Evasione fiscale: esiste un modo diverso dal criminalizzare il commercio?

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A volte viene da pensare che il tema “lotta all’evasione” venga fuori più per populismo e comunicazione politica che per altri motivi. 

Se esistesse un manuale di pratica politica onesto, alla voce “che fare se sei populista ed in difficoltà” troveremmo la seguente regola:

cercati (o inventati) un nemico, non importa quale, dagli la colpa di tutto e inventa mille modi per “punirlo”.

Nello specifico, per questo governo, seguendo un modello classico degli ultimi due decenni, i nemici sono gli evasori fiscali.

Certo, evadere è sbagliato e chi evade va punito, ma andrebbero puniti gli evasori conclamati, non decidere che se sei una partita IVA (non importa quale, sii una partita IVA), un commerciante o una piccola impresa, per principio sei anche un evasore.

Perché sei italiano e se cerchi di fare soldi (che è come in molti considerano chi ha un’attività in proprio), di sicuro lo farai in nero. Sempre.



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In Italia un evasore perché: a) sei in proprio e quindi puoi evadere; b) non mi pare che gli affari ti vadano proprio bene, quindi come fai a permetterti quella casa e quel negozio? di certo evadi; c) ah, ti sei comprato la macchina? e con che soldi? fai il nero allora! d) di sicuro paghi in parte in nero anche i dipendenti perché, ammettiamolo, sei un evasore! 

Da questo pregiudizio partono tutte le politiche fiscali italiane, ma siamo sicuri che il problema sia solo dalla parte dei contribuenti?

Siamo pur sempre il paese con la spesa pubblica – inefficiente – sempre in aumento e dalla pressione fiscale che non decresce mai, anche quando si ottengono grandi ritorni di evasione. Siamo anche il paese in cui, al contrario degli altri, aprire un’attività costa di più e mantenerla è anche peggio. Se apri un negozio o un a ditta allacciare la corrente o internet costa di più, aprire un conto business costa di più e se vuoi mettere delle insegne… beh, te le tasso – in tutti i modi possibili – perché di sicuro evaderai in altri modi. 

Onestamente, al di là della polemica sui POS e sull’uso del contante (che rimane una questione culturale), si può pensare di creare la fiducia contributiva continuando a criminalizzare una delle parti produttiva del paese? Possiamo, per una volta, cercare di fare lotta all’evasione cambiando il sistema fiscale e alleggerendolo dai mille cavilli che ha?

Perché l’evasione è anche l’effetto di un problema ben più grande: quello della fiscalità di questo paese (qui il link di come).

Veramente è così difficile capirlo? O studiare come, in altri paesi, riescano a combattere la stessa evasione senza aver obblighi di scontrini fiscali e registratori di cassa?


Renzi, è vero genio?

Ammirate gente il genio politico di Matteo Renzi, ex-Presidente provinciale, ex-Sindaco, ex-Premier, ex-Segretario del PD ed ora fondatore e leader di Italia Viva (anche se, guardando il simbolo, dovrei scrivere ITaLia VIVa:

  • Salvini annuncia la sfiducia a Conte e si dichiara pronto alle elezioni (partono i lai di chi vede in Salvini “l’imbattibile”);
  • Zingaretti sembra pronto anche lui alle elezioni anche per liberarsi della compagine renziana in Parlamento (i lai diventano un coro greco: “qualcuno ci salvi);
  • Renzi annuncia che i suoi sono pronti a sostenere un governo con i 5 Stelle (partono i giubili di chi, nel PD, lo diceva da anni: nessuno di loro era renziano, neanche proprio alla lontana, anzi).
  • nasce il governo Conte II anche perché Casaleggio alle elezioni non ci voleva andare (in pochi minuti si cancellano dalla memoria collettiva tutti i riferimenti pentastellati al “Partito di Bibbiano”;
  • l’Europa non vede l’ora di aiutare un governo europeista – o simile – in Italia a costo di dare – nei limiti del possibile – nuova flessibilità al paese (che era quanto avrebbe voluto fare Salvini: debito);
  • si scrive la Manovra che dovrebbe evitare l’aumento dell’IVA ed il paese è al sicuro (giubilano gli astanti, almeno quelli che non hanno capito che stiamo facendo – come sempre – debito e zero investimenti);
  • messo in sicurezza il Governo, Renzi esce dal PD fonda un partito, si prende 27 parlamentari, 17 senatori e un Ministro, e gioca a fare l’ago della bilancia pronto a far saltare il governo quando e se sarà necessario.

In un mondo per cui la furbizia è LA politica, Renzi è un gigante. Peccato che quel mondo sia completamente sbagliato.


Mattei contro

Che dire del duello televisivo fra Mattei a Porta a Porta?

Che Vespa è notevolmente più basso dei due e che abbiamo assistito – almeno per i 4 mln di spettatori – al duello dell’ego, alla necessità per i Mattei di rimanere al centro della scena politica. 

Sempre. 

Certo, il fatto che il governo pecchi di carisma e personalità aiuta molto i due mattatori indiscussi della politica italiana, ma questo non giustifica un dibattito quasi totalmente senza contenuti. Anche per l’assenza – costante e provata – di giornalisti che incalzano i politici. 

Il duello, in Italia, è tanto bello quanto inutile dai tempi di Tribuna Politica. Si prendono due politici, nello specifico i due Mattei, e li si fa parlare. Per fare un po’ di pseudo-contraddittorio, si decide di contingentarne i tempi, anche perché il fact-checking, non solo a Porta a Porta, ma in generale, manca dalla televisione italiana.

Ma arriviamo all’unica domanda che interessa: chi ha vinto? 

Se siete leghisti o similari – Fratelli d’Italia/CasaPound e simili – Salvini ha certamente vinto, stracciando a colpi di battute – “io adoro le pro loco e le sagre” – il leader di Italia Viva. Se non siete leghisti e non lo disprezzate, è altrettanto ovvio che la vittoria sia di un Renzi che rilancia con “il colpo di sole al Papeete” e l’assenteismo europeo dell’ex-Ministro.

Perché questa è la politica odierna, solo tifo e comunicazione.


Russiagate per Umbria

Sigfrido Ranucci annuncia con tono trionfale: “abbiamo risvegliato la politica”. Il riferimento è alla puntata di Report – di cui Ranucci è il conduttore – sui rapporti fra Lega e Russia condita dall’intervista al magnate russo Malofeev. Trasmissione che sarebbe responsabile della riapertura – mediatica – di uno dei casi più interessanti e potenzialmente esplosivi della politica italiana recente: il Savoinigate.

Il Russiagate in salsa italiana – qui il link al nostro articolo – è stato infatti riscoperto da tutti i giornali, il premier Conte ne ha parlato ai margini della conferenza stampa successiva alla sua deposizione al Copasir sul caso degli 007 USA e il Blog delle Stelle si è spinto a lanciare “5 domande 5” a Salvini sulla Russia. 

Bello sarebbe se Ranucci avesse ragione, ma non ce l’ha. La vera ragione si chiama, infatti, campagna elettorale per le elezioni regionali umbre del 27 ottobre.

Il giorno dopo il Russiagate sarà di nuovo dimenticato fino alle prossime elezioni, come sempre.


Il caffe e l’opinione

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