.


Quello a cui stiamo assistendo è un’enorme gioco politico proposto agli elettori in forma di “teatrino dell’assurdo”, come dimostra  il caso “manina” che altro non era che una finta crisi salva faccia.

Tutto molto avvincente, se non fosse per la tassa occulta che l’Italia sta pagando su questa pantomima: la continua discesa della borsa, la fuga dei capitali esteri e lo spread sopra quota 300. Miliardi di euro che non perdono “i mercati” o “i finanzieri”, ma i correntisti, le banche dove questi sono depositati e le imprese che danno lavoro.

Questo nella speranza – azzardata – che un ipotetico futuro Europarlmaento sovranista si muova in direzione dell’Italia.

 

Postilla: pensate che questo “grand plan” sia troppo azzardato? Possibile, ma improbabile. Stiamo parlando di due partiti con forti contatti a livello internazionale che hanno sempre messo le europee 2019 quale focus della attività di governo.

Gli stessi due partiti della cui “alleanza causale” si parla dalla primavera del 2017. Gli stessi partiti che guidano quello che rimane il terzo paese dell’Unione.


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il caffè e l’Opinione

Scrivo e mi diverto. Filippo Turati non è solo toponomastica, ma è stato uno dei più brillanti politici italiani. Se mi dicessero di votare ora, implorerei Odino di darmi il dono della preveggenza. Se mi chiedono di dove sono, sono nato lì, ma ho vissuto anche là e là, e anche laggiù, a volte dico che sono nato a Imperia, ma per sbaglio perchè sono di Genova. Se mi chiedono dove vivo, rispondo: fai tu, ma fra Berlino e Torino.

Lettore accanito, gamer per scelta e passione. Battlestar Galactica batte ogni serie televisiva (Star Trek compresA). Gra Jordan, Kobe e LeBron io scelgo Magic e i Lakers, SEMPRE. Come mi definirei? Un nerd con un dottorato in Archeologia che ha scelto di scrivere per passione.

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