Quei fondi che non ci sono: la balla del boom economico di Di Maio

fondi, boom, di maio, manovra, lavoro

Dove trovare i fondi per una manovra espansiva? Da nessuna parte, ma poco importa: per il Governo la Manovra lo è già. Peccato sia falso.

Per Luigi Di Maio, l’Italia potrebbe avere (a breve, è lì, si sente) un nuovo “boom economico“. Questo nonostante il rallentamento della produzione industriale, la contrazione del PIL nell’ultimo trimestre del 2018 e l’assenza di reali misure per produttività e crescita.

Tutto ‘grazie’, continua il Ministro delo Sviluppo Economico, grazie allo sviluppo delle autostrade digitali: ovvero la fibra ultraveloce, la nuova ‘digital economy’ etc. etc.


Smart Italy

In gergo economico, è il progetto della “Smart Nation“, una visione alla Grillo/Casaleggio (Gianroberto) dei primi tempi del MoVimento 5 Stelle. Di per sè un progetto che sarebbe bello fosse nel piano industriale italiano, se e quando ne avremo uno, ma che il Governo pare perseguire più a slogan che con iniziative concrete.

Il Ministro/Vice Premier/Capo Politico Luigi Di Maio dimentica che, per realizzare la conversione alla Smart Nation, servirebbe a) anni per costruire infrastrutture e competenze, b) fondi per la realizzazone del progetto, investimenti per la formazione delle nuove figure professionali, c) un piano industriale nazionale (vedi sopra alla voce “magari ne avessimo uno) e d) una serie di provvedimenti paralleli (i protocolli di sicurezza, per dirne una).

Tutto questo mentre si andrebbe a gestire la fase transitoria fra il sistema economico-produttivo attuale e quello della Smart Nation. Processi che provocano, fra l’altro, perdita di posti di lavoro e ampi processi di riconversione, il tutto in quello che sembra realisticamente essere l’inizio di un ciclo recessivo.

Come si fa allora?


Le brevissime


W Keynes! O no?

“Keynes!” sarà il primo pensiero di molti, ovvero investimenti a deficit. Sì, può essere una soluzione e potete stare certi che, se recessione sarà, vedrete molti dei nostri partner europei diventare keynesianissimi ed investire a spron battuto e con gioia keynesian. E lo faranno con tranquillità, comodamente seduti sui loro rapporti debito-PIL inferiori al 80%. Mi riferisco a Olanda, paesi nordici, Germania, etc.

Perché il primo problema da affrontare per applicare, e bene, un modello keynesiano e avere le spalle coperte.

Il secondo modo, che varrà per economie più indeibitate, tipo Spagna e Portogallo, è avere un bilancio flessibile e fondi non bloccati a lungo termine.

Nessuna delle suddette condizioni è però vera per l’Italia ed il motivo è semplice: si chiama Manovra del Popolo ove il Governo ha già stanziato ingenti risorse straordinarie atte a finanziare il Reddito e Quota 100.

SI tratta di circa 48 mld nel triennio 19/21, 12 mld per quest’anno e 32 per il biennio successivo (16 mld l’anno) a cui si aggiungo i 54 mld da trovare nel 20/21 per “bloccare”, come ha promesso lo stesso Di Maio, l’aumento dell’IVA  già approvato nel Maxiemendamento di dicembre.


niente keynes, quindi?

Mentre il Governo (o questo o un altro), cercherà queste risorse (aka 102 mld di euro, più di 33 mld di euro all’anno per solo tre voci di spesa), il paese dovrà affrontare un debito che, se venissero rispettate le ottimistiche stime di crescita previste dal Governo, non calerà, ma salirà “solo” di poco (nel DEF è prevista una crescita dell’1% per il 2019, realisticamente si prevede uno 0.5%).

Siamo, quindi, ad un bivio: dove trovare risorse ulteriori atte a finanziare lel “autostrade digitali”?

Da nessuna parte e prima di rispondere “dalle pensioni d’oro”, sappiate che il taglio già attuato comporta un risparmio per l’erario di 200 mln di euro l’anno, già inserito in bilancio. La cosa più divertente, è che lo stesso Governo è cosciente dell’assenza di risorse. Lo dicono sia il Conte che Tria per i quali, “l’Italia avrebbe già messo in atto una manovra espansiva” atta a “fronteggiare la crisi imminente”.

Ovvero: che bisogno ci sarebbe di ulteriori “stimoli keynesiani nuovi, la Manovra è già keynesiana!“.

Niente di più errato.



Mancano i fondi (ma va!?!)

Una manovra “espansiva” keynesiana prevede, infatti, “investimenti per infrastrutture” usate come strumento per creare lavoro immediato. Essendo trasferimenti fiscali nè Quota 100 né Reddito possono essere considerati reali “investimenti” atti a creare occupazione o far aumentare il PIL del paese.

Essi non creano nuova occupazione, al massimo, ma bisogna essere tanto fiduciosi, possono generare un ricambio generazionale di 1 a 1 o favorire gli spostamenti di manodopera dal distretto A a quello B, ma questa, ci tengo a ribadirlo, non è crescita. Infatti:

  • per rendere vantaggiosa Quota 100 (link in fondo) servono 2 neoassunti (non precari) per ogni prepensionato;
  • RdC non prevede fondi per creare nuova occupazione;
  • i nuovi consumi sarebbero autolimitati (per legge) a generi di prima necessità.

Non ci credete? Sappiate solo che nella bozza su Quota 100, presentata e poi ‘slittata’, come quella sul Reddito di Cittadinanza, è presente un comma che “da il permesso al MEF” di spostare ulteriori fondi su Quota 100 atti a “fornire sussidi o sgravi fiscali” per quelle aziende che sostituiranno i pre-pensionati con nuove assunzioni” (e rieccoci: nuovi fondi? Da dove? Altri tagli? Ulteriore gettitto? Da dove arriverebbero questi soldi?).


Come portare avanti il progetto delle “autostrade digitali”?

Non si sa, nel frattempo rimane aperta la questione della sicurezza informatica del paese.

Ovvero: il 5G (che fa parte del progetto “Smart Nation”) verrà costruito in Italia usando la tecnologia cinese di proprietà di Huawei, azienda, informalmente, di proprietà dello Stato cinese.

Questo, negli USA e in altri paesi europei è un problema, per il nostro governo e la sua visione “sovranista”, stranamente, no.


Problemi di manovra

I: La non crescita dell’Italia

II: L’aumento di IVA del Popolo

III: Quota 100, Reddito di Cittadinanza e altri trasferimenti fiscali


Il Caffè e l’Opinione

Commenta!

avatar
  Subscribe  
Notificami