Gilet Gialli e Di Maio: un amore europeo nel nome della… destra?!?

gilet gialli

Gilet Gialli e M5S, strana storia di un idillio politico all’ombra della destra sovranista francese in vista delle elezioni europee.

Uno dei fatti meno noti sul MoVimento 5 Stelle è la sua affiliazione politica all’Europarlamento. Un posizionamento che, ne sono convinto, sfugga a molti dei suoi elettori, sicuramente a molti di quelli che hanno votato “contro il sistema” o “per farli provare” e provengono da idee progressiste o “di sinistra”.

Sì perché (sorpresa!), il grande segreto di Pulcinella del MoVimento è che a Bruxelles sia alleato con partiti di ispirazione libertaria (quasi comprensibile visto l’odio per lo “Stato” piramidale), con partiti nazionalisti (già meno comprensibile o forse no) e destra-populista. No, non “populisti” generici, proprio dichiaramente della destra sociale, fra cui Florian Philippot.

Perché vi parlo di questo?

Perché proprio Philippot è il protagonista nascosto dell’ultima sparata propagandistica del Ministro/Capo Politico del MoVimento, Luigi Di Maio, sui Gilet Gialli.


W i Gilet Gialli!

Il 7 gennaio, dalle pagine del Blog delle Stelle, il Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, e Vicepremier del Governo italiano, Luigi DI Maio, invita i “Gilet Gialli” che imperversano da un mese in Francia a “non mollare”: il MoVimento 5 Stelle è con loro.

M5S e Gilet Gialli, argomenta sempre il Ministro, sarebbero molto simili. Entrambi coltivano l’idea di far tornare la sovranità al popolo contro “i poteri forti” simboleggiati dal Presidente Emmanuel Macron (ricordo che il Parlamento francese ha la stessa dignità democratica del Parlamento italiano e che, volendo dirla tutta, Macron è stato votato direttamente dai Francesi diversamente dal Governo Conte).

Loro sarebbero la voce della “nuova Europa che avanza”, per la democrazia diretta (referendum popolari), l’ecologia (per es. lo sviluppo della macchina ad idrogeno), la “nuova” tassazione (“che le aziende multinazionali paghino di più” e anche i ricchi, già che ci siamo), le pensioni (“via i privilegi”), l’immigrazione (“finti migranti”, “affrontiamo a casa loro il problema”), etc. etc.


le brevissime


Il problema politico

Una posizione opinabile? Sì, ma in qualità di Capo Politico all’interno di un sistema democratico, Luigi Di Maio ha il diritto di appoggiare qualunque movimento popolare/politico d’Europa (se lo fa Salvini con ogni partito populista del pianeta, perché no il 5 Stelle?).

Il problema si pone nei confronti del Ministro della Repubblica Di Maio che è, tra le altre cose, è anche l’azionista di maggioranza del Governo. Allora iniziano i problemi.

In qualità rappresentante del Governo italiano, egli ha dei doveri nazionali superiori a quelli di parte (e vale anche per Salvini e tutti gli altri “precedenti”) e non può appoggiare una protesta di piazza, neanche quella con i più alti fini, se questa ha dimostrato e rivendicato di volter destituire a “furor di popolo” il Governo legittimamente eletto di uno Stato della UE, nostro partner commerciale, nostro vicino e nostro alleato NATO.

Questo perché proprio il superiore “dovere nazionale” impone  ad un alto esponente del Governo (Ministro e Capo Politico della maggioranza) la diplomazia e la coscienza politica delle proprie azioni, soprattutto in ambito estero e comunitario, dove, fra l’altro, si dimostra realmente la propria statura politica.


E l’Ungheria?

Dirsi a favore di un movimento di protesta di questo tipo è un suicidio politico e diplomatico non solo del Ministro, ma dell’intero Governo di cui è parte e questo, badate bene, varrebbe anche se Di Maio prendesse posizione a favore dei manifestanti ungheresi, nonostante quest’ultimi manifestino, accanto alla “Legge Schiavi”, contro le riforme dichiaratamente anti-liberali di Orban.

Non stiamo parlando di proteste contro regimi palesemente autoritari (come la Turchia di Erdogan), ma contro governi eletti della UE. Una cosa ancor più grave se si pensa che le proteste francesi hanno prodotto già sette morti, molti feriti ed innumerevoli episodi di guerriglia urbana, mentre quelle ungheresi sono state pacifiche (a parte alcuni episodi di ordine pubblico) e, soprattutto, senza vittime.

Però delle prime si parla, dell’Ungheria. In fondo, i Gilet Gialli sono “amici” e si muovono contro “l’avversario” Macron, mentre gli ungheresi inneggiano alla “democrazia” (quella vera), alla libertà di stampa, di pensiero e di genere contro “l’illiberale” Orban?

Ed infatti, sempre sul Blog delle Stelle troviamo:

  • ben 5 post sui Gilet Gialli, fra cui un’interessante filippica di Gianluigi Paragone contro “La Repubblica” che “non capendo la protesta la bolla come fascista” oltre che il famoso “due pesi e due misure” a favore della Francia sulla questione del deficit eccessivo;
  • e 2 sull’Ungheria di cui una sull’ipocrisia UE nei confronti delle sanzioni al paese e uno sui risultati “positivi” ottenuti dal Govern Orban definiti come “affini al M5S”.

Quanti sulle manifestazioni a Budapest (sempre per la democrazia e contro lo sfruttamento del lavoro)?

Zero.

Curioso vero?


l’Europa al voto


Di Maio, Rosseau e la piazza

Ai Gilet Gialli, il Capo Politico Di Maio si dichiara pronto a mettere a disposizione alcune funzioni del “sistema operativo per la democrazia diretta: Rousseau”.

Soprattutto la “Call to Action per organizzare gli eventi sul territorio”… ovvero uno strumento di organizzazione a “flash mob” per un movimento le cui manifestazione sono sempre scivolate nella violenza e nella guerriglia urbana. Di Maio opina che queste “violente” vengano solo da “frange esterne”, ignorando i filmati e i reportage sulla partecipazione di militanti neofascisti (anche italiani) e di molti casseuer alle manifestazioni.

Al di là della mera propaganda a mero uso interno (“”vedete, non siamo soli in Europa!”), l’interesse del MoVimento 5 Stelle verso il Gilet Gialli ha una sua finalità politica ben definita ed è legata, come quasi tutto da 8 mesi a questa parte, alle elezioni europee di maggio 2019.

“Nel profondo si tratta di un movimento come il 5 Stelle, pacifico” dice Di Maio… a sole 48 ore dopo che un gruppo di manifestanti ha tentato di sfondare il portone del ministero dei rapporti con il parlamento a Parigi, dove ha sede l’ufficio del portavoce del governo Benjamin Griveaux.

Ma non importa, sono solo “frange”, bisogna guardare ad altro, come alla speranza che i Gilet Gialli crescano, diventino partito e contribuiscano a “far nascere una nuova Europa”. Magari già alle prossime elezioni europee. Ed ecco che sta per entrare in scena Philippot.

Sullo sfondo c’è è il destino politico del MoVimento all’interno del nuovo parlamento in relazione al gruppo Europa per la Libertà e la Democrazia Diretta (EFDD) ed i rapporti di forza con la Lega di Salvini. Sì, gli stessi che “animano” la nostra vita politica da mesi e che si ripropongono paro paro anche in Europa.



Gilet Gialli e “patrioti”

Per chi se l’è dimenticato, ecco alcuni degli aderenti attuali ad EFDD:

  • l‘UKIP di Nigel Farage;
  • gli svedesi di SD, nazionalisti etnici, dichiaratamente xenofobi e con un passato altrettanto dichiaratamente neonazista;
  • i tedeschi di AfD, ovvero la destra nazionalista (e libertaria) tedesca, anch’essa dalle tendenze xenofobe se non proprio razziste;
  • i libertari polacchi di Wolność (attualmente sotto indagine per appropiazione indebita di fondi UE) e…
  • il francese Florian Philippot.

Come abbiamo avuto più volte la possibilità di argomentare, a fronte di una probabile crescita del M5S, EFDD rischia di diventare minoritario, al punto da “perdere” la propria autonomia, nonostante la soglia minima sia di 25 deputati e EFDD, stanto ai sondaggi arriverebbe a 45 pur perdendo, per colpa della Brexit, l’UKIP.

C’è un problema però: sia AfD che SD sono considerati in possibile uscita verso EFN, il gruppo di Marine Le Pen e Matteo Salvini. Se questo succedesse, le regole europee (minimo numero di stati “rappresentati”) potrebbero costringere il M5S – che arriverebbe da solo fra i 20 e i 23 deputati– a figurare fra i “non iscritti” con conseguente limitazione della propria azione politica a livello comunitario.

L’alternativa sarebbe entrare con la Lega in EFN, ma questo significherebbe annientare ogni parvenza di differenze fra i due partner di Governo ed essere succubi a Bruxelles, delle scelte di Le Pen e Salvini.

Per questo il MoVimento è stato molto attivo negli ultimi mesi nel cercare una nuova alleanza, solo che erano già stati rifiutati in passato sia sia da ECR (contrario alla Democrazia Diretta) che dall’ALDE (europeista, per di più in predicato di divenire il gruppo di Macron), mentre recentemente è arrivato il “no” dei Verdi, i quali non ne condividono le posizioni sovraniste.


Sovranismo e Populismo


La destra francese in soccorso!

Qui entra in gioco proprio il nostro Florian Philoppot, ex-esponente del Front National di Marine Le Pen (ora Rassemblement national), uscita dal partito con la scusa di uno scandalo finanziario. Un capro espiatorio perchè, in realtà, egli era entrato fortemente in contrasto con la nuova linea “modernista” e lassista nei confronti di UE e Euro voluta dalla dirigenza di RN a caccia dei voti conservatori.

Philippot è noto per le sui posizione smaccatamente radicali sul fronte nazionalista e su quello economico, fino a meritarsi l’aggettivo di “social-sovranista”, una versione moderna e “politically correct” di “destra sociale” con forte punti di euroscetticismo.

Le sue idee sono diventate un partito “I Patrioti”, il quale si pensa possa poi diventare la piattaforma su cui montare la campagna presidenziale di Marion Marechal (Le Pen), l’astro nascente della destra francese in rotta con la zia Marine Le Pen. Per farlo servono voti, ed ecco che Philippot registra il marchio ed il nome “Les Gilet Jaunes” allo scopo di creare una lista ibrida per le elezioni europee.

Questo mentre la svolta “giacobina” del RN continua a perdere trazione: pur nel momento politicamente più nero del Presidente Macron, RN non riesce a prendere il volo contro La Republique En Marche nei sondaggi.

In questo scenario, quindi, Philippot potrebbe catalizzare  una parte del voto di protesta, soprattutto quello ultra-radicale, toglierlo a Marine Le Pen, indebolire EFN e rafforzare EFDD.


Ricapitoliamo.

  • il M5S ha un problema per il suo futuro in Europa;
  • liberali, verdi e conservatori non li vogliono (e i conservatori sembrano preferirgli Salvini)
  • il proprio gruppo appare allo sfascio
  • ma un’esponente di estrema destra (contrario ad ogni alleanza con EFN) si inventa “porta insegne” di una protesta di piazza anti-sistema
  • Di Maio, infischiandosene della diplomazia e dei rapporti Italia-Francia, si dichiara a favore della stessa protesta.

Interessante vero?

Per evitare l’abbraccio mortale con Salvini anche in Europa, cosa c’è di meglio di un movimento di piazza guidato da un social-sovranista gaullista euroscettico populista di estrema destra come Philippot e la sua armata di “Gilet Jaunes” per supportare le istanze comunitarie del MoVimento?

Pare proprio nessuno.

Cosa non si fa per non diventare irrilevanti.


Il Caffè e l’Opinione

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