Bufale di Governo e giornalismo “amico”: Di Maio ed il Franco CFA

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Quella sottile linea rossa fra Governi e Giornali che distrugge entrambi (ma soprattutto il giornalismo che ne segue le bufale). Paese compreso.

Ancora una volta il Fatto Quotidiano e Marco Travaglio arrivano in soccorso, mediatico/informativo, delle bufale del duo Di Maio/Di Battista. Succede, come sempre in questo caso, sulle classiche mezze verità a 5 Stelle, ovvero trasformare un dubbio o una parte di un argomento complesso (nello specifico il rapporto fra Francia e le sue ex-Colonie) in una “verità assoluta” per a) cambiare discorso e b) per distrarre l’attenzione del Paese da altre questioni.


la mala-informazione

Nello specifico, ricordiamo, si parlava a) della decisione unilaterale del Governo (?, sicuramente del Ministero dell’Interno, il resto del Governo fa quasi finta di niente) di non partecipare più alle operazioni di salvataggio in mare dei migranti nel Mediterraneo e b) dai morti in mare e le polemiche sulla Manovra.

Questo modo di agire può essere chiamato, senza problemi di esseri smentiti, in “mala-informazione”, un fenomeno abbastanza comune da parte di chi, i politici, agiscono costantamente in modalità “controllo danni”. In un paese normale, questo si contrasta con l’azione dei giornali, nei paesi autoritari, invece, questa diventa “Verità”.

In Italia, invece, paese molto complesso e certamente non normale, alcuni giornali fanno il gioco del Governo ampliandola, altri la contrastano ed il paese si spezza attorno ad un tema, ribadiamo, complesso ridotto a discussione da bar, da post su Facebook o, ancora meglio, nei 280 caratteri di Twitter.

Tutto questo perché si avvicinano le elezioni e le bufale, trionfalmente, sono tornate.


Damage Control

Di campagna elettorale si tratta. Il Governo ha appena varato il DL unico “Reddito di Cittadinanza – Quota 100”, la cui lettura svela molti delle imprecisioni e dubbi sul provvedimento stesso, ed è entrato in “damage control”, soprattutto quando dal Meditterraneo tornano le notizie di migranti morti in mare.

Così, a distanza di poche ore, abbiamo sentito le accuse infondate di Salvini alle ONG e letto i deliri antisemiti del senatore del MoVimento 5 Stelle Elio Lannutti, capace di riproporre quel becero esempio di bufala propagandistica antisemita noto come “Protocolli dei Savi di Sion”. Nel frattempo si è intensificata l’azione dei micro-blog totalmente anonimi [chi ci scrive?] o di utenti singoli sui gruppi Facebook dove sono intenti a “spammare” meme contenti dati taroccati, quando non artefatti o completamente deconstualizzati.

Infine, c’è il Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, Vicepremier e Capo Politico del MoVimento 5 Stelle Luigi di Maio e le sue bufale nazionali quanto internazionali.


Le brevi


Decreto Dignità

Il ritmo è quello di due o tre fake al giorno. La prima, comunicata via Facebook, perché i Social funzionano meglio di un ufficio Stampa (una volta detto non ci sono possibilità di contraddirlo), è stata la rilettura creativa dei dati dell’occupazione in Veneto, usata per sbandierare la validità del DL Dignità.

Commentando i dati pubblicati dall’Osservatorio del Veneto – Lavoro, e ripresi dal Gazzettino, Di Maio (e con lui Fraccaro, Lannutti, Paragone, etc.) annuncia come “i dati ci danno ragione”: “ci sono più posti di lavoro” e “il DL dignità ha aiutato”.

Peccato che lo stesso Gazzettino scrivesse anche che “si conferma il trend degli ultimi 4 anni”, ovvero da quando il Governo Renzi varò il Jobs Act. Fosse poi solo quello il problema, perché proprio il dato del Lavoro in Veneto dimostra qualcos’altro: il calo dell’occupazione nell’ultimo anno.

“In Veneto, nel secondo semestre 2018 [inizio applicazione DL Dignità], c’è stata una rilevante perdita di occupazione”. “Si sono persi circa 70 mila posti di lavoro netti […] e nello stesso periodo i contratti a tempo indeterminato, originari o da trasformazione, hanno creato poco più di 10 mila impieghi aggiuntivi”, sottolinea Mario Seminerio su Phastidio.net, dati confermati contemporaneamente da altri analisti.

Un’interpretazione, questa di Seminerio, validata dallo stesso Osservatorio del Lavoro – Veneto.

– 70.000 posti di lavoro netti, molti provenienti da contratti di apprendistato e quelli a termine, esattamente quelli che il DL voleva ridurre. Solo che avrebbero voluto anche aumentare i posti a tempo indeterminato, ma per quello non basta un decreto, serve una politica di riforma del sistema produttivo del paese.


La questione francese

Di Maio, però non si è fermato qui e, per cercare di non perdere ulteriore terreno da Salvini sulla “lotta ai migranti”, rilancia una vecchia conoscenza del mercato delle bufale italiane: il “Franco Coloniale”, la valuta tramite cui la “Francia finanzia il suo debito sottraendo fondi ai paesi africani” e senza la quale “sarebbe la 15ma potenza mondiale senza i soldi africani”. Questa, non le guerre, il Cambiamento Climatico e le condizioni di vita dei singoli paesi, sarebbe “una delle prime causa delle migrazioni di africani verso l’Europa”.

Primo quotidiano, online, a pubblicare il video con le parole di Di Maio? Il Fatto Quotidiano: “ascoltate cosa dice Di Maio” senza, ovviamente, fact-checking.

Mentre esplode la polemica ed i social si riempiono di “basta impocrisa europea”, il MoVimento rilancia con Alessandro Di Battista che arriva a strappare un “Franco Coloniale” da Fabio Fazio senza, ancora una volta, alcun tipo di contraddittorio. Il caso “Franco CFA” si gonfia e, per concludere il quadretto, arrivano anche Giorgia Meloni (sempre in odore di entrare nella maggioranza di Governo) e Matteo Salvini, perché, per Contratto, le bufale vanno sempre condivise.

Bene, ascoltatemi perché lo dirà una volta sola: al di là di tutte le diverse declinazioni sul tema “rapporti fra Francia e ex-colonie”, quanto detto da Di Maio/Di Battista/Meloni/Salvini e rilanciato da social e blog di parte rientra nella definizio della “mala-informazione” e della sovra-semplificazione di scenari complessi a scopo propagandistico.



Bufale CFA, prima parte

Non si chiama, infatti, “Franco Coloniale” dal 1958 ma “Franco Comunità Finanziaria Africana” (e non pura semantica, quella è chiamarlo ‘Coloniale’), il cambio è garantito sì dalla Banca Centrale Francese e sì, agevola la capacità di penetrazione delle aziende francesi nelle loro ex-colonie (almeno in quelle aderenti al CFA), ma è anche legato all’Euro e garantisce la stabilità monetaria dei singoli paes.

Sul suo effetto sul benessere economico dei paesi CFA si può discutere (anche se i dati di crescita sono favorevoli alla Comunità Finanziaria), e farlo a lungo, ma il tema sollevato da Di Maio è un altro ed è più subdolo.

Secondo Di Maio, tutti i paesi europei (Italia ovviamente esclusa) sarebbero i carnefici dell’Africa, fra questi la Francia è più colpevole delle altre perché si “autofinanzia” il debito pubblico e crea i flussi migratori che invadono Europa e Italia.

Non è proprio così.


Bufale CFA, seconda parte

Per garantire la stabilità della moneta (invito poi a riflettere  perché usare una banca di un paese estero più stabile del proprio, possa, in condizione estreme come quelle africane, essere positivo), i paesi che usano il Franco CFA hanno deposito il 50% delle proprie riserve valutaria su un conto della Banca Centrale di Francia.

Queste ammontano, secondo le stime più recenti, a 19,7 miliardi di Euro. Questo equivarebbero allo 0.73% del PIL francese, ma poco importa, perché lo Stato francese non ha mai toccato quelle risorse finanziarie.

Si può quindi affermare che l’impatto diretto del Franco CFA sulla “ricchezza” francese sia stato enormemente sovrastimato da Di Maio.

Per quanto riguarda l’immigrazione, la bufala è più grande ancora. La maggioranza dei migranti (extra europei) presenti in Italia arriva da Tunisia (ex-colonia francese, ma non nel CFA), Iraq, Eritrea (ex-colonia italiana), Sudan (ex-colonia britannica), Nigeria (idem), Pakistan (anche). Il primo paese CFA è la Costa D’Avorio, all’ottavo posto: in totale il flusso dai paesi dell’area finanziaria in questione ammonta al 10% del totale arrivi (dati 2018).

In Europa la situazione non è troppo differente. Secondo il Pew Research Center in Europa vivrebbero, al 2017, 4,11 milioni di persone nate in Africa, di cui solo un milione sarebbe sarebbe giunta dal 2010 al 2017, un movimento che Pew connette, come fa UNCHR anche alle conseguenze del Cambiamento Climatico. La tabella sottostante riporta le provenienze principali di questi migranti.

Nigeria 390 000
South Africa 310 000
Somalia 300 000
Senegal 270 000
Ghana 250 000
Angola 220 000
Kenya 180 000
D. C. Congo 150 000
Cameroon 150 000
Ivory Coast 140 000

Fra questi, il solo Senegal, Cameroon e Costa D’Avorio hanno il franco CFA. Per completezza d’informazione, in Nigeria, ENI, con il nome di Nigerian Agip Oil Company Limited, è il secondo player europeo dopo la norvegese Statoil e prima della francese Total, nonchè quinto player assoluto.


Il caso diplomatico

Il caso da mediatico diventa politico e esplode la crisi diplomatica fra Francia e Italia: l’Eliseo, infatti, convoca l’ambasciatrice italiana per chiedere spiegazioni.

Le conseguenze di questa crisi si vedranno fra qualche mese e coinvolgeranno, probabilmente, la questione Fincantieri-STX. Se succederà ricordatevi di chi è la colpa di eventuali perdite di capitale – pubblico – e di posti di lavoro). Nel frattempo il deterioramento dei rapporti franco-italiani (ricordiamo che solo due settimane fa, Di Maio si è preoccupato di appoggiare pubblicamente i Gilet Jaunes che, in piazza, chiedevano la destituzione di Macron), ha già coinvolto la Germania: Berlino si ritira dalla missione Sophia in contrasto con lo stop imposto dall’Italia.

Si chiama “prove tecniche” di isolamento politico e succede se il Vicepremier italiano comincia a diffondere pubblicamente fakenews contro un paese alleato, partner commerciale ed economico etc.


il sovranismo oggi


Soccorso giornalistico

Basterebbe questo per sbugiardare un politico, ma, come detto nel cappello introduttivo, siamo in Italia e qui la realtà dei fatti è un opinione e tutto è tifo, anche l’editoria, la quale assume il ruolo di soccorso mediatico. Se per il DL Dignità è stato “il Tempo” diretto da Franco Bechis a ergersi a protettore della “Verità” di Governo, sulla questione francese è arrivato il Fatto Quotidiano diretto da Marco Travaglio.

“Guerra del Franco” ha titolato il quotidiano, seguito da “Macron se ne frega dei morti in mare [noi invece…ndr] e attacca l’Italia per avere la Libia [sempre un tema sensibile per i nazional-patritottici dai tempi di Berlusconi e Gheddafi]”. A questa titolatura quantomeno sensazionalistica (quando non mistificatrice), si aggiungono, a latere, “La moneta coloniale che Parigi usa per favorire dittatori e imprese”.

Come detto, si può pensarla come si vuole sul tema del post-Colonialismo francese, ma la retorica usata dal quotidiano non fa altro che ribaltare la realtà a scopo di corroborare la tesi del Governo e puntare tutto sul sentimeno anti-francese degli italiani.

Per non perdersi nulla, e rimanere in ambito post-Coloniale, sempre nella prima pagina arriva il pezzo di Padellaro prontamente titolato: “Basta col pizzo a Tripoli se non ci obbediscono”. Chiude il tutto l’editoriale di Travaglio stesso che comincia con “benché uno faccia di tutto per non diventare sovranista…”


Bene, ci teniamo a segnalare al direttore Travaglio, che la mistificazione sul “Franco Coloniale” non è un’invenzine di Luigi Di Maio e che gran parte delle semplificazioni contenute in quella prima pagina arrivano da fonti sovraniste, di cui portiamo alcuni, fulgidi, esempio

  • il blog Goofynomics del Sen. leghista Alberto Bagnai, con post che risalgono al 2012;
  • il Populista, sito diretto da Matteo Salvini che ne parla dal 2016 e a cui lega anche il piano di “invasione programmata dei migranti”, detto Piano Kalergi;
  • Scenari Economici, dove scrivono Antonio Maria Rinaldi, Ilaria Bifarini e Fabio Dragoni, nonché intervengono Paolo Savona ed altri, che ne parla dal 2016;
  • il sito e canale YouTube ByoBlu di Claudio Messora, ex-responsabile della comunicazione del gruppo parlamentare del MoVimento 5 Stelle, che ne parla dal 2016;
  • Primato Nazionale, il magazine di CasaPound, ed altri blog quali “Controinformazione”, “Complottisti.info”, PandoraTV e “l’Intellettuale dissidente”.

Siti sovranisti che portano avanti le stesse bufale, ma chiamatela anche mala-informazione, del Fatto.

“Uno ci prova a non diventare sovranista” dice Travaglio.

Si vede.


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