2018: l’Italia patriarcale e xenofoba è ancora viva – il Caffè Scorretto

2018, femminicidio, donne, violenza, resistenza

25 novembre, giornata contro la violenza sulle donne 2018, anche il Caffè Scorretto ha qualcosa da dire: non è normale che sia normale.

Popolo strano quello italiano: euroscettico, ma Euro-contento, capace di indignarsi e impugnare i forconi per poi chiudere un occhio quando serve. Pronto a sputare sentenze contro quel paese o quell’altro, per poi non accorgersi delle porcate che gli passano sotto gli occhi. Un paese che oramai ha fatto di tutto una propaganda, un tifo calcistico da guelfi contro ghibellini, bianchi contro neri, Don Camillo contro Peppone.

L’importante è che tale scontro sia “mediaticamente appetibile”, che faccia visual e audience, secondo un’usanza ben radicata di connivenza fra “il Potere” – chi governa – e i principali media. Come succede da sempre a Porta a Porta, solo che ora i social sono il campo di battaglia.

In questa mattanza mediatica è finito anche i femminicidio. Dal 2000 ad oggi, 3100 donne sono state uccise, 3 a settimana. Il 72% dei casi sono donne uccis da un partner, da un parente o da un ex.


Le morti mute del 2018

Solamente nel 2018 sono state uccise in Italia 106 donne, una ogni 72 ore. Non solo giovani, ma tante donne in età avanzata: 52,6 anni è la media.

Una strage che copre tutta l’Italia e che riguarda tutti. Una vera e propria strage di cui i nomi di molte vittime vengono relegate ai trafiletti delle cronache locali, quasi come se cercassimo di cancellarne il ricordo.

Questo è stato il destino di Ines Sandr Augusta Sanchez Tapperi, di Magdalena Monika Jozwiak, di Violeta Senchiu, Loredana Lo Piano, Alexandra Riffeser, Maria Zarba, Vasilica Nicoleta Neata, Maria Tanina Momilia, Licia Gioia.

Donne la cui morte non è abbastanza strumentale per ottenere un selfie, una comparsata ai funerali, un servizio o una marcia militante anti-migranti. L’Italia, anche quella del 2018, rimane una società fondamentalmente patriarcale e xenofoba. Ines, Loredana, Licia, Magdalena e le altre, infatti, vengono dimenticate perché il responsabile del loro omicidio non è uno straniero, ma un maschio italiano. E questo, oltre al fatto che molte di loro sono straniere, basta per rendere la loro morte un trafiletto.

Il problema, urlano gli indagnati su Twitter e Facebook, sarebbero i migranti, “bestie non civilizzate” che “non sanno fare altro”, “animali da sopprimere nei roghi”, “cancri da estirpare”. Gli italiani? Brava gente, persone per bene che salutavano sempre quando li incrociavi per strada e che se han fatto quello che han fatto, “hanno ceduto alla rabbia” contro donne che “magari se la sono anche cercata”.

“Se la sono cercata”… e questo lo dicono non solo gli esponenti del sesso maschile, ma anche molte donne: essere patriarcali e xenofobi non è una questione di gene X o Y, ma di cultura e in Italia la società è ancora quella per cui la donna è sempre corresponsabile della propria morte. Il tutto con la complicità di politica e – mea culpa a nome della professione – dei media.

Dall’altra parte siamo il paese che ha pochissime leader di partito donna e una di esse, Giorgia Meloni è stata la prima ad applaudire la vittoria di Bolsonaro in Brasile: um maschio sessista e xenofobo che “giustifica” il fatto di aver messo al mondo una figlia come il “frutto della propria stanchezza”.



6 mesi di melina

“Ci auguriamo che la procedura di infrazione sia il più distesa possibile” dice il Premier Conte.

“Non attacchiamoci ai decimali, 2,2 o 2,6 è lo stesso”, aggiunge il Ministro Salvini.

“Tenere aperto il dialogo con l’Europa” chiosa Di Maio.

In tre frasi, il segno della resa invicibile di questo governo alla realtà: la Manovra del Popolo va cambiata e va fatto per “far bene all’Italia”. Ma, L’Europa non è quell’ente cattivo di fattura franco-tedesca che tarpa le ali all’Italia? Assolutamente no, anzi, è l’Italia che tende a tarparsi le ali da sola. Lo sanno in Europa come molti in Italia e lo sanno bene anche i membri del Governo: la UE, con tutti i suoi difetti, è al momento quell’ente che supporta il commercio estero e, con esso, il fatturato di gran parte del tessuto produttivo italiano e dei suoi lavoratori. Al nord come al sud.

In questo contesto, cercare di auto-infliggersi una crisi fiscale al solo scopo di cambiare le regole di bilancio europeo non solo è autolesionistico, ma anche inutile se nessun paese membro abbocca al tuo bluff e nessuno dei nostri partner ha abboccato: di certo non gli anseatici o i Visegrad, assolutamente no la Francia o la Germania, ma neanche gli altri – oramai ex – PIIGS.


Europa di Maggio


La UE aveva ragione

Gli altri 26 paesi membri hanno sempre avuto ragione ed il Governo lo sapeva, solo che si aspettavano (vedi l’articolo su il Sole 24 Ore di Paolo Savona) una reazione molto più moderata. Qualcosa che gli permettesse di portare avanti lo scontro con la UE “per-difendere-il-popolo-italiano-e-quota-100-e-battere-la-povertà” almeno fino a dopo le elezioni europee. Una melina mai partita per colpa della reazione (motivata) della UE: non si gioca con la stabilità dell’Eurozona, e non lo si fa per puri motivi elettorali.

Una strategia già perdente in partenza (la UE non avrà una maggioranza sovranista né in Parlameno – vedi i sondaggi – né al Consiglio Europeo – basta guardare i governi attuali), ma che doveva permettere a M5S e Lega di arrivare forti all’unico testa nazionale di questo governo: le europee appunto.

Non succederà ed ora l’obiettivo è quello di limitare i danni, di non far partire le sanzioni prima della chiamata alle urne, pena il collasso quasi totale del sistema paese. Così Quota 100 e Reddito vengono ulteriormente ritardate, la Pace Fiscale diventa un semplice sconto, l’aumento dell’IVA viene rimandato al 2020 e si comincia a parlare della riduzione del deficit di 0,2%.

Ulteriore propaganda volta a tenere calmi gli animi in Italia e far finta di nulla in Europa dove Conte è arrivato con un corposo dossier “per spiegare la manovra”. Peccato che l’Italia ha passato gli ultimi mesi del 2018 a spiegare la Manovra ai partner europei.

La Commisione, l’Econfin e tutti i membri del Consiglio (ovvero i singoli governi degli stati membri) hanno letto il Nadef, il DPB, manovra stessa ed ascoltato più volte Tria, poi arriva il passo indietro di Roma e, toh, lo Spread scende e la Borsa risale: o non sappiamo spiegarci molto bene o, più probabile, quella Manovra – ed il nostro elemonisare aiuto a tutti, dalla Cina alla stessa UE – faceva un po’ pena.


il Caffè


Quale futuro nel PD

Fermatevi un secono e riflettete: queli sono i programmi dei setti candidati (rigorosamente uomini) alla Segreteria PD? Quali sono le proposte del partito per risolvere la crisi produttiva del paese, fronteggiare la recessione italiana e l’incombente recessione USA? Quali le proposte per l’Europa?

Trovare una risposta a queste domande in rete, dove la battaglia si sta facendo incandescente, è praticamente impossibile. Gran parte del dibattito esterno al partito gira attorno a Renzi, al M5S o, per assurdo, al caso Burioni. Uno scontro per correnti dal retrogusto amaro, perché fare opposizione a questo governo sarebbe anche facile se si capisse che è proprio dalla comunicazione che bisogna partire.

Invece è una gara a distaccarsi da Renzi e cercare sponde nella fantomatica sinistra del M5S. Vincerà lo Zingaretti della nuova sinistra popolare? O vincerà Minniti per un partito muscolare? Chi lo sa, quello che è appare certo è che su certi aspetti, soprattutto quelli mediatici, la battaglia è già persa.


il Caffè Scorretto

Abruzzese, di Torrevecchia Teatina (CH), Aprile 1993. Mi chiamo Riccardo, mi firmo Ru (inizialmente era RM, ma la mia M è molto arrotondata…ne seguirono le storpiature e, stanco di ripetere che quella fosse una M e non una U, infine ho ceduto…dunque Ru).
Studente di ingegneria delle costruzioni a Pescara, laureato alla triennale. Disegno vignette per abruzzopopolare.com
Ho iniziato a disegnare vignette nel 2008 per giornali locali, successivamente ho continuato approfondendo, grazie agli studi universitari, tecniche nuove e integrate al digitale utilizzando i software più comuni per lo scopo. Provo a fare satira, dico la mia. Credo fermamente nella libertà di espressione e nel rispetto del prossimo.

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