La crisi tedesca ed il futuro della Germania – il Caffè del 21-11-2017

 Angela Merkel, per lei in ballo c'è il proprio futuro politico. Foto: Getty Images

Angela Merkel, per lei in ballo c’è il proprio futuro politico. Foto: Getty Images

Angela Merkel annuncia il fallimento delle trattative per il nuovo governo. Al di là delle semplificazioni, la crisi tedesca porta alla ribalta la crisi di un modello di fronte all’avanzata del populismo.

“Ho fatto quello che ho potuto”. Così dichiara Angela Merkel alla televisione di stato tedesco, e ha ragione. Candidatasi la quarta volta per palese mancanza di alternative in un fronte, quello popolare, senza una vera alternativa, Angela è riuscita a fare quello che pochi pensavano possibile: superare le secche della questioni migranti e mantenere un confortevole 33% alle ultime elezioni, dodici punti sopra i socialdemocratici della SPD.

Nel fare il governo, la Cancelliera ha seguito la strada tracciata dalla volontà popolare, la coalizione con Liberali e Verdi, quella Coalizione Jamaica caldeggiata da molti mezzi di stampa. In fondo, dopo la ritirata dei Socialdemocratici, non è che avesse molte alternative.

Eppure, tutto questo, per il passo indietro dei Liberali della FDP, non è bastato e la Germania, per la prima volta nella sua storia, potrebbe andare ad elezioni anticipate.


 

Sommario:

  • Come è successo: la ritirata della FPD e la rottura dei negoziati
  • Angela Merkel e la fine di un era
  • I partiti e le elezioni

Come è successo. La crisi è scoppiata quando Christian Lindner, segretario dei Liberali della FDP ha deciso di ritarare la propria delegazione dai colloqui. Alla base della rottura, l’impossibilità da parte dei tre partiti di trovare una linea comune su politiche per l’immigrazione, abbandono dei combustibili fossili e politiche europee.

Mentre, fra i Verdi, si accusa la FDP di aver “pianificato” la crisi, per Lindner, “è meglio non governare, che farlo male”.

L’orizzonte, comunque, era già nuvoloso da settimane. La FDP sarebbe stata per un inasprimento delle politiche di accoglienza con riduzione del numero di ingressi e forti proibizioni al ricongiungimento familiare, esattamente il contrario di quanto auspicato dai Verdi. La CDU, da parte sua, avrebbe voluto continuare sulla strada del progressivo abbandono dei combustibili fossili, idea supportata dai Verdi, ma osteggiata dalla FDP, propensa ad un mercato energetico non regolamentato da decisioni politiche.

Stesse divisioni sul fronte europeo dove i Verdi spingevano per una maggiore integrazione anche economica, idea appoggiata, in parte, dalla stessa Cancelliera contro le volontà della FDP.

Ed ora? In campo è sceso il Presidente della Repubblica Frank-Walter Steinmeier, politico di lungo corso ed ancora un anno fa Ministro degli Esteri in quota Socialdemocratica del governo Merkel. A lui spetterà la decisione di sciogliere il Bundestag appena formatosi e convocare nuove elezioni. Sempre a lui spetta, però, l’ultimo tentativo di evitare il ritorno alle urne.

Due le possibilità, agire da mediatore istituzionale con Verdi e Liberali per trovare un punto di comunione e rilanciare la Jamaica o, in alternativa, convincere la SPD ad entrare nell’ennesima Grande Coalizione.

Il no della SPD. Quest´ultimo sembra essere lo scenario più difficile. Nello ore successive al tracollo delle trattative, infatti, il Segretario socialdemocratico Martin Schulz ha ribadito il “no” alla coalizione con la CDU, un’idea che gli elettori tedeschi avrebbero “scartato”.

Eppure, non tutto il gruppo dirigente socialdemocratico sembra allineato con Schulz. Il capo-gruppo socialdemocratico Andrea Nahles – considerato da molti la principale interna di Schulz – ha affermato che, se la CDU decidesse di formare un governo di minoranza, la SPD potrebbe essere aperta a dialogare su un appoggio esterno. Nessuno, secondo Nahles, “avrebbe voglia di tornare alle urne”.

Mentre il Presidente parla di “responsabilità dei partiti nei confronti della Germania” e non solo dei “propri elettori”, un attacco che può essere anche letto come una critica all’atteggiamento di Schulz, un appello simile arriva dal Presidente del Bundestag, Wolfgang Schaeuble.

Per l’ex-Ministro delle Finanze, l’attuale sospensione delle trattative sarebbe una “prova”, lontana, quindi, dall’essere una “crisi istituzionale”. Centrale, chiosa Schaeuble, sarebbe farsi trovare pronti al compromesso, il valore principale di un paese democratico.

 Horst Seehofer, leader della CSU bavarese, primo oppositore interno delle politiche di accoglienza di Angela Merkel. Dopo il risultato scadente della CSU e il fallimento delle trattative a Berlino è probabile che la sua carriera politica sia al termine. Foto:  Giorgio Montersino  Licenza:  CC 2.0

Horst Seehofer, leader della CSU bavarese, primo oppositore interno delle politiche di accoglienza di Angela Merkel. Dopo il risultato scadente della CSU e il fallimento delle trattative a Berlino è probabile che la sua carriera politica sia al termine. Foto:  Giorgio Montersino  Licenza: CC 2.0

Elezioni anticipate. Se anche l’intervento di Steinmeier dovesse fallire allora si arriverebbe ad elezioni anticipate.

Nessun partito, a parte forse i Verdi, appare nella situazione giusta per andare ad elezioni. Angela Merkel ha già annunciato la sua decisione di ripresentarsi come leader della CDU, probabilmente con una campagna elettorale vera, quella a cui ha rinunciato alle scorse elezioni. Eppure, per la prima vola, il fronte cristiano-democratico appare diviso. La Cancelliera, dicono i sondaggi, è ancora la figura più popolare del partito, ma nel partito sono già affiorati i dubbi: può la Cancelliera reduce dal fallimento delle trattative di governo, rivincere le elezioni?

La crisi della CSU. La crisi è ancora più marcata in casa della CSU bavarese dove il Segretario Horst Seehofer, oppositore interno della politica pro-migrazioni di Angela Merkel, rischia il posto.

Nei prossimi giorni Seehofer, il quale ricopre anche la carica di Governatore della Baviera, dovrà informare il partito sul proprio futuro politico. Scontate le dimissioni, il 64% dei militanti cristiano-sociali sarebbe infatti favorevole ad un rinnovamento totale della dirigenza, percepita, da molti, come di ostacolo alla formazione di un governo.

SPD e AfD. In casa SPD, sembra scontata la ricandidatura di Martin Schulz, nonostante la sua popolarità è in calo sia nel partito sia, come hanno dimostrato le ultime elezioni, fra gli elettori. Inoltre, i socialdemocratico corrono il rischio di essere penalizzati dal “rifiuto” alla Grande Coalizione e dal ritorno forzoso alle urne.

La stessa AfD, che potrebbe approfittare delle nuove elezioni per accrescere il proprio peso politico, si trova a fare i conti con la frattura compiuta dal proprio ex-Segretario Frauke Petry, uscita in maniera fortemente critica dal partito il giorno dopo le elezioni per fondare un nuovo soggetto di destra, i Die Blauen. 

 Christian Lindner, leader della FDP ed autore di una delle più forti scommesse politiche degli ultimi anni. Foto:  INSM  Licenza:   CC 2.0

Christian Lindner, leader della FDP ed autore di una delle più forti scommesse politiche degli ultimi anni. Foto:  INSM  Licenza: CC 2.0

I Liberali e la grande scommessa. La FDP sembra intenzionata a capitalizzare sulla “sfida” alla Cancelliera, puntando a destra e agli elettori AfD, almeno quelli più liberisti. In quest’ottica il gioco della segreteria del partito sembra quello di presentarsi come i “responsabili” della probabile fine dell’era Merkel il tutto assieme ad un programma “credibile”, pur con foti ammiccamenti ai populisti. 

Una scommessa che potrebbe, però, allontanare dal partito quegli elettori che considerano i Liberali non una copia ripulita dei populisti, ma la parte più “modernista” del centro-destra tedesco.

I Verdi alla riscossa. Nel caos che aleggia attualmente sulla politica tedesca emerge un dato: la crescita dei Verdi. Nonostante il continuo richiamo nei media a riconsiderare la politica di accoglienza sui migranti per “evitare la vittoria del populismo” i primi sondaggi vedono i Grunen, fra i principali sostenitori della politica pro-rifugiati, passare dall’8 al 12% delle intenzioni di voto.

Una vittoria quindi di quella parte di Germania che non crede nel chiudersi a riccio sbandierato dai populisti e che proietterebbe i Verdi ad insidiare il terzo posto di AfD.

In un momento critico per il futuro politico della Germania, una buona notizia, anche per l’Europa.


Per approfondimenti:

Christian Lindner e la teoria della contrattazione: Süddeutsche Zeitung

Essere governati o no? Il ruolo di un governo nella democrazia moderna: Frankfurter Allgemeine Zeitung

I giorni contati di Angela Merkel: Die Welt

Scrivo e mi diverto. Filippo Turati non è solo toponomastica, ma uno dei più brillanti politici italiani. Se mi chiedono di dove sono ondeggio fra Torino e Genova, a volte dico che sono nato a Imperia, ma per sbaglio. Fra Berlino e Torino, ricordando Genova. Lettore accanito, gamer per scelta e passione. Battlestar Galactica batte ogni serie televisiva e fra Jordan, Kobe e LeBron io scelgo Magic. Come mi definirei? Un Nerd con un dottorato in Archeologia che ha scelto il giornalismo (per passione).

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